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	<title>Pagine di Poggio Blog</title>
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		<title><![CDATA[La “Notte delle Spighe”: le motivazioni dei Premi 2010.]]></title>
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		<created>2010-09-06T15:31:33+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><strong>L&rsquo;Associazione Culturale Terra Nostra Onlus</strong> di Poggio Imperiale ha pubblicato sul proprio Sito: <u>http://www.terranostraonlus.eu/</u>&nbsp; le motivazioni dei <em>tre premi</em> conferiti nella <em>3&ordf; Edizione</em> del Premio <strong>&ldquo;Spiga d&rsquo;oro 2010&rdquo; </strong>del 26 giugno 2010, che vengono di seguito riportate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>&quot;Premio Nazionale &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro&rdquo;</strong></p>
<p align="center">&nbsp;DELIO ROSSI</p>
<p align="center">&nbsp;Al<em>lenatore del Palermo Calcio</em></p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/FotoDelio_Rossi.jpg" />&nbsp;</p>
<p>Con la seguente motivazione:</p>
<p align="center"><em>&quot;Professionista competente e geniale. Sa organizzare ed amalgamare i giocatori delle squadre da lui gestite, inculcando in essi il rispetto delle regole ed il rigore sportivo. Lungimirante e rapido nelle decisioni, perspicace ed efficiente nell&rsquo;attuare le tecniche ed i sistemi di gioco e nel salvaguardare le capacit&agrave; professionali proprie e degli atleti sotto la sua tutela. Sa affrontare le varie problematiche e sa gestire con moderne tecniche le gare e i vari incontri sportivi, dimostrando di possedere senso del dovere e grande professionalit&agrave;. Grazie alle scelte serie e rigorose, all&rsquo;orgoglio equilibrato e fiero, rappresenta una solida realt&agrave; nello sport italiano&quot;.</em></p>
<p align="center"><em></em></p>
<p align="center"><strong>&quot; Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro Capitanata&rdquo;</strong> </p>
<p align="center">SERGIO DE NICOLA</p>
<p align="center"><em>Giornalista RAI Regione (Puglia)</em></p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/Foto Sergio_DeNicola.jpg" /></p>
<p>Con la seguente motivazione:</p>
<p align="center"><em>&quot;Giornalista professionista, corrispondente della Rai per la Capitanata, ha dato voce ai problemi e alle notizie del nostro territorio. Informa nel rispetto della verit&agrave;, mettendosi con piena lealt&agrave; al servizio del pubblico. Varie e significative le sue esperienze professionali, come conduttore, come coordinatore, come scrittore, come docente, a livello universitario, di Scienze della Comunicazione, Giornalismo e Comunicazione di massa. Si pone come tramite tra la notizia ed il pubblico, elargendo un&rsquo;informazione corretta e persuasiva. Con eleganza e sobriet&agrave;, evita gli artifici che condizionano la genuinit&agrave; della notizia e violano il requisito della civile esposizione dei fatti&quot;.</em></p>
<p align="center"><em></em></p>
<p align="center"><strong>&quot; Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Argento Terra Nostra&rdquo; </strong></p>
<p align="center">LORENZO BOVE</p>
<p align="center"><em>Ex Dirigente RFI (Gruppo Ferrovie dello Stato)</em></p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/FotoLorenzo_Bove.jpg" /></p>
<p>Con la seguente motivazione:</p>
<p align="center"><em>&nbsp;&quot;Esperto ed autorevole funzionario dalla personalit&agrave; poliedrica. Ha occupato posti dirigenziali di alto profilo progettuale ed intellettuale. Si &egrave; sempre distinto per le sue doti di negoziatore lungimirante ed esperto comunicatore. Terranovese verace. Pur avendo lasciato la sua terra nativa per attuare i suoi progetti di vita, ha sempre mantenuto uno stretto legame con essa, mostrandosi leale e disponibile con i suoi compaesani. Non ha mai dimenticato il dialetto terranovese e lo ha valorizzato, tramandando detti e proverbi, perch&eacute; il tempo non li cancelli.&quot;</em></p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Le foto sono tratte dalle immagini di repertorio della manifestazione tenutasi a Poggio Imperiale la sera del 26 giugno 2010 e pubblicate dall'Associazione Culturale Terra Nostra Onlus sul proprio Sito <u>http://www.terranostraonlus.eu/</u>&nbsp;.</p>]]></content>
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		<title><![CDATA[www.paginedipoggio.com ... un vero successo!]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=84</id>
		<created>2010-08-12T18:18:23+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Il Sito/Blog <strong><u>www.paginedipoggio.com</u></strong> compie il suo secondo anno di vita!</p>
<p>Gli argomenti finora trattati sono quelli ripartiti nelle seguenti &ldquo;sezioni&rdquo;:</p>
<p>Curiosit&agrave; (3)</p>
<p>Ddumm&agrave;nne a l&rsquo;acquar&ugrave;le se l&rsquo;acqu&rsquo;&egrave; fr&eacute;scijche (9)</p>
<p>Divagazioni (10)</p>
<p>Eventi (19) </p>
<p>Fatti &amp; Misfatti (1) </p>
<p>Ricorrenze (4) </p>
<p>Storia (7) </p>
<p>Viaggi (12) </p>
<p>Work in progress (1)</p>
<p>Questa la classifica degli articoli pi&ugrave; &ldquo;cliccati&rdquo;:</p>
<p><strong>Lo &ldquo;sciroppo d&rsquo;acero&rdquo; canadese</strong> (pubblicato in Viaggi, <strong>linkato 1658 volte</strong>)</p>
<p>YAD VASHEM IL MUSEO DELL&rsquo;OLOCAUSTO DI GERUSALEMME: la didascalia contestata. (pubblicato&nbsp; in Viaggi, linkato 1277 volte)</p>
<p>A Milano &ldquo;folgorati&rdquo; dalla &ldquo;Conversione di Saulo&rdquo; del Caravaggio. (pubblicato in Eventi, linkato 968 volte)</p>
<p>MASADA, la fortezza erodiana: il mistero del suicidio collettivo (pubblicato in Viaggi, linkato 813 volte)</p>
<p>La stella di Betlemme (pubblicato in Viaggi, linkato 748 volte)</p>
<p>L&rsquo;ORO DELL&rsquo;ANIMA - Antiche &ldquo;Icone Russe&rdquo; esposte per la prima volta in Italia e in Europa (pubblicato&nbsp; in Eventi, linkato 650 volte)</p>
<p>Liquori di agrumi del Gargano: il &ldquo;LIMOLIVO&rdquo; e il &ldquo;LIMONCELLO&rdquo;. (pubblicato in Divagazioni, linkato 641 volte)</p>
<p>Ma cosa sta succedendo a &ldquo;Torre Fortore - Lesina Marina&ldquo; e a &ldquo;Torre Mileto&rdquo; ? (pubblicato in Divagazioni, linkato 627 volte)</p>
<p>QUMRAN: IL MISTERO DEI ROTOLI DEL MAR MORTO (pubblicato in Viaggi, linkato 611 volte)</p>
<p>Perch&eacute; a Milano il Carnevale&hellip;continua anche dopo il martedi grasso? (pubblicato in Eventi, linkato 537 volte)</p>
<p align="center">^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^</p>
<p>Con una punta di <strong>&ldquo;1658 linkate&quot;</strong> ... ci si pu&ograve; ritenere davvero soddisfatti!</p>
<p>Un grazie di cuore a tutti i lettori. </p>
<p align="center">^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=84"/>
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		<title><![CDATA[Le “Perseidi”]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=83</id>
		<created>2010-08-10T16:35:58+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Alla lettera, le <strong>&ldquo;Perseidi&rdquo;</strong> - chiamate anche <em>&quot;Lacrime di San Lorenzo&quot;</em> - sono lo <em>&ldquo;Sciame meteorico radiante della Costellazione di Perseo, che si pu&ograve; osservare, di notte, tra il 9 e l&rsquo;11 agosto&rdquo; </em>[Il Nuovo Zingarelli, Zanichelli Editore].</p>
<p>La notte del 10 agosto, ogni anno, gli occhi degli italiani nel mondo si rivolgono speranzosi al cielo, per cogliere al volo una stella cadente.</p>
<p>Se scientificamente la caduta delle stelle &egrave; da imputarsi al passaggio, all'interno dell'orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle &egrave; stata elaborata in modo pi&ugrave; poetico. </p>
<p>Questa notte &egrave; infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell'omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo mor&igrave;, creando un'atmosfera magica e carica di speranza.</p>
<p>In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e ad ogni stella cadente si pronuncia la filastrocca <em><strong>&quot;Stella, mia bella stella, desidero che&hellip;&quot;,</strong></em> e si aspetta l'evento desiderato durante l'anno.</p>
<p>Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate &quot;fuochi di San Lorenzo&quot;, poich&eacute; ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo.</p>
<p>Anche se in realt&agrave; San Lorenzo non mor&igrave; bruciato, ma decapitato, nell'immaginario popolare l'idea dei lapilli volati in cielo ha preso piede, tanto che ancora oggi in Veneto un proverbio recita <em>&quot;San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti&quot;.</em> </p>
<p>Questa tradizione &egrave; cos&igrave; radicata e evocativa che anche il grande poeta <strong>Giovanni Pascoli</strong> vi dedic&ograve; un canto, chiamato <strong>X agosto</strong>, in cui rievoc&ograve; la morte del padre ucciso in un'imboscata proprio quel giorno.</p>
<p><strong>&nbsp;X AGOSTO</strong> </p>
<p><em>di Giovanni Pascoli </em></p>
<p>San Lorenzo,</p>
<p>io lo so perch&eacute; tanto di stelle</p>
<p>per l'aria tranquilla arde e cade, </p>
<p>perch&eacute; si gran pianto nel concavo cielo sfavilla.</p>
<p>Ritornava una rondine al tetto:</p>
<p>l'uccisero: cadde tra i spini;</p>
<p>ella aveva nel becco un insetto:</p>
<p>la cena dei suoi rondinini. </p>
<p>Ora &egrave; l&agrave;, come in croce,</p>
<p>che tende quel verme a quel cielo lontano;</p>
<p>e il suo nido &egrave; nell'ombra,</p>
<p>che attende, che pigola sempre pi&ugrave; piano.</p>
<p>Anche un uomo tornava al suo nido:</p>
<p>l'uccisero: disse: Perdono;</p>
<p>e rest&ograve; negli aperti occhi un grido:</p>
<p>portava due bambole in dono.</p>
<p>Ora l&agrave;, nella casa romita,</p>
<p>lo aspettano, aspettano invano:</p>
<p>egli immobile, attonito,</p>
<p>addita le bambole al cielo lontano.</p>
<p>E tu, Cielo, dall'alto dei mondi sereni,</p>
<p>infinito, immortale, </p>
<p>oh! d'un pianto di stelle lo inondi</p>
<p>quest'atomo opaco del Male! </p>
<p>Il <strong>fenomeno delle stelle cadenti</strong> &egrave; legato alla notte di San Lorenzo perch&eacute; nel XIX secolo la pioggia delle stelle raggiungeva il suo massimo sviluppo proprio il 10 agosto, giorno dedicato alla festivit&agrave; del Santo. </p>
<p>Tuttavia, per ragioni astronomiche, quest&rsquo;anno l&rsquo;appuntamento &egrave; scivolato di un paio di giorni e la notte pi&ugrave; favorevole sar&agrave; quella del 12 agosto.</p>
<p>Siamo anche fortunati: la Luna non &egrave; ancora al primo quarto e quindi non disturber&agrave; con la sua luce lo spettacolo, rendendo pi&ugrave; facile l&rsquo;intercettazione delle stelle cadenti. </p>
<p><strong>Non resta che alzare gli occhi al cielo ed esprimere, come sempre, un desiderio!</strong> &nbsp;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=83"/>
		<issued>2010-08-10T16:35:58+01:00</issued>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Processione della Madonna del Carmine]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=82</id>
		<created>2010-08-06T16:12:16+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Il giorno 16 di luglio di ogni anno viene festeggiata a Poggio Imperiale la ricorrenza della festivit&agrave; della Beata Vergine del Carmelo, detta anche Madonna del Carmine.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/madonna1.JPG" alt="" /></p>
<p>Una devozione che risale al &ldquo;tempo dei tempi&rdquo; e che trova le sue radici nel culto della Madonna &ldquo;protettrice dei muratori&rdquo;, ma che coinvolge da sempre l&rsquo;intera popolazione.</p>
<p>I festeggiamenti si svolgono in forma solenne con la celebrazione della Santa Messa seguita da una processione per le vie del paese con la statua della Madonna portata a spalle da squadre di &ldquo;muratori&rdquo; che, a turno, si danno il cambio.</p>
<p>Numerosi i fuochi di artificio che accompagnano la processione lungo tutto il percorso.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/madonna2.JPG" alt="" /></p>
<p>In serata, il consueto intrattenimento musicale in piazza e puntualmente a mezzanotte lo spettacolo di fuochi pirotecnici all&rsquo;interno del campo sportivo comunale.</p>
<p>Le processioni</p>
<p><em>&lt;&lt; L&rsquo;usanza di uscire per le strade portando in processione le icone e le statue di Maria e dei Santi scaturisce dal sentimento religioso popolare, che vuole esternare la propria devozione verso i &ldquo;celesti patroni&rdquo; e mettere sotto la loro protezione il paese, il quartiere o l&rsquo;intera citt&agrave;. Mentre una mentalit&agrave; razionalista ritiene le processione come &ldquo;residuo di usi barbarici&rdquo;, il &ldquo;Direttorio su piet&agrave; popolare e liturgia&rdquo;, pubblicato nel 2002 dalla Congregazione per il culto divino, la considera &ldquo;espressione culturale di carattere universale e di molteplice valenza religiosa e sociale&rdquo;. Riempite di contenuti cristiani, le processioni sono entrate fin dall&rsquo;antichit&agrave; nella liturgia. Per esempio, nel VII secolo il Papa Sergio I stabili per le quattro feste della Candelora, dell&rsquo;Annunciazione, dell&rsquo;Assunta e della Nativit&agrave; una processione notturna dal Foro Romano a Santa Maria Maggiore, dove si celebrava l&rsquo;Eucaristia. Altre processioni sono entrate nel ciclo liturgico annuale, tra le pi&ugrave; importanti quelle della Domenica delle Palme e del Corpus Domini.  Mentre le processioni liturgiche sono in se stesse orientate all&rsquo;incontro sacramentale con Cristo, quelle popolari in onore di Maria e dei Santi sono a rischio di apparire &ldquo;mero spettacolo o parata puramente folkloristica&rdquo;. Perci&ograve; il Direttorio invita a rendere la processione un&rsquo;autentica &ldquo;manifestazione di fede&rdquo;: un segno della condizione pellegrinante della Chiesa, un percorso verso la mensa eucaristica, un &ldquo;cammino compiuto insieme&rdquo; nella preghiera e nella solidariet&agrave; &gt;&gt;.</em> [Stefano De Flores, Mariologo, La Domenica, Periodico religioso n. 3 &ndash; 2010 Edizioni Periodici San Paolo s.r.l.].</p>
<p>Il Monte del Carmelo </p>
<p><em>&lt;&lt; In Terra Santa, nello stato di Israele, nello scenario ridente e poetico della Galilea, in un piccolo promontorio sopra il Mare mediterraneo, si eleva il Monte Carmelo, rifugio di molti virtuosi Santi che, nell&rsquo;Antico Testamento, si ritiravano in quel luogo solitario per pregare per la venuta del Divino Salvatore. Ma nessuno di loro, tuttavia, impregn&ograve; di tante virt&ugrave; quelle rocce benedette quanto Sant&rsquo;Elia. Quando il profeta delle zelo ardente si ritir&ograve; lass&ugrave;, verso il IX secolo prima dell&rsquo;Incarnazione del Figlio di Dio, erano tre anni che un&rsquo;implacabile siccit&agrave; chiudeva i cieli della Palestina, castigando l&rsquo;infedelt&agrave; degli ebrei verso Dio. Mentre pregava con fervore, chiedendo che il castigo fosse alleviato per i meriti di Quel Redentore che sarebbe dovuto venire, Elia mand&ograve; un servo sulla vetta del monte, ordinandogli: &ldquo;Vai e guarda del lato del mare&rdquo;. Ma il servo non vide niente. E, scendendo, disse: &ldquo;Non c&rsquo;&egrave; nulla&rdquo;. Fiducioso, il profeta gli fece fare sette volte l&rsquo;infruttuosa scalata. Alla fine il servo ritorn&ograve;, dicendo: &ldquo;Ecco, una nuvoletta come una mano d&rsquo;uomo, sale dal mare&rdquo;. Difatti, la nube era tanto piccola e diafana che sembrava destinata a scomparire al primo soffio dell&rsquo;infuocato vento del deserto. Ma a poco a poco crebbe, si allarg&ograve; nel cielo fino a coprire tutto l&rsquo;orizzonte e precipit&ograve; sulla terra sotto forma di abbondante acqua. La piccola nuvola era una &ldquo;figura dell'umile Maria&rdquo;, i cui meriti e virt&ugrave; avrebbero superato quelli di tutto il genere umano, attraendo il perdono e la Redenzione per i peccatori. Il Profeta Elia aveva scorto nella sua contemplazione il ruolo di mediatrice della Madre del Messia atteso. Fu, per cos&igrave; dire, il suo primo devoto. Una bella tradizione ci dice che, sull'esempio di Sant'Elia, vi furono sempre sul Monte Carmelo eremiti che lass&ugrave; vissero e pregarono, recuperando e trasmet&not;tendo ad altri lo spirito &ldquo;eliatico&rdquo;. E quel luogo santificato da uomini contemplativi richiamava altri contemplativi. Verso il secolo IV, quando cominciarono ad apparire i primi monaci solitari dell'Oriente, le pendici rocciose del Monte Carmelo accolsero una cappella, nello stile delle comunit&agrave; bizantine, le cui tracce si vedono ancor oggi. Pi&ugrave; tardi, verso il secolo XII, un gruppo di nuove vocazioni, questa volta venute dall'Occidente unita&not;mente alle Crociate, aggiunse nuovo fervore all'antico movimento. Subito venne edificata una piccola chiesa dove la comunit&agrave; si dedicava alla vita di preghiera, sempre animata dallo spirito di Elia. La piccola &quot;nuvoletta&quot; cresceva sempre di pi&ugrave;. La crescita del numero dei fratelli della Madonna del Monte Carmelo rendeva necessaria un'organizzazione pi&ugrave; perfezionata. Nel 1225 una delegazione dell'Ordine si diresse a Roma per richiedere alla Santa Sede l'approvazione di Una Regola, effettivamente concessa dal Papa Onofrio III nel 1226. Con l'invasione dei &ldquo;luoghi santi&rdquo; da parte dei musulmani, il superiore del Monte Carmelo diede il permesso ai religiosi di trasferirsi in occidente dove fondarono nuove comunit&agrave;. In Europa i frati del Carmelo cominciarono ad andare vagando come membri di un Ordine quasi sconosciuto, malvisto e sull'orlo della scomparsa. La famiglia religiosa di Elia sembrava un tronco secco e vecchio, destinato in poco tempo al disfacimento. Era il momento atteso della Madonna per far rifiorire, sull'alto della verga disseccata, un fiore: San Simone Stock. Questo inglese di riconosciute virt&ugrave;, pur eletto all'incarico di Generale dell'Ordine, non esercitava un'effettiva autorit&agrave; sopra i suoi fratelli, poich&egrave; il Carmelo non possedeva ancora una struttura giuridica coesa e uniforme, capace di conservare uno spirito, promuoverlo e trasmetterlo alla posterit&agrave;. La virt&ugrave; compensava, per&ograve;, la mancanza di autorit&agrave;. Pregando la Madonna con molto fervore, San Simone La implor&ograve; che non permettesse la scomparsa dell'Ordine Carmelitano. In questa desolante situazio&not;ne, la Santissima Vergine apparve al suo buon servitore (nel 1251) e gli consegn&ograve; lo &ldquo;Scapolare&rdquo;, perch&egrave; fosse usato sopra le vesti. In quell'epoca i servi usavano una tunica come abito civile. Sopra di essa indossavano una tunica pi&ugrave; piccola, che indicava, per il colore e per le caratteristi&not;che peculiari, l'identit&agrave; del suo padrone. Lo Scapolare del Carmelo era simile a questa piccola tunica. La Madonna consegnava, quindi, a San Simone Stock una livrea propria dei suoi servi, affinch&egrave; fosse usata da tutti i carmelitani, e prometteva: &quot;Ricevi, figlio dilettissimo, lo Scapolare del tuo Ordine, segno della mia fraterna amicizia, privilegio per te e per tutti i carmelitani &gt;&gt;.</em></p>
<p>Lo &ldquo;Scapolare&rdquo; della Madonna del Carmelo</p>
<p>&lt;&lt;&nbsp;<em>Nelle apparizioni della Madonna a Fatima, nel 1917, sono state confermate le due principali devozioni mariane che hanno resistito alla prova del tempo: quella del Rosario e quella dello Scapolare. Donate agli uomini durante il Medioevo, queste devozioni concedono privilegi inestimabili in relazione alla perseveranza, alla salvezza dell'anima e alla conversione del mondo. Esse furono sempre importanti e attuali, ma con le rivelazioni di Fatima sono diventate ancor pi&ugrave; necessarie e urgenti. Alla conclusione delle apparizioni, il giorno 13 ottobre, mentre avveniva il grande miracolo del Sole, visto da pi&ugrave; di cinquantamila persone, la Madre di Dio si mostr&ograve; ai tre pastorelli nelle vesti della Madonna del Monte Carmelo, presentando nelle loro mani, lo Scapolare. E' certo che, avve&not;nendo in concomitanza con il fenomeno pi&ugrave; alto fra tutti quelli accaduti nella &ldquo;Cova da Iria&rdquo;, la presentazione dello Scapolare durante quest'apparizione finale non fu un dettaglio senza importanza. Si pu&ograve; affermare che i privilegi inestimabili legati allo Scapolare sono parte integrante del Messaggio che ci ha lasciato la Madre di Dio a Fatima, unitamente al Rosario ed alla devozione al Cuore Immacolato di Maria. Infatti, i riferimenti all'Inferno e al Purgatorio, la necessit&agrave; della penitenza e l'intercessione di Nostra Signora contenuti nel Messaggio sono in assoluta consonanza con le promesse collegate allo Scapolare &gt;&gt;.</em> </p>
<p>Nota</p>
<p>Le informazioni sono frutto di ricerche eseguite su vari Siti Internet italiani e stranieri che trattano pi&ugrave; dettagliatamente la materia di cui trattasi. &nbsp;</p>]]></content>
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		<issued>2010-08-06T16:12:16+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Un giro in Basilicata tra arte e borghi antichi.]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=81</id>
		<created>2010-07-28T23:55:01+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Mi sono avventurato con mia moglie, nei giorni scorsi, alla ricerca della Basilicata Antica, della Storia e dell&rsquo;Archeologia, in una terra i cui uomini risultano affini per cultura alla gente di Puglia.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/venosa1.JPG" alt="" /></p>
<p><strong>VENOSA</strong> (la citt&agrave; di Orazio)</p>
<p>Sorge su uno sperone di origine vulcanica, a valle del monte Vulture; cittadina dalle antiche origini e dagli illustri testimoni, fonte di grande fascino per le lunghe vicende storiche che l&rsquo;hanno segnata e per i suoi monumenti densi di mistero. Secoli di storia, racchiusi in uno splendido borgo, patria del grande Orazio, uno dei maggiori poeti dell&rsquo;epoca romana, e di Carlo Gesualdo Principe di Venosa del periodo rinascimentale. &ldquo;Citt&agrave; del vino&rdquo; per la produzione del noto &ldquo;Aglianico&rdquo;, Venosa &egrave; annoverata tra i &ldquo;Borghi pi&ugrave; belli d&rsquo;Italia&rdquo;. </p>
<p>L&rsquo;itinerario archeologico</p>
<p>Si parte dal &ldquo;Parco Archeologico&rdquo; dove sono visibili le terme, la&rdquo;domus&rdquo;, il complesso episcopale e i resti dell&rsquo;Anfiteatro, testimonianza di una continua occupazione dalla fase repubblicana romana all&rsquo;et&agrave; medioevale inoltrata. Accanto al parco archeologico si sviluppa il &ldquo;complesso della SS. Trinit&agrave;&rdquo;, uno tra i pi&ugrave; interessanti monumenti dell&rsquo;Italia meridionale che ospita la tomba di Roberto il Guiscardo, dei suoi fratelli e della prima moglie Aberada. La chiesa vecchia, sorta in et&agrave; paleocristiana su tempio pagano e ampliata a partire dell&rsquo;ultimo quarto dell&rsquo;XI secolo con la chiesa nuova &ndash; rimasta incompiuta &ndash; &egrave; un capolavoro dell&rsquo;architettura benedettina. Nelle vicinanze, si trovano le Catacombe ebraico-cristiane, scoperte nel 1853, ma gi&agrave; conosciute nel IX secolo, articolate in vari nuclei di notevole interesse storico e archeologico. Infine a nove chilometri dall&rsquo;abitato, &egrave; possibile visitare il Sito Paleolitico di Notarchirico, costituito da un&rsquo;area museale coperta con numerose testimonianze della presenza umana in epoca preistorica e, sulla strada di ritorno verso la citt&agrave;, la Tomba di Marco Claudio Marcello.</p>
<p>L&rsquo;itinerario storico religioso</p>
<p>La Venosa antica comincia dalla fontana angioina o dei &ldquo;Pilieri&rdquo;, antica porta cittadina da cui si raggiunge il maestoso &ldquo;Castello Ducale Pirro del Balzo&rdquo;, che ospita il Museo Archeologico Nazionale con reperti dell&rsquo;epoca pre-romana fino al tardo impero e ai normanni. Da l&igrave;, si pu&ograve; proseguire verso le &ldquo;antiche fornaci&rdquo; per giungere alla fontana detta la &ldquo;Romanesca&rdquo; e risalire poi fino alla Piazza Orazio Flacco, che ospita il monumento al poeta latino. A seguire &ldquo;Palazzo Calvini&rdquo; e la Cattedrale di S. Andrea per arrivare, infine, a quella che la tradizione indica come la &ldquo;Casa di Orazio&rdquo;.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/venosa2.JPG" alt="" /></p>
<p><strong>MELFI</strong> (la citt&agrave; delle Costituzioni) </p>
<p>Cittadina medioevale, nota per essere stata la sede amministrativa dell&rsquo;imperatore Federico II di Svevia, da cui eman&ograve; le famose Costituzioni, si erge maestosa su di una collina raccolta da una cinta muraria unica nell&rsquo;Italia meridionale. </p>
<p>L&rsquo;abitato &egrave; dominato dal bellissimo Castello normanno-svevo, risultato di interventi a pi&ugrave; riprese nel corso dei secoli. Costruito dapprima dai normanni, fu ampliato da Federico II di Svevia; Carlo D&rsquo;Angi&ograve; vi aggiunse poi alcune torri, quindi i Caracciolo e poi i Doria lasciarono la loro impronta. L&rsquo;ingresso attuale del castello, che si apre sulla citt&agrave; sul versante orientale, era dotato i ponte levatoio. Le torri sono dieci, di cui sette rettangolari e tre pentagonali. Nel corpo centrale &egrave; stato istituito il &ldquo;Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese&rdquo; con ricca collezione di reperti rinvenuti nell&rsquo;area del Vulture. Di rilievo lo stupendo sarcofago del II secolo d.C., ritrovato a Rapolla nel 1866. </p>
<p>Nel borgo </p>
<p>Dalla &ldquo;Porta Venosina&rdquo;, una delle sei porte di Melfi ancora esistenti, &egrave; possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura della citt&agrave; e l&rsquo;affascinante panorama del Vulture. Dell&rsquo;edificio normanno della Cattedrale dedicata all&rsquo;Assunta, edificato nel 1153, &egrave; rimasto solo il campanile, mentre il corpo dell&rsquo;edificio fu quasi interamente rifatto nel XVIII secolo in stile barocco. Accanto alla Cattedrale il monumentale complesso del &ldquo;Palazzo Vescovile&rdquo;, uno dei pi&ugrave; belli d&rsquo;Italia, opera del secolo XVIII. </p>
<p>Nei dintorni </p>
<p>A circa tre chilometri da Melfi, si trova la &ldquo;Cripta di Santa Margherita&rdquo;, la pi&ugrave; importante chiesa rupestre del melfese, interamente scavata nel tufo, risalente al XIII secolo. L&rsquo;interno della grotta &egrave; ricoperto di affreschi dove misticit&agrave; ed arte si fondono nella rappresentazione di una moltitudine di santi raffigurati in stile bizantino e in stile catalano. Sulla parete dell&rsquo;altare centrale un ciclo di pitture racconta la vita e il martirio di Santa Margherita. La bellezza e la ricchezza delle pitture rupestri all&rsquo;interno della cripta trovano il loro punto focale in un dipinto alquanto particolare, &ldquo;Il monito dei morti&rdquo;, dove tre personaggi dividono la parete con due scheletri minuziosamente ritratti in una &ldquo;danza macabra&rdquo;, una sorta di &ldquo;monito ai vivi&rdquo; riguardo al loro inesorabile destino. Solo di recente, dopo diverse ipotesi, gli studiosi hanno stabilito l&rsquo;identit&agrave; di quelle figure che sembra rappresentino l&rsquo;Imperatore Federico II con il figlio Corradino e la sua terza moglie, Isabella d&rsquo;Inghilterra. </p>
<p>Ulteriori visite interessanti in zona a RIONERO, citt&agrave; delle famose &quot;acque minerali&quot;, ed ai Laghi di Monticchio.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/venosa3.JPG" alt="" /></p>
<p><strong>ACERENZA</strong> (la citt&agrave; &ldquo;Cattedrale&rdquo;) </p>
<p>Posta su una rupe di olre 800 metrinell&rsquo;alta valle del Bradano, viene definita &ldquo;Citt&agrave; Cattedrale&rdquo; poich&eacute; si raccoglie intorno al suo splendido Duomo, simbolo della cittadina e monumento dichiarato di interesse nazionale. Le sue origini sono antichissime, dal neolitico fino all&rsquo;epoca romana, attraverso la dominazione dei Goti, Longobardi e Bizantini. Nel 1059 durante il Concilio di Melfi, il vescovo Godano fu insignito della dignit&agrave; di arcivescovo metropolita con giurisdizione su tutta l&rsquo;antica Lucania, avendo posto i buoni uffici tra i Normanni e il Papato. L&rsquo;Arcivescovo Arnaldo poi con i finanziamenti di Roberto il Guiscardo fece erigere la maestosa Cattedrale. Fu governata in successione da svevi, angioini, aragonesi per divenire infine cittadina feudale. Il centro medioevale &egrave; stato inserito tra i &ldquo;Borghi pi&ugrave; belli d&rsquo;Italia&rdquo;. Acerenza &egrave; anche &ldquo;Citt&agrave; del vino&rdquo; per la produzione del&rsquo;ottimo vino Aglianico del Vulture.</p>
<p>La Cattedrale, simbolo della citt&agrave; </p>
<p>La Cattedrale, dedicata a S. Maria Assunta e a S. Canio, &egrave; uno dei monumenti pi&ugrave; importanti della Basilicata. Fu costruita nell&rsquo;undicesimo secolo sull&rsquo;area della chiesa paleocristiana, a sua volta sorta su un tempio pagano dedicato a Ercole Acheruntino. La realizzazione voluta dall&rsquo;arcivescovo Arnaldo gi&agrave; abate dell&rsquo;abbazia di Cluny fu costruita sotto la direzione di architetti francesi che si ispirarono al monastero benedettino francese. Nella cripta, realizzata sotto il presbitero nel 1524, uno degli esempi pi&ugrave; interessanti del Rinascimento nel Mezzogiorno d&rsquo;Italia, si conserva un pregevole sarcofago dei conti Ferillo, un&rsquo;antica acquasantiera e gli affreschi cinquecenteschi attribuiti a Giovanni Todisco di Abriola.</p>
<p>Il borgo</p>
<p>Il caratteristico centro storico conserva quasi intatta la struttura medioevale fatta di viuzze che si intersecano tra loro. A fianco della Cattedrale si pu&ograve; ammirare il palazzo cinquecentesco, ex sede della Pretura e , lungo i vicoli del borgo, diversi palazzi gentilizi settecenteschi con portali in pietra che riportano spesso lo stemma delle antiche famiglie. Ne &egrave; un esempio il Palazzo Gaia, nei pressi di Porta San Canio. Nei locali restaurati del castello medioevale si pu&ograve; visitare il museo diocesano, con reperti archeologici di epoca greca e romana, tre cui il busto dell&rsquo;imperatore romano Giuliano l&rsquo;Apostata, e una ricca collezione di oggetti d&rsquo;arte sacra. Altra tappa &egrave; il museo dei legni intagliati, una collezione di 3000 pezzi dell&rsquo;artigianato contadino e pastorale, sito nel monastero del XV secolo. In via delle Cantine, la visita alle antiche grotte per la lavorazione e conservazione del vino Aglianico, tutte interamente scavate nella roccia.</p>
<p>Inoltre, nei paraggi di Acerenza, &egrave; ancora visibile un antico insediamento denominato &ldquo;La citt&agrave; dei Palmenti&rdquo;, ove sono presenti innumerevoli grotte che un tempo assolvevano alle identiche funzioni, in prossimit&agrave; dei vigneti. </p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/venosa4.JPG" alt="" /></p>
<p><strong>IL VALLO DI DIANO - PADULA &ndash; LA CERTOSA DI SAN LORENZO</strong></p>
<p>Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano preserva nei suoi 181.048 ettari di territorio protetto, un patrimonio di inestimabile valore, frutto dell&rsquo;armonica integrazione tra ambienti naturali e opera dell&rsquo;uomo, incessante ma per fortuna equilibrata. </p>
<p>Nel cuore del Vallo di Diano sorge la cittadina di Padula, che pur ricadendo nel territorio campano della provincia di Salerno, mostra molte affinit&agrave; con la confinante terra di Basilicata. </p>
<p>La &ldquo;Certosa di San Lorenzo&rdquo;, conosciuta in tutta Europa per la sua magnificenza architettonica, spicca maestosa a valle dell&rsquo;insediamento urbano di Padula, che si presenta abbarbicata su uno sperone roccioso, in un dedalo di viuzze lastricate di scale e scalini. In una di quelle case, su in cima nel vecchio borgo, &egrave; nato nel 1869 Joe Petrosino, il poliziotto americano che sfid&ograve; per primo la mafia italo &ndash; americana e che nel 1909 venne barbaramente ammazzato a Palermo, in Sicilia. La visita guidata della casa &ndash; museo di Joe Petrosino &egrave; davvero interessante.</p>
<p>La Certosa di San Lorenzo</p>
<p>Ubicata sotto la collina dove sorge il paese di Padula, &egrave; uno dei monasteri pi&ugrave; grandi nel mondo e tra quelli di maggior interesse in Europa per magnificenza architettonica e copiosit&agrave; di tesori artistici. L'edificio originario su cui sar&agrave; costruita la Certosa, la Grancia di San Lorenzo dell'Abbazia di Montevergine, gi&agrave; appartenuta ai monaci Basiliani, fu donata nel 1306 dal conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, il normanno Tommaso Sanseverino, ai Certosini: ordine religioso fondato nel 1084 da San Brunone in Francia, a Chartreuse. Sulla decisione del conte Tommaso di fondare la Certosa pes&ograve; senz'altro la volont&agrave; di porre un sigillo al vincolo di fedelt&agrave; che lo legava alla dinastia francese degli angioini, i quali nutrivano una particolare benevolenza in favore dell'ordine dei certosini: in tal modo rafforz&ograve; l'appoggio angioino alla sua posizione di signore del Vallo di Diano che, naturalmente, egli svolgeva per contraccambio in funzione anti aragonese; il Vallo di Diano, infatti, era cruciale territorio di collegamento fra la Campania e la Calabria, quest'ultima sotto il controllo della dinastia aragonese. In secondo luogo, inoltre, Tommaso Sanseverino pot&egrave; contare sulla preziosa opera di bonifica che i Certosini svolsero nella valle invasa dalle paludi, a causa delle piene del fiume Tanagro, non pi&ugrave; adeguatamente governate per secoli dopo la caduta dell'impero romano. La Certosa di San Lorenzo fu progettata secondo la struttura tipica delle certose, che rispecchiava la vita religiosa e pratica dell'ordine. L'organizzazione degli spazi seguiva la distinzione tra una parte alta, dove alloggiavano i padri certosini, conducendovi una vita intimamente religiosa ed ascetica; e una parte bassa, cio&egrave; gli ambienti che, per la loro collocazione bassa, per l'appunto, erano adatti all'esercizio delle attivit&agrave; mondane. Qui stavano i conversi, che avevano il compito di curare i rapporti con le comunit&agrave; residenti nel territorio circostante, di amministrare i beni delll'ordine, di sovrintendere alle attivit&agrave; agricole ed artigianali. Un muro molto esteso, pensato a scopo di difesa, circonda il monastero. Immediatamente dietro le mura vi erano gli orti. Dopo Avere varcato il portale d'ingresso si potevano osservare i depositi, le stalle ed il ricovero per i pellegrini. Anche la chiesa era divisa tra una parte alta, riservata ai padri, e una parte bassa, per i conversi. La Certosa, pur avendo subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli, ha conservato la sua struttura delle origini. Per quanto riguarda i particolari, invece, rimangono soltanto le volte della chiesa ed elementi architettonici vari trasferiti dalla loro ubicazione originaria per essere riutilizzati in altri ambienti. La porta della chiesa &egrave; del '300. Al '400 risalgono il bassorilievo in pietra al lato delle scale che conducono alla foresteria e, probabilmente, la bella scala a chiocciola che porta alla biblioteca. Nel '500 furono costruiti, in particolare, i due cori della chiesa, una riservata ai padri e l'altra ai conversi, e il chiostro della foresteria. I lavori per la ristrutturazione e l'ampliamento del chiostro grande si protrassero oltre la met&agrave; del '600. In questo secolo la chiesa fu impreziosita con arredi sacri in argento. Nel corso del '700 fu edificato il refettorio attuale, mentre i vari ambienti furono abbelliti con decorazioni in stucco. Passato il Regno di Napoli sotto il dominio della Francia di Napoleone Bonaparte, gli ordini religiosi furono soppressi, e cos&igrave; la Certosa di Padula cadde in disgrazia: essa fu spogliata del suo patrimonio di libri, d'archivi e d'arte, dei suoi tesori in oro ed argento, del Tabernacolo in bronzo, oggi nuovamente collocato nella sagrestia del Convento. Cessata la dominazione francese, i certosini poterono tornare nel monastero. L'antica magnificenza rimase per&ograve; soltanto un ricordo nostalgico d'altri tempi e, anzi, vi fu una progressiva decadenza che port&ograve; nel 1866 alla soppressione del monastero. Nel 1882 la Certosa fu dichiarata monumento nazionale e affidata alle cure del Ministero dell'Istruzione Pubblica. Ci&ograve; nonostante non seguirono interventi concreti di recupero, cos&igrave; il peggioramento del suo stato prosegu&igrave;. Solo a partire dal 1982, quando il monastero fu affidato alla Soprintendenza dei Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno, furono avviati lavori importanti di restauro e promosse iniziative di valorizzazione.</p>
<p>Oggi la Certosa, divenuto centro vitale d'iniziative culturali d'ampio respiro, ospita il Museo Archeologico della Lucania Occidentale e laboratori di restauro altamente qualificati.</p>
<p>Dal 1998 il monumento &egrave; stato dichiarato dall&rsquo;UNESCO &ldquo;Patrimonio dell&rsquo;Umanit&agrave;&rdquo;.</p>
<p>Nel surreale paesaggio dei giardini della monumentale Certosa di San Lorenzo, si &egrave; tenuta anche quest&rsquo;anno, per la quarta volta, nei giorni 23, 24 e 25 luglio 2010, la trentesima edizione del Concorso Ippico Internazionale.</p>
<p>Nota:</p>
<p>Molte delle informazioni riportate sono tratte da depliant, brochure e materiale vario pubblicati dall&rsquo;Agenzia di Promozione Territoriale di Basilicata. &nbsp;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=81"/>
		<issued>2010-07-28T23:55:01+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[“Ddummànne a l’acquarúle se l’acqu’è fréscijche”   SECONDA EDIZIONE]]></title>
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		<created>2010-07-09T17:49:24+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><strong>&ldquo;Ddumm&agrave;nne a l&rsquo;acquar&uacute;le se l&rsquo;acqu&rsquo;&egrave; fr&eacute;scijche&rdquo;,</strong> il libro di Lorenzo Bove sui &ldquo;Detti, motti, proverbi e modi di dire Tarnu&iacute;se&rdquo;, &egrave; giunto alla sua &ldquo;Seconda Edizione&rdquo;.</p>
<p>Il volume &egrave; stato ristampato nel mese di luglio 2010 da Greco e Greco &ndash; Milano per conto di Edizioni del Poggio ed &egrave; ora nuovamente disponibile presso il medesimo Editore a Poggio Imperiale, via Marconi, 32/a - Tel. 0882/996033 - Fax 199449200 &ndash; Mail:info@edizionidelpoggio.com</p>
<p align="center"><em>PREFAZIONE alla SECONDA EDIZIONE</em></p>
<p><em>Nel corso delle vacanze estive 2009 trascorse a Poggio Imperiale, durante una delle tante chiacchierate mattutine scambiate all&rsquo;atto dell&rsquo;acquisto del mio consueto quotidiano, l&rsquo;Editore mi informava che le copie del mio libro &ldquo;Ddumm&agrave;nn&rsquo;a l&rsquo;acquar&uacute;le se l&rsquo;acqu&rsquo;&egrave; fr&eacute;sceke. Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnu&iacute;se&rdquo;, pubblicato nel mese di luglio dell&rsquo;anno precedente, erano ormai agli sgoccioli e che bisognava pensare quindi ad una nuova tiratura.</em></p>
<p><em>A dire il vero, non sono rimasto sorpreso dal fatto che le copie del libro fossero cos&igrave; rapidamente volate via, e questo perch&eacute; ero certo, sin dall&rsquo;inizio, che i &ldquo;Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnu&iacute;se&rdquo; avrebbero certamente suscitato l&rsquo;interesse non solo dei tarnu&iacute;se residenti a Poggio Imperiale, ma anche di quelli che si sono trasferiti per motivi professionali, di lavoro, di studio o di famiglia in altre parti dell&rsquo;Italia e del mondo, e che d&rsquo;estate fanno solitamente ritorno in paese. </em></p>
<p><em>Forse proprio questi ultimi sentono pi&ugrave; forte il legame alle radici; quel legame che la lontananza rinforza ed esalta &hellip;&rdquo; in un quadro fantastico dal quale traspare la magia dei ricordi, degli odori e dei sapori della nostra terra&rdquo;. </em></p>
<p><em>Attraverso i &ldquo;Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnu&iacute;se&rdquo;, ho cercato di interpretare e dare corpo, per quanto possibile, a tali sensazioni, ricavandone una rappresentazione di &rdquo;saggezza della nostra terra che si alimenta alla fonte dei ricordi&rdquo;.</em></p>
<p><em>E, dunque, con questa seconda edizione del libro &ldquo;Ddumm&agrave;nn&rsquo;a l&rsquo;acquar&uacute;le se l&rsquo;acqu&rsquo;&egrave; fr&eacute;sceke. Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnu&iacute;se&rdquo;, &egrave; mio desiderio continuare a trasmettere quelle emozioni che ho personalmente provato nel raccogliere, conservare, ordinare e scrivere &hellip; &ldquo;di un tempo che non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; ma che forte mantiene la propria presenza nell&rsquo;intimo di ogni tarnu&egrave;se&rdquo;, giovane o meno giovane che sia, e chiss&agrave; se non anche di tante altre persone che tarnu&egrave;se non sono, ma che amano comunque apprezzare e valorizzare le tradizioni come patrimonio universale di conoscenza.</em></p>
<p><em>E tutto ci&ograve;, grazie anche all&rsquo;Editore che mi ha offerto l&rsquo;opportunit&agrave; di poterlo fare. Un Editore, il Dott. Giuseppe Tozzi, che per passione e per amore della cultura promuove iniziative editoriali di tutto rilievo, visto il livello di affermazione conseguito in campo nazionale. </em></p>
<p><em>Ultima creatura delle Edizioni del Poggio:</em></p>
<p align="center"><em>&ldquo;Pianeta Cultura&rdquo;</em></p>
<p align="center"><em>Rivista bimestrale del Sapere diretta dallo scrittore e giornalista Giucar Marcone</em></p>
<p align="center"><em></em></p>
<p align="center"><em>Buona lettura! </em></p>
<p align="center"><em>Lorenzo Bove</em></p>
<p align="center"><em></em></p>
<p><em>Post scriptum </em></p>
<p><em>In questa seconda edizione sono stati eliminati gli inevitabili refusi della prima edizione, operando - laddove necessario - anche qualche integrazione per rendere pi&ugrave; agevole la lettura del libro.</em></p>
<p><em>Per completezza di trattazione, si &egrave; ritenuto di dare rilievo, in apposita appendice, anche alla fase di presentazione del libro, avvenuta a Poggio Imperiale il 12 agosto 2008.</em> </p>]]></content>
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		<issued>2010-07-09T17:49:24+01:00</issued>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Tarranòve, pane e pemmedòre e arija bbòne!]]></title>
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		<created>2010-06-19T22:26:06+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>&ldquo;Poggio Imperiale, pane e pomodoro e aria buona&rdquo;, questa &egrave; la traduzione alla lettera dell&rsquo;antico detto dialettale.</p>
<p>Un&rsquo;aria buona che &egrave; anche sinonimo di longevit&agrave; &hellip; e i &ldquo;risultati&rdquo; sono garantiti al cento per cento.</p>
<p>Infatti una nostra compaesana, Maria Giuseppa Robucci, ha recentemente festeggiato il suo 107&deg; compleanno, seguita a ruota da un altro compaesano, Giuseppe Nista, che ha compiuto 101 anni. </p>
<p>Alla lista dei centenari si &egrave; ora aggiunta anche Lucia Anzivino che ha compiuto proprio oggi, 19 giugno, i suoi 100 anni e tra pochi giorni, il 24 giugno prossimo per la precisione, Giovanna Galullo ne compir&agrave; 99. </p>
<p>Un secolo &hellip; cento anni ben portati; i nostri ultracentenari e gli aspiranti tali sono tutti lucidissimi, allegri e simpaticissimi: testimoni della qualit&agrave; della vita che il contesto ambientale nel suo insieme offre.</p>
<p>Con&nbsp;ben quattro centenari su circa 2800 abitanti, Poggio Imperiale pu&ograve;&nbsp;vantare sicuramente un ambizioso primato in provincia di Foggia e forse anche a livello nazionale, nel rapporto longevit&agrave;/popolazione residente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/Ultracentenai.JPG" /></p>
<p align="center">I centenari di Poggio Imperiale festeggiano i cento anni di Lucia Anzivino (19 giugno 2010)</p>
<p align="center">Da sinistra: Giuseppe Nista (anni 101), Lucia Anzivino (anni 100), Maria Giuseppa Robucci (anni 107) e Giovanna Galullo (anni 99)</p>
<p align="center">Sullo sfondo: Il Vice Sindaco Alberto Caccavo (con fascia tricolore), l'Assessore ai servizi sociali Michela Fina e l&rsquo;Assessore alla cultura Antonio Mazzarella.</p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><strong>Dal libro</strong></p>
<p align="center"><em>&ldquo;Ddumm&agrave;nne a l&rsquo;acquar&uacute;le se l&rsquo;acqu&rsquo;&egrave; fr&eacute;scijche&rdquo;</em></p>
<p align="center">Detti, motti, proverbi e modi di dire Tarnu&iacute;se</p>
<p align="center">di Lorenzo Bove</p>
<p align="center">Edizioni DEL POGGIO</p>
<p align="center">&nbsp;2008</p>
<p><strong><font size="3">&ldquo;Tarran&ograve;ve, pane e pemmed&ograve;re e arija bb&ograve;ne&rdquo;</font></strong> </p>
<p><strong>Traduzione</strong> (alla lettera): Poggio Imperiale, pane e pomodoro e aria buona. </p>
<p><strong>Significato</strong>: Un invito a prendere le cose per il giusto verso e senza eccessivo affanno.</p>
<p><strong>Origine:</strong> In effetti l&rsquo;antico detto voleva proprio invitare alla distensione e alla serenit&agrave; che solo un piccolo borgo sviluppatosi alla sommit&agrave; di una collinetta (poggio) immersa in una vegetazione lussureggiante poteva offrire. Una collinetta dalla quale si riesce, da una parte, a scrutare il mare con le isole Tremiti in lontananza e il promontorio del Gargano e, dall&rsquo;altra, il subappennino dauno fino alle montagne del vicino Molise. Aria buona, quindi, e cibi semplici e genuini rappresentati da una semplice fetta di pane pugliese, frutto del grano coltivato in queste floride campagne, accompagnata dai rossi e squisiti pomodori tarnu&egrave;se conditi con un olio extravergine di oliva paesano la cui fragranza non ha eguali. &nbsp;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=79"/>
		<issued>2010-06-19T22:26:06+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Pena di morte: una storia infinita!]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=78</id>
		<created>2010-06-19T15:56:36+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Negli Usa, un condannato a morte fucilato dal plotone di esecuzione.</p>
<p>Condannato a morte per aver ucciso due persone nel 1985, Ronnie Lee Gardner, 49 anni, ha preferito il plotone d'esecuzione all'iniezione letale.</p>
<p>L'esecuzione &egrave; avvenuta il 18 giugno scorso nella prigione statale di Draper, alle porte del capoluogo dello Utah, Salt Lake City</p>
<p>Lo Utah &egrave; l'unico stato Usa che mantiene questa possibilit&agrave;: le esecuzioni con arma da fuoco sono state s&igrave; abolite nel 2004, ma i condannati a morte prima di tale data conservano il diritto di scegliere tra questo metodo e l'iniezione letale.</p>
<p>Ronnie Lee Gardner &egrave; stato dichiarato morto a mezzanotte e 20 ora locale (le ore 8.20 italiane).</p>
<p>Il plotone d'esecuzione ha fatto fuoco all'unisono con i fucili Winchester caricati con una cartuccia da caccia grossa ciascuno.</p>
<p>Un membro del plotone, scelto a caso e a sua insaputa tra i cinque uomini del plotone, aveva il fucile caricato a salve: una consuetudine fatta per lasciare a tutti i membri del plotone il dubbio di essere stati realmente responsabili dell'uccisione.</p>
<p>Lo Utah &egrave; uno degli stati degli Usa che offre la fucilazione come opzione alternativa all'iniezione letale, e Gardner l'aveva scelta lo scorso 23 aprile.</p>
<p>&Egrave; stata la prima fucilazione negli Usa negli ultimi 14 anni e la terza negli ultimi 33. </p>
<p>Gardner uccise prima un barista durante un litigio e poi, dopo alcuni mesi, un magistrato, Michael Burdell, durante un tentativo di evasione dall'aula del processo. I familiari di quest'ultimo, che era contrario alla pena capitale, si sono opposti all'esecuzione di Gardner. </p>
<p><strong><font size="4">Sui giornali italiani</font></strong> </p>
<p><strong>&ldquo;Il Messaggero&rdquo;</strong> di sabato 19 giugno 2010 </p>
<p><em>Rubrica &ldquo;Di Primavera&rdquo;</em> </p>
<p><font size="1">di Maurizio Costanzo</font> </p>
<p><em>&ldquo;Pi&ugrave; volte in questi anni abbiamo espresso la nostra assoluta avversit&agrave; alla pena di morte. Ieri abbiamo letto in una agenzia questo titolo: &ldquo;Pena di morte: Usa, torna la fucilazione&rdquo;. Voi sapete che alcuni Stati americani al di l&agrave; di qualunque pressione dell&rsquo;opinione pubblica mondiale, hanno mantenuto la pena di morte, vuoi con la iniezione letale oppure con la sedia elettrica e adesso un&rsquo;altra possibilit&agrave;: la fucilazione. Uccidere &egrave; comunque un crimine, che lo faccia lo Stato o che lo faccia un delinquente&rdquo;.</em></p>
<p><strong>&ldquo;La Stampa&rdquo;</strong> di sabato 19 giugno 2010 </p>
<p><em>&ldquo;Ma l&rsquo;ergastolo non &egrave; peggio della pena di morte?&rdquo;</em> </p>
<p><font size="1">di Ferdinando Camon</font></p>
<p><em>&ldquo;E&rsquo; stato ucciso mediante fucilazione un detenuto dello Utah condannato a morte nel 1985 per duplice omicidio. L&rsquo;esecuzione solleva nel pubblico americano un&rsquo;ondata di soddisfazione, riassumibile nel motto: &ldquo;Meglio tardi che mai&rdquo;. Tutti sentono la morte come una pena pi&ugrave; grave dell&rsquo;ergastolo. La morte &egrave; la vera pena, spietata e totale, l&rsquo;ergastolo &egrave; una mezza grazia. Eppure gira in questi giorni per il mondo un film bellissimo, premio Oscar 2010 come miglior film straniero, imperniato proprio su questo problema: il protagonista vuol far condannare chi ha ucciso la sua donna, ci riesce, gli danno l&rsquo;ergastolo, ma purtroppo, diventa un collaboratore della polizia (siamo in Argentina con i militari al potere), e ben presto esce, libero, protetto, armato. Che fare? Il protagonista ha una sola scappatoia: farsi giustizia da s&eacute;. E come? Ammazzandolo? Potrebbe: lo cattura, lo porta in campagna, passa un treno sferragliante, gli punta una pistola alla testa, spara&rdquo;. </em></p>
<p><strong>&ldquo;Il Giornale&rdquo;</strong> di sabato 19 giugno 2010 </p>
<p><em>&quot;Il ritorno del plotone di esecuzione negli Usa. La fucilazione? La barbarie pi&ugrave; onesta&quot;</em></p>
<p><font size="1">di Giordano Bruno Guerri</font> </p>
<p><em>&ldquo;Sono contrario alla pena di morte per almeno tre buoni motivi. 1) I cittadini e lo Stato non possono e non debbono mettersi sullo stesso piano di un assassino, applicando la selvaggia e primitiva legge del taglione; non &egrave; con la violenza che si risolvono i problemi sociali. 2) L&rsquo;ergastolo - ovvero passare il resto della vita chiusi in una cella - mi sembra una pena se possibile ancora peggiore della morte; ma questa &egrave; una sensazione personale. 3) Non &egrave; una sensazione personale, invece, che spesso si siano condannati degli innocenti: un errore che non si pu&ograve; correre, in nessun caso. Finita la premessa indispensabile, l&rsquo;argomento da dibattere &egrave; la decisione di Ronnie Lee Gardner, pluriassassino di 49 anni (oltre 25 trascorsi in carcere), che all&rsquo;iniezione letale ha preferito il plotone d&rsquo;esecuzione, come consentivano le leggi dell&rsquo;Utah. A molti &egrave; sembrata un&rsquo;ulteriore barbarie. Io dico - ribadita la mia contrariet&agrave; alla condanna capitale - che &egrave; un segno di civilt&agrave;. Se &egrave; civile consentire a un condannato di scegliere l&rsquo;ultima cena, &egrave; ultracivile consentirgli un&rsquo;alternativa al modo in cui gli verr&agrave; somministrata la morte: pensare il contrario significa mettersi sullo stesso piano di chi, di fronte a un assassino efferato, sostiene &laquo;io gli farei questo e quest&rsquo;altro&raquo;, elencando le torture pi&ugrave; tremende. In questo caso la scelta era fra l&rsquo;iniezione letale e la fucilazione. &laquo;Iniezione letale&raquo;, che passa per il metodo pi&ugrave; civile, vuol dire iniettare nel sangue del condannato un misto di barbiturici, agenti chimici paralizzanti e rilassanti. In realt&agrave; vengono fatte tre iniezioni (a distanza, in modo completamente asettico), da tre persone diverse, in modo che nessuno possa sapere quale delle tre &egrave; quella mortale; e non sempre la faccenda &egrave; indolore, tutt&rsquo;altro: e il cuore pu&ograve; continuare a battere fino a quindici minuti dopo. Fucilazione significa che cinque tiratori scelti ti sparano al cuore: anche in questo caso uno dei fucili &egrave; caricato a salve, ma la morte &egrave; istantanea, dunque la pi&ugrave; indolore che si possa immaginare. Eppure, persino l&rsquo;Utah, l&rsquo;unico Stato americano che consentiva la scelta, nel 2004 &egrave; tornato all&rsquo;iniezione letale obbligatoria. Ronnie Lee Gardner ha potuto scegliere in quanto condannato prima che la legge cambiasse. La fucilazione viene considerata barbara perch&eacute; &egrave; un metodo antico e perch&eacute; si versa il sangue, perch&eacute; un uomo viene messo faccia a faccia con altri uomini che lo uccidono. Abbiamo cercato di cancellare la barbarie con strumenti tecnologici &laquo;puliti&raquo;, come la sedia elettrica, e che comunque non implichino il rapporto frontale ucciso/uccisore. &Egrave; un&rsquo;ipocrisia. Anche io avrei scelto di venire fucilato. E non soltanto per essere sicuro di soffrire il meno possibile. Avrei scelto di essere fucilato perch&eacute; avrei voluto morire come da sempre muoiono gli uomini ritenuti colpevoli: colpito al cuore, non avvelenato come una cavia da laboratorio o fritto su una sedia come uno sciame di zanzare. Vorrei che lo Stato, il quale si ritiene in diritto di uccidermi, lo faccia a viso aperto, mettendomi di fronte a un gruppo di suoi uomini, rappresentanti delle forze dell&rsquo;ordine. Volontari, beninteso, e quindi fieri, o lieti, di spararmi al cuore. Proprio come loro, avrei voluto che - almeno in quel momento supremo - non ci si nascondesse dietro il dito modesto dell&rsquo;ipocrisia. Per fortuna, in Italia non abbiamo di questi problemi. Ma ne stiamo per affrontare un altro, ancora pi&ugrave; delicato, nel gi&agrave; delicato tema dei trapianti: la possibilit&agrave; che i carcerati possano donare degli organi, per il momento un rene. C&rsquo;&egrave; chi si oppone sostenendo che potrebbe essere una donazione non del tutto disinteressata, bens&igrave; con la speranza di ricavarne vantaggi di pena. E se anche fosse? Pure la &laquo;buona condotta&raquo; - non sempre spontanea - consente sconti di pena. Qui, semplicemente, correndo dietro la spaccatura dell&rsquo;etica in quattro, si perde di vista il problema principale: che qualcuno ha disperato bisogno di un rene. Ed essere carcerati - cio&egrave; privati della libert&agrave; - non pu&ograve; privare di tutte le libert&agrave;, soprattutto di quelle che possono far del bene al prossimo&rdquo;.</em></p>
<p><strong><font size="4">Moratoria universale della pena di morte</font></strong> </p>
<p><em>(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)</em></p>
<p><em>&quot;La campagna per una moratoria universale della pena di morte &egrave; una proposta di sospendere l'applicazione della pena di morte in tutti i paesi appartenenti all'Organizzazione delle Nazioni Unite. Moratoria e abolizione La differenza fra moratoria ed abolizione &egrave; che nel primo caso gli stati sospendono l'applicazione della pena di morte, pur mantenendola nei propri istituti giuridici (potendo pertanto tornare ad applicarla in futuro senza modifiche legislative), mentre nel secondo caso tale pena verrebbe totalmente depennata dalle legislazioni nazionali. Nonostante i promotori della moratoria vogliano arrivare all'abolizione, la via della moratoria (meno limitante per la sovranit&agrave; dei singoli stati) &egrave; stata scelta per convincere anche i paesi indecisi. Storia I principali promotori della moratoria sono l'associazione Nessuno Tocchi Caino e il Partito Radicale Transnazionale e, in misura minore, Amnesty International, e la Comunit&agrave; di Sant'Egidio. La prima proposta di risoluzione per una moratoria fu presentata, su iniziativa di Nessuno Tocchi Caino, all'Assemblea Generale dell'ONU dall'Italia, nel 1994, durante il primo governo Berlusconi. Perse per otto voti. Dal 1997 su iniziativa italiana la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani ha approvato ogni anno una risoluzione che chiede &quot;una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte&quot;. Tali decisioni della commissione non sono mai per&ograve; state confermate dall'assemblea generale. Nel 1999 tutta l'Unione Europea si un&igrave; alla posizione italiana, e in quello stesso anno Amnesty International aggiunse gli Stati Uniti d'America alla propria lista di paesi in violazione dei diritti umani. Gli Stati Uniti rifiutarono le accuse, citando la Cina come un violatore ancora maggiore. Il 12 dicembre 1999, con l'inizio del Giubileo del 2000, anche Papa Giovanni Paolo II ribad&igrave; il proprio appoggio alla moratoria. Per tutto il periodo del giubileo le luci del Colosseo rimasero accese. Il 17 dicembre 2000 Mario Marazziti, portavoce della Comunit&agrave; di Sant'Egidio, ha presentato all'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan una petizione firmata da 3,2 milioni di persone. I firmatari, provenienti da 145 nazioni diverse, includevano personalit&agrave; come Elie Wiesel, il Dalai Lama, il reverendo George Carey (all'epoca Arcivescovo di Canterbury), Vaclav Havel (allora presidente della Repubblica Ceca), Abdurrahman Wahid (all'epoca presidente dell'Indonesia), ed alti esponenti del Vaticano. Alla raccolta di firme aveva partecipato anche Amnesty International e la campagna &quot;Moratorium 2000&quot;, guidata da suor Helen Prejean, l'autrice di Condannato a morte. Nel 2007 il Governo Prodi II ha riproposto la mozione, dopo che il Parlamento Europeo l'aveva nuovamente sostenuta. Il 15 novembre 2007 la Terza commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 99 voti favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti la risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte, proposta dall'Italia dopo una lunga campagna di Nessuno Tocchi Caino. Il 18 dicembre 2007 l'Assemblea Generale delle Nazioni unite ha ratificato, 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astenuti, la moratoria approvata dalla commissione&quot;.</em> </p>]]></content>
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		<issued>2010-06-19T15:56:36+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Giuseppe Bosich … quell’uom di multiforme ingegno …!]]></title>
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		<created>2010-06-11T20:59:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman">Pittore, incisore e scultore di fama internazionale, ma anche poeta e scrittore.</font></p>
<p><font face="Times New Roman"><font size="3"><strong>Giuseppe Bosich</strong> nasce a Tempio Pausania (Sassari) in Sardegna nel 1945 e, giovanissimo, si trasferisce in<em> &ldquo;continente&rdquo;</em> dove matura e sviluppa le sue brillanti doti artistiche, raggiungendo livelli di straordinaria notoriet&agrave;.</font></font></p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">Le sue opere varcano i confini nazionali toccando le pi&ugrave; importanti mete non solo europee ma anche mondiali.</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/Bosich2.jpg" /></p>
<p align="center"><span style="COLOR: #231f20"><font face="Times New Roman"><font size="2"><em><strong>Giuseppe Bosich </strong></em>
<p align="center"><span style="COLOR: #343434"><font size="2" face="Times New Roman"><em><strong>La via secca e la via umida</strong></em></font></span></p>
<p align="center"><span new="" times=""><font size="2"><em><strong>(Olio su tela) 150X120</strong> </em></font></span></p>
<p><span new="" times=""></span><font size="3">&ldquo;Sue opere sono nei Musei di Melbourne e di Sidney e in altre citta` in Italia e all&rsquo;estero&rdquo; (dall&rsquo;Enciclopedia della Sardegna, pag. 70).</font></p>
<p><font size="3">Fa poi ritorno nella sua amata isola ed attualmente vive e lavora a Ghilarza (Oristano).</font></p>
<p><font size="3">Ho avuto il privilegio di conoscere questo geniale artista tanti anni fa; eravamo entrambi molto giovani quando le nostre strade si sono per qualche tempo incrociate in occasione della comune esperienza &ldquo;a servizio della Patria&rdquo; in quel di Trieste, Roma, Rimini e Bologna.</font> </p>
<p align="center"><em><img alt="" src="/public/Bosich.jpg" /></em></p>
<p align="center"><em><strong>Roma, 16.5.1965 </strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>Quattro giovani amici in posa sulla terrazza del Pincio</strong></em></p>
<p align="center"><em><strong>Giuseppe Bosich (secondo da destra) e, a seguire, il sottoscritto (terzo da destra)</strong></em></p>
<p><font size="3">Giuseppe Bosich muoveva allora i suoi primi passi nel campo della pittura ed ogni occasione era buona per disegnare e dipingere, mettendo in luce da subito le sue qualit&agrave; artistiche.</font></p>
<p><font size="3">Lo ricordo come un giovanotto estroso, bizzarro, fantasioso, creativo, geniale, stravagante, originale, particolare, singolare.</font></p>
<p><font size="3">Certamente non posso dire che fosse o si sentisse un conformista. </font></p>
<p><font size="3">Ci siamo poi persi di vista e ognuno di noi ha rincorso, per quanto possibile, le proprie aspettative inseguendo i rispettivi sogni ed aspirazioni. </font></p>
<p><font size="3">Ma internet consente oggi di mantenere un diffuso livello di informazione nei campi pi&ugrave; disparati, ed &egrave; proprio navigando su internet che ho avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di visitare tanti siti che parlano proprio di questo geniale &ldquo;maestro&rdquo;. </font></p>
<p><font size="3">Ci&ograve; mi ha naturalmente consentito di poter apprezzare il prestigioso livello artistico e di notoriet&agrave; internazionale raggiunto dal mio amico Giuseppe Bosich nei diversi campi in cui negli anni si &egrave; cimentato. </font></p>
<p><font size="3">Tra le tantissime ed interessanti &ldquo;scoperte&rdquo;, ho ad esempio appreso che un&rsquo;opera di Giuseppe Bosich era presente finanche a Pechino in occasione dei XXIX Giochi Olimpici Estivi 2008 all&rsquo;Esposizione d&rsquo;Arte &ldquo;Spirito Olimpico italiano&rdquo; presso Casa Italia CONI, all&rsquo;Haidian Exibition Center di Pechino. </font></p>
<p><font size="3">E cos&igrave;, a distanza di ben quarantacinque anni (quasi mezzo secolo), il 15 maggio scorso, giorno del suo 65&deg; compleanno, l&rsquo;ho rintracciato telefonicamente a Ghilarza, in Sardegna, per salutarlo e scambiare quattro chiacchiere con lui, da &quot;vecchi&quot; buoni amici.</font></p>
<p><font size="3">E&rsquo; stato un piacevole tuffo nel passato e i bei ricordi giovanili sono ritornati subito alla mente in tutta la loro gaiezza e spensieratezza. </font></p>
<p><font size="3">Ho espresso all&rsquo;amico Giuseppe i miei rallegramenti, augurandogli ancora molti anni di successi e traguardi sempre pi&ugrave; ambiziosi. </font></p>
<p><font size="3">Ci siamo reciprocamente promessi di rivederci, quanto prima, in Sardegna o in &ldquo;continente&rdquo;. </font></p>
<p><font size="3">&nbsp;</font></p>
<p align="center"><font size="3">Giuseppe BOSICH</font></p>
<p align="center"><font size="3">&nbsp;(informazioni tratte dai diversi siti internet) </font></p>
<p><font size="3">La sua prima mostra personale, curata da Enzo Rossi &ndash; R&ograve;iss &egrave; del 1967 alla &ldquo;Galleria la Barcaccia&rdquo; di Reggio Emilia cui hanno fatto seguito oltre 500 mostre, tra cui: </font></p>
<p><font size="3">Personali:</font></p>
<p><font size="3">1970: Maison de la Jeunesse. (Gouaches, a cura di S. Carta). Parigi. 1972 : Die Tangente Club. (Gouaches, a cura di S. Carta). Karlsruhe. 1979: Stadhuis, Grote Markt. (Tecniche miste, a cura di D. Piessen). Oudenaarde (Belgio). 1990: Fondazione Museo Alternativo &ldquo;Remo Brindisi&rdquo; (Tecniche miste e oli, a cura di E.Rossi &ndash; R&ograve;iss): Lido di Spina (FE): 2002: Galleria Battifoglio. (Oli e sculture). Montecarlo. 2003. Galleria degli artisti contemporanei, Sa Corona Arrubia (CA). (Oli, sculture e grafica; a cura di P. Sirena). Villanovaforru (CA). 2003: Palazzo dei Congressi (Oli, a cura di J. Serra). Capri. 2005: Club La Meridiana, Casinalbo. (Oli, a cura di E. Rossi-R&ograve;iss). Modena. 2005: Galleria Daugava, Riga. (Oli, a cura di E. Rossi-R&ograve;iss). 2007: Galleria La Bacheca. (Oli e sculture). Cagliari.</font></p>
<p><font size="3">Collettive: </font></p>
<p><font size="3">1968: Mostra Mercato Viaggiante, Pro Loco. Tempio Pausania (SS). 1969: Galleria Comunale, &ldquo;+ proposta &ndash; proposta =&rdquo;, dada-surrrealista. Oristano. 1974: Mood Gallery, grafica internazionale (Dal&igrave;, Ernst, Man Ray, Masson ecc.). Milano. 1975: Studio Modern Art, grafica internazionale (Brindisi, Messina, ecc.). Milano. 1977: Redford House Gallery (Humor Graphic-Escatologic, a cura di L. Consigli). Londra. 1984: Hotel Parco dei Principi, &ldquo;Pitagora 2000&rdquo;, Roma. 1986: Galleria V. Emanuele (Humor Graphic-Movie, a cura di L. Consigli), Milano. 1993: EXMA, &ldquo;Inciso Altrove&rdquo;, Maestri del fantastico, a cura di R. Margonari. Cagliari. 1993: The Artist and the Book, Museum of Modern Art, Italy. New York. 1998: Foyer d&rsquo;arte del Teatro Navile, L&rsquo;eros degli artisti, a cura di E. Rossi-R&ograve;iss. Bologna.</font></p>
<p><font size="3">Negli anni 1965-67 frequenta a Fermignano (Ancona) lo studio dell&rsquo;incisore Walter Piacesi, dell&rsquo;Accademia Urbinate; a Bologna lo studio dell&rsquo;incisore Carlo Leoni (allievo di Giorgio Morandi), apprendendo le tecniche d&rsquo;incisione e stampa calcografica. Trasferitosi in Sardegna, frequenta nel 1967-68 l&rsquo;Istituto d&rsquo;arte di Oristano (corso di ceramica). Negli anni &rsquo;70 a Milano frequenta il pittore Luigi Dalla Vigna, con cui approfondisce le tecniche pittoriche; tramite lui conosce e frequenta Renzo Modesti, poeta e gallerista, Patrick Waldberg, teorico del surrealismo, Maurice Henry, artista e storico del surrealismo, Ibraim Kodra, pittore cubista, G. Spadaccini, editore di grafica internazionale e Antonio Agriesti, poeta e studioso di simbolismo; con quest&rsquo;ultimo pubblicano &ldquo;Il volo della Farfalla&rdquo;, &rdquo;Comedia/Qometa&rdquo;, &ldquo;I Resti&rdquo; e &ldquo;Poesie Nere&rdquo; con sue illustrazioni originali in lito o all&rsquo;acquaforte. Nel 1976 inizia la sua collaborazione con il Gruppo coordinato da Luciano Consigli:&ldquo;Humor Graphic&rdquo;; illustra il libro di Giovanni Dore &ldquo;Gli strumenti della musica popolare della Sardegna&rdquo;,edizioni 3T, Cagliari. Nel 1981 esce, per le Edizioni Svolta, Bologna, a cura di Renzo Modesti il suo &ldquo;Catalogo delle opere multiple della grafica e delle sculture&rdquo;: Nel 1986 ritorna in Sardegna e nel 1988 illustra, di Peppetto Pau, il poemetto &ldquo;Libellule Scarlatte&rdquo; e la raccolta di poesie &ldquo;Il galoppo delle Stagioni&rdquo;; di Mele Agro (Antonio Agriesti), il libro &ldquo;Micromitologie&rdquo;: tutti editi dalla casa Editrice s&rsquo;Alvure di Oristano. Per le Edizioni Tipografia Ghilarzese realizza con Antonio Agriesti la cartella &ldquo;Il Corvo&rdquo;, illustrando la poesia alchemica di E.A.Poe, con sei sue litografie. Ancora per le Edizioni S&rsquo;Alvure, esce, lo stesso anno, a cura di Salvatore Naitza il catalogo monografico &ldquo;Sculture&rdquo;; nel 1990 cura la cartella d&rsquo;arte &ldquo;Vizi e Virt&ugrave;&rdquo; e nel 1991 &ldquo;Lo Zodiaco&rdquo;. Nel 1992 esce, a cura di Renzo Margonari, il catalogo monografico &ldquo;Pitture&rdquo; e illustra il libro di Mimmo Bua: &ldquo;Storie, Fiabe, Miti, Riti del mondo contadino oristanese&rdquo; corredato dall&rsquo;omonima cartella contenente 12 litografie. Nel 1993 &egrave; presente, con Mimmo Bua e Pietro De Rosa nella raccolta di racconti &ldquo;Frammenti di Memoria Trina&rdquo;. Nel 1994 ha, inoltre, curato il volume &ldquo;I Tarocchi&rdquo; di AA.VV. e la omonima cartella d&rsquo;arte. Sempre nel 1994 per il CDE &ndash; Nuoro esce a sua cura &ldquo;Grillincubi&rdquo;, e per le edizioni s&rsquo;Alvure illustra il libro di Mimmo Bua &ldquo;Il Bestiario di Sandaliotis&rdquo;, realizzando l&rsquo;omonima cartella con 12 incisioni. Nel 1995 il CDE &ndash; Nuoro pubblica &ldquo;Il buco in gola&rdquo;, una raccolta di sue poesie, racconti e disegni; nel 1997 per le Edizioni Grafica Mediterranea di Bolotana illustra , di Mimmo Bua, &ldquo;Il Riso dell&rsquo;Ornitorinco &ndash; bestiario surreale&rdquo; corredato dall&rsquo;omonima cartella con 24 incisioni. Nel 1999 per s&rsquo;Alvure illustra, di Mimmo Bua: &ldquo;Contos torrados dae attesu&rdquo;, &ldquo;lo specchio e la caverna&rdquo;, &ldquo;Chimbe Upanishad in sardu logudoresu&rdquo;; nel 1999 illustra e cura per le Edizioni Tipografia Artigiana, Oristano, il libro &ldquo;Poesie&rdquo; di Peppetto Pau, corredato dell&rsquo;omonima cartella contenente 12 serigrafie a colori. Nel 2003 viene pubblicato da s&rsquo;Alvure il volume &ldquo;Bosich &ndash; Letture simboliche e interpretazioni critiche a cura di Flaminia Fanari e Paolo Sirena con antologia critica,biografia e schede a cura di Antonio Agriesti. Nel 2006 &egrave; presente con due immagini a colori nel volume &ldquo;L&rsquo;Autonomia in cornice &ndash; le opere del Parlamento Sardo&rdquo;, edizioni del Consiglio Regionale della Sardegna; nel volume &ldquo;Il Segno nel Libro&rdquo;, edizioni Ilisso, Nuoro, con tre immagini a colori e scheda critica. I suoi campi di ricerca spaziano dalla grafica (tutte le tecniche calcografiche, serigrafiche, xilografiche e litografiche) alla pittura (ad olio, su carta e su tela, gouaches e acquerelli) alla scultura (ceramica, bronzo, polimaterico, vetro-cristallo). A Milano ha prodotto una copiosa serie di piccole sculture polimateriche, specialmente in bronzo, nel laboratorio di Adriano Vallin mentre nella fonderia Battaglia ha realizzato una serie di grandi sculture in bronzo, esportate in Australia. Per Adriano Berengo, Fine Arts Glass Studio and Gallery, Murano, realizza sculture in vetro-cristallo. Progetta e coordina la realizzazione di cartelle d&rsquo;arte (corredate di opere grafiche originali), edizione di poesie e prose per vari editori, e per l&rsquo;Associazione Amici della Grafica, poi Associazione Amici dell&rsquo;Arte (di cui &egrave; presidente). Nel 2000 ha prodotto una serie di sculture in terracotta nell&rsquo;atelier di Lello Porru a Sanluri (CA). Pi&ugrave; volte docente di tecniche calcografiche, grafiche e pittoriche. </font></p>
<p><font size="3">Fra tanti, inoltre, hanno scritto o si sono occupati di lui:</font></p>
<p><font size="3">E.Albuzzi, V.Accame, M.Adinolfi, U.Adinolfi, W.Aldrovandi, F.Amati, P.Amatiello, A.Amore, V.Angelini, M.Arca, R.Armenia, E.Arosio, G.Atzeni, S.Atzeni, S.Atzori, S.Autuori, B.Bandinu, G.Barosco, R.Boccaccini, C.Bonasi, E.Bonerandi, M.Brigaglia, R.Brindisi, A.Buatti, M.Bussagli, G.Bruzzone, E.Cadoni, A.Caggiano, F.Cajani, A.Campus, F.Carta, L.Cavallari, C.V.Cattaneo, D.Cara, M.Casalini, G.Caserza, M.Ceccarelli, F.Cerulla, F.Ciccatelli, G.Colomo, M.Conte, E. Contini, V.Coppa, S.Corrias, F.Cossu, M.A.Cossu, M.A.Cucca, G.Dainese, A.De Logu, G.De Santis, F. De Silva, G.Di Paolo, G.Dorfles, G.Ducceschi, G.Englaro, Lello Fadda, LivioFadda, E.Fanciulli, A.Felletti, R.Ferrara, S.Ferro, G.Filippini, L.Floris, R.Forni, N.Fourbil, T.Galante, A.Gallo, C.Gentile, G.Gentile, G.Ghion, S.Grasso, P.F.Greci, A.Klavina, A.M.Janin, V.Lamberti, L.Lazzari, F.Licchiello, F.Loverci, M.Lunetta, G.Maesano, E.Maglia, M.Magnani, P.Malaspina, G.Mameli, M.Manunza, F.Mariani, L.Marongiu, G.Masia, M.L.Mazzini, A.Menesini, M.Monaldi, D.Mori, A.Mundula, R.Mura, G.Murtas, M.Murzi, A.Natale, C.Nosari, E.Olmetto, J.Onnis, A.Orbana, G.Pagano, P.Pantoli, G.Pellegrini, M.Pepe, R.Perrotta, U.Piersanti, G.Pileri, G.Pisconti, J.Piessen, G.Pulina, A.Racioppi, D.B.Ranedda, R.Ripa, G.Rivellini, L.Rojch, A.Romagnino, L.Rosselli, G.Salvatore, R.Sanesi, E.Sanna, M.Santoro,J.H.Sattler, M.G.Scano, G.Schirru, D.Signora, T.Simula, M.Spignesi, N.Tancredi, P.G.Tiddia, S.Tola, G.Trevisan, A.Turnu, T.Ulleri, M.Vacca, R.Vanali, A.Vandenberg, Z.Vasino, M.Verzeletti, L.Villa, L.Vincenzi, R. Zucca, G.L.Zucchini. </font></p>
<p><font size="3">E&rsquo; annualmente quotato in tutti i cataloghi nazionali d&rsquo;Arte.</font></p>
<p><font size="3">Sue opere sono state battute alla Brerarte e Finarte di Milano </font></p>
</font></font></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<span style="COLOR: #231f20"><font face="Times New Roman"><strong>
<p><font size="3">&nbsp;</font></p>
</strong></font></span>
<p style="LINE-HEIGHT: normal; MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto" class="MsoNormal" align="center"><font size="3"><span new="" times=""><strong></strong></span></font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><font size="3"></font></p>
<p align="center">&nbsp;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=77"/>
		<issued>2010-06-11T20:59:50+01:00</issued>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Il 26 giugno a Poggio Imperiale la terza edizione del Premio "Spiga d'Oro" 2010]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=76</id>
		<created>2010-05-30T21:48:44+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><strong>Delio Rossi</strong>, allenatore di successo del calcio italiano;</p>
<p align="justify"><strong>Sergio De Nicola</strong>, brillante giornalista di RAI Regione;</p>
<p align="justify"><strong>Lorenzo Bove</strong>, ex Dirigente di Rete Ferroviaria Italiana;</p>
<p align="justify">questi i personaggi rispettivamente designati quest&rsquo;anno in ciascuna delle tre sezioni del Premio, scelti tra una rosa di nominativi che avevano ricevuto la <em>&ldquo;nomination&rdquo;</em>.</p>
<p><strong>&nbsp;
<p align="center"><img alt="" src="/public/Premio.jpg" /></p>
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;Associazione Culturale <strong>&ldquo;Terra Nostra&rdquo;</strong> Onlus di Poggio Imperiale, con il patrocinio del Comune di Poggio Imperiale, dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Foggia, dell'Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, ripropone anche quest'anno il Premio &ldquo;Spiga d'oro&rdquo;, giunto alla sua terza edizione.</p>
<p>Il Premio <strong>&ldquo;Spiga d&rsquo;oro&rdquo;</strong> consta di tre distinte sezioni:</p>
<p>Premio Nazionale &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro&rdquo;</p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro Capitanata&rdquo;</p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Argento Terra Nostra&rdquo;</p>
<p>Il Premio Nazionale &ldquo;SPIGA d&rsquo;Oro&rdquo; viene conferito ad un personaggio che, a livello nazionale, si &egrave; particolarmente distinto contribuendo a valorizzare e diffondere, in Italia e all&rsquo;estero, il patrimonio e la cultura del cinema, del teatro, della musica e dello sport. </p>
<p>Il Premio &ldquo;SPIGA d&rsquo;ORO CAPITANATA&rdquo; viene conferito ad un personaggio che, nel campo dello spettacolo in tutte le sue forme, dell&rsquo;arte, della cultura, del sociale e dello sport si &egrave; particolarmente distinto contribuendo in modo significativo e determinante allo sviluppo civile, culturale, sociale ed economico della &ldquo;Capitanata&rdquo; (corrispondente alla Provincia di Foggia).</p>
<p>Il Premio &ldquo;SPIGA d&rsquo;ARGENTO TERRA NOSTRA&rdquo; viene conferito ad un personaggio che, nel campo dello spettacolo in tutte le sue forme, dell&rsquo;arte, della cultura, del sociale e dello sport si &egrave; particolarmente distinto contribuendo in modo significativo e determinante allo sviluppo civile, culturale, sociale ed economico di Poggio Imperiale.</p>
<p>Quest&rsquo;anno:</p>
<p>- Il Premio Nazionale &ldquo;SPIGA d&rsquo;Oro&rdquo; &egrave; stato assegnato a <strong>Delio Rossi</strong>, gi&agrave; calciatore del Foggia, allenatore di successo del calcio italiano, attualmente artefice delle fortune del Palermo in Italia e prossimamente anche nelle competizioni europee;</p>
<p>- Il Premio &ldquo;SPIGA d&rsquo;ORO CAPITANATA&rdquo; &egrave; stato assegnato a <strong>Sergio De Nicola</strong>, brillante giornalista RAI Regione Puglia; </p>
<p>- Il Premio &ldquo;SPIGA d&rsquo;ARGENTO TERRA NOSTRA&rdquo; &egrave; stato assegnato al concittadino <strong>Lorenzo Bove</strong> ex Dirigente di Rete Ferroviaria Italiana in servizio a Milano.</p>
<p>La cerimonia di conferimento dei premi si svolger&agrave; la sera di sabato 26 giugno 2010 in piazza Principe Placido Imperiale&nbsp; e la serata sar&agrave; allietata da importanti ospiti, cantanti, cabarettisti, personaggi del mondo della danza, del teatro ed altro.</p>
<p>La sera precedente di venerdi 25 giugno 2010 la piazza ospiter&agrave; una rassegna di prodotti tipici di Puglia con degustazione, con inizio alle ore 19,00 e, poi, a seguire, l'esibizione della Carosone-Band &amp; Micky Sepalone; un omaggio alla canzone napoletana.</p>
<p>Il giorno successivo sar&agrave; la volta delle premiazioni a partire dalle 20,00. Saranno ospiti il noto cantante di musica leggera Marco Masini, Alexis Arts, Helga y Andrea e Very Strong Family.</p>
<p>L&rsquo;evento rappresenter&agrave; il preludio delle manifestazioni che, come ogni anno, caratterizzano l&rsquo;estate &ldquo;terranovese&rdquo; (poggioimperialese). </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u>Le precedenti edizioni del Premio Nazionale &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro&rdquo;</u></p>
<p><strong>1&ordf; EDIZIONE</strong> - 14 GIUGNO 2008</p>
<p>&nbsp;Premio Nazionale &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro&rdquo; - ANNA TATANGELO</p>
<p>Per essersi distinta, nell&rsquo;ambito della musica leggera italiana, per le sue capacit&agrave; canore e di comunicazione e per aver contribuito a valorizzare e a diffondere il patrimonio della musica italiana all&rsquo;estero, conquistando positivi consensi di critica e di pubblico. Per essere, seppur giovanissima, una solida realt&agrave; nel vasto panorama musicale italiano, grazie anche alla personale, sentita ed originale interpretazione dei testi delle sue canzoni.</p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro Capitanata&rdquo; - ANTONELLA BEVILACQUA </p>
<p>Perch&eacute; come atleta si &egrave; distinta per la tenacia e lo spirito competitivo, la forza di volont&agrave; e la passione nell&rsquo;affrontare le sfide sportive. Per aver superato con determinazione gli ostacoli dovuti agli infortuni, ottenendo prestigiosi risultati nel campo dell&rsquo;atletica. Per le sue doti umane di sensibilit&agrave;, lealt&agrave; e gentilezza, dimostrate nelle diverse occasioni mediatiche dovute alla sua fama di sportiva. </p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Argento Terra Nostra&rdquo; - FEDERICA BIONDI </p>
<p>Per aver dimostrato, pur giovane, grande coraggio nel lasciare la propria terra d&rsquo;origine ed inseguire i suoi sogni nel nuoto. Per aver partecipato con notevole entusiasmo e spirito competitivo alle numerose gare, classificandosi ai primi posti in diversi centri italiani. Di detenere con determinazione dei record regionali e nazionali. Per essersi distinta per le doti umane di modestia e tenacia.</p>
<p>&nbsp;<strong>2&ordf; EDIZIONE</strong> - 27 GIUGNO 2008</p>
<p>Premio Nazionale &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro&rdquo; - GUIDO BERTOLASO Direttore del Dipartimento della Protezione Civile</p>
<p>&quot;Coordinatore competente e geniale organizzatore di grandi eventi. Lungimirante e rapido nelle decisioni, perspicace ed efficiente nell&rsquo;attuare progetti volti alla tutela dell&rsquo;ambiente ed allo sviluppo del nostro Paese. Sa affrontare le varie problematiche e sa gestire con moderne tecniche ogni tipo di intervento operativo, dimostrando di possedere senso del dovere e grande professionalit&agrave;. Grazie all&rsquo;impegno umanitario, alla salvaguardia dei valori di solidariet&agrave; e di altruismo, rappresenta una solida realt&agrave; nelle emergenze ed un sicuro punto di riferimento della nostra Nazione&quot;.</p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro Capitanata&rdquo; - GAETANO GIFUNI Segretario Onorario della Presidenza della Repubblica</p>
<p>&quot;Prestigiosa personalit&agrave;: autorevole ed integerrimo, ligio al dovere ed al rispetto delle Istituzioni, funzionario vigile ed attento alla salvaguardia dei valori civici del nostro popolo. Segretario prudente e consigliere accorto delle alte cariche dello Stato, ha svolto questo compito con professionalit&agrave; ed onest&agrave; intellettuale. Ha sempre dimostrato di possedere un legame profondo con la sua terra d&rsquo;origine. Verace sostenitore e tenace promotore dei valori e delle tradizioni culturali della Capitanata.&quot; </p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Argento Terra Nostra&rdquo; - ALFONSO D'ALOISO Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri </p>
<p>&quot;Distintosi per le doti umane di determinazione e tenacia, di altruismo, di dedizione alla legalit&agrave; ed alla salvaguardia dei valori del nostro popolo. Ha dimostrato, da giovane, grande coraggio nel lasciare la propria terra d&rsquo;origine ed attuare i suoi progetti di vita nella Benemerita. Pur espletando i propri incarichi in diverse citt&agrave; italiane, ha sempre manifestato un profondo legame con la sua Terra nativa, cementando quel rapporto filiale di dedizione alle sue radici.&quot; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal sito: <a href="http://www.terranostraonlus.eu">www.terranostraonlus.eu</a> </p>
<p><strong>Associazione Culturale Terra Nostra Onlus Poggio Imperiale</strong> </p>
<p>Lo spirito di gruppo e la valorizzazione della cultura e delle tradizioni popolari, sono stati i motivi fondamentali che hanno spinto un gruppo di amici a costituire l'Associazione Culturale Terra Nostra Onlus, un'associazione apolitica e senza scopi di lucro che pone tra i suoi obiettivi primari quello di svolgere interventi di solidariet&agrave; ed assistenza a favore di bambini e famiglie meno abbienti. Inoltre intento dell'Associazione &egrave; quello di adoperarsi per la promozione di attivit&agrave; culturali, sportive e ricreative e di tutelare e valorizzare i beni culturali e artistici di Poggio Imperiale e del suo territorio. Terra Nostra Onlus nasce come associazione culturale indipendente e non &egrave; legata a nessun gruppo ideologico, politico o religioso. Vediamo perch&eacute; il premio &egrave; denominato &quot;Spiga d'Oro&quot;; facciamo un passo nella storia. La coltivazione del frumento risale ad un'et&agrave; molto remota. Da alcuni ritrovamenti fossili sembra che qualche trib&ugrave; dell'Europa preneolitica abbia cominciato la coltivazione del frumento ed &egrave; accertato che la cerealicoltura preistorica nelle regioni dell'Europa occidentale si svilupp&ograve; nella fase avanzata di transizione fra l'et&agrave; paleolitica e quella neolitica. Furono gli antichi abitatori della Siria e della Palestina ad iniziare per primi la coltivazione del grano e da qui pass&ograve; poi in Egitto, dove gi&agrave; si produceva l'orzo. Ben presto per&ograve;, gli fu preferito il grano perch&eacute; consentiva una migliore panificazione, la quale assurse a dignit&agrave; d'arte, al punto di produrre diverse qualit&agrave; di pane di farina bianca per le classi superiori e di orzo per i pi&ugrave; poveri. Si deve agli egiziani il merito di scoprire che, lasciando fermentare l'impasto di farina, si sviluppava gas capace di far lievitare il pane. Anche gli antichi Greci e Romani furono grandi consumatori di pane. Durante il periodo di Roma capitale del mondo il pane &egrave; stato l'alimento base per la popolazione. Il primo negozio di pane fu aperto a Roma nel 150 a.C. e ben presto il pane sostitu&igrave; una polenta fatta con farina di cereali, chiamata &quot;plus&quot;, che era usata in tutta Italia. Dopo la caduta dell'Impero Romano si torn&ograve; a fare la fabbricazione casalinga del pane. Un grande interesse per questo alimento si ritrova anche nel Medioevo; infatti i signori feudali imponevano ai propri sudditi di utilizzare, per macinare il grano e per far cuocere il pane, solo i propri mulini ed i propri forni. La nostra regione, la Capitanata, da secoli &egrave; considerata per eccellenza il granaio d'Italia; molti ettari del suo territorio, infatti, sono preposti dagli agricoltori alla semina del biondo prodotto. Pertanto, per celebrare i pregi e le qualit&agrave; del grano, l&rsquo;Associazione Culturale &ldquo;TERRA NOSTRA ONLUS&rdquo; di Poggio Imperiale (FG) ha voluto concedere significativi riconoscimenti denominati:</p>
<p>Premio Nazionale &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro&rdquo; </p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Oro Capitanata&rdquo;</p>
<p>Premio &ldquo;Spiga d&rsquo;Argento Terra Nostra&rdquo; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><em>&ldquo;Le spighe d&rsquo;oro&rdquo;</em></p>
<p align="center"><em>Spighe d&rsquo;oro ondeggiano nel campo.</em></p>
<p align="center"><em>S&rsquo;apre in un solco una scia luminosa,</em></p>
<p align="center"><em>e costruisce ponti d&rsquo;amicizia </em></p>
<p align="center"><em>allontanando i muri dei contrasti.</em></p>
<p align="center"><em>Si cammina felici tra le spighe,</em></p>
<p align="center"><em>che turgide riportano l&rsquo;estate.</em></p>
<p align="center"><em>Tempo d&rsquo;amore e di baci ardenti, </em></p>
<p align="center"><em>sorrisi furtivi e battiti di cuore.</em></p>
<p align="center"><em>Ogni anno si rinnova in questa terra, </em></p>
<p align="center"><em>un rito sacro, una magia eterna. </em></p>
<p align="center"><em>La favola del grano si racconta e tutti i bimbi stanno ad ascoltare.</em></p>
<p align="center"><em>Mentre ci parli della felicit&agrave;, </em></p>
<p align="center"><em>nero diventa il cielo e s&rsquo;incupisce.</em></p>
<p align="center"><em>Nella vita non puoi scacciar le nubi, </em></p>
<p align="center"><em>esse fan parte del nostro cammino. </em></p>
<p align="center"><em>Ma se le affronti e non ti fai intimidire, </em></p>
<p align="center"><em>il vento le riporta via lontano.</em></p>
<p align="center"><em>Protagoniste dell&rsquo;estate sono loro, </em></p>
<p align="center"><em>le bionde spighe che ondeggiano nel campo. </em></p>
<p align="center"><em>Felicit&agrave; completa ed abbondanza piena, </em></p>
<p align="center"><em>scacciano il sudore e la fatica.</em></p>
<p align="center"><em>Sui ponti costruiti per l&rsquo;unione,</em></p>
<p align="center"><em>s&rsquo;abbattono i muri della divisione</em></p>
<p align="center"><em>e intravediamo un nuovo arcobaleno.</em></p>
<p>da &ldquo;Sottovoce, Pensieri e versi in libert&agrave;&rdquo; di Antonietta Zangardi &nbsp;</p>]]></content>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Curiosit&#224; … in giro per Torino!]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=74</id>
		<created>2010-05-28T19:35:52+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Ho frequentato con maggiore assiduit&agrave; Torino negli ultimi dieci anni per motivi di lavoro e devo dire che &egrave; veramente una gran bella citt&agrave;.</p>
<p>Si tratta di una citt&agrave; romana e medievale &hellip; da &ldquo;Augusta Taurinorum&rdquo; a &ldquo;Taurinus&rdquo;. </p>
<p>Attraverso le vie del &quot;quadrilatero&quot;, &egrave; possibile rinvenire ancora numerose e spesso sconosciute tracce della Torino romana e medievale, come la Porta Palatina, la chiesa di San Domenico, il Castello di Palazzo Madama, la Casa del Senato, la Casa del Pingone, gli scavi archeologici sotto il Duomo, i resti di mura e torri romane, case e finestre medievali.</p>
<p>Ma Torino &egrave; fatta anche di &ldquo;portici&rdquo;. </p>
<p>A spasso, in giro per Torino, scopri di trovarti in una grande citt&agrave; di portici; pi&ugrave; di dodici (alcuni dicono anche quindici) chilometri di portici, la pi&ugrave; ampia zona pedonale d'Europa, un caso urbanistico, architettonico, estetico e socio-economico unico nel mondo.</p>
<p>L'insieme dei portici di Torino &egrave; un sistema articolato di spazi di raccordo tra vita pubblica e privata, in cui il fluire dei pedoni, la sosta nei bar, gli accessi agli edifici, i capannelli dei passanti davanti alle vetrine di negozi e gallerie, sono avvolti dalla scansione geometrica di volte e soffitti decorati, da pareti scandite dai richiami delle insegne commerciali e dai portali dei palazzi, dalla fuga di colonne e arcate filtrate dalla luce mutevole del giorno e della notte.</p>
<p>In paragone, i famosi portici di Bologna &ndash; che ho pure frequentato per qualche anno tanti anni fa - risultano diversi, pi&ugrave; antichi forse, ma disseminati qua e l&agrave;, a differenza di quelli di Torino che sono invece ampi, luminosi, eleganti, continui e connessi. </p>
<p>Torino conosce il &ldquo;portico&rdquo; sin dal medioevo e il suo primo insediamento &egrave; collocabile nei pressi della piazza delle Erbe, ora piazza Palazzo di Citt&agrave;, ove ha attualmente sede il Comune.</p>
<p>La vecchia piazza delle Erbe era praticamente la piazza del mercato e qui la gente si radunava numerosa per trattare affari, compravendite e contrattazioni di ogni genere.</p>
<p>Il luogo era soprannominato dai torinesi &ldquo;la borsa <em>dij busiard</em>&rdquo; (la borsa dei bugiardi) e i gli adiacenti portici erano luogo di commercio riparato dalle intemperie. </p>
<p>E, proprio in una delle vetrine di esposizione che fanno oggi da contorno alle colonne dei portici di via Palazzo di citt&agrave;, la via che conduce a Piazza Palazzo di citt&agrave;, che l&rsquo;occhio mi &egrave; caduto non molto tempo fa su alcuni vecchi &ldquo;tariffari&rdquo;, probabilmente scovati da qualche buontempone chiss&agrave; dove, ed ora messi in vendita come &ldquo;reperti storici&rdquo;. </p>
<p>Si tratta di &ldquo;cartelli/tariffari&rdquo; probabilmente un tempo posti all&rsquo;esterno delle &ldquo;case&rdquo;, all&rsquo;epoca regolarmente autorizzate, cosiddette di &ldquo; tolleranza&rdquo;. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/tolleranza.JPG" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ne riporto integralmente il testo: </p>
<p><u>1&deg; Cartello</u></p>
<p>Prezziario della rinomata casa del piacere</p>
<p>(Lo sconto si fa solo ai giovanotti militari)</p>
<p>Appuntamento normale Lire 1,30</p>
<p>Doppio &pound; 2,50</p>
<p>15 minuti &pound; 3,05</p>
<p>Mezz&rsquo;ora &pound; 4,50</p>
<p>1 ora &pound; 7</p>
<p>Due ore &pound; 10</p>
<p>(La casa offre saponetta e asciugamano)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/tolleranza1.JPG" /></p>
<p><u></u></p>
<p><u>2&deg; Cartello</u></p>
<p>Spettanze della stimata casa</p>
<p>Svelta &pound; 1,10</p>
<p>Doppia &pound; 2 </p>
<p>Minuti 20 &pound; 3,60</p>
<p>Mezz&rsquo;ora &pound; 4,80</p>
<p>Ora piena &pound; 7,50</p>
<p>Due ore &pound; 12 </p>
<p>Per la toilette non si deve pi&ugrave; uscire fuori.</p>
<p>Acqua, sapone e asciugamano si pagano altri 20 centesimi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Storia</strong></p>
<p>&nbsp;La &ldquo;professione&rdquo; pi&ugrave; vecchia del mondo, se da un lato &egrave; stata spesso giudicata riprovevole all'interno dei contesti politici e religiosi, dall'altro tale pratica veniva tollerata nella consapevolezza del ruolo che rivestiva nell'ambito sociale.</p>
<p>In Italia il &quot;Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione&quot; risale al 15 febbraio 1860: una data che segna ufficialmente la nascita delle &quot;case di tolleranza&quot;, cos&igrave; chiamate perch&eacute; la loro esistenza era &quot;tollerata&quot; dallo Stato.</p>
<p>Esse venivano suddivise dal Regolamento in 3 categorie, per ognuna delle quali era lo Stato a fissare le tariffe: 5 lire per le &quot;case&quot; di lusso, da 2 a 5 lire per quelle di medio livello e 2 lire per quelle &quot;popolari&quot;.</p>
<p>Inoltre veniva stabilito che i tenutari fossero obbligati a pagare le tasse sugli introiti e che per poter aprire una &ldquo;casa&rdquo; fosse necessario ottenere apposita licenza. </p>
<p>Nel 1888, poi, al fine di meglio regolamentare la materia, intervenne la &ldquo;legge Crispi&rdquo; con la quale si viet&ograve; di vendere cibi e bevande, di tenere feste, di cantare e di ballare.</p>
<p>Divenne inoltre obbligatorio (e da qui il nome di &ldquo;case chiuse&rdquo;) tenere sempre chiuse le imposte delle finestre, in modo che i passanti non fossero turbati dallo spettacolo dell'interno.</p>
<p>La legge del 1888 fiss&ograve; altres&igrave; modi e tempi dei controlli medici da effettuare sulle &quot;signorine&quot; per evitare la diffusione delle malattie veneree.</p>
<p>Una cinquantina di anni fa, il 20 settembre 1958 per l&rsquo;esattezza, entr&ograve; in vigore la legge Merlin che, approvata sette mesi prima dal Parlamento, decretava l'abolizione delle &ldquo;case&rdquo;.</p>
<p>La loro chiusura segn&ograve; non solo la fine di un'epoca, ma anche quella di una storia millenaria. &nbsp;</p>]]></content>
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		<issued>2010-05-28T19:35:52+01:00</issued>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Il mistero della “Sindone” di Torino: ma si tratta di un "reperto autentico?]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=73</id>
		<created>2010-05-14T09:17:54+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>La <strong>&ldquo;Sindone&rdquo;</strong> &egrave; nuovamente visibile dal 10 aprile al 23 maggio 2010, a dieci anni di distanza dall&rsquo;ultima apertura della &ldquo;teca&rdquo; che la contiene nel Duomo di Torino. </p>
<p>Tanti i visitatori, i pellegrini o solamente curiosi giunti da ogni parte del mondo.</p>
<p align="center"><img alt="" src="/public/Sindone 1.JPG" /></p>
<p>Ed &egrave; singolare osservare cos&igrave; tanta gente che, in silenzio, avanza pian piano in una lunga fila, anche di qualche ora, per giungere al cospetto del &ldquo;sacro lino&rdquo;. </p>
<p>Anch&rsquo;io ci sono ritornato con mia moglie, per rivedere ancora una volta a distanza di dieci anni, e forse con uno spirito diverso, quel telo che potrebbe veramente aver avvolto il corpo del Cristo morto e deposto dalla Croce oltre duemila anni fa.</p>
<p><strong>Ma si tratta di un &ldquo;reperto&rdquo; autentico?</strong> </p>
<p>Le perizie eseguite sul tessuto, sul sangue, sui pollini e sulle pi&ugrave; svariate tracce presenti, secondo lo studioso della &ldquo;Sindone&rdquo; per eccellenza, il Prof. Pierluigi Baima Bollone, <em>&laquo;sono tutte prove che depongono a favore di un esito che designa il reperto come un lenzuolo funerario riferibile all&rsquo;epoca di Ges&ugrave; e quindi riconducibile all&rsquo;area dei monti della Giudea di circa duemila anni fa&raquo;.</em></p>
<p><em>&laquo;Il Lenzuolo</em> &ndash; asserisce lo studioso &ndash; <em>non &egrave; un falso, come alcuni hanno pensato, perch&eacute; un falsario tanto abile da riprodurlo non esiste&raquo;.</em></p>
<p>Il Prof. Pierluigi Baima Bollone, ordinario di Medicina Legale all'Universit&agrave; di Torino e autore di 120 pubblicazioni scientifiche e 15 libri di notevole diffusione su vari argomenti legati alla medicina legale e alla criminologia. Baima Bollone, che si autodefinisce &quot;l'ultimo epigono di Lombroso&quot;, ha presentato il suo pi&ugrave; recente libro &laquo;Sindone e scienza all'inizio del 3&deg; millennio&raquo; (ed. La Stampa) in cui ha affrontato l'annoso problema dell'autenticit&agrave; del &ldquo;sacro lino&rdquo;.</p>
<p><strong>Qual &egrave; la posizione della Chiesa in proposito?</strong></p>
<p>Le discussioni sull&rsquo;autenticit&agrave; del telo, cio&egrave; sulla corrispondenza dell&rsquo;uomo di cui &egrave; impressa l&rsquo;immagine e il Cristo, sono fonte di continui confronti tra studiosi e credenti. </p>
<p>Ufficialmente la Santa Sede (che ne &egrave; proprietaria dal 1983; in precedenza apparteneva alla Casa Savoia) &egrave; molto prudente e tuttora, sul sito curato dalla diocesi di Torino, la Sindone viene definita <em>&laquo;un lenzuolo di lino sul quale &egrave; impressa la figura del cadavere di un uomo torturato e crocifisso&raquo;</em>. </p>
<p>Il 21 aprile 1988 da una zona marginale della Sindone vennero prelevati tre campioni di tessuto per essere sottoposti alla datazione con il metodo del radiocarbonio.</p>
<p>Il successivo 13 ottobre, in un'affollata conferenza stampa, il Card. Anastasio Ballestrero, Arcivescovo di Torino e Custode Pontificio della Sacra Sindone, annunci&ograve; i risultati ottenuti dai tre laboratori incaricati dell'esame (Oxford, Zurigo e Tucson-U.S.A.), risultati che assegnavano al tessuto della &ldquo;Sindone&rdquo; un'et&agrave; compresa nell'intervallo <strong>1260-1390 dopo Cristo</strong>.</p>
<p>Gli anni successivi furono caratterizzati da vivaci polemiche e da un ampio e articolato dibattito tra gli studiosi sulla correttezza dell&rsquo;operazione di datazione e del relativo risultato, sulla sua inconciliabilit&agrave; con i molteplici risultati ottenuti in altri campi di ricerca e, in particolare, sull&rsquo;attendibilit&agrave; dell&rsquo;uso del metodo del radiocarbonio. </p>
<p><strong>Ora,</strong> dal <strong>Papa Benedetto XVI</strong>, in visita a Torino nei giorni scorsi, in occasione dell&rsquo;ostensione 2010 della &ldquo;Sindone&rdquo;, <strong>&egrave; arrivata un&rsquo;affermazione molto precisa</strong>.</p>
<p>Il Papa definisce la &ldquo;Sindone&rdquo; un'<strong>icona </strong>e non una <strong>reliquia</strong>. </p>
<p>Questo sta a significare che non vede la &ldquo;Sindone&rdquo; come un resto corporeo, ma come un'immagine. </p>
<p>&laquo;Reliquia&raquo;, dal latino <em>&ldquo;reliquus&rdquo;,</em> resto, residuo, &egrave; quel che rimane di un corpo umano o di parte di esso, anche se, in senso lato, la tradizione cattolica cos&igrave; chiam&ograve; anche gli oggetti che furono a contatto di una persona.</p>
<p>&laquo;Icona&raquo;, invece, dal greco <em>&ldquo;eik&oacute;n&rdquo;,</em> ci porta al significato di immagine. </p>
<p><em><strong>&ldquo;Nel celebre lenzuolo il Papa vede riflessa la vicenda di Cristo; anzi il telo permette di osservare, come specchiati, i nostri patimenti nelle sue sofferenze. Sono state cos&igrave; lasciate in un canto le diatribe sulla datazione&rdquo;</strong></em> (Armando Torno, Corriere della Sera, 3 maggio 2010).</p>
<p>E&rsquo; come dire di smettere di domandarsi se la &ldquo;Sindone&rdquo; di Torino sia veramente stata il lenzuolo che ha avvolto Ges&ugrave;, perch&eacute; il suo significato educativo &egrave; comunque molto grande.</p>
<p>Questo non risolve sicuramente il giallo pi&ugrave; affascinante dell'archeologia cristiana, ma offre una chiave interpretativa pi&ugrave; ampia e meno tecnica.</p>
<p>E, in verit&agrave;, &egrave; proprio cos&igrave;: nel corso della visita alla &ldquo;Sindone&rdquo;, l&rsquo;atmosfera che ti circonda &egrave; tale che, in quei frangenti, forse non &egrave; molto importante che il &ldquo;reperto&rdquo; sia o meno autentico, cio&egrave; che l&rsquo;immagine impressa sul telo corrisponda a quella del Cristo, poich&eacute; il suo valore simbolico suscita un grande impatto suggestivo nell&rsquo;immaginario della gente.</p>
<p>Le persone in fila ad attendere di poter stare pochi minuti davanti al &ldquo;lino&rdquo; sono diverse le une dalle altre, giovani e anziane di status differenti, e fra di loro forse anche la presenza di non credenti, eppure tutte devotamente e umilmente commosse. </p>]]></content>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Eremi rupestri nel Gargano: un patrimonio unico ed irripetibile.]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=72</id>
		<created>2010-04-27T15:50:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>A pochi chilometri da Monte Sant’Angelo, sul Gargano, tra picchi rocciosi, gole e strapiombi a guisa di canyon, in uno scenario che mette in luce gioielli naturalistici di straordinaria bellezza, si scorgono i tanti eremi rupestri che hanno un tempo caratterizzato quel lembo di terra che circonda l’antica Abbazia di santa Maria di Pulsano.</p>
<p align="center"><img src="/public/Pulsano.JPG" alt="" /></p>
<p>Un piccolo universo sconosciuto e dal fascino irresistibile.</p>
<p>L’Abbazia di santa Maria di Pulsano sul Gargano, edificata sull’omonimo colle del Gargano in onore della santa Madre di Dio sul cadere del VI secolo per opera del monaco-papa san Gregorio Magno,  &egrave; stata luogo di monaci, eremiti e cenobiti, orientali e latini, che nel corso dei secoli ha avuto alterne vicende.</p>
<p>Agli inizi del XII scolo fu ricostruita ad opera di “san Giovanni eremita, il Pulsanese”, detto tardivamente da Matera, pellegrino al santuario micaelico del Gargano [a Monte Sant’Angelo si erge, come noto, il Santuario di San Michele Arcangelo], dalla cui austera testimonianza di vita scatur&igrave; una famiglia monastica autonoma, l’Ordine monastico degli Eremiti Pulsanesi, detti anche gli “Scalzi”, i quali rifacendosi rigidamente alla regola di san Benedetto e alla tradizione monastica orientale gi&agrave; presente a Pulsano, ebbero in questo monastero garganico la loro Casa Madre, da cui dipesero circa 40 monasteri, sparsi non solo nel Gargano ma anche nel resto d’Italia.</p>
<p>I pi&ugrave; famosi sono stati i monasteri pulsanesi di Toscana, ubicati lungo la “via francigena” da Pavia a Roma, e quelli delle isole slave dell’Adriatico, Mljet e Hvar, dirimpettaie del nostro Gargano.</p>
<p align="center"><img src="/public/Pulsano1.JPG" alt="" /></p>
<p>L’Abbazia nelle forme attuali, gravemente danneggiate da un sisma nell’anno 1646, fu edificata ad opera del beato Gioele, “sacerdos et magister”, nativo di Monte Sant’Angelo e terzo abate generale dei monaci Pulsanesi.</p>
<p>La chiesa abbaziale, di stile romanico e con il presbiterio ricavato in una grotta naturale, al termine dei lavori di costruzione, fu solennemente dedicata dal papa Alessandro III il 30 gennaio 1177, il quale consacr&ograve; anche l’altare “quadrato”, uno dei pochi esempi di altari bizantini ancora presenti in Italia.</p>
<p align="center"><img src="/public/Pulsano2.JPG" alt="" /></p>
<p>I monaci furono presenti stabilmente su questo colle fino alla soppressione “murattiana” del 1809. </p>
<p>Intorno all’Abbazia, su spuntoni rocciosi e pareti scoscese , vero santo deserto monastico garganico, sono disseminati ben “24 eremi rupestri “ collegati tra loro da sentieri, patrimonio davvero unico ed irripetibile del nostro territorio.</p>
<p>Per anni il complesso &egrave; stato in una situazione di abbandono e di incuria tali da determinare attraverso furti di ignoti, un depauperamento del patrimonio artistico dell’Abbazia. </p>
<p>Grazie all’opera del volontariato, prima, e successivamente dei monaci, qui di nuovo presenti dal 1997, l’Abbazia &egrave; oggi rinata a nuova vita.</p>
<p>La laboriosa presenza della comunit&agrave; monastica, latina e bizantina nella spiritualit&agrave; e nella liturgia, ha fatto s&igrave; che questo luogo ritornasse ad essere un centro di spiritualit&agrave; al servizio delle comunit&agrave; dell’ Arcidiocesi di Manfredonia e di tutti i fedeli.</p>
<p align="center"><img src="/public/Pulsano3.JPG" alt="" /></p>
<p>In Abbazia sono attive: un “scuola di iconografia”, che durante l’estate avvicina all’immenso patrimonio teologico-spirituale delle sante icone, numerosi giovani e adulti, insegnando loro anche le antiche tecniche di questa millenaria arte sacra; una fornita “biblioteca” di oltre 17.000 testi, liturgici, teologici, patristici, storici.</p>
<p>Ogni sabato, alle ore 17,30, i monaci tengono la “Lectio divina” aperta a tutti colore che desiderano approfondire e conoscere la Divina Parola, cos&igrave; pure nei pomeriggi delle domeniche di Avvento e Quaresima.</p>
<p>Durante l’estate, inoltre, sono organizzate delle “settimane bibliche”.</p>
<p>Seconda l’antica tradizione monastica, &egrave; attivo anche uno “scriptorium” che ha pubblicato diversi testi sull’Abbazia e sul suo rifondatore, “l’abba san Giovanni”, e che settimanalmente pubblica una rivista intitolata “Legebam et ardebam” contenente meditazioni e approfondimenti sulle letture liturgiche domenicali. </p>
<p>E’ attiva infine, una foresteria per l’accoglienza di quanti vogliono trascorrere e condividere con i monaci l’esperienza della preghiera e della meditazione.</p>
<p>[Le informazioni sono tratte da una brochure edita dall’Abbazia] </p>
<p>Abbazia s. Maria di Pulsano</p>
<p>C.P. 150 – 71037 Monte Sant’Angelo (Foggia)</p>
<p>Monastero e foresteria tel. 0884.561047 – c.p.p. 12319729</p>
<p>e-mail:info@abbaziadipulsano.org</p>
<p> </p>
<p><strong>L’Abbazia di santa Maria di Pulsano</strong> <em>su Wikipedia</em>:</p>
<p><em>“Edificata nel 591, sui resti di un antico tempio oracolare pagano dedicato a Calcante, fu affidata ai monaci dell'ordine di Sant'Equizio. Poco note sono le vicende storiche fino al XII secolo, quando, nel 1129, l'intervento di San Giovanni da Matera e della sua Congregazione Pulsanense la fece risorgere dal grave stato di abbandono in cui versava, fondando l'ordine monastico autonomo dei poveri eremiti pulsanesi. Nel 1177 fu ultimata la costruzione della chiesa abbaziale dedicata alla Santa Madre di Dio, il cui altare, sotto il quale furono poste le spoglie di San Giovanni, abate morto nel 1139, fu consacrato dal papa Alessandro III, in pellegrinaggio sul Gargano. Al termine del XIV secolo, durante il pontificato del papa Martino V, l'Ordine Pulsanense si estinse e i superstiti passarono all'Ordine benedettino, rinunciando alla regola di San Giovanni abate. Nel XV secolo furono i Celestini a prendersi cura dell'Abbazia, tutelandola dalle pretese dei signori locali, L'abbazia fu comunque affidata ad un cardinale commendatario che l'amministrava da Roma. Tra i Celestini &egrave; da ricordare il monaco garganico Ludovico Giordani che da abate costru&igrave; due altari laterali nella chiesa Abbaziale di Pulsano, oggi distrutti, e il Monastero dei Celestini in Manfredonia. Nel 1646 fu danneggiata da un violento terremoto che travolse l'archivio e la biblioteca. In seguito furono i Celestini di Manfredonia a reggere Santa Maria di Pulsano sino all'emanazione delle leggi napoleoniche del 1806. Giuseppe Bonaparte soppresse definitivamente la presenza di un ordine monastico e autorizz&ograve; i fittuari dei beni a ritenere in enfiteusi i pagamenti. Nel 1842 il sacerdote montanaro Nicola Bisceglia riceve ufficialmente in enfiteusi dal Demanio il complesso del protomonastero pulsanense per “sottrarlo all'abbandono e agli atti vandalici dei pastori e pecorai”, ad eccezione della chiesa soggetta alla giurisdizione dell'Ordine diocesano. Nel 1966 &egrave; stata trafugata la pregevole e venerata icona della Madre di Dio di Pulsano, non ancora ritrovata, opera di quella scuola bizantino – italiana, detta dei “Ritardatari”, fiorita in Puglia nel XII secolo e nel XIII secolo. Finalmente nel 1997, grazie anche all'interessamento dell'arcivescovo Vincenzo D'Addario, la chiesa abbaziale &egrave; stata riaperta al culto pubblico e vi &egrave; stata fondata la comunit&agrave; monastica di Pulsano, di diritto diocesano, birituale: latina e bizantina. Oggi, grazie anche al contributo e alla concreta collaborazione di numerosi cittadini, presenta una comunit&agrave; attiva ed attenta alle esigenze spirituali del nostro tempo”.</em>  </p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=72"/>
		<issued>2010-04-27T15:50:00+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[In giro per Foggia in una  "mitica" Fiat 500 d'epoca!]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=71</id>
		<created>2010-04-18T21:00:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi, a Foggia, ho avuto il piacere di salire a bordo di alcuni storici modelli di Fiat 500 di un tempo, perfettamente funzionanti e con sfavillanti carrozzerie. </p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/fiat500_2.jpg" /> </p>
<p>L’opportunit&agrave; mi &egrave; stata offerta da Luigi Nigri, <em>“Gino”</em> per gli amici, un brillante imprenditore edile foggiano, appassionato di auto storiche.</p>
<p><em>“Gino”,</em> per la cronaca, &egrave; il marito della mia amatissima nipote Marialuisa, la figlia di una delle mie due sorelle.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/fiat500_3.jpg" /></p>
<p>Una Fiat 500 “Abarth” nera con tettuccio a scacchi bianchi del 1969; </p>
<p>Una Fiat 500 “Sport” bianca con fasce laterali rosse;</p>
<p>Una Fiat 500 “L” (lusso) bianca del 1971; </p>
<p>Una Fiat 500 “Giardiniera” rosso corallo del 1974 prodotta da Autobianchi (la denominazione originale &egrave; “Giardiniera” e non “Giardinetta” come invece soventemente definita). </p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/fiat500_4.jpg" /> </p>
<p>Tutte le autovetture sono state sottoposte a completo “restyling” della carrozzeria, motore, rivestimenti e accessori, con pezzi originali ovvero attraverso la loro fedele ricostruzione.</p>
<p>Dei veri gioiellini!</p>
<p>Le auto sono regolarmente iscritte all’ASI (Automobilclub Storico Italiano) e partecipano ai vari “Raduni” nazionali. </p>
<p>Un tuffo nel passato … e, vuoi mettere, lo “sfizio” di circolare in citt&agrave; (a Foggia) … con una “Giardiniera rosso corallo” … sotto lo sguardo curioso, attento, incredulo ed anche divertito della gente che ti osserva!</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/fiat500_5.jpg" /></p>
<p>La Storia della Fiat 500</p>
<p>[da Wikipedia, l'enciclopedia libera]. </p>
<p><em>La “500” &egrave; una utilitaria della casa torinese FIAT, prodotta dal 1936 al 1955 nella prima versione, anche detta "Topolino", e dal 1957 sino al 1975, nella seconda versione, anche detta "Nuova 500". </em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/fiat500_1.jpg" /></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><font size="1">Fiat Topolino (fonte: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Topolino.jpg" target="_blank">Wikipedia</a>)</font></p>
<p><em>La Fiat 500 &egrave; senza dubbio fra le automobili italiane pi&ugrave; famose. </em></p>
<p><em>Il 15 giugno 1936 viene messa in vendita la FIAT 500 A, poi soprannominata "Topolino". Una vetturetta modesta per tecnica e prestazioni, il cui prezzo era di 8.900 lire: venti volte lo stipendio medio di un operaio specializzato. Tuttavia, la "Topolino" riuscir&agrave; ad ottenere un discreto successo, anche grazie alla "fame di automobili degli Italiani". Infatti, nell'Italia del 1936 circolano solamente 222.000 automezzi (di ogni tipo, compresi quelli pubblici e militari) per oltre 42 milioni di abitanti. All'incirca, un veicolo ogni 200 persone. Un rapporto dieci volte inferiore a quello della Francia e quaranta volte inferiore a quello degli Stati Uniti nello stesso anno. La produzione della "500-Topolino", con piccoli aggiornamenti nella 500B, continu&ograve; anche nel dopoguerra fino ad arrivare a 519.847 esemplari a cui si devono aggiungere i modelli fabbricati dalla licenziataria francese Simca 52.507 esemplari per un totale di 572. 354 esemplari. La "500 C" del 1949 era invece quello che chiameremmo oggi un "restyling" con nuovo motore a valvole in testa e un frontale diverso e ammodernato con i fari incassati nella carrozzeria. Sia della 500B che della 500C venne realizzata la versione familiare, denominata "giardiniera", la prima delle quali aveva le fiancate rivestite in legno. </em></p>
<p><em>Nel secondo dopoguerra la FIAT era governata da Vittorio Valletta, cui era affidato il compito di motorizzare la nuova Italia repubblicana; ma se negli anni trenta il progetto "Topolino" era stato scarsamente innovativo, negli anni cinquanta era sicuramente superato. La diminuzione delle vendite ed il basso numero di vetture esportate, contribu&igrave; a far comprendere alla dirigenza aziendale la necessit&agrave; di costruire una vettura pi&ugrave; moderna ed economica. </em></p>
<p><em>Valletta, quindi, incaric&ograve; Dante Giacosa di realizzare la nuova vettura, compito arduo dato che l'azienda aveva disponibilit&agrave; economiche veramente modeste, sia per i motivi gi&agrave; detti, sia per i bombardamenti che l'avevano pesantemente colpita. I tempi necessari per la progettazione e la messa in produzione del nuovo propulsore erano per&ograve; incompatibili con l'urgenza aziendale di immettere un nuovo modello sul mercato, ragione per cui, mentre la progettazione della futura "500" proseguiva, Giacosa decise di utilizzare i medesimi schemi e linee base per realizzare un'automobile che potesse utilizzare una motorizzazione quadricilindrica, facilmente realizzabile sulla scorta dell'esperienza aziendale maturata con la produzione della "Topolino". </em></p>
<p><em>Nacque cos&igrave; la "600", un ibrido tra passato e futuro, che la Fiat mise in vendita nel 1955 ottenendo un immediato successo. Le esigenze dell'azienda vennero cos&igrave; soddisfatte, le catene di montaggio funzionavano a pieno ritmo e, finalmente, Giacosa pot&eacute; dedicarsi con calma al motore della "Nuova 500". </em></p>
<p><em>La vettura venne presentata in anteprima al Presidente del Consiglio, il democristiano Adone Zoli, nei giardini del Viminale il 1º luglio 1957; segu&igrave;, il 2 luglio un cocktail allo Sporting Club di Torino per i giornalisti specializzati per essere presentata al pubblico il 4 luglio 1957. </em></p>
<p><em>Il nome di Nuova 500 fu scelto per sottolineare la sua discendenza dalla 500 Topolino, arrivata alla versione "C" e uscita di produzione pochi anni prima. La velocit&agrave; massima era di 85 km/h. Il prezzo di lancio 490.000 lire, piuttosto alto se paragonato a quello di della 600 superiore di appena 150.000 lire, che aveva quattro posti veri e non due pi&ugrave; due di fortuna.</em></p>
<p><em>L'accoglienza del pubblico &egrave; tuttavia piuttosto tiepida rispetto alle previsioni, se non addirittura fredda. La nuova piccola vettura appare troppo spartana agli occhi dei pi&ugrave;, ormai usi alla vista delle luccicanti cromature che adornano le altre automobili. Il cliente-tipo ipotizzato dall'azienda &egrave; il vecchio proprietario di Topolino e chi usa piccole motociclette per gli spostamenti quotidiani, tanto che nella parata inaugurale partita dagli stabilimenti Mirafiori le nuove 500 sfilano davanti a una Gilera Saturno del 1956 con marmitta Abarth, motocicletta assai famosa in quegli anni e di prezzo paragonabile. </em></p>
<p><em>Molti di questi vedono per&ograve; di mal occhio i soli due posti e la giudicano troppo costosa rispetto alla sorella maggiore: meglio accantonare qualche soldo in pi&ugrave; e acquistare la 600. Anche le prestazioni sono motivo di critica, il motore &egrave; poco elastico, la potenza modesta, la velocit&agrave; massima un po' troppo bassa, il motore bicilindrico vibra troppo ai bassi regimi ed &egrave; troppo rumoroso agli alti. </em><em>Basterebbe forse poco di pi&ugrave; per accontentare la clientela, e l'azienda corre ai ripari. </em></p>
<p><em>Nel settembre dello stesso anno esce una versione lievemente revisionata, con l'aggiunta alla lista degli optional delle coppe ruota cromate, ma non basta. Si pensa allora a un aggiornamento sostanzioso e si lavora sia sul motore sia sull'allestimento. Il primo viene rivisto nel carburatore (Weber 24IMB2) nella fasatura e nell'alzata delle valvole migliorandone l'erogazione ed elevandone la potenza alla soglia dei 15 cv a 4000 giri al minuto, il secondo si arricchisce di molti dettagli ritenuti irrinunciabili come le modanature cromate sulle fiancate e i finestrini discendenti. La velocit&agrave; massima sale a 90 km/h.</em></p>
<p><em>A partire dal novembre 1957 la Nuova 500 viene quindi commercializzata in due versioni: Economica (quella della presentazione, venduta a 465.000 lire anzich&eacute; 490.000) e Normale, l'allestimento migliorato descritto sopra, venduta a 490.000 lire. Caso unico nella storia dell'automobile, i proprietari delle Nuova 500 Economica vendute prima del lancio della Normale, ricevono la differenza di 25.000 lire tramite assegno e vengono invitati presso le Stazioni di Servizio autorizzate Fiat per l'aggiornamento gratuito del motore. </em></p>
<p><em>È importante osservare che la 500 economica non fu la prima 500 prodotta. Questo ruolo spetta alla cosiddetta prima serie che rest&ograve; in produzione solo tre mesi: dal luglio 1957 al settembre 1957. Il nome ufficiale delle prima serie &egrave; Nuova 500; le serie successive conservano questo nome ma gli affiancano una denominazione esplicativa (Economica, Normale, America, Sport, Giardiniera D, Giardiniera F e Giardiniera Autobianchi, D, F, L, R; nelle varianti trasformabile e tetto apribile) quasi mai indicata sul corpo della vettura in modo chiaro ed inequivocabile. </em></p>
<p><em>Per questi motivi un esemplare originale della prima serie &egrave; oggi di eccezionale rarit&agrave;. </em></p>
<p><em>La produzione dal 1971 avviene non solo a Torino ma anche a Desio nello stabilimento dell'Autobianchi per la 500 Giardiniera e in Sicilia a Termini Imerese in provincia di Palermo. In seguito viene spostata interamente nello stabilimento siciliano. </em></p>
<p><em>Esce di produzione il 1º agosto del 1975, dopo ben 18 anni dal lancio della prima serie del 1957; l'ultimo esemplare costruito porta il numero di telaio 5.231.518. </em></p>
<p><em>Naturalmente non bisogna dimenticare le "speciali", ovvero le versioni costruite in piccola serie, destinate alla nascente categoria delle "automobiliste", oppure ad esaudire una richiesta elitaria e, fino ad allora, inimmaginabile: la seconda macchina. </em></p>
<p><em>Menzione speciale meritano infine le versioni sportive allestite dai preparatori, in particolare Abarth e Giannini entrate subito nel mito e vittoriose in molte competizioni. Il massimo concorrente dell'Abarth per la personalizzazione della piccola di casa Fiat, fu senza dubbio il carrozziere romano Giannini.</em></p>
<p><em>Nel 1991 la Fiat lanci&ograve; una “nuova piccola utilitaria”, la Fiat Cinquecento, che fu prodotta fino al 1998.</em></p>
<p><em>Nel 2007 la Fiat ha immesso infine sul mercato una nuova 500, disegnata appositamente affinch&eacute; lo stile ricordi molto la versione nata cinquant'anni prima.</em>  </p>]]></content>
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		<issued>2010-04-18T21:00:00+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Alla scoperta di una tradizione senza eguali: la Settimana Santa in Puglia.]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=70</id>
		<created>2010-04-07T21:40:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>A <strong>Poggio Imperiale</strong> la &ldquo;Via Crucis Vivente&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/crucis1.JPG" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>riti </strong>e le <strong>tradizioni</strong> che caratterizzano la Settimana Santa in <strong>Puglia</strong> sono molto sentiti dalla popolazione adulta ma anche dalle nuove generazioni. </p>
<p>Prova ne &egrave; il fatto che la partecipazione agli eventi e alle manifestazioni religiose risulta sempre abbastanza nutrita. </p>
<p><strong>Ogni borgo, ogni paese, ogni citt&agrave; della Puglia con i suoi riti, le sue tradizioni.</strong> </p>
<p>Forse la Settimana Santa di Taranto, soprattutto la due giorni di processioni, nella &ldquo;citt&agrave; che cammina&rdquo;, offre l&rsquo;occasione per scoprire una tradizione senza eguali, una rappresentazione collettiva unica al mondo. </p>
<p><em>&laquo; In questi giorni a Taranto non si fa altro che camminare, dalla chiesa vecchia a quella nuova e ritorno; si cammina insieme, dietro e intorno alle Processioni: quella della notte del Giovedi Santo, l&rsquo;Addolorata, e quella del Venerdi Santo, i Misteri.</em></p>
<p><em>Nessuno pu&ograve; farne a meno, soprattutto i &ldquo;perd&ugrave;ne&rdquo; , i confratelli, con il loro passo lento e scalzo, un incedere particolare cui viene dato il nome di &ldquo;nazzecata&rdquo;. </em></p>
<p><em>Sono ore di Passione, da inseguire, da vivere, da affogare nel perdono. E, a sua volta, da cercare, chiedere, concedere. </em></p>
<p><em>(&hellip;) Camminano nel dolore cullati dalle musiche per banda: marce funebri e lente nenie che servono a sopire gli animi, a domare le passioni.</em></p>
<p><em>La gente cammina con loro, i fratelli incappucciati: rapita dal rito del perdono o semplicemente curiosa di una tradizione che non ha eguali in Italia, o anche nel mondo, se &egrave; vero che solo Siviglia pu&ograve; contenderle la maestosit&agrave; &raquo;.</em></p>
<p>[Dal Corriere del Mezzogiorno, Giovedi 1 Aprile 2010]</p>
<p>Seppure <strong>Taranto</strong> rappresenti il fiore all&rsquo;occhiello della tradizione, non da meno sono da considerarsi le manifestazioni religiose che hanno luogo durante la Settimana Santa nelle altre localit&agrave; pugliesi. </p>
<p>Magari meno frenetiche, ma altrettanto intense e cariche di significato. </p>
<p>Pure in terra di <strong>Capitanata</strong> e nel <strong>Gargano</strong> i riti della Settimana Santa sono molto sentiti. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/crucis2.JPG" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Famoso, ad esempio, il rito delle &ldquo;Fracchie&rdquo; di <strong>San Marco in Lamis</strong>: enormi tronchi di alberi aperti a listelli e colmi di legna da ardere, dalla forma di cunei, tipo cornucopie, montati su strutture munite di ruote, ai quali viene dato fuoco durante la processione della sera del Venerdi Santo.</p>
<p><strong>Poggio Imperiale</strong> ha voluto anche quest&rsquo;anno riproporre la &ldquo;Via Crucis Vivente&rdquo;, interpretata da una trentina di figuranti in costume d&rsquo;epoca, richiamandosi alle antiche tradizioni di fede dei &ldquo;poggioimperialesi&rdquo;. </p>
<p>Si &egrave; svolta mercoledi 31 marzo 2010, poich&eacute; la programmazione di sabato 27 marzo &egrave; stata sospesa a causa della pioggia che non ne ha consentito il proseguimento fino alla sua conclusione. </p>
<p>L&rsquo;evento ha avuto inizio verso le ore 19,00, al termine della Santa Messa , nell&rsquo;area adiacente all&rsquo;antica Chiesa del Sacro Cuore, che rappresenta un suggestivo scorcio panoramico del centro storico del paese, dove &egrave; stato inscenato il processo &ldquo;romano&rdquo; di fronte a Pilato, culminato con la condanna a morte mediante crocifissione del Nazareno.</p>
<p>La &ldquo;Via Crucis&rdquo; (propriamente &ldquo;via della croce&rdquo;) si &egrave; poi dispiegata lungo la centralissima via Vittorio Veneto, svoltando per la vecchia via &ldquo;del pozzo&rdquo;, fino a giungere all&rsquo;altezza dell&rsquo;antico sito della &ldquo;seggiul&egrave;tte&rdquo;, luogo in cui si &egrave; consumato l&rsquo;epilogo della Crocifissione di Cristo. </p>
<p>Le scene delle &ldquo;stazioni&rdquo;, che rappresentano i diversi momenti della &ldquo;Passione&rdquo;, rinnovando l&rsquo;itineriario ovvero la via della passione medesima, sono state magistralmente interpretate dai protagonisti e dalle comparse della &ldquo;drammatizzazione&rdquo;, generando momenti di vera commozione tra la folla dei partecipanti in sommessa meditazione e preghiere penitenziali. </p>
<p>Tra le altre, due le scene fondamentali: la prima focalizzata sul processo a Ges&ugrave; e l&rsquo;altra - la vera scena madre - quella finale riguardante la sua crocifissione, morte e risurrezione. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/crucis3.JPG" /></p>
<p><em></em></p>
<p><em>Il&nbsp;processo</em></p>
<p>Dinanzi al Governatore romano Ponzio Pilato due avvocati, uno per l&rsquo;accusa, l&rsquo;altro per la difesa, hanno sostenuto le rispettive tesi di colpevolezza e d&rsquo;innocenza con arringhe i cui testi sono stati liberamente tratti dai brani biblici. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/crucis4.JPG" /></p>
<p><em></em></p>
<p><em>L&rsquo;epilogo</em></p>
<p>La crocifissione e la morte di Cristo &egrave; risultata di grande effetto grazie anche alla bravura dell&rsquo;interprete oltre che agli effetti di luci e suoni e dello scenario naturale ove la rappresentazione si &egrave; svolta.</p>
<p>Una collinetta, un muretto a secco in pietra naturale, alberi di ulivi secolari e tre croci; su quella centrale il Cristo. </p>
<p>Le altre cerimonie religiose della Settimana Santa a Poggio Imperiale:</p>
<p><strong>Giovedi Santo</strong> 1 aprile 2010, alle ore 18,00, &egrave; stata celebrata presso la Parrocchia San Placido Martire la Santa Messa &ldquo;in Coena Domini&rdquo; dell&rsquo;istituzione del Sacramento dell&rsquo;Eucaristia con lavanda dei piedi. </p>
<p><strong>Venerdi Santo</strong> 2 aprile 2010, la mattina, prestissimo, alle ore 5,30, si &egrave; svolta per le strade del paese la Processione della statua di Ges&ugrave; che porta la croce, portata a spalle da Confratelli incappucciati, in partenza dalla Chiesa Parrocchiale, e la Processione della statua della Madonna Addolorata anch&rsquo;essa portata a spalle, da sole donne, in partenza dalla Chiesa del Sacro Cuore.</p>
<p>Il suggestivo incontro tra Madre e Figlio, con il conseguente &ldquo;intreccio&rdquo; delle due Processioni , &egrave; avvenuto in piazza Imperiale, ove il parroco ha tenuto il consueto discorso di rito. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/crucis5.JPG" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono seguite le celebrazioni delle &ldquo;Lodi&rdquo; nella Chiesa Parrocchiale, dove sono confluite le due statue con i loro rispettivi seguiti. </p>
<p>Alle ore 18,30 dello stesso giorno, l&rsquo;Azione Liturgica &ldquo;in morte Domini&rdquo; con lettura del Vangelo della Passione e, alle ore 19,30, la Processione serale con le statue di Ges&ugrave; Morto e della Madonna Addolorata, in partenza dalla Chiesa Parrocchiale, in un unico corteo, fino alla Chiesa del Sacro Cuore. </p>
<p><strong>Sabato Santo</strong> 3 aprile 2010, Veglia pasquale e Santa Messa alle ore 23,00 presso la Chiesa Parrocchiale. </p>
<p><strong>Domenica</strong> 4 aprile 2010: Solenne celebrazione della <strong>Santa Pasqua</strong> di Risurrezione , alle ore 11,00 presso la Chiesa Parrocchiale. &nbsp;</p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Il “Buon Vento”]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=69</id>
		<created>2010-03-25T09:00:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>A 107 anni la &ldquo;nonna di Poggio Imperiale&rdquo; mette a dimora uno degli alberi piantati in suo onore.</p>
<p>Sabato scorso 20 marzo 2010, si &egrave; conclusa a Poggio Imperiale la seconda fase dell&rsquo;originale evento denominato &quot;Buon Vento&rdquo;, iniziato nel mese di dicembre del passato 2009.</p>
<p>La prima fase della manifestazione, battezzata &ldquo;Natale con Alberi Vivi&rdquo;, si &egrave; svolta in prossimit&agrave; delle festivit&agrave; natalizie, allorch&egrave; l&rsquo;Amministrazione Comunale consegn&ograve; a tutti gli esercizi commerciali del paese cinquanta alberi (del tipo Cedro Deodara, Cedro Atlantica, Tuya e Abete), che vennero riccamente addobbati a cura dei titolari dei medesimi esercizi.</p>
<p>La seconda fase, battezzata &ldquo;Piantiamo Alberi&rdquo; si &egrave; tenuta invece sabato 20 Marzo, giorno della &quot;Festa dell'Albero&quot;, ed &egrave; stata caratterizzata dalla messa a dimora degli stessi cinquanta alberi, da parte degli alunni delle scuole elementari e medie di Poggio Imperiale.</p>
<p>Il &ldquo;Buon Vento&rdquo; &egrave; un progetto promosso dall'Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Cultura, ed &quot;adottato&quot; e finanziato dall'International Power, la multinazionale inglese che ha realizzato e gestisce il <span style="FONT-WEIGHT: bold">&ldquo;Parco Eolico&rdquo;</span> di Poggio Imperiale<sup>1</sup>.</p>
<p>Il Parco Eolico o Wind Farm (fattoria del vento); il &ldquo;Buon Vento&rdquo; che con la sua forza consente di produrre energia elettrica &ldquo;pulita&rdquo;.</p>
<p>Numerosa la presenza di giovani e giovanissimi con i loro genitori alla manifestazione, che si &egrave; svolta presso la Scuola Media, dove sono state lette poesie dedicate agli alberi scritte dagli alunni.</p>
<p>Presente anche il Comandante della Stazione del Corpo Forestale di Sannicandro Garganico, il parroco Don Luca De Rosa, il sindaco Dott. Rocco Lentinio con tutta l'amministrazione comunale, le associazioni operanti sul territorio, Caritas, Avis, Associazione Carabinieri in congedo, Libertas, ecc.</p>
<p>Nell&rsquo;occasione, &eacute; stata festeggiata anche la &quot;Nonna di Poggio Imperiale&quot;, Maria Giuseppa Robucci, nata il 20 marzo 1903, arrivata alla Scuola Media a bordo di una fiammante Alfa Romeo Spider decappottabile rossa, ed accolta , tra applausi e fuochi pirotecnici, dalle ragazze pon pon, dagli sbandieratori e dal coro degli alunni che hanno intonato un coinvolgente &quot;Tanti auguri &hellip; a te&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/buonvento4.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la manifestazione la festeggiata ha ricevuto, a sorpresa, la visita dell&rsquo;altro Nonno di Poggio Imperiale&rdquo;, Giuseppe Nista, che il giorno 8 del prossimo mese di aprile compir&agrave; ben 101 anni.</p>
<p>L'incontro fra i due concittadini ultracentenari ha rappresentato un momento di forte commozione che ha toccato il cuore di tutti i presenti. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/buonvento3.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma la vera sorpresa l'ha fatta proprio Nonna Maria Giuseppa, quando ha voluto usare da sola il badile per coprire con la terra uno degli alberi piantati in suo onore. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/buonvento1.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi il classico taglio della torta, dopo lo spegnimento di 107 candeline, e il gradito omaggio floreale di ben 107 rose offerto dall'Amministrazione Comunale.</p>
<p>Sette anni fa, allo scoccare dei 100 anni, Nonna Maria Giuseppe fu festeggiata con la presenza in paese di inviati della trasmissione televisiva &quot;La vita in diretta&quot; di Rai 1. </p>
<p>I cinquanta alberi sono stati piantumati nelle aree pubbliche del paese, fra le quali la Scuola Media; alcuni altri verranno messi a dimora prossimamente nella piazzetta in via Di Vittorio, dove sar&agrave; eretto un monumento in memoria delle tre vittime poggioimperialesi dei lager nazisti: Verzino, Braccia e Zangardi. </p>
<p><strong>Un albero &hellip; quante riflessioni!</strong> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/buonvento2.JPG" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><sup>1</sup> <font size="1">Il Parco Eolico di Poggio Imperiale &egrave; stato ufficialmente inaugurato il 27 giugno 2009. L'impianto &egrave; costituito da 15 aerogeneratori Vestas V80 da 2 MW ciascuno. Un parco eolico o wind farm (fattoria del vento) &egrave; un insieme di aerogeneratori (torri o pale eoliche) localizzati in un territorio delimitato e interconnessi tra loro che producono energia elettrica sfruttando la forza del vento. La generazione di energia elettrica varia in funzione del vento e della capacit&agrave; generativa degli aerogeneratori. In un parco eolico le singole turbine sono interconnesse tra loro con una linea di collegamento a medio voltaggio (generalmente 34,5 kV) e con un sistema di comunicazione (per il cosiddetto remote monitoring). La energia a medio voltaggio viene poi convertita in alto voltaggio tramite un trasformatore in una sottostazione ed immessa nella rete elettrica. &nbsp;</font></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=69"/>
		<issued>2010-03-25T09:00:00+01:00</issued>
		<modified>2010-03-25T09:00:00+01:00</modified>
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		<title><![CDATA[Ancora … sullo YAD VASHEM di Gerusalemme!]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=68</id>
		<created>2010-03-22T17:13:55+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Il <strong>21/10/2088</strong> ho pubblicato su questo mio stesso sito <em><u>www.paginedipoggio.com</u></em> <strong>=&gt; Blog</strong> <em>&ldquo;Come la penso io!&rdquo;</em>&nbsp; l&rsquo;articolo dal titolo <strong>&ldquo;YAD VASHEM IL MUSEO DELL&rsquo;OLOCAUSTO DI GERUSALEMME: la didascalia contestata&rdquo;,</strong> per parlare delle emozioni che avevo provato l&rsquo;anno prima, in occasione della visita al Museo con mia moglie.</p>
<p>L&rsquo;articolo risulta essere stato <em>&ldquo;linkato&rdquo;</em> oltre <strong>1000 </strong>volte e diversi sono i <strong>&ldquo;commenti&rdquo;</strong> pervenuti.</p>
<p>Riporto qui di seguito, per gli interessati che avessero voglia di approfondire poi l&rsquo;argomento sul sito internet <u><em><strong>http://www.vaticanfiles.splinder.com,</strong></em></u> il &ldquo;commento&rdquo; inviato dal <strong>Prof. Matteo Luigi Napolitano</strong> il giorno 8/2/2010:</p>
<p><em><strong>&laquo; Ho avuto l'onore di far parte della delegazione vaticana, incaricata di una missione scientifica a Yad Va-shem, preparatoria della visita del Santo Padre. L'8 e 9 marzo 2009 abbiamo discusso a porte chiuse della questione di Pio XII e della didascalia. I nostri lavori di &quot;commissione mista&quot; Vaticano-Yad Va-shem saranno resi noti quest'anno, con un volume di atti di quella conferenza (che doveva restare segreta ma di cui si seppe presto; come si pu&ograve; vedere anche su You Tube). Posso assicurare che i lavori si sono svolti in un clima di grande dialogo e di comprensione, e che la didascalia in questione, per come &egrave; formulata, anche a Yad Va-shem non &egrave; condivisa da molti. Sulla didascalia ho fatto uno studio approfondito che si potr&agrave; leggere su vaticanfiles.splinder.com. Matteo Luigi Napolitano&raquo;. </strong></em></p>
<p><u>Sul Prof. Matteo Luigi Napolitano</u></p>
<p>[Dal sito internet: <a href="http://www.vatican.va"><em>http://www.vatican.va</em></a>]:</p>
<p>Il 23 agosto 2005 il Prof. Matteo Luigi Napolitano &egrave; stato nominato delegato del Pontificio Comitato di Scienze Storiche presso l&rsquo;International Committee for the History of the Second World War, in sostituzione di P. Pierre Blet che ha lasciato la carica per sopraggiunti limiti di et&agrave;.</p>
<p>Matteo Luigi Napolitano, nato nel 1962 a S. Severo (Foggia), insegna Storia delle Relazioni internazionali all&rsquo;Universit&agrave; degli Studi del Molise. &Egrave; autore dei volumi &quot;Mussolini e la Conferenza di Locarno&quot; (Urbino, 1996), &quot;Un ponte tra Vangelo e cultura&quot; (con Ornella di Pumpo, Roma, 1998), &quot;Pio XII tra guerra e pace&quot; (Roma, 2002), &quot;Il Papa che salv&ograve; gli Ebrei&quot; (con Andrea Tornielli, Casale Monferrato, 2004), &quot;Angelo Giuseppe Roncalli/Giovanni XXIII&quot; (Milano 2004), &quot;Pacelli Roncalli e i battesimi della Shoah&quot; (con Andrea Tornielli, Casale Monferrato, 2005). Ha pubblicato diversi saggi di storia diplomatica e delle relazioni internazionali, fra i quali &quot;Reassessing Italy&rsquo;s Postwar Choices&quot; (1995), &quot;Trieste 1948: un problema diplomatico e nazionale&quot;(1998), &quot;Pio e il XII e il Nazismo&quot; (2001), &quot;La Santa Sede e la Germania nazista&quot; (2003). Si occupa di storia della diplomazia vaticana, di relazioni euro-atlantiche e di documentazione sul nazismo e sulla Guerra fredda. Collabora con la rivista &quot;La Civilt&agrave; Cattolica&quot;.</p>
<p>[Dal sitio internet: <a href="http://polistampa.com"><em>http://polistampa.com</em></a>]:</p>
<p>(&hellip;) Dirige la collana &laquo;Officine di Storia europea&raquo; dell&rsquo;Istituto Poligrafico dello Stato, per la quale ha curato il volume Le possibili Europe. Storia, diritti, conflitti (2009) e Diplomazia delle risorse. Le materie prime e il sistema internazionale nel Novecento (con Massimiliano Guderzo, 2004). Ha pubblicato, inoltre, diversi saggi di storia diplomatica e delle relazioni internazionali.</p>
<p>Opere a cura di Matteo Luigi Napolitano su LeonardoLibri:</p>
<p>Diplomazia delle risorse. Le materie prime e il sistema internazionale nel Novecento. a cura di Massimiliano Guderzo, Matteo Luigi Napolitano. &copy; Polistampa 2004, cm 17x24, pp. 596, br., &euro; 28,00</p>
<p>L&rsquo;America Latina tra guerra fredda e globalizzazione. a cura di Massimiliano Cricco, Maria Eleonora Guasconi, Matteo Luigi Napolitano. &copy; Polistampa 2010, cm 17x24, pp. 168, br., &euro; 14,00 </p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=68"/>
		<issued>2010-03-22T17:13:55+01:00</issued>
		<modified>2010-03-22T17:13:55+01:00</modified>
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	<entry>
		<title><![CDATA[Le “foibe”: quel genocidio di italiani dimenticato!]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=67</id>
		<created>2010-03-08T13:50:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Anche a <strong>Poggio Imperiale</strong> il &ldquo;Giorno del Ricordo&rdquo; &hellip; per non dimenticare.</p>
<p>Le vittime dello <strong>sterminio</strong> di massa non hanno colore politico! </p>
<p>In memoria delle <strong>vittime</strong> delle &ldquo;foibe&rdquo; <font size="1">(1)</font> e dell&rsquo;esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati, un tempo cittadini italiani, si celebra in Italia il 10 febbraio di ogni anno il &ldquo;Giorno del Ricordo&rdquo;, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/foibe_2.jpg" /></p>
<p align="center"><em>&nbsp;Il &quot;Giorno del Ricordo&quot;</em></p>
<p align="center"><em>presso la Biblioteca Multimediale</em></p>
<p align="center"><em>di Poggio Imperiale</em></p>
<p>La legge segna un <strong>mutamento</strong> di atteggiamento da parte della comunit&agrave; nazionale nei confronti delle vittime e degli esuli di quei tragici eventi della nostra storia patria.</p>
<p>Questo il testo della legge: </p>
<p><em>&laquo; La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale &quot;Giorno del Ricordo&quot; al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della pi&ugrave; complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. &Egrave; altres&igrave; favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altres&igrave; a preservare le tradizioni delle comunit&agrave; istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero &raquo;.</em> </p>
<p>Un segnale di grande civilt&agrave;.</p>
<p>Con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, l&rsquo;Italia aveva <strong>istituito</strong> il &ldquo;Giorno della Memoria&rdquo;, aderendo in tal modo alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazismo e dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.</p>
<p>Il testo dell'articolo 1 della legge cos&igrave; ne definisce le finalit&agrave;:</p>
<p><em>&laquo; La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, &quot;Giorno della Memoria&quot;, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno sub&igrave;to la deportazione, la prigionia, la morte, nonch&eacute; coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati &raquo;.</em></p>
<p><em></em></p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><strong><img alt="" src="/public/foibe_3.jpg" /></strong></p>
<p align="center"><em>&nbsp;&nbsp;Il &quot;Giorno del Ricordo&quot;</em></p>
<p align="center"><em>presso la Biblioteca Multimediale</em></p>
<p align="center"><em>di Poggio Imperiale</em></p>
<p>E, quindi, anche a Poggio Imperiale, dopo il &ldquo;Giorno della Memoria&rdquo;, con l&rsquo;interessante Mostra Bibliografica sulla Shoah e la commemorazione di tre suoi concittadini morti nel Lager nazisti - di cui ho avuto gi&agrave; modo di parlare nell&rsquo;articolo <strong>&ldquo;Tre le vittime di Poggio Imperiale nei Lager nazisti!&rdquo;,</strong> pubblicato su questo stesso sito il giorno 7 febbraio 2010 - sabato 27 febbraio 2010, presso la locale &ldquo;Biblioteca Multimediale&rdquo;, &egrave; stato <strong>celebrato</strong> il &ldquo;Giorno del Ricordo&rdquo;.</p>
<p>Nel corso della cerimonia sono state lette<strong> testimonianze</strong> dei familiari delle vittime delle &ldquo;foibe&rdquo; e proiettati alcuni video. </p>
<p>Nell&rsquo;occasione &egrave; stato ricordato il <em>Sotto Brigadiere di terra della Regia Finanza</em> <strong>Vincenzo De Ninno</strong>, nativo della vicina cittadina di Lesina ed in servizio a Trieste <font size="1">(2)</font><font size="2">, </font>barbaramente trucidato e infoibato dai partigiani titini <font size="1">(3)</font> ai primi di maggio del 1945.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa, patrocinata dal Comune di Poggio Imperiale, &egrave; stata <strong>organizzata</strong> dall&rsquo;Assessore alla Cultura Antonio Mazzarella unitamente agli &ldquo;Amici della Biblioteca&rdquo;. </p>
<p>Alla <strong>commemorazione</strong> era presente l&rsquo;Assessore alla Cultura di Lesina, rappresentanti dell&rsquo;A.N.F.I. (Associazione Nazionale Finanzieri Italiana) e il parroco di Poggio Imperiale don Luca De Rosa.</p>
<p>Lo scorso anno, proprio nella ricorrenza del &ldquo;Giorno del Ricordo&rdquo;, il comune di <strong>Lesina </strong>ha intitolato una piazza al suo compianto concittadino, al quale &egrave; stata intitolata anche la Sezione A.N.F.I. lesinese, che annovera tra gli iscritti pure <em>&ldquo;finanzieri&rdquo;</em> di Poggio Imperiali in servizio e in pensione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/foibe_1.jpg" /></p>
<p align="center">Il&nbsp;<em>Sotto Brigadiere di terra della Regia Finanza</em> <strong>Vincenzo De Ninno</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NOTE:</p>
<p><font size="1">(1)</font> Foibe: Cavit&agrave; naturali presenti nel Carso, tra l&rsquo;Istria e Trieste.</p>
<p><font size="1">(2)</font> La tragedia che si &egrave; consumata ha riguardato migliaia di cittadini triestini, soldati ed appartenenti alle forze di Polizia, fra i quali circa 350 Finanzieri che prestavano servizio a Trieste e nell'Istria, compresi i 97 Finanzieri prelevati dalla Caserma di Via Campo Marzio (fra questi vi era anche Vincenzo De Ninno); il 2 maggio 1945 tutti impietosamente trucidati nelle foibe per il solo motivo, come a suo tempo precis&ograve; il Presidente della Repubblica On. Scalfaro, <em>&ldquo;che molte delle persone eliminate erano colpevoli soltanto di essere italiane&rdquo;.</em></p>
<p><font size="1">(3)</font> Partigiani titini: Molte delle vittime italiane barbaramente trucidate e infoibate non erano affatto militanti fascisti; erano normalissime e pacifiche persone che dimoravano negli ex territori della Jugoslavia un tempo italiani, ma anche a Trieste e localit&agrave; limitrofe. La caccia all&rsquo;italiano faceva parte della strategia di Tito (il maresciallo Tito era il Presidente della Jugoslavia), che voleva annettersi anche Trieste ed altre zone del Friuli. I partigiani titini (da Tito), appoggiati dai partigiani comunisti italiani, effettuarono vere e proprie incursioni armate contro popolazioni inermi. E, poi, un colpo alla nuca, e gi&ugrave; nelle foibe. Almeno diecimila persone, negli anni drammatici a cavallo del 1945, sono state torturate e uccise dagli jugoslavi a Trieste e nell'Istria. Il 10 febbraio &egrave; il giorno che l'Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle &ldquo;foibe&rdquo; e dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della &ldquo;Giornata del Ricordo&rdquo; del 2007, ha detto che <em>&ldquo;va ricordato l&rsquo;imperdonabile orrore contro l&rsquo;umanit&agrave; costituito dalle &ldquo;foibe&rdquo;, ma egualmente l&rsquo;odissea dell&rsquo;esodo e del dolore e della fatica che cost&ograve; a fiumani, istriani e dalmati ricostruirsi una vita nell&rsquo;Italia tornata libera e indipendente ma umiliata e mutilata nella sua regione orientale. E va ricordata (&hellip;) la congiura del silenzio, la fase meno drammatica ma ancor pi&ugrave; amara e demoralizzante dell&rsquo;oblio&rdquo;.</em> &nbsp;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=67"/>
		<issued>2010-03-08T13:50:00+01:00</issued>
		<modified>2010-03-08T13:50:00+01:00</modified>
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	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[La partita di rugby che ha consacrato il Sud Africa libero]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=66</id>
		<created>2010-02-28T19:10:45+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>In questi giorni &egrave; in programmazione in molte sale cinematografiche del modo l’ultima opera di Clint Eastwood in veste di Regista e Produttore: il film “Invictus”. </p>
<p>Anch’io non ho voluto perdere l’occasione di assistere alla … <em>“partita di rugby che ha consacrato il Sud Africa libero”</em>: oltre due ore di intenso spettacolo che tocca la profondit&agrave; dell’anima.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/mandela1.jpg" alt="" /></p>
<p> </p>
<p>Il film originariamente intitolato <em>“The Human Factor”</em> &egrave; stato ribattezzato <em>“Invictus</em>”, una parola latina che significa <em>“Invincibile”, </em>e che si riferisce ad un poema spesso recitato da Mandela, composto da William Ernest Henley nel 1875.</p>
<p align="center"><em>“Sotto i colpi d'ascia della sorte,</em></p>
<p align="center"><em>il mio capo sanguina, ma non si china.</em></p>
<p align="center"><em>Non importa quanto sia stretta la porta,</em></p>
<p align="center"><em>quanto piena di castighi la vita. </em></p>
<p align="center"><em>Io sono il padrone del mio destino:</em></p>
<p align="center"><em>Io sono il capitano della mia anima”.</em></p>
<p align="center">(William Ernest Henley)</p>
<p>Clint Eastwood , Regista, ormai da tempo persegue con il suo cinema una ricerca nel profondo degli elementi che possono provare a conciliare gli opposti, senza che nessuno perda la propria identit&agrave;.</p>
<p> E questo film racconta giustappunto di un popolo che ha sorpreso il mondo costruendo una nazione sui diritti e non sulla vendetta, grazie al suo Presidente, Nelson Mandela, che ha saputo serenamente ispirarli nonostante i 27 anni di carcere duro trascorsi a “Robben Island”.</p>
<p>L’ex detenuto matricola n. 46664 parla di … <em>"sorprenderli con la generosit&agrave;; comprensione; io so cosa i bianchi ci hanno tolto ma questo &egrave; il momento di costruire una nazione".</em></p>
<p><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/mandela3.jpg" alt="" /></p>
<p> </p>
<p>La finale della Coppa del Mondo del 1995 &egrave; stata, per molta gente, solo un’emozionante partita di rugby, ma per il Sud Africa ha rappresentato un momento cruciale della storia del Paese, un’esperienza condivisa che ha aiutato a sanare le ferite del passato e a infondere speranza per il futuro.</p>
<p>L’artefice di questo evento epocale &egrave; stato il Presidente Nelson Mandela e i protagonisti i giocatori della squadra sudafricana di rugby, gli “Springboks”, guidati dal loro capitano. </p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="/public/mandela2.jpg" alt="" /></p>
<p> </p>
<p>Nelson Mandela &egrave; il Presidente appena eletto del Sud Africa. Il suo intento primario &egrave; quello di avviare un processo di riconciliazione nazionale. Per far ci&ograve; si deve scontrare con forti resistenze sia dalla parte dei bianchi che da quella dei neri.</p>
<p>Ma “Madiba”, come lo chiamano affettuosamente e rispettosamente i suoi pi&ugrave; stretti collaboratori, non intende demordere. C’&egrave; uno sport molto diffuso nel Paese: il rugby e c’&egrave; una squadra, gli “Springboks”, che catalizza l’attenzione di tutti, sia che si interessino di sport sia che non se ne occupino.</p>
<p>In generale nel Paese il gioco del rugby, amato dai bianchi, &egrave; odiato dai neri che preferiscono il gioco del calcio. Nei sobborghi di Johannesburg si dice che … <em>"il calcio &egrave; uno sport da signorine giocato da duri, mentre il rugby &egrave; uno sport da duri giocato da signorine".</em></p>
<p>E, quindi, poich&egrave; gli “Springboks”, squadra formata da tutti bianchi con un solo giocatore nero, sono uno dei simboli dell’apartheid, Mandela decide di puntare proprio su di loro in vista dei Mondiali di rugby che stanno per giocare in Sud Africa nel 1995.</p>
<p>Il suo punto di riferimento per riuscire nell’operazione di riunire la Nazione intorno alla squadra &egrave; il suo capitano François Pienaar, interpretato nel film dall’attore Matt Damon.</p>
<p>Da alcune dichiarazioni di Clint Eastwood: <em>“La storia si svolge in un momento cruciale della presidenza di Mandela. Penso che abbia dimostrato grande saggezza nel comprendere lo sport nello sforzo di riconciliazione del Paese. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all’orgoglio nazionale, agendo sull’unica cosa che allora avevano in comune. Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, cos&igrave; come ha mostrato grande creativit&agrave; nell’usare lo sport come mezzo per raggiungere un fine (…). Non avrei girato il film in nessun altro posto che non fosse il Sud Africa. Devi stare l&igrave;, hai bisogno della gente, hai bisogno dei luoghi. Volevamo questa autenticit&agrave;. La maggior parte del cast e delle nostre comparse sono sudafricani. In Sud Africa hanno anche un buon settore cinematografico, quindi abbiamo creato un bel gruppo di americani e sudafricani anche dal punto di vista tecnico (…). Quando siamo andati a Robben Island, siamo stati colpiti dalla ristrettezza degli spazi. E passare l&igrave; dentro 27 anni, forse i migliori della tua vita, e uscirne senza rancore &egrave; un’impresa”.</em> </p>
<p>Ci&ograve; che Clint Eastwood racconta nel film non &egrave; frutto della fantasia di uno sceneggiatore, ma trae origine dai fatti narrati nel libro di John Carlin “Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game That Made a Nation”. </p>
<p>Eastwood ne trae un film, assolutamente classico, dal quale traspare, attraverso Morgan Freeman (l’attore che interpreta Mandela) la sua profonda ammirazione per Nelson Mandela. </p>
<p>Un ottimo film: Clint Eastwood, l’attore che interpretava il cowboy preferito Sergio Leone con sigaro, cappello e poncho sulle spalle, sta dimostrando di essere un altrettanto bravo regista.</p>
<p align="center">“Il Cinema deve essere spettacolo,</p>
<p align="center">&egrave; questo che il pubblico vuole.</p>
<p align="center">E per me lo spettacolo pi&ugrave; bello &egrave; quello del Mito”.</p>
<p align="center">(Sergio Leone)</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Nota</p>
<p>Alcune parti del testo sono tratte da recensioni di:</p>
<p>“Europa * Cinemas” – Fice (Federazione italiana cinema d’essai)</p>
<p> <a href="http://www.cinemarondinella.it">www.cinemarondinella.it</a> </p>
<p><a href="mailto:info@cinemarondinella.it">info@cinemarondinella.it</a>  </p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=66"/>
		<issued>2010-02-28T19:10:45+01:00</issued>
		<modified>2010-02-28T19:10:45+01:00</modified>
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		<wfw:comments>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=66#commenti</wfw:comments>
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		<title><![CDATA[A Padova il “corpo” di sant’Antonio ricompare in mezzo a noi.]]></title>
		<id>http://www.paginedipoggio.com/dblog/articolo.asp?articolo=65</id>
		<created>2010-02-22T22:30:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Nella tarda serata di sabato 20 febbraio 2010 si &egrave; conclusa a <strong>Padova </strong>l&rsquo;ostensione dei resti mortali di <strong>sant&rsquo;Antonio</strong>, ora nuovamente ricollocati sotto l&rsquo;altare della cappella dell&rsquo;Arca,&nbsp;appena restaurata, nella Pontificia Basilica del Santo.</p>
<p>Nei sei giorni di <strong>ostensione</strong>, centocinquantamila sono stati i visitatori giunti da ogni parte del mondo che, in paziente attesa anche sotto la pioggia, in una lunga coda, hanno voluto vedere e <strong>venerare </strong>le sacre spoglie.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/padova1.jpg" /></p>
<p align="center"><em>Pellegrini in visita alle spoglie del Santo</em></p>
<p>E&rsquo; la quarta volta -<strong> in otto secoli</strong> - che sant&rsquo;Antonio si mostra ai suoi fedeli; un evento dunque eccezionale e carico di significati, tale da attirare migliaia di<strong> pellegrini</strong> fin dalle prime luci dell&rsquo;alba.</p>
<p>Il Papa <strong>Benedetto XVI</strong> non ha fatto mancare il segno della sua vicinanza inviando un telegramma al superiore del Convento, auspicando che<em> &ldquo;questo provvido evento, riproponendo il luminoso esempio del sacerdote francescano tanto popolare, che affascin&ograve; generazioni di fedeli (&hellip;) susciti rinnovati propositi di amore a Cristo e ai fratelli, come pure un generoso impegno per la giustizia e la pace&rdquo;.</em> </p>
<p>Anch&rsquo;io con mia moglie e le mie cognate abbiamo voluto rendere <strong>omaggio</strong> al Santo nella giornata di venerdi 19 febbrario. La giornata piovosa e particolarmente fredda non ci ha affatto scoraggiati. Abbiamo raggiunto Padova in <strong>treno </strong>partendo da Milano Centrale di buon mattino. </p>
<p>L'ostensione del <strong>corpo </strong>del Santo &egrave; coincisa con la festa liturgica della <strong>Traslazione</strong> di Sant'Antonio detta anche &ldquo;Festa della Lingua&rdquo;, che si celebra ogni anno in Basilica il 15 febbraio, a ricordo della prima traslazione avvenuta l'8 aprile <strong>1263 </strong>ad opera di San Bonaventura, che ritrov&ograve; in quell'occasione la Lingua &ldquo;incorrotta&rdquo; di frate Antonio, e di quella del 15 febbraio <strong>1350</strong>, quando la tomba del Santo ebbe la sua definitiva sistemazione nell'attuale Cappella dell'<strong>Arca</strong> all'interno della Basilica. </p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><img alt="" src="/public/padova2.jpg" /></p>
<p align="center"><em>La lunga fila in attesa della visita</em></p>
<p>I pellegrini e i devoti del <strong>Santo</strong> hanno ora potuto rivedere il corpo di Sant'Antonio, ricomposto e visibile in un'urna di vetro, dopo 29 anni dall'ultima <strong>&ldquo;ricognizione</strong>&rdquo; canonica e medico-scientifica avvenuta nel gennaio <strong>1981</strong>, a 750 anni dalla morte del Santo, cui segu&igrave; una memorabile ostensione, che si prolung&ograve; fino al 1&deg; marzo 1981. In quella occasione affluirono in Basilica circa 650mila pellegrini. </p>
<p>Il <strong>teschio</strong> del Santo lascia immaginare zigomi alti, mento sporgente ed occhi infossati, mentre lo <strong>scheletro</strong> rivela (secondo gli studi anatomici del Prof. Meneghelli) una statura di un metro e settanta centimetri, molto alta per l&rsquo;epoca.</p>
<p>Al termine dell'ostensione, durata <strong>sei giorni</strong>, da lunedi 15 a sabato 20 febbraio 2010, il corpo di Sant'Antonio &egrave; ritornato nella Cappella dell'Arca, che ora risplende in tutta la sua <strong>bellezza</strong>, dopo i lunghi e complessi lavori di restauro iniziato il 12 aprile 2008, con il trasferimento temporaneo dell'urna nella Cappella di San Giacomo, e conclusi lo scorso 4 dicembre 2009.</p>
<p>Gi&agrave; domenica sera 14 febbraio, alle 21, c'era stata una <strong>cerimonia</strong> durante la quale &egrave; stata aperta la cassa che conteneva l&rsquo;urna di cristallo con le reliquie del santo. </p>
<p>L&rsquo;urna &egrave; stata poi trasportata nella Cappella delle <strong>reliquie</strong>, dove sono conservate le teche con il mento e la lingua di Antonio.</p>
<p>Durante l&rsquo;ostensione la Basilica &egrave; rimasta <strong>aperta </strong>dalle 6,20 alle 19 e sabato fino alle 19,45. </p>
<p><u>Un po' di storia</u></p>
<p>Sant'Antonio di Padova, <em>(in portoghese Santo Ant&oacute;nio de Lisboa)</em>, nato <strong>Fernando Martim de Bulh&otilde;es e Taveira Azevedo</strong>, (Lisbona, 15 agosto 1195 &ndash; Padova, 13 giugno 1231), &egrave; stato un <strong>francescano </strong>portoghese, <strong>canonizzato</strong> dalla Chiesa cattolica e, pi&ugrave; recentemente, proclamato <strong>Dottore della Chiesa</strong>. </p>
<p>Da principio monaco <strong>agostiniano</strong> a Coimbra dal 1210, poi dal 1220 frate francescano. Viaggi&ograve; molto, vivendo prima in Portogallo quindi in Italia ed in Francia.</p>
<p>Nel 1221 si rec&ograve; al Capitolo Generale ad Assisi, dove vide di persona <strong>San Francesco d'Assisi</strong>. Dotato di grande umilt&agrave; ma anche grande sapienza e cultura. Per le sue valenti doti di predicatore, mostrate per la prima volta a Forl&igrave; nel 1222, fu incaricato dell'insegnamento della <strong>teologia </strong>e inviato per questo dallo stesso San Francesco a contrastare la diffusione dell'eresia c&agrave;tara (1) in Francia. Fu poi trasferito a Bologna e quindi a Padova. <strong>Mor&igrave; </strong>all'et&agrave; di 36 anni. </p>
<p>&Egrave; notoriamente e popolarmente considerato un grande <strong>Santo</strong>, anche perch&eacute; di lui si narrano grandi prodigi miracolosi, sin dai primissimi tempi dalla sua morte e fino ai nostri giorni. Tali eventi <strong>prodigiosi</strong> furono di tale intensit&agrave; e natura che facilitarono la sua rapida canonizzazione e la diffusione mondiale della sua <strong>devozione</strong>. </p>
<p>La Chiesa nella persona del <strong>Papa Gregorio IX</strong>, in considerazione della mole di miracoli attribuitagli, lo canonizz&ograve; dopo solo un anno dalla morte (<strong>1232</strong>).</p>
<p>Nel 1946, il <strong>Papa Pio XII</strong> ha innalzato sant'Antonio tra i Dottori della Chiesa cattolica, conferendogli il titolo di <em>Doctor Evangelicus</em>, in quanto nei suoi scritti e nelle prediche che ci sono giunte era solito sostenere le sue affermazioni con citazioni del <strong>Vangelo</strong>. </p>
<p>Al Santo fu dedicata la grande <strong>Basilica Pontificia di Padova</strong> e la sua festa cade il 13 giugno, giorno della sua morte.</p>
<p>(1) <em>Con la definizione di c&agrave;tari, detti anche albigesi (dal nome della cittadina francese di Albi), furono designate le persone coinvolte nel sostegno culturale o religioso del movimento ereticale sorto intorno al XII secolo. Le dottrine c&agrave;tare vennero condannate come eretiche dalla Chiesa romana, prima ancora che essa, dopo il Concilio di Trento potesse definirsi Chiesa cattolica. Per debellare l'eresia c&agrave;tara fu appositamente creato da papa Gregorio IX il Tribunale dell'Inquisizione, che impieg&ograve; settant'anni ad estirpare il catarismo dal sud della Francia.</em> </p>
<p>Nota: Le foto sono tratte da: Il mattino di Padova (18 febbraio 2010) <a href="http://mattinopadova.gelocal.it/multimedia/home/23094224/1">http://mattinopadova.gelocal.it/multimedia/home/23094224/1</a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content>
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