Category Archives: Blog

9
Ott

Le bollicine del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene all’Eat’s Store dell’Excelsior di Milano

Eccezionale debutto alla Vetrina del Gusto dei vini dell’Azienda Agricola Conte Collalto di Susegana.

Giovedi scorso 6 ottobre 2011 hanno avuto inizio all’Eat’s Store di Milano, situato nella Galleria del Corso all’interno del complesso “Excelsior Milano”, gli appuntamenti della Vetrina del Gusto, l’originale iniziativa che ogni settimana offre ai clienti dello Store l’opportunità di incontrare i principali rappresentanti dell’eccellenza enogastronomica italiana.

Il debutto è stato affidato a gustosi accostamenti di prodotti che esprimono tutta la storia e la tradizione delle Regioni che hanno visto nascere Eat’s.

Protagonisti del primo appuntamento sono stati l’Azienda Agricola Conte Collalto di Susegana (TV) con il Prosecco DOCG di Conegliano-Valdobbiadene, i formaggi “ubriachi” della tradizione veneta nella brillante interpretazione della Casearia Carpenedo di Povegliano (TV) e una selezione di gelatine al vino di Schianchi (UD), preparate secondo una particolare lavorazione di tipo tradizionale.

Grazie alla straordinaria varietà di flora e fauna che ne caratterizzano la proprietà, l’Azienda Collalto costituisce indubbiamente un’oasi ecologica senza pari tra gli ecosistemi dell’Italia settentrionale. I 150 ettari di vigneto armoniosamente alternati a splendidi alberi secolari di ulivi sono circondati dai boschi, prati, e grandi pascoli dove regnano indisturbati bovini, cavalli, asini, beccacce, fagiani, lepri e caprioli.

I vigneti dell’Azienda Vinicola Collalto producono attualmente circa 850.000 bottiglie, di cui 550.000 di Prosecco D.O.C.G. L’Azienda Agricola Conte Collalto e la sua Cantina costituiscono una realtà profondamente radicata nel territorio. Proprio dalla solida conoscenza della tradizione enologica del territorio e dal confronto quotidiano con le genti del luogo, infatti, l’Azienda ha tratto i suoi principi qualitativi e la tensione costante ad affinare le caratteristiche dei prodotti, sia investendo nell’ampliamento e nel reimpianto dei vigneti, sia nell’uso di tecniche di lavorazione con rese più basse, ma di alta qualità, e nella selezione delle uve.

Il risultato è percepibile nei vini Conte Collalto e, in particolar modo, nell’eleganza discreta e nella superba bevibilità delle quattro tipologie di Conegliano- Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Spumanti di ottima qualità, espressioni colte, ma al tempo stesso autentiche e accessibili di una terra e di un popolo di grandi intenditori di vini.

I vini “Collalto”

I vini da vitigni internazionali (Pinot Grigio delle Venezie, Chardonnay Colli Trevigiani, Piave Merlot, Piave Cabernet); i vini da vitigni autoctoni (Verdisio Colli Trevigiani, Wildbacher Colli Trevigiani); i vini da vitigni “Incrocio Manzoni” (Collalto Rosè, Rosabianco Manzoni Rosa 1 – 50 Colli Trevigiani, Manzoni Bianco Colli Trevigiani, Incrocio Manzoni 2.15 Colli Trevigiani); il Prosecco (Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Spumante Brut, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Spumante Extra Dry, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Spumante Dry Millesimato, Conegliano Valdobbiadene Prosecco D.O.C.G. Frizzante); le etichette storiche dei vini maturati in botti grandi e barriques di rovere francese (Schenella I Colli di Conegliano Bianco aromatico, Vinciguerra I Colli di Conegliano Rosso tipico, Rambaldo VIII Colli Trevigiani strutturato, Torrai Piave Cabernet Riserva); il vino da dessert (Bianco Passito); la grappa (Grappa dei Poderi Collalto).

L’olio “Collalto”

Il fragrante olio extra vergine di oliva “Collalto Olio extra vergine di oliva”

  • La Vetrina del Gusto

L’organizzazione della Vetrina del Gusto è strutturata per affiancare rappresentanti del mondo food e del mondo wine secondo accostamenti studiati per affinità, per comuni richiami al territorio o per suggerire inedite e stimolanti modalità di degustazione. Gli incontri continuano il giovedì con la formula del doppio appuntamento: tarda mattinata (indicativamente dalle 11.00 alle 14.00) e serata (17.30 – 20.30).

  • Eat’s

Nato da un’idea dell’imprenditore veneto Sergio Menegazzo, del Gruppo Canzian-Menegazzo, Eat’s è un innovativo food store che propone un nuovo modo di fare la spesa, abbinando ad un’accurata selezione di eccellenze agroalimentari, dallo scaffale alle isole del fresco, una ricca cantina dotata di Dwine con adiacente bistrò e wine bar. Prodotti pregiati e circa 1.300 etichette. Sono esposti da Eat’s, la boutique gourmet di più di 1000 metri quadrati inaugurata l’8 settembre 2011 all’Excelsior di Galleria del Corso a Milano, secondo punto vendita dopo Conegliano. Una lunga giornata, dalla prima colazione all’Excelsior Cafè al piano terra, dehors sulle 2 gallerie (del Corso e Passarella), all’acquisto di specialità nel food store al sottopiano 1, alla degustazione di cibi al Bistrò, al sottopiano 2 (fino all’una di notte), preparati dal 28enne executive chef Matteo Gelmini, che arriva dal ristorante milanese Food Art- Matteo Torretta

  • Excelsior Milano

L’Excelsior rappresenta un’esperienza unica di shopping, ove fashion, beauty, accessori, food e design si mescolano nello storico building di Galleria del Corso 4, nel cuore di Milano, completamente ristrutturato dall’acclamata archistar Jean Nouvel. Un contenitore di 4000 mq in un volume unico, diviso in 7 piani, racchiuso in un involucro architettonico avvolto da stripe di installazioni video dall’effetto caleidoscopico, con una trama di ascensori galleggianti e nastri trasportatori. È così che l’ex cinema milanese Excelsior ascende a nuova icona dello shopping world wide.

 

Le informazioni sono tratte da siti internet che hanno trattato gli argomenti sintetizzati nel presente articolo nonché dalla documentazione divulgativa dell’Azienda Agricola Collalto, via 24 maggio n. 1 31058 Susegana (TV) www.cantine-collalto.it

Foto di repertorio di Lorenzo Bove

2
Ott

Angelo Scola, il prescelto!

Il nuovo Arcivescovo di Milano sarà il futuro papa?

Si è parlato nei giorni scorsi di (possibili) dimissioni dell’attuale papa in primavera del prossimo anno, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, anche se le voci non hanno poi trovato riscontri e conferme ufficiali presso la Santa Sede.

Ma c’è forse qualche attinenza con la recente nomina dell’ex Patriarca di Venezia Angelo Scola ad Arcivescovo di Milano?

Sicuramente si tratta di una nomina ricca di significati; una scelta pastorale forte, visto il carisma del porporato, la sua visibilità internazionale, la fama di teologo, la discreta ma costante inclusione del suo nome tra i Cardinali “papabili”.

Una designazione che peserà sugli equilibri della Chiesa italiana, e non solo, soprattutto perché è il frutto di una scelta di Benedetto XVI, che ha consultato tutti e imposto alla Curia di seguire le procedure canoniche, ma poi ha deciso da solo.

Una nomina di grande spessore, e molti ritengono di poter annoverare il nome del nuovo Arcivescovo che si è insediato in quella che fu la Cattedra di Ambrogio, fra i “papabili” più autorevoli, visto che Milano ha dato nel passato secolo due Pontefici: Achille Ratti (Pio XI) e Giovanni Battista Montini (Paolo VI).

Ma, al di là di tutto, una sfida comunque difficile, nella Diocesi più grande del mondo.

La scorsa domenica 25 settembre l’abbraccio di Milano ad Angelo Scola, il suo nuovo Vescovo.

Alle ore 16 è giunto nella basilica di Sant’Eustorgio, luogo carico di tradizione simbolica e porta d’ingresso per la prima entrata in città di tutti i vescovi ambrosiani: è il più antico luogo di culto cristiano di Milano, quello dei primi battesimi, dei primi martiri e della loro sepoltura.

Scola e il corteo che lo accompagnava ha poi ripreso l’itinerario che lo ha portato in Piazza Duomo intorno alle 16.45 ove, ad aspettarlo davanti alla Cattedrale milanese, c’era il suo predecessore Cardinale Emerito Dionigi Tettamanzi, con il quale ha fatto solenne ingresso in Duomo, dopo che quest’ultimo gli aveva lasciato il bastone pastorale di San Carlo e che da secoli si tramanda da un vescovo all’altro e che rappresenta il passaggio di consegne alla guida della Chiesa ambrosiana.

Angelo Scola aveva iniziato il suo viaggio di avvicinamento a Milano partendo alle 14.00 da Malgrate, suo paese natale a pochi chilometri da Lecco. E il primo momento di preghiera e riflessione personale sul compito che lo aspetta è avvenuto già lì, nella chiesa parrocchiale di San Leonardo in cui fu battezzato e dove il parroco don Luciano Capra – suo futuro segretario particolare – l’ha accolto insieme con le autorità locali. In chiesa i nipotini e i parenti. Il successivo momento di solitudine e raccoglimento se lo è riservato subito dopo, nel piccolo cimitero, proprio di fronte alla chiesa, dove sono sepolti i suoi genitori e suo fratello.

La liturgia in Duomo ha avuto inizio con la lettura della lettera con cui il pontefice ha nominato Angelo Scola nuovo Arcivescovo di Milano, a cui ha fatto seguito il saluto ufficiale di Tettamanzi.

Quindi Scola si è seduto sulla cattedra arcivescovile per ricevere il saluto dell’Arciprete della Cattedrale e di alcuni rappresentanti del clero, dei religiosi, dei laici della diocesi.

La Messa si è conclusa con la benedizione, impartita dal Duomo all’intera Arcidiocesi.

Poi, mentre la processione dei Vescovi ritornava in sacrestia, l’Arcivescovo si è trattenuto davanti all’altare maggiore per salutare autorità e Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano; quindi ha percorso la navata centrale per un ulteriore saluto ai numerosi fedeli assiepati all’esterno, dal sagrato del Duomo.

«Un uomo di grande cultura, di molteplice esperienza, di forte passione ecclesiale», ha detto Tettamanzi di Scola annunciandone la nomina a Milano.

Il Pastore, l’Educatore, il Teologo, l’Intellettuale. Il Vescovo di Grosseto. Il Rettore della Lateranense. Il Patriarca di Venezia. Ora, l’Arcivescovo di Milano. Sulla Cattedra di Ambrogio e di Carlo, con il motto che lo guiderà anche nella nuova sede: “Sufficit gratia tua”.

18
Set

Journal Gazzetta Web

Poco più di un anno fa nasceva Gazzettaweb.info, un nuovo strumento d’informazione on line, la cui direzione veniva affidata al giornalista e scrittore Giucar Marcone.

E tutto questo grazie alla casa Editrice “Edizioni del Poggio”, ma soprattutto al suo titolare Dott. Giuseppe Tozzi di Poggio Imperiale.

Oggi, il giornale telematico registra al suo attivo un numero di articoli prossimo ai 300, suddivisi nell’ambito dei seguenti argomenti trattati:

Ambiente (66) Attualità (9) Cinema (8) Cronache (22) Cultura (45) Economia (1) Eventi (15) Fiere Sagre Mostre (1) Filosofia (12) Folklore e Tradizioni (5) Gastronomia (3) Giochi (1) Internet (1) Letteratura (7) Libri (2) Medicina (4) Musica (5) News (10) Politica (4) Primo piano (8) Religione (4) Scuola (6) Società (9) Sport (3) Storia (3) Teatro (11) Turismo (4)

Ed anche la frequenza delle pubblicazioni risulta essere di tutto rispetto, come emerge dalla sintesi sotto richiamata:

Settembre 2011 (5) Agosto 2011 (9) Luglio 2011 (14) Giugno 2011 (10) Maggio 2011 (19) Aprile 2011 (26) Marzo 2011 (24) Febbraio 2011 (30) Gennaio 2011 (18) Dicembre 2010 (13) Novembre 2010 (11) Ottobre 2010 (11) Settembre 2010 (11) Agosto 2010 (15) Luglio 2010 (22) Giugno 2010 (31)

Si riporta, qui di seguito, l’interessante Editoriale del Direttore Giucar Marcone del 24 giugno 2010.

“Il settore della comunicazione è in continua trasformazione. L’innovazione tecnologica sta rapidamente modificando il modo di fare informazione. Con l’avvento di Internet le abitudini dei cittadini di ogni parte del globo sono cambiate. Basta un click per alzare il sipario sul teatro del mondo: la globalizzazione non ha confini. Il futuro dei giornali è online e questo futuro è già iniziato e coincide con la diminuzione delle vendite dei quotidiani tradizionali. Anche la nostra casa editrice “Edizioni del Poggio” ha accettato la nuova sfida del XXI secolo dando vita a Gazzettaweb, un quotidiano online, ricco di contenuti, un giornale che si apre al mondo con le sue tante sezioni, quindi non solo cronaca ma anche tanta cultura, sport, società e costume, ovviamente le notizie legate al nostro territorio avranno un loro spazio. Internet ha cambiato in maniera determinante il modo di fare e di accedere all’informazione. Si è aperto per gli operatori della stampa e per i lettori uno scenario imprevedibile, sappiamo da dove veniamo, ma dove andiamo? Con un giornale online si ha l’obbligo di costruire un percorso che faccia dell’informazione onesta l’unico fine. Gazzettaweb vuol essere uno strumento d’informazione a totale disposizione dei lettori, vuol essere lo strumento dell’interscambio di idee e iniziative. Il lettore, in questa nuova iniziativa editoriale, deve essere protagonista, deve far sentire la “sua voce”, deve consigliarci, deve collaborare. Ricordo di aver visto tempo fa un film di fantascienza dove lo spettatore entrava nello schermo per interagire e con i protagonisti. Ecco, questo deve accadere anche con Gazzettaweb: il lettore deve essere primo attore di questa nostra testata, deve, possibilmente, esprimere pareri sugli articoli e, perché no, dialogare con gli autori dei “pezzi” pubblicati. Da quanto ho scritto si evince che ci sono tutti gli ingredienti per fare di Gazzettaweb il giornale telematico per tutti. Personalmente m’impegno a rendere sempre più appetibile questo “vostro” quotidiano e in questo impegno mi sostengono l’illuminato editore Giuseppe Tozzi, i miei più stretti collaboratori, Antonella Mazzili, Antonietta Pistone, Florindo Di Silvio e tutto lo staff di Gazzettaweb. Buona lettura. Giucar Marcone”

GAZZETTA WEB by Edizioni del Poggio

Redazione: via Marconi, 32A

71010 Poggio Imperiale – Foggia

Tel. 0882.532067 / 0882.1995180 fax 0882.1990175

Email: redazione@gazzettaweb.net

Direttore responsabile: Giucar Marcone

Vicedirettore: Antonella Mazzilli

Capo redattore: Antonietta Pistone

Segretaria di redazione: Maria Dora Tozzi

Redazione Nord

Lorenzo Bove

Anna Marcone

Luigi Marcone

Guido Cristiani

Donato Mastronunzio

Marzia Vinciguerra

Angela Gambacorta

Redazione centro

Clelia Ambrosino

Nazario D’Amato

Biagio Tozzi

Redazione Sud

Antonia Frazzano

Arcangela Ferro

Giacomo Fina

Michele Urrasio

Marisa Donnini

Liliana Di Dato

13
Set

Il mistero delle Stele Daunie

Presso il Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia, in provincia di Foggia, allestito all’interno del Castello Svevo, è possibile ammirare le famose ed esclusive “Stele Daunie”, intorno alle quali aleggia l’ombra del mistero.

Infatti, a tutt’oggi, non è ancora del tutto chiaro l’uso che gli antichi ne facevano.

Il Castello Svevo è la sede del Museo Archeologico dal 1968.

Eretto da Manfredi di Svevia nel 1256, fu sottoposto ad alcuni rifacimenti nel XV sec. dagli angioini e , successivamente, nel XVI sec., fino a portarlo alla forma attuale.

Fino a tutto il 1888 fu utilizzato come caserma e, nel 1901, venne acquistato dal Comune di Manfredonia che lo cedette allo Stato nel 1968, con l’idea di allestire una sede museale.

Vengono prevalentemente esposti reperti provenienti dalla laguna Sipontina e, in particolare, viene mostrato materiale di epoca preromana.

Il percorso prevede, con il periodo preistorico, l’esposizione degli oggetti del Neolitico provenienti dagli scavi presso il fiume Candelaro e i rinvenimenti dal villaggio di Coppa Nevigata, presso Trinitapoli, abitato ininterrottamente dal Neolitico al VIII sec. a.C.

Il villaggio ebbe un notevole sviluppo già dall’età del Bronzo, come evidenzia la scoperta di ipogei ricavati in formazioni carsiche naturali contenenti un grande numero di sepolture, e stabilì contatti con la civiltà micenea, come testimoniano ceramiche provenienti dalla Grecia orientale.

L’attrattiva del museo sono le 1500 “Stele Daunie” ritrovate nella zona.

Si tratta di lastre di calcare del Gargano sulle quali sono incise a rilievo molto basso figure umane convenzionali, con mani portate al petto e con le decorazioni delle vesti indossate. Una cavità nella parte alta della lastra accoglie la testa, anch’essa scolpita in maniera approssimativa in forma di pinnacolo.

Se i dettagli dell’abbigliamento permettono di datare le lastre al VII-VI sec. a.C., nulla è ancora dato sapere circa il loro impiego; il fatto che siano decorate in entrambi i lati lascia pensare che dovessero essere collocate in posizione verticale.

Si può pensare a segnacoli tombali o a sculture votive per un santuario funerario.

Nel 1968, come si è detto, con la cessione da parte del Comune allo Stato, il Castello Svevo divenne la sede delle collezioni archeologiche del territorio di Manfredonia, al fine di illustrare la storia della laguna di Siponto, oggi scomparsa per effetto delle opere di bonifica e di un naturale processo di impaludamento.

La piana di Siponto, delimitata a sud dal corso del Cervaro, ha restituito testimonianze archeologiche che delineano la storia della regione dai primi insediamenti neolitici sino alla fondazione di Manfredonia.

Il Museo accoglie quindi reperti dei villaggi lungo il corso del Candelaro, della grotta Scaloria, di Coppa Nevigata, uno dei siti più noti della preistoria italiana per la completezza delle sequenze dell’età del bronzo.

Particolare interesse rivestono le “Stele Daunie”, scoperte alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo, dall’archeologo Silvio Ferri.

Nel corso dei secoli si sono verificate molte manomissioni: alcune di esse sono state divelte durante i lavori agricoli e ritrovate poi sparse nei campi; altre, invece, sono state addirittura riutilizzate nella costruzione di muretti a secco o di abitazioni rurali.

E’ quindi difficile accertarne la destinazione originaria: poiché la parte bassa delle lastre di pietra non è decorata, si ipotizza che fossero infisse nel terreno, mentre i soggetti delle decorazioni fanno supporre che servissero da segnacoli funerari di personaggi di ceto elevato, rappresentando immagini connesse con la vita del defunto.

Realizzate in pietra di origine locale, hanno forma rettangolare, sono interamente coperte da elaborate decorazioni geometriche ed erano sormontate da teste scolpite nella stessa lastra di pietra, oppure lavorate separatamente e poi infisse sulle stele per mezzo di perni.

Sulle teste femminili compare posteriormente una treccia di capelli, spesso completata con elementi ornamentali.

All’interno delle cornici geometriche si trovano decorazioni che indicano la condizione o l’attività del defunto: su alcune si individuano il pettorale, la spada e lo scudo dei guerrieri; altre evidenziano particolari tipicamente femminili, che documentano l’abbigliamento delle donne della Daunia antica, almeno nelle occasioni cerimoniali: vesti lunghe, guanti ornati che coprono gli avambracci e accessori personali che includono collane, fibule e cinture decorate con pendagli.

Su alcune stele compaiono immagini di vita quotidiana connesse con la caccia, la pesca e la filatura; una di esse presenta un’imbarcazione a vela quadra; altre rappresentano processioni legate al culto dei morti.

Si tratta veramente di qualcosa di esclusivo che merita di essere ammirato.

9
Set

Una gita alle Tremiti

Lunedi 5 settembre 2011, partenza alle ore 8,40 da Termoli con la “Tremiti Jet” della NLG “Navigazione Libera del Golfo” e, solo dopo 50 minuti di navigazione, eccoci sbarcati sull’Isola di San Domino, nell’arcipelago delle Tremiti.

Le Isole Tremiti per la loro bellezza vengono definite “Le Perle dell’Adriatico” e sono meta preferita di moltissimi turisti. Le perle di questo magnifico arcipelago sono San Nicola, San Domino, Cretaccio, Capraia e Pianosa.

Un giro in barca dell’Arcipelagogo è d’obbligo per poter ammirare e visitare grotte, cale, punte e scogliere di rara bellezza, raggiungibili solo via mare.

Partiamo dallo scalo marittimo di San Domino e cominciamo il giro dell’isola, ammirando via via Cala delle Arene, Cala dello Spido, Punta Matano ed attigua Cala Matano, Punta del Pigno e relativa Cala, Scoglio dell’Elefante, Grotta del Sale ed attigua Cala, Grotta delle Viole, Cala dello zio Cesare, I Tre Segni, Grotta del Bue Marino, Architiello, Punta Secca, Grotta delle Rondinelle, Cala dei Benedettini, Cala degli Inglesi, Cala Tramontana, Cala Tamariello, Punta Diamante.

Il percorso prosegue costeggiando prima l’Isola del Cretaccio e, a seguire, l’Isola di San Nicola, fino a raggiungere l’Isola di Capraia, in prossimità della quale una sosta è doverosa per tuffarsi ed immergersi in un mare cristallino fra una miriade di pesci fino a scrutare la statua di San Padre Pio adagiata sul fondo.

Si riprende il giro costeggiando il lato opposto dell’Isola di San Nicola, fino ad approdare al suo scalo marittimo.

La visita a piedi della “Fortezza di San Nicola” offre un viaggio a ritroso nel tempo; una meta imperdibile per gli appassionati di storia tra fortezza, abbazia, cittadella e penitenziario.

Un bagno nelle acque limpide e trasparenti ai piedi della fortezza prima di risalire in barca e farsi traghettare nuovamente al punto di partenza dell’Isola di San Domino: un’isola d’incanto dove trascorrere soggiorni d’incanto in una delle strutture ricettive immerse nel verde dei pini d’aleppo.

Una passeggiata a piedi per 5 km circa di percorso, costeggiando tutte le insenature principali dell’isola, ed infine un bagno salutare a Cala delle Arene prima di imbarcarsi, alle 17,30, sulla “Tremiti Jet” per il viaggio di ritorno.

La Isole di Tremiti, tra storia e leggenda

In epoca romana le isole erano conosciute con il nome Diomedee, dal mitico eroe greco Diomede che secondo la leggenda, nel suo peregrinare nel mare Adriatico, si fermò nella Daunia dove fondò diversi centri, ma la sua vita ebbe fine nell’arcipelago dove fu anche sepolto. I suoi compagni furono trasformati da Venere in uccelli: le Diomedee, appunto, sono uccelli dalla grande apertura alare, che ogni primavera lasciano l’Africa Orientale verso l’Adriatico per nidificare sulle pareti a strapiombo tipiche della costa di queste isole. Il loro canto che si sente in particolare nelle ore notturne, altro non è che il lamento dei compagni di Diomede che piangono la perdita del loro eroe.

Molte narrazioni diverse tra loro sono accomunate nel collocare il luogo della scomparsa dell’eroe nelle isole Tremiti. Alcune parlano della morte avvenuta in seguito ad un naufragio, ma la versione più comune della leggenda narra del ritiro di Diomede, insieme ai suoi compagni, sull’arcipelago, dove andrà incontro alla morte. Sull’isola di San Nicola vi è una tomba di epoca ellenica chiamata ancora oggi tomba di Diomede.

Alcuni ritrovamenti sull’Isola di San Domino testimoniano la presenza dell’uomo Neolitico ed altre testimonianze dell’età del Bronzo sono state rinvenute sull’Isola di San Nicola. In quest’ultima sono presenti resti dell’età classico-ellenistica ed anche una “domus romanae”.

All’inizio dell’anno mille i Monaci Benedettini Cassinesi avevano fondato un centro religioso.

Nel Medioevo notevole importanza acquistò l’Abbazia fondata nel 1010 dai Benedettini Cassinesi sull’isola di San Nicola; la Chiesa di Santa Maria ed i resti della fortezza rappresentano uno dei gioielli architettonici più belli d’Italia.

L’abbazia fu soppressa nel 1780 da Ferdinando II che vi costituì una colonia penale ed in epoca fascista venne utilizzata come luogo di confino per i dissidenti del regime.

Oggi l’isola è abitata da meno di 500 residenti per tutto l’anno, mentre d’estate diventa un centro frequentatissimo.

Dal 1989 è stata istituita la riserva naturale marina delle Isole Tremiti.

Delle Isole Tremiti solo due sono abitate, l’Isola di San Domino e l’Isola di San Nicola, e sulla prima si concentrano la maggior parte delle strutture di accoglienza turistica, i residence, i villaggi turistici, gli hotel, i B&b e le pensioni.

L’isola è decisamente amata anche dai velisti e dai navigatori, che vi approdano durante tutta la stagione estiva, sebbene le isole non siano provviste di una vera e propria struttura portuale ma semplicemente di alcune banchine cui attraccare.

Alle Isole Tremiti non ci sono spiagge, se non in un paio di località: Cala delle Arene sull’isola di San Domino caratterizzata da una lingua di sabbia con accanto una suggestiva grotta dallo stesso nome lunga circa 10 metri, e Cala Pietra di Fucile, così chiamata per la singolare conformazione dei ciottoli che la compongono, tondi a tal punto che un tempo venivano forse usati proprio come proiettili.

Il fatto che non ci siano spiagge però non è certo scoraggiante, almeno per chi ama il mare, perchè le decine di calette che si possono raggiungere lungo il litorale, Cala dello Spido, Cala Matano, Cala degli Inglesi, Cala Tonda per ricordare solo quelle più conosciute, difficilmente fanno rimpiangere la spiaggia.

Un mare limpido così lo si può ammirare solo raramente, e lo si può verificare già dalla cima delle scogliere, prima di scendere nelle insenature a filo dell’acqua. E’ infatti possibile scorgere il fondo del mare già dall’alto, e per parecchi metri sott’acqua.

Inoltre le Isole Tremiti sono un vero e proprio paradiso per gli amanti delle immersioni ed anche nella pesca subacquea là dove è consentito dalle leggi che proteggono la riserva naturale.

Le isole Tremiti (o Diomedee) sono un arcipelago del mare Adriatico, sito 12 miglia nautiche a nord del promontorio del Gargano e 24 ad est della costa molisana.

Amministrativamente, l’arcipelago costituisce il comune italiano di Isole Tremiti di 496 abitanti della provincia di Foggia in Puglia.

Il comune fa parte del Parco Nazionale del Gargano e dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce la Riserva naturale marina Isole Tremiti.

Anche essendo il più piccolo e il secondo meno popoloso comune della Puglia (con meno abitanti vi è solo Celle di San Vito), è uno dei centri turistici più importanti dell’intera regione.

Per la qualità delle sue acque di balneazione è stato più volte insignito della Bandiera Blu, prestigioso riconoscimento della Foundation for Environmental Education.

Nelle isole Tremiti la popolazione parla una lingua napoletana (il dialetto ischitano) anziché il dialetto foggiano, parlato nella vicina terraferma: questo è spiegabile in quanto l’isola fu popolata da Ferdinando II nel 1843 con pescatori provenienti da Ischia e da famiglie di mercanti del Regno delle due Sicilie che continuarono a parlare e a diffondere la lingua d’origine anche a distanza di tempo.

L’arcipelago è composto dalle isole di:

San Nicola, sulla quale risiede la maggior parte della popolazione e si trovano i principali monumenti dell’arcipelago.

San Domino, più grande, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell’unica spiaggia sabbiosa dell’arcipelago (Cala delle Arene).

Capraia (detta pure Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata.

Pianosa, un pianoro roccioso anch’esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole.

Il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola.

La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.

Altre leggende

La fantasia popolare ha coronato ogni luogo delle isole di suggestioni.

All’isola-scoglio del Cretaccio è legata una leggenda, dalle tinte macabre, che vuole che su di esso si aggiri di notte, soprattutto in concomitanza di bufere, un uomo che regge tra le mani la sua testa, popolando lo scoglio argilloso delle sue urla. Sarebbe il fantasma di un detenuto evaso dalla colonia penale presente un tempo nell’arcipelago, che una volta ricatturato, fu decapitato proprio su quest’isolotto.

Ad arricchire la suggestione si aggiunge la credenza popolare che vuole che sullo scoglio attiguo, chiamato la Vecchia, prima di ogni temporale compaia il fantasma di una vecchia (da cui il nome dello scoglio) intenta a filare. Sarebbe lo spirito di una strega che in epoca remota fu proprietaria dello scoglio.

21
Ago

Roseto Capo Spulico … da scoprire!

Per Ferragosto  sono tornato con mia moglie a Roseto Capo Spulico, dopo parecchi anni; circa una ventina, credo, da quando abbiamo avuto modo di soggiornarvi, per qualche giorno, la prima volta, ospiti anche allora di una sorella di mia moglie, che è proprietaria di un appartamento per le vacanze a Marina di Roseto.

L’impressione è che, nell’insieme, si sia registrato un certo miglioramento, sia riguardo alle infrastrutture esistenti, sia sul piano della ricettività e dell’offerta turistica in genere.

Un bel lungomare, lidi attrezzati, bar, ristoranti, alberghi, locali di intrattenimento e tanto ancora, in un contesto davvero speciale dove, nella cornice di un cielo azzurro, l’acqua trasparente del mare lambisce i ciottoli di una spiaggia che pare protetta dall’imponente castello medioevale a picco sul mare con l’antistante scoglio a forma di fungo.

E che dire, poi, di Roseto Capo Spulico paese, abbarbicato più su, a circa un paio di chilometri e mezzo dal mare, in un dedalo di strade e stradine che offrono al visitatore scorci panoramici unici, tra l’azzurro del mare e il verde lussureggiante dei monti che circondano il vecchio borgo.

Un tuffo nel passato fra case e palazzi d’un tempo, che fanno ritornare alla mente la vita e le gesta di popoli antichi vissuti prima di noi.

Una visita al Museo Etnografico della memoria storica, realizzato al piano terra del maestoso Castrum guiscardiano della porta urbica, è veramente quello che ci vuole per scoprire le radici di Roseto.

E’ possibile ammirare oggetti che per secoli sono stati il punto di riferimento di una vita fatta di miserie e di emarginazione, sotto lo sguardo premuroso di Narduzzo, un operaio emigrato all’estero e che, per un quarto di secolo, ha lavorato nelle miniere tedesche, il quale ha pazientemente raccolto arnesi, utensili, manufatti e tante cose interessanti, sistemandoli ordinatamente e rimanendone ora guida e geloso custode.

Alcuni angoli suggestivi del centro storico medioevale sono stati valorizzati da un primo (timido) tentativo sperimentale di pedonalizzazione, contestualmente ad alcuni sapienti interventi di restyling di antiche abitazioni, trasformate in B&B, in una logica di “albergo diffuso”, tra cui “La Piazzetta” in via delle Rose, 24.

E, poi, tornando al mare ….il Castello di Roseto, saldamente impiantato sulla scogliera protesa sul mare; il Castello Templare Federiciano “Castrum Petrae Roseti” (sec. X-XIII) con lo scoglio (denominato “incudine” o, più semplicemente, “scoglio del Castello”) a forma di fungo.

Una visita al Castello, alle sue sale, ai torrioni, offre dalla sua sommità una vista mozzafiato sul mare e verso i monti circostanti.

E, poi, il lungomare degli Achei.

La gastronomia basata sui prodotti locali di terra e di mare, la simpatia e la familiarità della gente completa il quadro di questo angolo di mondo che merita un sincero apprezzamento.

Qualche informazione in più su Roseto Capo Spulico (1)

Roseto Capo Spulico è un comune italiano della Calabria, con una popolazione inferiore ai 2.000 abitanti, in provincia di Cosenza situato nell’Alto Jonio Cosentino.

Centro turistico, con castello a picco sul mare.

Il nome Roseto deriva verosimilmente dal latino “rosetum”, data la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che venivano utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite (di Sibari).

Infatti, in origine, ai tempi della Magna Grecia, Roseto era una delle città satellite di Sibari. A Roseto erano coltivate le rose, i cui petali servivano per riempire i materassi su cui i sibariti dormivano.

La Roseto odierna nacque nel X secolo d.C., allorchè il principe Roberto il Guiscardo vi costruì tra il 1058 e il 1085 il Castrum Roseti, raggiungendo il suo massimo splendore nel 1260 quando fu costruito il Castrum Petrae Roseti (castello di Roseto).

In epoca più recente, e più precisamente negli anni 70 del secolo appena trascorso, vennero costruiti i primi “residence”, che aprirono così le porte al turismo nello Jonio Calabrese e a Roseto Capo Spulico; turismo che è andato nel tempo sempre più sviluppandosi.

Negli anni ottanta Roseto è stato interessato da una radicale trasformazione, passando da paese prettamente agricolo a località turistica con discreta frequentazione soprattutto nel periodo estivo.

Attualmente rappresenta il principale centro turistico balneare dello Jonio Cosentino, con presenze maggiori nei mesi di luglio ed agosto che toccano punte di oltre 20.000 unità.

Le principali strutture ricettive sono i residence ed i condomini turistici che costituiscono per lo più le “seconde case” di calabresi, ma anche di gente che arriva dalla Puglia, Basilicata, Campania, senza escludere cittadini lombardi e piemontesi.

Nell’ ultimo decennio è aumentata l’ offerta ricettiva di tipo alberghiero, con numerosi B&B ed affittacamere, due alberghi tra cui il Resort “Cala dei Saraceni” inaugurato nel Giugno del 2008.

La spiaggia è prevalentemente libera, di tipo ciottoloso-ghiaioso, recentemente ampliata ed attrezzata con docce calde e fredde, passerelle e cestini per la raccolta dei rifiuti. Ma non mancano gli stabilimenti balneari attrezzati.

Monumenti e luoghi di interesse

• Il Castrum Petrae Roseti, castello medievale a picco sul mare (sec. XIII) Luogo di interesse culturale a livello nazionale

• Il Castrum Roseti, piccolo castello nel centro storico

• Il Museo Etnografico (già museo della civiltà contadina), tra i più importanti della Calabria, con oltre duemila oggetti conservati

• Il Centro Storico (sec. XIII)

• La Chiesa di Santa Maria della Consolazione (sec. XIV)

• Le suggestive spiagge del litorale (località Camping Monica, Baiabella, Il Castello, Capo Spulico)

• Il Lungomare degli Achei

• Lo Scoglio Incudine

• Il ghiaieto e la foce del Torrente Ferro (luogo di interesse naturalistico)

• L’ entroterra rosetano (luogo di interesse naturalistico)

Il Centro Storico

Di notevole interesse è il Centro storico, posto su di una bella altura digradante verso il mare. Risalente al Medioevo, possiede belle stradine e vicoletti che spesso offrono scorci panoramici sul mare. Il Centro storico è raggiungibile da una strada provinciale panoramica, lunga 3 km e in salita che si stacca dalla Strada Statale 106 Jonica. Prima di giungere a Roseto Centro si attraversa la piccola frazione Civita. Nel Centro Storico si trovano gran parte dei monumenti storici del paese.

Il Lungomare Degli Achei

Il Lungomare degli Achei si trova nella frazione Marina di Roseto Capo Spulico. È lungo 1.5 chilometri e negli ultimi anni è diventato il cuore del turismo estivo dell’Alto Jonio Cosentino. Vi è lungo il percorso un ampio marciapiede panoramico. Lungo questa strada si trova la Piazza Azzurra. Subito dopo il Castrum Petrae Roseti si congiunge con la Statale 106 Jonica, che nel tratto rosetano si presenta molto stretta e tortuosa ed a picco sulla spiaggia circondata dalla macchia mediterranea.

Lo Scoglio Incudine ed il Promontorio del Castello

Lo Scoglio Incudine si trova lungo la spiaggia sottostante al Castello e al Granaio, che si trovano arroccati sul piccolo Promontorio di Cardone (o del Castello) al termine del Lungomare degli Achei. Viene popolarmente chiamato il fungo del Castello ed è il simbolo oleografico di Roseto e dell’Alto Jonio Cosentino in quanto è presente in molte stampe d’ epoca e cartoline.

(1) Le informazioni sono state raccolte da siti internet, pubblicazioni e pieghevoli illustrativi.

13
Ago

Una Mostra Etnografica (permanente) a Poggio Imperiale

Un anno e mezzo fa auspicavo, su questo stesso mio sito, che alla singolare iniziativa del nostro compaesano Leonardo Iadarola fosse data la giusta visibilità che meritava.

Infatti, un mio articolo del 27 gennaio 2010 dal titolo «A Poggio Imperiale … la passione per le “antiche cose”!», che è possibile ancora leggere cliccando la pagina http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?id=63, ma che ad ogni buon conto riporto in calce al presente articolo, offre al lettore un’idea (solo un’idea poiché, nella realtà, c’è molto di più da vedere) di cosa Leonardo ha pazientemente saputo e voluto ricercare e raccogliere: dagli attrezzi agricoli ed artigianali ai macchinari più sofisticati di un tempo; strumenti di arti e mestieri ovvero per il diletto, il gioco e lo sport; arredi ed attrezzature domestiche e per la cucina, l’illuminazione, il riscaldamento e l’igiene personale; stampe, quadri, libri, fotografie; mezzi di trasporto (biciclette, moto, ecc.); oggetti di culto e tanto altro materiale.

A quanto pare …. ogni tanto qualche desiderio si avvera …. e, così, nell’ambito delle manifestazioni “Estate 2011” di Poggio Imperiale, giovedi 11 agosto è stata inaugurata la Mostra Etnografica “Dalla civiltà contadina a quella industriale”, presso il museo privato di Leonardo Iadarola, sito nei capannoni della “Nuova Artigiantubi” nella zona artigianale del paese, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Poggio Imperiale.

Il taglio del nastro è avvenuto verso le ore 11 alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione comunale e di un discreto numero di cittadini e di forestieri che si trovano qui in vacanza.

Dopo i discorsi di rito, un brindisi augurale ha dato avvio alle visite della mostra che, secondo quanto affermato dall’Assessore alla cultura dovrebbe avere carattere permanente.

Questa è veramente una bella notizia: una mostra etnografica permanente a Poggio Imperiale!

Un ringraziamento particolare va quindi tributato all’amico Leonardo Iadarola che non ha solamente raccolto e conservato tutte quelle antiche cose, ma perché le ha pazientemente ripristinate e fatte tornare in vita… un vero miracolo!

Riporto, con l’occasione, l’articolo sopra citato.

A Poggio Imperiale … la passione per le “antiche cose”!

Singolare iniziativa di un “poggioimperialese” che ha pazientemente ricercato e raccolto, negli anni, antichi attrezzi agricoli ed artigianali, ma anche macchinari un po’ più sofisticati di un tempo; strumenti di arti e mestieri oltre che per il diletto, il gioco e lo sport; arredi ed attrezzature domestiche per la cucina, l’illuminazione, il riscaldamento e l’igiene personale; stampe, quadri, libri, fotografie; mezzi di trasporto (biciclette, moto, ecc.), oggetti di culto e tanto altro materiale. In molti casi gli oggetti raccolti sono stati sottoposti ad un attento restauro, riportandoli alla loro originaria funzionalità. Tutto questo ad opera di un “pimpante” sessantenne “poggioimperialese”. Si tratta di Leonardo Iadarola, classe 1948 per gli amici “Nardino”; uno dei figli del più noto Nazario Iadarola: “Lazzàr(e) u bidéll(e)”, un riferimento storico per diverse generazioni – me compreso – nei ricordi delle “elementari” frequentate a Poggio Imperiale. Giovanissimo, nel 1961, “Nardino” si è trasferito in Lombardia, a Milano, ove ha avuto l’opportunità e la perseveranza di specializzarsi, acquisendo la qualifica di “tubista industriale”. Nel 1977 ha fatto ritorno in paese per mettere a frutto la propria capacità professionale, raggiungendo livelli di tutto rispetto. Ed è proprio qui, a Poggio Imperiale, che ha “scoperto” la sua passione per le cose antiche, cominciando pian piano a raccoglierle e a conservarle in alcuni angoli dei suoi “capannoni industriali”, allestendo gradualmente una notevole “esposizione”. Oggi, la raccolta di “Nardino” può ben definirsi una “collezione” a pieno titolo, sia per quanto attiene alla quantità degli oggetti, sia con riguardo alla varietà degli articoli disponibili. Ho avuto modo di visitare i capannoni con mia moglie, nei primissimi giorni di gennaio 2010, nel corso della nostra permanenza in paese per le festività di fine anno, e devo dire – ad onor del vero – che siamo rimasti inizialmente stupiti e poi via via affascinati dalla presenza di tanto materiale, che richiama alla mente un tempo che non c’è più. E’ tutto molto interessante, ma forse l’iniziativa di “Nardino” andrebbe valorizzata all’interno del del paese, ma ancor di più all’esterno, onde dare visibilità, attraverso un circuito virtuoso di mostre, visite scolastiche, circuiti turistici, ecc., alla vita, alle tradizioni, alla storia, agli usi e ai costumi dei “poggioimperialesi” che hanno vissuto prima di noi. Ritengo che la conoscenza delle nostre radici ci consente di meglio sviluppare il nostro futuro. Ed è bene che i giovani e le nuove generazioni ne prendano atto facendo un “tuffo nel passato” …con una visita alla “raccolta” delle “antiche cose” di “Nardino” … per poi ridestarsi … nell’epoca del benessere (e del “superfluo”) e … magari … provare a fare qualche “raffronto”! Inoltre, al fine di non disperdere il “patrimonio” raccolto, un passaggio successivo dovrebbe riguardare la catalogazione di tutto il materiale per categoria, con descrizione e numerazione di ogni reperto, supportato da documentazione fotografica. Tutto questo, eventualmente, nella prefigurazione di una “pubblicazione/catalogo” da mettere a disposizione dei visitatori e di tutti gli estimatori delle belle “cose antiche” di Poggio Imperiale.

Per prendere contatti con “Nardino”:

“ARTIGIANTUBI snc” 71010 Poggio Imperiale (Foggia) Tel. 0882 994288

artigiantubisnc@tiscali.it

Commenti :

Raccolta davvero interessante! Ottimo inizio per poter realizzare a Poggio Imperiale un museo della CIVILTA’ CONTADINA. Visto che tutto ciò che c’era di antico è stato distrutto.. . perché non cominciare a conservare qualcosa, partendo dalle nostre origini: l’agricoltura. Sicuramente questo museo della “Civiltà contadina” potrebbe essere l’inizio di una nuova storia pe rPoggio Imperiale… Di Alfonso Chiaromonte (inviato il 07/02/2010 @ 09:59:26)

12
Ago

“Come le onde”

Sabato 6 agosto 2011 Giacomo Fina ha presentato il suo ultimo libro di poesie.

“Come le onde” questo è il titolo della nuova opera del poeta compaesano, pubblicata dalle Edizioni del Poggio.

Dalla quarta di copertina :

“Il passato è passato, e mai più ritornerà

E ogni stagione ha i propri suoni e colori.

Le mitiche magie delle muse

Si succedono come le onde del mare;

e le onde frante mai più ritorneranno.

Per fortuna che mi è rimasto il mare”.

L’evento si inserisce nell’ambito delle manifestazioni “Estate 2011”, con il Patrocinio del Comune e dell’Assessorato alla Cultura.

Presso i locali della Scuola Elementare in via Oberdan a Poggio Imperiale, alle ore 19,30, dopo i saluti dell’Amministrazione comunale, Giacomo Fina ha dato avvio ai lavori di presentazione della sua ultima fatica.

I relatori sono stati: Giucar Marcone – Giornalista e scrittore, direttore delle Edizioni del Poggio ed Arcangela Ferro – Responsabile UNISU ( Università Nicolò Cusano) polo didattico di Foggia.

L’attore e regista Fabio Gemo ha intrattenuto i presenti con le sue stupende letture poetiche.

«In “Come le onde” Giacomo Fina dimostra ancora una volta di saper arrivare al cuore dei lettori, di essere il cantore di Terranove, di esaltare la gente umile, di saper descrivere, come solo Giovanni Guareschi ha saputo fare in prosa, un piccolo mondo che deve essere conservato nella memoria di oggi e di domani, perché il cammino dell’uomo non si arresta mai, ma i ricordi possono essere il lievito per alimentare la speranza in un mondo migliore» (Dalla Prefazione di Giucar Marcone, giornalista e scrittore).

Giacomo Fina è nato a Poggio Imperiale (FG) l’8 giugno 1935. Nel 2007 ha esordito con sue poesie e quelle del figlio Gino con il libro di poesie “Dialogo Postumo” . Nel 2009 ha pubblicato una seconda raccolta di poesie n un libro dal titolo “Viaggio d’autunno”. Nel 2010 ha pubblicato una terza raccolta di poesie dal titolo “Il Viandante”.

9
Ago

“Paginedipoggio” compie tre anni!

Il sito/blog www.paginedipoggio.com compie il suo terzo anno di vita con oltre cento articoli al suo attivo (106 per la precisione); una media di tre articoli al mese, ripartiti secondo le seguenti sezioni:

Curiosità (11)

Ddummànne a l’acquarùle se l’acqu’è fréscijche (9)

Divagazioni (13)

Eventi (33)

Fatti & Misfatti (2)

Ricorrenze (8)

Storia (9)

Terra Nostra Onlus (3)

Viaggi (13)

Work in progress (1)

Questa la classifica degli articoli più cliccati:

Lo “sciroppo d’acero” canadese pubblicato in Viaggi, linkato 2696 volte, commenti (3)

Liquori di agrumi del Gargano: il “LIMOLIVO” e il “LIMONCELLO” pubblicato in Divagazioni, linkato 2130 volte, commenti (2)

YAD VASHEM IL MUSEO DELL’OLOCAUSTO DI GERUSALEMME: la didascalia contestata pubblicato in Viaggi, linkato 1747 volte, commenti (7)

In giro per Foggia in una "mitica" Fiat 500 d’epoca! pubblicato in Divagazioni, linkato 1400 volte, commenti (1)

Il Bargnolino pubblicato in Curiosità, linkato 1247 volte, commenti (5)

MASADA, la fortezza erodiana: il mistero del suicidio collettivo pubblicato in Viaggi, linkato 1245 volte, commenti (2)

A Milano “folgorati” dalla “Conversione di Saulo” del Caravaggio pubblicato in Eventi, linkato 1220 volte, commenti (0)

La stella di Betlemme pubblicato in Viaggi, linkato 1220 volte, commenti (0)

Ma cosa sta succedendo a “Torre Fortore – Lesina Marina“ e a “Torre Mileto” ? pubblicato in Divagazioni, linkato 1120 volte, commenti (0)

Niagara Falls: uno spettacolo davvero unico! pubblicato in Viaggi, linkato 1106 volte, commenti (0)

Il primo articolo è stato linkato ben 2696 volte ed una ventina sono stati i commenti dei lettori.

Si può essere quindi più che soddisfatti e … andare avanti così! 

Un ringraziamento di cuore a tutti i lettori.

 

30
Lug

Termoli … mare, sole e il Borgo vecchio!

Una zuppa di pesce in uno dei suoi caratteristici ristoranti marinari o semplicemente una  passeggiata nei vicoli del Borgo vecchio tra locali e negozietti aperti fino a tardi, assaporando magari un gustoso gelato; questo (ed altro ancora) offre Termoli nelle sere d’estate, dopo una giornata di mare e di sole.

Arroccato su un piccolo promontorio roccioso, il Borgo vecchio di Termoli, che molti dicono ricordi la forma di un cuore ed altri di un pugno, si protende verso il mare Adriatico, dove verso est si intravede, nelle giornate limpide, il profilo dell’arcipelago delle isole Tremiti, raggiungibili in motonave o in aliscafo dal porto di Termoli.

Il Borgo vecchio risale al V secolo: la città visse tra le mura che recintano il Borgo vecchio fino al 1847, quando re Ferdinando Il di Borbone autorizzò i termolesi a costruire fuori dalle mura.

Il Borgo appare come un intricato labirinto di stradine strette e tortuose, tra cui il celebre Vico II Castello – tra i più stretti d’Europa – che si stringono attorno al Duomo (Cattedrale di San Basso patrono di Termoli), quasi a voler sfruttare ogni metro quadrato disponibile dell’esiguo spazio, ove l’azzurro del mare riempie di colore ogni suo scorcio.

La chiesa principale di Termoli è un insigne monumento di arte romanica con oltre 800 anni di storia, che ha mantenuto immutato nei secoli il suo splendore con i colori della pietra chiara con cui è stato costruito; ancora prima nello stesso posto sorgeva un’altra cattedrale piena di mosaici, presumibilmente costruita sulle rovine di un tempio romano.

Nel tempo, molte cose sono cambiate, soprattutto dopo che – ormai da diversi anni – è iniziato il recupero architettonico e la valorizzazione del Borgo vecchio, che appare oggi come uno scrigno in cui le casette rimodernate, ma (quasi) sempre in perfetto stile con l’originario impianto architettonico , custodiscono la storia di secoli.

Per entrare nel Borgo vecchio ci sono due ingressi, uno sul lato nord, ai piedi del Castello, e uno sul lato del porto, caratterizzato da una porta ad arco e dalla torretta del Belvedere dalla quale si ammira il panorama del porto gremito di colorate barche dondolanti e della spiaggia a sud di Termoli.

Dentro le mura del Borgo vecchio di Termoli le casette dei pescatori lasciano poco spazio alle stradine strette e attorcigliate, come si conviene a una cittadella fortificata che subiva l’assalto dei Turchi (e altri invasori) e doveva fare di ogni angolo un punto di difesa e di ogni strettoia un mortale agguato.

Fra scorci incantevoli e sprazzi di mare che guizzano sullo sfondo di un vicoletto, di tanto in tanto si schiudono piccole e graziose piazzette.

Nel dedalo di viuzze e stradine si apre inaspettata, quasi a sorpresa, una piazza più ampia, recintata da case basse colorate di bianco e d’ocra, e lì ad un angolo la Cattedrale di San Basso.

Continuando a passeggiare lungo il perimetro della cinta muraria si arriva al Faro che dialoga in silenzio con la luce del corrispondente Faro di Punta Penna sul promontorio di Vasto; a questo punto del percorso si staglia netta l’immagine del Castello Svevo, dal suo ingresso fino alla cima dove si trova la torretta meteorologica costruita dall’Aeronautica militare.

Il Castello caratterizza con il suo profilo l’immagine del Borgo vecchio. La sua struttura è semplice ed è costituita da una base tronco-piramidale munita di torrette cilindriche agli spigoli e sormontata da una torre parallelepipeda di minori dimensioni. Sul lato nord è visibile l’avancorpo dell’antico ponte levatoio, che fungeva da ingresso. La semplicità della struttura e le sue caratteristiche difensive fanno pensare che sia stato costruito in epoca normanna (XI secolo), nel luogo ove già esisteva un torrione di epoca longobarda.

Il Castello è comunemente definito Svevo, probabilmente in seguito alla ristrutturazione, databile intorno al 1247, che Federico II fece eseguire, come testimonia una lapide ritrovata all’interno di una delle torrette angolari. Tale intervento sarebbe stato attuato nel 1240, successivamente alla distruzione delle difese esistenti per opera della flotta veneziana, alleata di Papa Gregorio IX.

Nel corso dei secoli il Castello ha subito varie modifiche soprattutto dopo l’avvento delle armi da fuoco. Durante i recenti restauri sono stati ritrovati dei graffiti databili al secolo XVI, ed alcuni disegni al carbone lasciati sulle pareti della cisterna inferiore nel periodo in cui questa era adibita a carcere borbonico.

Dal 1885 il Castello di Termoli è stato annoverato tra i monumenti nazionali e designato quale museo storico regionale.

La festa di San Basso patrono di Termoli

La festa religiosa di San Basso ricorre il 5 dicembre, giorno in cui nella cattedrale romanica, dove sono conservate le reliquie, il vescovo celebra una solenne Messa in onore del Santo alla presenza di autorità, associazioni, marinai e gente devota. Ma i festeggiamenti veri e propri si tengono in estate tra il 3 ed il 4 agosto. La mattina del 3 agosto, dopo la S. Messa in cattedrale, si procede con la tipica e suggestiva “processione per mare”, durante la quale la statua di San Basso viene portata a bordo del motopeschereccio della flotta termolese, estratto a sorte giorni prima, addobbato per l’occasione. Le altre imbarcazioni seguono l’imbarcazione del Santo cariche di gente, formando così un corteo molto suggestivo. A metà percorso, dal battello col Santo viene gettata in acqua una corona di fiori in onore del protettore ed in segno di legame con il mare: un’antica leggenda narra, infatti, che furono proprio dei pescatori termolesi a ritrovare a largo il sarcofago con le reliquie del vescovo San Basso. A mezzogiorno circa il corteo rientra in porto e la festa prosegue in serata quando la statua viene portata a spalla in processione per le stradine del Borgo fino al mercato ittico dove viene venerata fino al mattino successivo. Alle 6 del mattino del 4 agosto, dopo la veglia notturna, viene celebrata una Messa dinanzi allo stesso mercato che conclude la permanenza della statua del santo negli ambienti dei marinai. La sera alle 19,00 viene celebrata un’altra Messa, stavolta nella piazza antistante la Cattedrale, e a seguire l’ultima processione, la più partecipata, stavolta per le vie cittadine. La festa prosegue poi tra bancarelle, noccioline, giostre e gli immancabili spettacolari fuochi pirotecnici che salutano rimandando l’appuntamento all’anno successivo.

Ricerca:
Archivio
© Copyright 2010-2017 PagineDiPoggio.com. All rights reserved. Created by Dream-Theme — premium wordpress themes. Proudly powered by WordPress.