Si parla ancora in questi giorni dei “silenzi” di Papa Pacelli e della ormai famosa didascalia contestata presso il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme.
Ho personalmente avuto l’opportunità di visitare in primavera dello scorso anno lo Yad Vashem, il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, durante il mio viaggio in Terra Santa con mia moglie.
Una visita che meritava proprio quel pomeriggio di riflessione.
Tante foto, documenti, lettere, indumenti di ogni tipo, ricostruzione fedele di campi di concentramento e di tradotte (treni) militari, libri, oggetti personali dei deportati, ecc.
Lo Yad Vashem è il memoriale dei sei milioni di ebrei deportati e uccisi dai nazisti.
Una cosa davvero toccante, che ti lascia dentro un senso di pietà e di impotenza al tempo stesso, ma che ti scatena anche sentimenti di rabbia per tutto quanto è potuto accadere.
Ogni anno allo Yad Vashem viene celebrata una cerimonia ufficiale nella quale lo Stato di Israele e il popolo ebraico si uniscono nella memoria delle vittime dell’Olocausto.
Un luogo sacro da visitare in silenzio e senza alcuna fretta per prendere consapevolezza di un dramma di immane portata.
Tuttavia, dal magnifico componimento di ricostruzione storico – politica degli eventi, echeggia una lieve stonatura che ha peraltro da tempo generato un certo attrito diplomatico tra Israele e Vaticano.
Si tratta di una didascalia in lingua inglese, a corredo della fotografia di papa Pio XII esposta in una delle sezioni del Museo, dalla quale traspare una personalità controversa in relazione al comportamento di Papa Pacelli dinanzi al genocidio nazista degli ebrei.
In particolare, nella didascalia contestata, su Pio XII si legge, tra l’altro, che “eletto Papa nel 1939, mise da parte una lettera contro l’antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore” e che “anche quando i resoconti sulle stragi raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte e verbali”.
In effetti, andare allo Yad Vashem e vedere Pio XII così presentato non è proprio una bella cosa.
La foto di Pio XII è stata esposta per la prima volta con l'apertura del nuovo museo Yad Vashem nel 2005 e già allora il Nunzio Apostolico della Santa Sede aveva chiesto che la didascalia venisse opportunamente modificata.
Lo Yad Vashem aveva risposto che sarebbe stato lieto di esaminare il comportamento di Pio XII durante l'Olocausto se il Vaticano avesse acconsentito ad aprire i suoi archivi segreti, relativamente al periodo della seconda guerra mondiale, ai ricercatori del museo.
Nathan Ben Horin, ex commissario allo Yad Vashem per la nomina dei “giusti” italiani, alla veneranda età di 88 anni sostiene sul Corriere della Sera del 20 ottobre 2008 che “non è il momento di giudicare Pio XII. Non ancora…Pio XII è stato Papa in una situazione estremamente dolorosa e delicata. Dire cosa fosse giusto fare è prematuro. Ci vuole equilibrio”. E, con riferimento alla didascalia, lo stesso ex commissario è del parere che si potrebbero usare toni meno netti poiché “i silenzi di Pio XII sono storia. Ma è storia anche che molti ebrei sfuggirono ai nazisti nascosti nei conventi e all’interno del Vaticano, certamente non all’insaputa del Papa”.
A questo punto dobbiamo augurarci solamente che la polemica venga quanto prima smorzata.
Il comportamente dello Stato di Israele con la striscia di Gaza, inoltre, dimostra come gli stessi ebrei non abbiamo la statura morale per dare alcun giudizio, tantomeno storico. Le affermazioni di Fini in questo periodo in senso anti- cattolico spiegano chiaramente quale sia il livello di acredine che gli ebrei ancora hanno nei confronti dei non ebrei (e cattolici in particolare). Un inequivocabile segno di razzismo.
In tal senso é spiegabile l'utilizzo sistematico di menzogne contro i nemici di Israele.
Ricordo solo che era un certo J. Goebbels ad affermare :"dieci menzogne fanno una veritá"...
Bisogna solo avere fiducia e sapere aspettare: prima o poi le verità vengono a galla a dispetto di tutte le menzoghe.
Personalmente ho molta fiducia nell'opera di Papa Benedetto XVI al riguardo.
«Mai più un simile orrore disonori l'umanità» e «Non negare mai la Shoah» ; queste sono state in sintesi le parole pronunciate dal Santo Padre.
Al memoriale dell'Olocausto Benedetto XVI non è tornato sulla polemica relativa al ruolo di Pio XII di fronte alla persecuzione nazifascista degli ebrei. «Come Vescovo di Roma e Successore dell’Apostolo Pietro, ribadisco, come i miei predecessori, l’impegno della Chiesa a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che l’odio non regni mai più nel cuore degli uomini», ha detto il Pontefice in un passaggio del suo discorso.
Per il presidente della direzione del memoriale della Shoah di Gerusalemme, Avner Shalev, la visita del Papa allo Yad Vashem è stata «positiva e molto importante».
Scusate!
Spiace vedere che si neghi ad Israele di scrivere nelle didascalie dei suoi musei la libertà d'espressione propria. La libertà d'opinione è stata conquistata col sangue, ed è eredità da non dimenticare mai. Spiace leggere che un teocrate faccia l'utile per una religione che ha torturato e ucciso centinaia di milioni e soppresso intere civiltà.
Tutto questo è triste. In fondo è vero: la storia umana è priva di senso.
I nostri lavori di "commissione mista" Vaticano-Yad Va-shem saranno resi noti quest'anno, con un volume di atti di quella conferenza (che doveva restare segreta ma di cui si seppe presto; come si può vedere anche su You Tube).
Posso assicurare che i lavori si sono svolti in un clima di grande dialogo e di comprensione, e che la didascalia in questione, per come è formulata, anche a Yad Va-shem non è condivisa da molti.
Sulla didascalia ho fatto uno stusio approfondito che si potrà leggere su vaticanfiles.splinder.com.
Matteo Luigi Napolitano
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.
Feed RSS 0.91
Feed Atom 0.3
Articolo
Storico
Stampa