17
nov

L’aurora

Nella scorsa primavera, in aereo, nel corso del viaggio di ritorno dagli Stati Uniti d’America, complice l’insonnia che solitamente accompagna me e mia moglie in tutti i trasferimenti, di qualsiasi tipo, abbiamo avuto modo di goderci l’aurora di un nuovo giorno che pian piano cominciava a delinearsi.

Uno spettacolo unico nel suo genere.

La luce dell’aurora assume inizialmente tonalità di colore lilla-lavanda per poi passare ad un più surreale pesca-arancio.

 

 

In quota, dal finestrino dell’aereo, dal buio più profondo della notte abbiamo iniziato a scorgere le prime lievi note di luce; un momento affascinante in cui le ombre della notte lentamente si diradano e comincia ad avanzare un chiarore che illumina lentamente e sempre di più il cielo.

 

 

L’aurora è stata nei secoli molto amata dai poeti e dai pensatori, e continua ad esserlo tuttora, perché rappresenta un momento magico e misterioso al tempo stesso.

Omero magnifica la dea Aurora, sia nell’Odissea che nell’Iliade, attribuendole “dita di rosa”, circa venti volte nei suoi versi: “ Quando, figlia di luce, brillò l’Aurora dita rosate …”.

A questa dea era attribuito il dono di aprire le porte del Cielo al carro del Sole semplicemente con il tocco delle dita color di rosa.

Quella che i romani chiamavano Aurora era la dea Eos della mitologia greca.

Appartiene alla prima generazione divina, quella dei Titani.

E’, infatti, figlia di Iperione e di Teia e sorella di Elio e di Selene; secondo altre tradizioni, era figlia di Pallante.

Con Astreo, un dio della stessa stirpe, generò i Venti: Zefiro, Borea e Noto, e così la “Fiaccola dell’Aurora” e gli Astri.

La sua leggenda è totalmente costellata dei suoi amori: un tempo, si racconta, si era unita ad Ares, attirandosi così la collera di Afrodite, che l’aveva punita facendone un’eterna innamorata.

Amò e portò con sé numerosi giovani noti per la loro straordinaria bellezza, come Orione, Cefalo e Titone, che divenne suo sposo.

Ovidio la chiama infatti “sposa di Titone”, mentre Dante nomina Aurora nel canto II e nel canto IX del Purgatorio , dove è citata come “la concubina di Titone antico”.

Anche nelle musica l’Aurora ha sempre ispirato compositori classici e moderni.

Dell’Aurora ritroviamo “le rosee sue dita” nella “Mattinata” di Ruggero Leoncavallo, scritta per Enrico Caruso nel 1903 e successivamente cantata anche da Luciano Pavarotti e da Al Bano (nella sua versione rivisitata).

L’aurora di bianco vestita

Già l’uscio dischiude al gran sol;

Di già con le rosee sue dita

Carezza de’ fiori lo stuol!

C’è anche una splendida opera lirica sulla riconquista del Santo Sepolcro, di Andrea Arnaboldi tratta dalla “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, intitolata: “ L’Aurora di Gerusalemme “.

Ed ancora, Eros Ramazzotti così canta nella sua canzone dal titolo “L’Aurora”:

. … sarà sarà l’aurora

per me sarà cosi

sarà sarà di più

 ancora tutto il chiaro che farà…


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