31
Lug

Piero Tony, un magistrato contro la gogna giudiziaria!

In questo periodo sono in vacanza a Poggio Imperiale, il mio paese di origine,  dove solitamente trascorro l’estate.

Lo status di pensionato mi permette ora di avere a disposizione molto più tempo libero  rispetto a prima e, quindi,  posso fare tutto con più calma e maggiore serenità.

Il mese di luglio si è rivelato particolarmente caldo, con punte che hanno sfiorato i 40° e tassi di umidità molto elevati; ma, per fortuna, il mare non è lontano e si può così trascorrere parte della giornata in spiaggia.

La lettura  resta sempre uno dei miei hobby preferiti e, nei giorni scorsi, fra i diversi libri  ne ho letto uno, il cui titolo mi aveva incuriosito: “Io non posso tacere” – Un magistrato contro la gogna giudiziaria – Confessioni di un giudice di sinistra.

A scriverlo, con il direttore del giornale Il Foglio, Claudio Cerasa, è stato l’ex procuratore capo di Prato, Piero Tony, il quale racconta la sua carriera da magistrato,  sollevando il velo sulle dinamiche di alcuni magistrati e sul loro modo di gestire la giustizia.

Parla di una situazione che vede oggi “una magistratura corporativa e politicizzata, vistosamente legata ai centri di potere, che non urla per protestare contro un sistema che l’ha resa inutile, ma anzi continua a opporsi in modo sistematico a qualsiasi progetto di riforma dell’esistente”.

Condizione, questa, che – secondo l’autore – ha portato la giustizia “a ritenere di avere una singolare missione socioequitativa realizzabile non con la difesa dei più deboli, ma con l’attacco ai più forti. È come se a un tratto, in mancanza di alternative di governo, una parte della magistratura avesse scelto di perseguire attraverso la via giudiziaria l’applicazione del socialismo reale”.

Dalla ‘quarta di copertina’:

“Supplenza politica, processo mediatico, protagonismo: i mali della giustizia italiana raccontati dall’interno. Piero Tony, già sostituto procuratore generale di Firenze, presidente del tribunale per i minorenni della Toscana e da ultimo procuratore capo di Prato, ha scelto di andare in pensione con due anni di anticipo per essere libero di protestare contro un fenomeno tutto italiano, quello dei magistrati che spesso hanno trasformato gli strumenti di indagine in armi puntate contro i cittadini, usandole poi per combattere battaglie politiche. Il suo è un racconto sconcertante, ancor piú venendo da un giudice «certificato e autocertificato di sinistra», poiché rivela l’esistenza di un virus capace di minare la giustizia del nostro Paese. Un virus che però può – e deve – essere combattuto”.

Un libro interessante e ricco di particolari che offre al lettore uno spaccato della vita giudiziaria e politica dell’Italia, attraverso le fasi più critiche del nostro recente passato, partendo dal Terrorismo, Mafia, Tangentopoli, per arrivare ai giorni nostri, caratterizzati dai processi mediatici e da fenomeni che vedono la magistratura vittima della politica e la politica vittima della magistratura.

Francamente, c’era da aspettarsi che il libro di Piero Tony sollevasse critiche e forse anche accese polemiche da più parti, con conseguenti dibattiti nelle sedi opportune; ma – a quanto pare – niente di tutto questo sembra essere avvenuto, all’infuori di  qualche sporadico articolo  apparso qua e là, su alcuni giornali.

Evidentemente gli  (arcinoti) argomenti, sebbene  questa volta messi in luce direttamente da un addetto ai lavori, non interessano proprio nessuno.

In verità, da parte della Giunta distrettuale Toscana dell’Associazione nazionale magistrati, ci sarebbe stata una ”secca nota”, contro Piero Tony, del seguente tenore: “L’ex procuratore ci delegittima” (Cfr. il sito internet http://www.firenzepost.it/2015/06/12/toscana-lanm-contro-piero-tony-lex-procuratore-ci-delegittima/).

Ecco alcuni stralci della nota citata, dalla quale emergerebbe che la predetta Giunta “sente il dovere di esprimere profondo dissenso per le affermazioni contenute nel libro scritto dall’ex collega Piero Tony, dal titolo ‘Io non posso tacere’, laddove l’autore, che per molti anni ha esercitato l’attività di magistrato in Toscana, ricoprendo anche il ruolo di presidente del tribunale per i minorenni di Firenze e di procuratore della Repubblica di Prato, ha ritenuto, solo dopo essere andato in pensione, di pubblicare un testo dalla valenza oggettivamente delegittimante dell’intero Ordine Giudiziario, in quanto intessuto di giudizi del tutto infondati”. “Non è del resto accettabile – prosegue il testo – che chi ha ricoperto importanti incarichi direttivi attenda di andare in pensione per esprimere pubblicamente i propri asseriti convincimenti critici sulla categoria professionale di appartenenza, quando invece, coerentemente ai propri dichiarati convincimenti, l’ex collega Tony avrebbe potuto e dovuto tradurre in denunce e iniziative formali le distorsioni di cui lamenta soltanto ex post la diffusa esistenza”. “Non è del pari accettabile – continua l’Anm Toscana, polemizzando con il magistrato – che si pretenda di riscrivere la storia di processi definiti con sentenze passate in giudicato con interpretazioni soggettive, radicalmente smentite dalle emergenze processuali, oppure di processi non conclusi nelle aule per morte dell’imputato, oppure ancora, vagheggiare indimostrate dietrologie con riferimento all’istituto dell’applicazione extradistrettuale di magistrati, che, come è noto, costituisce un meccanismo ordinamentale assolutamente consueto, applicato abitualmente per garantire la funzionalità del processo”. “A tutela, quindi, dei colleghi, inquirenti e giudicanti, che ogni giorno, senza essere in alcun modo condizionati da clamore mediatico o da altre motivazioni, compiono responsabilmente il proprio dovere – si legge ancora nel comunicato – la Giunta ribadisce che la realtà dei fatti non è quella descritta nel libro di Piero Tony, ma è il portato del quotidiano impegno e sacrificio dei magistrati, e sottolinea al contempo il dovere di denunciare eventuali e singole patologie quando si è nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, in specie se direttive, e non quando si è nella comoda posizione di potere dire tutto, senza assumere alcuna responsabilità”. La Giunta dell’Anm Toscana sottolinea infine che “imprescindibili doveri deontologici ed etici del magistrato sono la sobrietà, la riservatezza, il rifiuto di ogni vanità ed autocompiacimento nonché il rispetto per le sentenze, specie quando trattasi di pronunciamenti passati in giudicato, e la perdurante coscienza dell’imprescindibile ruolo che la magistratura svolge nel Paese”.

La risposta di Piero Tony alla nota dell’Associazione nazionale magistrati, sembra essere stata anticipata nella ‘terza di copertina’ del suo libro:

“Sarebbe bello, sarebbe un sogno dire che è solo un problema di riforme, di risorse, di scelte del governo, di leggi fatte e di leggi non fatte. C’è anche quello, sí, ma il problema è nostro, prima di tutto, e fino a quando non capiremo che c’è tanto che non va, e che quel tanto riguarda non solo l’esterno, bensí anche l’interno della magistratura, la sua anima e la sua cultura, rimarremo inerti ad assistere a un grave e progressivo deterioramento di credibilità e autorevolezza, due condizioni necessarie per l’accettazione di qualsiasi giudizio. E allora no,   francamente non posso tacere”.

Piero Tony

Un magistrato contro

la gogna giudiziaria

“Io non posso tacere”

Confessioni di un giudice di sinistra

Piero Tony

A cura di Claudio Cerasa

Einaudi Editore

 

 


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