Anche a Poggio Imperiale il “Giorno del Ricordo” … per non dimenticare.
Le vittime dello sterminio di massa non hanno colore politico!
In memoria delle vittime delle “foibe” (1) e dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati, un tempo cittadini italiani, si celebra in Italia il 10 febbraio di ogni anno il “Giorno del Ricordo”, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004.

Il "Giorno del Ricordo"
presso la Biblioteca Multimediale
di Poggio Imperiale
La legge segna un mutamento di atteggiamento da parte della comunità nazionale nei confronti delle vittime e degli esuli di quei tragici eventi della nostra storia patria.
Questo il testo della legge:
« La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del Ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero ».
Un segnale di grande civiltà.
Con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, l’Italia aveva istituito il “Giorno della Memoria”, aderendo in tal modo alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo e dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il testo dell'articolo 1 della legge così ne definisce le finalità:
« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati ».

Il "Giorno del Ricordo"
presso la Biblioteca Multimediale
di Poggio Imperiale
E, quindi, anche a Poggio Imperiale, dopo il “Giorno della Memoria”, con l’interessante Mostra Bibliografica sulla Shoah e la commemorazione di tre suoi concittadini morti nel Lager nazisti - di cui ho avuto già modo di parlare nell’articolo “Tre le vittime di Poggio Imperiale nei Lager nazisti!”, pubblicato su questo stesso sito il giorno 7 febbraio 2010 - sabato 27 febbraio 2010, presso la locale “Biblioteca Multimediale”, è stato celebrato il “Giorno del Ricordo”....
In questi giorni è in programmazione in molte sale cinematografiche del modo l’ultima opera di Clint Eastwood in veste di Regista e Produttore: il film “Invictus”.
Anch’io non ho voluto perdere l’occasione di assistere alla … “partita di rugby che ha consacrato il Sud Africa libero”: oltre due ore di intenso spettacolo che tocca la profondità dell’anima.

Il film originariamente intitolato “The Human Factor” è stato ribattezzato “Invictus”, una parola latina che significa “Invincibile”, e che si riferisce ad un poema spesso recitato da Mandela, composto da William Ernest Henley nel 1875.
“Sotto i colpi d'ascia della sorte,
il mio capo sanguina, ma non si china.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima”.
(William Ernest Henley)
Clint Eastwood , Regista, ormai da tempo persegue con il suo cinema una ricerca nel profondo degli elementi che possono provare a conciliare gli opposti, senza che nessuno perda la propria identità.
E questo film racconta giustappunto di un popolo che ha sorpreso il mondo costruendo una nazione sui diritti e non sulla vendetta, grazie al suo Presidente, Nelson Mandela, che ha saputo serenamente ispirarli nonostante i 27 anni di carcere duro trascorsi a “Robben Island”.
L’ex detenuto matricola n. 46664 parla di … "sorprenderli con la generosità; comprensione; io so cosa i bianchi ci hanno tolto ma questo è il momento di costruire una nazione".

La finale della Coppa del Mondo del 1995 è stata, per molta gente, solo un’emozionante partita di rugby, ma per il Sud Africa ha rappresentato un momento cruciale della storia del Paese, un’esperienza condivisa che ha aiutato a sanare le ferite del passato e a infondere speranza per il futuro.
L’artefice di questo evento epocale è stato il Presidente Nelson Mandela e i protagonisti i giocatori della squadra sudafricana di rugby, gli “Springboks”, guidati dal loro capitano.

Nelson Mandela è il Presidente appena eletto del Sud Africa. Il suo intento primario è quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ciò si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri....
Nella tarda serata di sabato 20 febbraio 2010 si è conclusa a Padova l’ostensione dei resti mortali di sant’Antonio, ora nuovamente ricollocati sotto l’altare della cappella dell’Arca, appena restaurata, nella Pontificia Basilica del Santo.
Nei sei giorni di ostensione, centocinquantamila sono stati i visitatori giunti da ogni parte del mondo che, in paziente attesa anche sotto la pioggia, in una lunga coda, hanno voluto vedere e venerare le sacre spoglie.

Pellegrini in visita alle spoglie del Santo
E’ la quarta volta - in otto secoli - che sant’Antonio si mostra ai suoi fedeli; un evento dunque eccezionale e carico di significati, tale da attirare migliaia di pellegrini fin dalle prime luci dell’alba.
Il Papa Benedetto XVI non ha fatto mancare il segno della sua vicinanza inviando un telegramma al superiore del Convento, auspicando che “questo provvido evento, riproponendo il luminoso esempio del sacerdote francescano tanto popolare, che affascinò generazioni di fedeli (…) susciti rinnovati propositi di amore a Cristo e ai fratelli, come pure un generoso impegno per la giustizia e la pace”.
Anch’io con mia moglie e le mie cognate abbiamo voluto rendere omaggio al Santo nella giornata di venerdi 19 febbrario. La giornata piovosa e particolarmente fredda non ci ha affatto scoraggiati. Abbiamo raggiunto Padova in treno partendo da Milano Centrale di buon mattino.
L'ostensione del corpo del Santo è coincisa con la festa liturgica della Traslazione di Sant'Antonio detta anche “Festa della Lingua”, che si celebra ogni anno in Basilica il 15 febbraio, a ricordo della prima traslazione avvenuta l'8 aprile 1263 ad opera di San Bonaventura, che ritrovò in quell'occasione la Lingua “incorrotta” di frate Antonio, e di quella del 15 febbraio 1350, quando la tomba del Santo ebbe la sua definitiva sistemazione nell'attuale Cappella dell'Arca all'interno della Basilica.

La lunga fila in attesa della visita
I pellegrini e i devoti del Santo hanno ora potuto rivedere il corpo di Sant'Antonio, ricomposto e visibile in un'urna di vetro, dopo 29 anni dall'ultima “ricognizione” canonica e medico-scientifica avvenuta nel gennaio 1981, a 750 anni dalla morte del Santo, cui seguì una memorabile ostensione, che si prolungò fino al 1° marzo 1981. In quella occasione affluirono in Basilica circa 650mila pellegrini.
Il teschio del Santo lascia immaginare zigomi alti, mento sporgente ed occhi infossati, mentre lo scheletro rivela (secondo gli studi anatomici del Prof. Meneghelli) una statura di un metro e settanta centimetri, molto alta per l’epoca.
Al termine dell'ostensione, durata sei giorni, da lunedi 15 a sabato 20 febbraio 2010, il corpo di Sant'Antonio è ritornato nella Cappella dell'Arca, che ora risplende in tutta la sua bellezza, dopo i lunghi e complessi lavori di restauro iniziato il 12 aprile 2008, con il trasferimento temporaneo dell'urna nella Cappella di San Giacomo, e conclusi lo scorso 4 dicembre 2009....
Ernesto Braccia, Nicola Verzino e Giuseppe Zangardi
Poggio Imperiale ha voluto commemorare quest’anno i suoi tre concittadini morti nei LAGER nazisti e, più precisamente, nei campi di concentramento e di prigionia di Dachau, Gross Lubars e Kaiserslauter, in Germania.
Un evento che ha avuto luogo domenica 31 gennaio scorso presso la Biblioteca Multimediale, a conclusione di una Mostra Bibliografica sulla SHOAH allestita presso la medesima Biblioteca dal 27 al 31 gennaio, in occasione della giornata della Memoria che ricorre il giorno 27 di gennaio.
La Mostra ha registrato notevole affluenza di visitatori ed anche il circuito delle visite riservate alle scolaresche è risultato di particolare interesse.

Visite delle scolaresche alla Mostra Bibliografica della Shoah
E’ importante che anche le nuove generazioni abbiano conoscenza di quanto è avvento … perché ciò non abbia mai più a ripetersi!
“Poggio Imperiale – Dachau 65 anni dopo”
Commemorazione dei concittadini deportati e morti nei lager nazisti
Questo il tema che ha fatto da sfondo alla cerimonia di commemorazione, presieduta dal Sindaco, con l’intervento dell’Assessore alla cultura e la testimonianza di alcuni reduci del secondo conflitto mondiale.
La cittadinanza è intervenuta numerosa.
Si riporta, qui di seguito, l’articolo pubblicato dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” del 4 febbraio 2010, concernente la manifestazione.

La pagina della "Gazzetta del Mezzogiorno" del 4 febbraio 2010
Si trascrive integralmente il testo dell'articolo.
« Ernesto, Nicola e Giuseppe uccisi dai nazisti. Poggio Imperiale ricorda le sue vittime nei campi di concentramento. Uno a casa non è più tornato. Gli altri due sono tornati nel paese natìo anni dopo la morte. E per la prima volta il paese che ha dato loro i natali, Poggio Imperiale, li ha voluti ricordare tutti e tre, in occasione della giornata della Memoria. La cerimonia domenica scorsa, nella biblioteca multimediale. Il ricordo, quello delle tre vittime terranovesi [anche così chiamati i poggioimperialesi] in campi di prigionia o di concentramento. Le storie di Ernesto Braccia, Nicola Verzino e Giuseppe Zangardi, tutti catturati dai tedeschi dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943, sono state ricostruite da Antonio Mazzarella, assessore alla cultura e appassionato di storia locale, incrociando i dati ufficiali, le testimonianze orali e i ricordi delle famiglie....
Singolare iniziativa di un “poggioimperialese” che ha pazientemente ricercato e raccolto, negli anni, antichi attrezzi agricoli ed artigianali, ma anche macchinari un po’più sofisticati di un tempo; strumenti di arti e mestieri oltre che per il diletto, il gioco e lo sport; arredi ed attrezzature domestiche per la cucina, l’illuminazione, il riscaldamento e l’igiene personale; stampe, quadri, libri, fotografie; mezzi di trasporto (biciclette, moto, ecc.), oggetti di culto e tanto altro materiale.
Attrezzature agricole varie
In molti casi gli oggetti raccolti sono stati sottoposti ad un attento restauro, riportandoli alla loro originaria funzionalità.
Tutto questo ad opera di un “pimpante” sessantenne “poggioimperialese”.
Si tratta di Leonardo Iadarola, classe 1948”, per gli amici “Nardino”; uno dei figli del più noto Nazario Iadarola: “Lazzàr(e) u bidéll(e)”, un riferimento storico per diverse generazione – me compreso - nei ricordi delle “elementari” frequentate a Poggio Imperiale.
Macchinario agricolo
Giovanissimo, nel 1961, “Nardino” si è trasferito in Lombardia, a Milano, ove ha avuto l’opportunità e la perseveranza di specializzarsi, acquisendo la qualifica di “tubista industriale”.
Nel 1977 ha fatto ritorno in paese per mettere a frutto la propria capacità professionale, raggiungendo livelli di tutto rispetto.
Ed è proprio qui, a Poggio Imperiale, che ha “scoperto” la sua passione per le cose antiche, cominciando pian piano a raccoglierle e a conservarle in alcuni angoli dei suoi “capannoni industriali”, allestendo gradualmente una notevole “esposizione”.
Macchina per la cucitura delle pelli
Oggi, la raccolta di “Nardino” può ben definirsi una “collezione” a pieno titolo, sia per quanto attiene alla quantità degli oggetti, sia con riguardo alla varietà degli articoli disponibili. ...
Tra i commenti ricevuti sul mio Blog www.paginedipoggio.com - “Come la penso io!” - corre l’obbligo di segnalarne uno di particolare interesse.
Si tratta di un commento al mio articolo dal titolo:
L’aurora (del 18/11/2009)
Il commento, che riporto integralmente qui di seguito, è dell’autore dell’opera lirica “L’Aurora di Gerusalemme”, da me citata nel predetto articolo.
Commenti
"Buongiorno, Volevo ringraziarla per il commento sull'opera "L'aurora di Gerusalemme". Se può interessare ho scritto un'altra opera "Dante racconta l'Inferno" sulla Divina Commedia. La prima nel suo genere: www.linferno.org Nel ringraziarla ancora invio cordiali saluti Andrea Arnaboldi (inviato il 15/01/2010)".
Avevo riportato nel mio articolo che … a proposito dell’aurora … “C’è anche una splendida opera lirica sulla riconquista del Santo Sepolcro, di Andrea Arnaboldi tratta dalla "Gerusalemme Liberata" di Torquato Tasso, intitolata: " L'Aurora di Gerusalemme ".
L’autore ci fa ora sapere che ne ha composta anche un’altra tratta dalla Divina Commedia di Dante, dal titolo: "Dante racconta l'Inferno".
E, curiosando sul sito www.linferno.org abbiamo acquisito qualche informazione in più sul personaggio e sulle sue opere....
Anche quest’anno l’Azione Cattolica poggioimperialese ha riproposto il Presepe Vivente.
La manifestazione è stata inserita nell’ambito del programma delle festività natalizie e di fine anno ed ha avuto luogo in paese la sera di domenica 3 gennaio 2010.
Dopo la Santa Messa serale celebrata dal parroco Don Luca, anticipata per l’occasione alle ore 18,00, sono entrati in scena i tre Re Magi e due angioletti che, seguiti dalla cittadinanza in processione, hanno raggiunto, partendo dalla Chiesa Parrocchiale di San Placido Martire, la Chiesa del Cuore di Gesù, in prossimità della quale era stato allestito il Palazzo del Re Erode.
E, da qui, hanno poi iniziato il loro cammino verso la Grotta della Natività del Bambino Gesù, soffermandosi nelle diverse tappe ove erano stati ambientati i luoghi e i personaggi del Presepe.

Foto gentilmente resa disponibile da Alfonso Chiaromonte
Ogni tappa è stata accompagnata da letture di approfondimento riferite agli eventi, fino alla Grotta, meta finale del percorso, concluso con la recita di alcune preghiere di rito guidata dallo stesso Don Luca. Le ambientazioni sono state realizzate all’interno di antiche e vecchie strutture del centro storico di Poggio Imperiale, un tempo adibite a botteghe artigianali, cantine, stalle o anche umili abitazioni , ma anche all’esterno, valorizzando particolari e suggestivi scorci del paesaggio urbano del paese....
La delizia dei liquori di agrumi del Gargano può accompagnare, in tutte le stagioni, la fine di un buon pasto, anche con effetto digestivo.
Ma anche fuori pasto, da sorseggiare con squisiti dolcetti secchi, alla frutta, alla crema o al cioccolato, oppure semplicemente sul gelato.
Gli aranceti e i limoneti del Gargano, conferiscono al paesaggio un particolare colore, offerto proprio dai limoni e dalle arance, dando luogo ad un affascinante contrappunto con il verde-argenteo degli olivi ed il blu intenso del mare.
Queste terre hanno dato vita a tradizioni che si tramandano da generazioni. Tra queste, una delle più importanti è sicuramente un'antica ricetta dalla quale si ricava un liquore chiamato "Limolivo" che è il parente stretto del più conosciuto "Limoncello".
Il Limoncello
Il “Limolivo” è uno squisito liquore amaro di ineguagliabile sapore antico. Racchiude in se l’armonia dei profumi delle arance, dei limoni e delle foglie di olivo, vera ricchezza delle aspre terre del Promontorio del Gargano. E’ lo sposalizio della natura con l’arte di racchiuderla in un liquore unico.
Il Limolivo
Tale prodotto, considerato un amaro dall’aspetto semipastoso, ha colorazione scura tipica di questa categoria di alcolici, seppure perfettamente fluido. E’ nato con l’intento di esaltare la bellissima colorazione che le foglie di olivo cedono all’alcool quando questo viene messo a contatto con esse.
Il “Limolivo” è una specialità del Gargano ed in particolare di Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia, la località famosa per la presenza della Grotta di San Michele Arcangelo.
Si tratta di un posto affascinante da un punto di vista paesaggistico giacchè situato in collina con una bella vista sul mare; a pochi chilometri da Monte Sant'Angelo si trova la famosa località balneare di Mattinata....
Sabato 5 dicembre io e mia moglie abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra “Leonardo a Milano – Dal museo del Louvre a Palazzo Marino – Esposizione straordinaria del San Giovanni Battista di Leonardo”.
Il capolavoro leonardesco è tornato a Milano dopo 70 anni; mancava dal 1939 allorchè venne esposto alla Triennale.
E’ stato riportato nel capoluogo lombardo grazie alla partnership con il museo parigino del Louvre e resterà esposto per un mese, fino al 27 dicembre, nella Sala Alessi di Palazzo Marino.
Proprio Milano è stata la città che adottò Leonardo da Vinci, che però portò il San Giovanni con sè ad Amboise, in Francia, dove trascorse l’ultimo periodo della sua vita.
Oggi il museo del Louvre sceglie Milano per un ritorno atteso e felice del grande genio italiano Leonardo, unico per la sua personalità di grande innovatore.
Realizzato a Firenze fra il 1508 e il 1513 per volere di Giovanni Benci (1), questo dipinto ad olio su una tavola di 69cm x 57cm fu terminato a Milano prima di essere portato in Francia dallo stesso Leonardo, che lo custodiva gelosamente nel suo studio a Cloux.
Nella Sala Alessi, grazie a un perfetto sistema di illuminazione, il visitatore può cogliere uno ad uno i molti frammenti che danno vita a questa immagine: dal sorriso ai lunghi riccioli biondi, per alcuni il segno conclamato dell’ambiguità sessuale di questo giovane, fino a quel dito puntato in alto, verso l’aldilà divino, invisibile al nostro sguardo.
Il San Giovanni è un olio su tavola (legno di noce) considerato uno degli ultimi dipinti di Leonardo. Arriva dal Louvre di Parigi, dove è conservato insieme alla Gioconda e a Sant’Anna, la Vergine e il Bambino.
Il “prestito” è nato dalla collaborazione tra il celebre museo parigino, il Comune di Milano, il Ministero dei Beni Culturali ed ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).
L’allestimento della mostra risulta molto sobrio; il capolavoro è stato tolto dalla cornice ed esposto tra quattro pareti (pannelli) nere, senza la presenza di altri quadri.
Questo consente di potersi concentrare solo ed esclusivamente su di esso, potendo così osservare ed apprezzare l’unicità e la preziosità dell’opera del grande maestro.
Si riesce a guardare negli occhi di San Giovanni Battista e restare ammaliati dallo sguardo di questo “giovane” e dal suo sorriso forse un po’ ambiguo, complice quell’indice puntato verso l’alto, verso una dimensione superiore.

In una sala attigua viene invece proiettato un interessante ed originale “filmato”, girato appositamente per illustrare l’evento, integrato con tratti storici di riferimento risultanti di notevole interesse....
Anche quest’anno, nei giorni 13, 14 e 15 novembre 2009, nella splendida cornice di Villa Mazzotti di Chiari (Brescia), si è tenuta la consueta “Rassegna della MicroEditoria”, giunta alla sua settima edizione.
Più di 100 gli Editori intervenuti, tra i quali le EDIZIONI DEL POGGIO www.edizionidelpoggio.it del Dott. Giuseppe Tozzi di Poggio Imperiale (Foggia), già presente lo scorso anno; 50 gli Eventi programmati oltre ai Laboratori scientifici e letture per bambini.
Stand Edizioni Del Poggio
L’edizione 2009 è stata dedicata alla memoria di Alda Merini, madrina della manifestazione.
Alda Merini, prima ospite importante della Microeditoria durante la prima edizione, è stata colei che ha consentito di far conoscere e far decollare la manifestazione, così come è stata colei che, partecipando alla conferenza stampa dell'anno successivo, ha fatto sì che, dopo il lancio, anche il proseguimento dell'evento si consolidasse, sotto le sue ali, che sapevano volare davvero alto.
In questa edizione è stata ricordata come un "inno alla vita", con l'affetto e la riconoscenza dovuti per la grande poetessa e soprattutto per la grande donna, da sempre capace di cantare la bellezza e l'afflizione, di camminare su linee sospese tra quelle che la gente chiama ragione e follia, di parlare a piccoli e grandi, indifferentemente.
Tra gli ospiti invitati quest’anno all’evento:
- Margherita HACK astrofisica;
- Vittorio MESSORI autore di “Ipotesi di Gesù”;
- Sergio RIZZO autore de “La Casta”;
- Enzo DE CARO attore;
- Vittorio PRODI eurodeputato, Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Ambientale....
Nella scorsa primavera, in aereo, nel corso del viaggio di ritorno dagli Stati Uniti d’America, complice l’insonnia che solitamente accompagna me e mia moglie in tutti i trasferimenti, di qualsiasi tipo, abbiamo avuto modo di goderci l’aurora di un nuovo giorno che pian piano cominciava a delinearsi.
Uno spettacolo unico nel suo genere.
La luce dell'aurora assume inizialmente tonalità di colore lilla-lavanda per poi passare ad un più surreale pesca-arancio.

In quota, dal finestrino dell’aereo, dal buio più profondo della notte abbiamo iniziato a scorgere le prime lievi note di luce; un momento affascinante in cui le ombre della notte lentamente si diradano e comincia ad avanzare un chiarore che illumina lentamente e sempre di più il cielo.

L’aurora è stata nei secoli molto amata dai poeti e dai pensatori, e continua ad esserlo tuttora, perché rappresenta un momento magico e misterioso al tempo stesso.
Omero magnifica la dea Aurora, sia nell’Odissea che nell’Iliade, attribuendole “dita di rosa”, circa venti volte nei suoi versi: “ Quando, figlia di luce, brillò l’Aurora dita rosate ...”.
A questa dea era attribuito il dono di aprire le porte del Cielo al carro del Sole semplicemente con il tocco delle dita color di rosa.
Quella che i romani chiamavano Aurora era la dea Eos della mitologia greca.
Appartiene alla prima generazione divina, quella dei Titani.
E’, infatti, figlia di Iperione e di Teia e sorella di Elio e di Selene; secondo altre tradizioni, era figlia di Pallante.
Con Astreo, un dio della stessa stirpe, generò i Venti: Zefiro, Borea e Noto, e così la "Fiaccola dell’Aurora" e gli Astri.
La sua leggenda è totalmente costellata dei suoi amori: un tempo, si racconta, si era unita ad Ares, attirandosi così la collera di Afrodite, che l’aveva punita facendone un’eterna innamorata.
Amò e portò con sé numerosi giovani noti per la loro straordinaria bellezza, come Orione, Cefalo e Titone, che divenne suo sposo....
Le tonde zucche arancioni e i primi freddi autunnali annunciano la prossima festa di “Halloween” che da qualche tempo sta prendendo piede anche nel nostro paese.
Una zucca di Hallowen
Negli Stati Uniti d’America è in uso mettere in giardino, la sera del 31 ottobre, sulla finestra o davanti alla porta di ingresso, grandi zucche arancioni svuotate della polpa in cui sono intagliati occhi accigliati, nasi satanici e bocche senza denti nel cui interno vengono infilate grosse candele accese.
La luce delle candele, penetrando dalle cavita’, crea effetti singolari e sinistri e questa sorta di “teschi” che originariamente avrebbero dovuto allontanare le occulte presenze, oggi acquistano un valore di “festoso” invito.
“Halloween” diventa quasi una gara tra chi possiede piu’ zucche e tra chi riesce a creare le facce piu’ originali, terribili e spiritose.
I giovani, travestiti da fantasmi, scheletri e streghe, si riuniscono in gruppi girando di casa in casa mimando il ritorno dei defunti e ripetendo “Trick or Treat”, che significa “Inganno o Offerta”; “Scherzo o Dolce”.
Pure da noi è ormai un classico, tra bambini, ragazzi e giovani, ripetere il motto: “Scherzetto o Dolcetto?”, “omologandosi” di fatto ai loro coetanei statunitensi.
E, questo, pare che si registri non solo in Italia, ma via via in ogni parte del mondo!
Le nuove usanze vanno così a sostituire le vecchie e consuete tradizioni che, in ogni paese, caratterizzavano un tempo la “festività dei morti”.
Nella tradizione “foggiana”, ad esempio, il “grano” faceva parte delle celebrazioni rituali “dei morti”.
Si usava mangiarlo in novembre in suffragio dei morti e rappresentava uno dei cibi rituali che scandivano il tempo della festa e del lavoro nella civiltà contadina.
E tale tradizione continua ancora oggi.
Una ciotola di "grano dei morti"
Il grano viene cotto ed amalgamato al mosto cotto, arricchito con chicchi di melograno e cioccolato fondente spezzettato, e quindi servito in ciotole individuali per essere gustato a fine pasto come dolce al cucchiaio, in abbinamento a un vino da dessert.
La tradizione del “grano dei morti” è presente, oltre che in Puglia, anche in altre regioni meridionali come la Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
E sono tante le varietà degli ingredienti che in ogni località vengono aggiunti al grano cotto; si va dalla cannella alle noci o mandorle sgusciate, zucchero, cedro candito, uva passa ed altro.
E' una specialità che si tramanda da generazioni nel “foggiano” per la ricorrenza dei morti.
Ingredienti per la preparazione del "grano dei morti" nel foggiano
Nell’area salentina questo dolce è detto “colva” o “coliba”, termine preso in prestito dal bizantino “kolba” che, a sua volta, deriva dal greco “koliva”; in altre parti della Puglia e’ conosciuto col termine dialettale di “cicc cuott”....
Si svolge ad Alba in questi giorni la consueta fiera del tartufo.
La “Fiera del Tartufo” di Alba nacque nel 1929 con il nome di “Fiera-Mostra campionaria a premi dei rinomati tartufi delle “Langhe”, come prosecuzione dell’Esposizione agricola e industriale che si svolgeva ad Alba fin dall’inizio del secolo. Si era intuito che il tartufo, se opportunamente promosso, poteva diventare trainante per tutta la produzione agricola e artigianale locale.
E migliaia furono negli anni i visitatori che si recavano ad Alba per assistere alla sfilata dei carri allegorici e per assaggiare il tartufo.
Negli anni la Fiera ha cambiato il proprio volto, allungando i tempi di svolgimento e arricchendosi di aspetti culturali, come mostre d’arte, e di appuntamenti come il Palio degli asini e la Giostra delle Cento Torri.
La “Fiera del Tartufo” di Alba è la principale manifestazione che riguarda il prezioso tubero, a livello mondiale. Ogni anno sono veramente tante le persone che, da ogni parte del mondo, invadono letteralmente Alba per degustarlo nei ristoranti del posto, accompagnandolo con un buon bicchiere di Barolo. Ma anche per acquistarlo, scegliendo fra le varie ed infinite pezzature proposte, e portarlo a casa propria per consumarlo in famiglia con tutta calma, su un buon risotto alla parmigiana o anche su dei tagliolini fumanti (tajarin).
In cucina il tartufo è un mito prezioso.
Tartufo bianco in esposizione ad Alba
Il mondo del tartufo, per letteratura e per tradizione, è sempre stato avvolto da un alone di mistero, che ne ha creato il mito. I protagonisti, i semplici cercatori e coloro che lo hanno commercializzato ne hanno dato un’interpretazione soggettiva, legata alle lune, alle astuzie e agli accorgimenti del “mestiere di trifolao”, allo scenario delle colline, delle valli e delle brume ottobrine....
Si è conclusa nei giorni scorsi a San Giovanni Rotondo l’ostensione delle spoglie di Padre Pio.
Dopo 17 mesi nei quali i resti mortali sono stati esposti alla venerazione dei fedeli, il corpo del santo riposa in un sarcofago che è stato definitivamente chiuso nella cripta del santuario di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo.
La cittadina di San Giovanni Rotondo si trova ad una cinquantina di chilometri da Poggio Imperiale.
Fu fondata nel 1095 sulle rovine di un preesistente villaggio del IV secolo a.C., e di questo borgo restano ancora dei segni visibili, come alcune tombe ed un battistero circolare (“rotondo”, dal quale trae il proprio appellativo) che anticamente era destinato al culto di Giano, Dio bifronte, e in seguito fu consacrato a San Giovanni Battista.
Qui dal 4 settembre 1916 al 23 settembre 1968 visse e morì Padre Pio da Pietrelcina.

Il giorno 24 settembre scorso è giunto a conclusione il periodo di esposizione pubblica dei resti mortali del Santo da Pietrelcina, e così Padre Pio si "congeda" dopo 17 mesi di ostensione iniziata il 24 aprile dell'anno scorso e che ha richiamato milioni di fedeli. ...
Il Lago di Lesina
Il Lago di Lesina ha un’origine simile a quella del vicino Lago di Varano: un antico golfo “chiuso” dai sedimenti marini, separato dal Mar Adriatico da un cordone sabbioso largo circa 800 metri, detto Bosco Isola. Rappresenta una delle più grandi lagune del Mediterraneo meridionale e deve la sua fama alla pescosità delle acque, ricche soprattutto di anguille. La laguna è collegata al mare attraverso due canali artificiali, denominati Acquarotta e Schiapparo, e riceve acque dolci da piccoli fiumi e canali di bonifica. Nei periodi di bassa marea, a poca distanza dal centro abitato di Lesina, affiora nel lago l’isoletta di San Clemente.

Punta Pietre Nere
Si tratta di elementi geologoci dalle caratteristiche davvero singolari e rare, che emergono dalla spiaggia di Lesina Marina in prossimità della foce del canale Acquarotta, e si presentano come un ammasso di scurissimi affioramenti di formazione geologica, costituito da rocce vulcaniche risalenti al Triassico; dunque a ben 245 milioni di anni fa. Le “pietre nere” di Lesina Marina potrebbero forse essere le più antiche rocce di tutta la Puglia e dell’Italia.
L’oasi “Duna di Lesina”
In prossimità del canale Acquarotta, tra il lago di Lesina e il Mare Adriatico si trova l’oasi “Duna di Lesina, che si estende per circa 25 ettari. Si tratta di un interessante sito che costeggia il canneto e gli specchi d’acqua della riserva naturale istituita nel settore orientale del bacino. E’ uno dei tratti costieri italiani più intatti dal punto di vista naturalistico. Presenta, infatti, una ricca varietà di specie faunistiche, quali il fenicottero rosa, l’airone bianco e rosso, il cormorano, diverse specie di anatre selvatiche, il pettirosso, l’airone cinerino, il falco di palude, il martin pescatore. Tutta la parte orientale del lago costituisce, dal 1981, “Riserva Naturale per il ripopolamento animale”....
Percorrendo la lingua di terra che separa il Mare Adriatico dal Lago di Lesina, si incontrano “Torre Fortore - Lesina Marina” e “Torre Mileto”, due località balneari facilmente raggiungibili in quanto poco distanti dai rispettivi comuni di Lesina e Sannicandro Garganico.
E il vicino casello dell’uscita di “Poggio Imperiale” dell’autostrada A 14 assicura il comodo collegamento con ogni località italiana ed europea.
La spiaggia, dalla finissima sabbia dorata, si allunga a perdita d'occhio e segue ininterrottamente il litorale, regalando uno scenario davvero suggestivo, evidenziato dall'azzurro intenso del mare che lambisce la costa.
E, a largo, proprio di fronte, le stupende Isole Tremiti.
L'economia di “Torre Fortore - Lesina Marina” e di “Torre Mileto” (o Maletta) è basata soprattutto sul turismo estivo e sulla pesca.
Oltre agli insediamenti abitativi, negli ultimi anni sono sorti numerosi villaggi turistici, moderne strutture di ricezione alberghiera, parchi acquatici e campeggi attrezzati.

Rara la bellezza dei paesaggi che si estendono nella selvaggia “macchia mediterranea”, conservando il fascino delle dune tra mare e lago, tra piante di mirto, rosmarino e liquirizia, cespugli di asparagina, rovi di more e rucola spontanea.
Vaste pinete, a ridosso della spiaggia, si alternano ad oliveti millenari e lussureggianti pianure, ricche di vegetazione di ogni genere, si alternano a monti frastagliati man mano che il promontorio del Gargano si fa più prossimo.
La duna, che da Torre Fortore porta a Punta Pietre Nere, fa da cornice all’insediamento turistico di Lesina Marina, con un’ampia spiaggia costeggiata da una fitta boscaglia, ricca di vegetazione e profumata di piante particolari.
A “Torre Mileto”, invece, c’è anche l’alternativa di coste rocciose che si calano a picco sul mare, offrendo agli appassionati l’opportunità di effettuare immersioni subacquee per pescare o solamente per osservare gli interessanti fondali marini.
Ma cosa sta succedendo a “Torre Fortore - Lesina Marina”, ove si parla già da qualche anno di “dissesto idrogeologico”, e a “ Torre Mileto” ove si parla di abusivismo edilizio su area demaniale? ...
Alle ore 19,30 di sabato 22 agosto 2009, alla presenza di un folto pubblico, presso la Biblioteca Comunale di Poggio Imperiale è avvenuta la presentazione del libro “Viaggio d’autunno”, una raccolta di poesie di Giacomo Fina, Edizioni del Poggio.

Sono intervenuti, per il Comune di Poggio Imperiale che ha patrocinato l’evento, il Vice Sindaco Alberto Caccavo, l’Assessore alla Cultura Antonio Mazzarella e l’Assessore alle politiche sociali Maria Michela Fina, peraltro figlia dell’autore.
Relatori, la Prof.ssa Oriana Fidanza, scrittrice, il giornalista e scrittore Giucar Marcone e l’autore del libro Giacomo Fina, mentre il coordinamento e la presentazione sono stati affidati al Prof. Florindo Di Silvio.
Il libro, che fa parte di “Emozioni”, la “Collana di Poesia” diretta da Giucar Marcone delle Edizioni del Poggio, aggiunge un ulteriore tassello al variegato universo delle pubblicazioni nel quale Giuseppe Tozzi, l’Editore presente alla cerimonia di presentazione, sta dimostrando doti di grande capacità professionale e di perseveranza, visto il livello di affermazione conseguito in campo nazionale.
La perspicacia di saper offrire anche ad autori emergenti l’opportunità di esprimersi e rendere pubbliche le loro “emozioni” rappresenta forse la chiave del suo successo.
Giacomo Fina (Mimì per gli amici) è un altro “Tarnuèse” che ha vissuto per oltre vent’anni lontano da Poggio Imperiale - a Monselice, in provincia di Padova, per la precisione - ma che ha mantenuto forti legami con la propria terra ove, non appena possibile, ha sempre fatto ritorno.
Ne sono prova le poesie dedicate a Poggio Imperiale… “Così era il paese”, “Così era la festa”…ma anche “Che tristezza”…e tante altre che palesemente o solo velatamente, a volte in somma letizia ed a volte anche con profonda amarezza, localizzano l’azione in quel paesino della Capitanata, che è per l’appunto Poggio Imperiale....
La “Cantina Ferrazzano” di Poggio Imperiale è di recente costruzione e fonda le sue radici in un territorio ricco di tradizione, conciliando con i valori di un tempo le più moderne ed innovative tecniche di produzione.
Può veramente un calice di vino raccontare millenni di storia umana?
E’ grazie alla perspicacia e la determinazione di Giuseppe Ferrazzano, che dopo ben 21 anni di permanenza in Toscana, terra di grandi e pregiati vini italiani, nel 2006 è tornato al suo paese di origine, Poggio Imperiale, ed ha acquistato un podere in località “Fucicchia” per impiantarvi dei vigneti.
La passione per i vigneti e per la produzione del vino Giuseppe (Peppino per gli amici) ce l’ha nel sangue; già suo padre Michele svolgeva il mestiere di “vignaiuolo” presso i vigneti “del Conte” di Santo Spirito e di San Nazario ed ancor prima il nonno Pietro presso i vigneti e la cantina dei “Nista”.
Una passione che Peppino sta cercando ora di trasmettere anche ai suoi figli.
L’attuale varietà riguarda 3 ettari di uve “Montepulciano” dalle quali ricava un vino rosso da 13,5 gradi; 1 ettaro e mezzo di uve “Merlot” dalle quali ricava un vino rosso da 14,5 gradi ed 1 ettaro e mezzo di uve "Syrah" dalle quali ricava un vino rosso da 14 gradi.
Il sistema di “allevamento” è quello denominato “cordone speronato”, la resa è di circa 80 quintali per ettaro e la produzione avviene attraverso una diraspatura e pigiatura soffice, con maceratura di 15 giorni alla temperatura di 27 – 29° C
...
Una finestra aperta sugli eventi, itinerari, viaggi e su quant’altro avrei avuto voglia e tempo di soffermare la mia osservazione, da quel cucuzzolo “virtuale” che è Poggio Imperiale…
Un luogo privilegiato di osservazione
sul passato, presente e futuro.
Sul mondo intero
(l.b.)
Un anno proficuo e denso di impegno, con una presenza continua di articoli che hanno spaziato, com’era nelle migliori intenzioni, …“sul passato, presente e futuro; sul mondo intero”.
32 articoli pubblicati a tutto il 12 agosto 2009 e corredati per lo più di puntuale documentazione fotografica, con una media di circa 3 articoli al mese, ripartiti nelle seguenti Sezioni:
- Ddummànne a l’acquarùle se l’acqu’è fréscijche (8);
- Divagazioni (2);
- Eventi (9);
- Storia (4);
- Viaggi (8);
- Work in progress (1)
L’impegno per il futuro è quello di continuare su questa strada…cercando di mantenere vivo l’interesse sugli argomenti che andrò via via a trattare....
Anche quest’anno la manifestazione è stata inserita tra i vari eventi che caratterizzano la programmazione dell’Estate 2009 in piazza Imperiale.
Visto il grosso successo che questa gara suscitava nei concorrenti e nel numeroso pubblico presente, dal 2007 diventò l’unica attrazione dell’intera serata....
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