“Ddummànne a l’acquarúle se l’acqu’è fréscijche”, il libro di Lorenzo Bove sui “Detti, motti, proverbi e modi di dire Tarnuíse”, è giunto alla sua “Seconda Edizione”.
Il volume è stato ristampato nel mese di luglio 2010 da Greco e Greco – Milano per conto di Edizioni del Poggio ed è ora nuovamente disponibile presso il medesimo Editore a Poggio Imperiale, via Marconi, 32/a - Tel. 0882/996033 - Fax 199449200 – Mail:info@edizionidelpoggio.com
PREFAZIONE alla SECONDA EDIZIONE
Nel corso delle vacanze estive 2009 trascorse a Poggio Imperiale, durante una delle tante chiacchierate mattutine scambiate all’atto dell’acquisto del mio consueto quotidiano, l’Editore mi informava che le copie del mio libro “Ddummànn’a l’acquarúle se l’acqu’è frésceke. Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnuíse”, pubblicato nel mese di luglio dell’anno precedente, erano ormai agli sgoccioli e che bisognava pensare quindi ad una nuova tiratura.
A dire il vero, non sono rimasto sorpreso dal fatto che le copie del libro fossero così rapidamente volate via, e questo perché ero certo, sin dall’inizio, che i “Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnuíse” avrebbero certamente suscitato l’interesse non solo dei tarnuíse residenti a Poggio Imperiale, ma anche di quelli che si sono trasferiti per motivi professionali, di lavoro, di studio o di famiglia in altre parti dell’Italia e del mondo, e che d’estate fanno solitamente ritorno in paese.
Forse proprio questi ultimi sentono più forte il legame alle radici; quel legame che la lontananza rinforza ed esalta …” in un quadro fantastico dal quale traspare la magia dei ricordi, degli odori e dei sapori della nostra terra”.
Attraverso i “Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnuíse”, ho cercato di interpretare e dare corpo, per quanto possibile, a tali sensazioni, ricavandone una rappresentazione di ”saggezza della nostra terra che si alimenta alla fonte dei ricordi”.
E, dunque, con questa seconda edizione del libro “Ddummànn’a l’acquarúle se l’acqu’è frésceke. Detti, motti, proverbi, e modi di dire Tarnuíse”, è mio desiderio continuare a trasmettere quelle emozioni che ho personalmente provato nel raccogliere, conservare, ordinare e scrivere … “di un tempo che non c’è più ma che forte mantiene la propria presenza nell’intimo di ogni tarnuèse”, giovane o meno giovane che sia, e chissà se non anche di tante altre persone che tarnuèse non sono, ma che amano comunque apprezzare e valorizzare le tradizioni come patrimonio universale di conoscenza.
E tutto ciò, grazie anche all’Editore che mi ha offerto l’opportunità di poterlo fare. Un Editore, il Dott. Giuseppe Tozzi, che per passione e per amore della cultura promuove iniziative editoriali di tutto rilievo, visto il livello di affermazione conseguito in campo nazionale.
Ultima creatura delle Edizioni del Poggio:
“Pianeta Cultura”
Rivista bimestrale del Sapere diretta dallo scrittore e giornalista Giucar Marcone
Buona lettura!
Lorenzo Bove
Post scriptum
In questa seconda edizione sono stati eliminati gli inevitabili refusi della prima edizione, operando - laddove necessario - anche qualche integrazione per rendere più agevole la lettura del libro.
Per completezza di trattazione, si è ritenuto di dare rilievo, in apposita appendice, anche alla fase di presentazione del libro, avvenuta a Poggio Imperiale il 12 agosto 2008.
Ci ha lasciati in punta di piedi, in silenzio, e con grande discrezione.
Un altro “vecchio tarnuèse”, che il 20 di agosto prossimo avrebbe tagliato il traguardo dei 94 anni, se n’è andato.
Si era trasferito con tutta la famiglia da Poggio Imperiale a Sesto San Giovanni in provincia di Milano nel lontano 1964, ma i detti, i modi di dire, i proverbi popolari “tarnuìse” non li aveva proprio dimenticati.
Ed era un piacere conversare con lui che, con tanta lucidità ricordava fatti, storie e personaggi del suo paese natìo.
Mio suocero, Michele Palmieri, era nato a Poggio Imperiale il 20 agosto 1915 e pur avendo trascorso 45 anni della sua vita al Nord Italia, non ha mai smesso di sentirsi “tarnuèse”.
Se n’è andato nel pomeriggio di sabato scorso, 7 marzo, per raggiungere la cara moglie Elena, che lo ha preceduto il 27 aprile dello scorso anno, meno di un anno fa.
Forse anche la perdita della compagna della sua vita e madre dei suoi figli, dopo 68 anni di matrimonio, ha influito ad accelerare il “ritiro dei remi in barca”.
Aveva in effetti perso un po’ di quella vitalità che lo caratterizzava, nonostante l’età avanzata.
Lo scorso anno avevo citato mio suocero (ma anche mia suocera) nell’introduzione del mio libro” “Ddummànne a l’acquarúle se l’acqu’è fréscijche”, di cui riporto lo stralcio:
“” Lasciare che il tempo e l’incuria della gente permetta che le opere del passato, le gesta dei popoli antichi, gli usi e i costumi, le usanze e le tradizioni finiscano con l’essere a poco a poco coperti dalla polvere dell’oblio, fino a svanire inesorabilmente dalla mappa delle umane conoscenze, rappresenta davvero un crudele destino.
Ed è con questo spirito che ho iniziato, quasi per gioco, a prendere nota dei vecchi “modi di dire” del mio paese di origine, Poggio Imperiale in Provincia di Foggia (in dialetto detto: “Tarranòve”), sull’onda dei miei ricordi d’infanzia, approfondendo poi i singoli aspetti con le persone anziane del paese nel corso delle vacanze estive e nei miei periodici ritorni in paese. E, ciò, in maniera semplice e senza alcuna pretesa scientifica, storica od altro.
Di particolare ausilio al riguardo si sono dimostrate le lunghe “chiacchierate” con mio suocero Michele Palmieri, ora quasi novantatreenne, e mia suocera Elena Ciampa, recentemente scomparsa all’età di novantadue anni, che del tempo della loro gioventù a Poggio Imperiale, trascorso nella prima metà del secolo scorso, hanno sempre serbato un ricordo lucido e indelebile, nonostante il lungo periodo di permanenza nel Nord Italia ””.
Grazie…papà, resterai sempre nel nostro cuore!
Si rinvengono nella storia “tarnuése” ricordi legati ad avvenimenti particolari, tipo Carnevale, ove i giovani si travestivano “ce mascijcuriàvene” (si mascheravano) ed in gruppi andavano di casa in casa improvvisando scenette esilaranti con curiosi strumenti musicali.
Ad esempio, l’assicella di legno per la lavatura dei panni “a lavatóre” veniva utilizzata come chitarra sfregando su e giù sulla parte intagliata un pezzo di legno che fungeva da plettro (detto anche penna); così il mortaio di legno per macinare il sale grosso “u murtàle” con il suo pestello “u pesature” fungeva da tamburo ed i coperchi delle pentole da piatti, con invenzione ed esecuzione estemporanea di stornelli paesani.
In verità c’erano anche bravi "tarnuíse" che suonavano strumenti musicali veri, tipo chitarra, fisarmonica, armonica a bocca, ecc. (a Poggio Imperiale un tempo c’era una Banda musicale molto apprezzata, diretta dal Maestro Colella)*.
Il padrone di casa offriva da bere (solitamente vino rosso paesano) e “rócchijle de sausicchije e de fedacazze, vendrésche, supprescijate, fèlle de cascijcavalle e àveti còse da rróste e da magnà”.
Si diceva che “jévene facènne a rrùste”, andavano cioè in giro per raccogliere salsiccia, fegatazzo (salsiccia di fegato), pancetta ed altra roba da arrostire e mangiare in compagnia.
Lo stornello che i gruppi ritmavano con il loro strumenti improvvisati faceva così:
Rrùste
Rrùte
Rrùste, rrùste e rrùste
E ddàcce ‘nu pòche de rrùste
Ka se tu mó ‘n ‘nge la vù dà
Nuije da sùle ce la jàmme a peglijà”.
(Arrosto…arrosto…dacci della carne da arrostire….perchè se non lo fai…ce la prendiamo da soli).
In tarda serata, alla fine della questua i gruppi si riunivano e facevano “a cummenèlle”, consistente in un vero e proprio banchetto che terminava all’alba del giorno dopo con una “passatèlla” (tipico gioco collettivo ove il vino viene distribuito in modo disuguale secondo l’arbitrio delle persone favorite da una combinazione vincente in un gioco di carte, dalla quale la maggior parte dei presenti veniva fuori con una sbornia colossale.
Eccezionalmente, i pochi che ne uscivano ancora sobri lo dovevano al solo fatto che “jévene state fatte ùlme” in quanto, colpiti dalla malasorte, i “padroni del gioco” li avevano tenuti a bocca asciutta.
* Nella nota 13 a pag. 47 del libro è riportato erroneamente "Maestro Cicolella" anzichè "Colella".
Dal libro di Lorenzo Bove
“Ddummànne a l’acquarúle se l’acqu’è fréscijche” - Detti, motti, proverbi e modi di dire Tarnuíse
Edizioni del Poggio, 2008
Si è detto che il dialetto “tarnuése” (di Poggio Imperiale) risente dell’influenza di un numero considerevole di dialetti e lingue, dovuta alla variegazione della provenienza della sua popolazione e che, al primo posto, può essere annoverato il dialetto o “lingua napoletana”.
E si è detto pure che a Napoli, così come in tutto il Mezzogiorno, si è alternata la presenza di vari popoli dominatori, tra cui gli spagnoli, per cui si è avuto anche un afflusso di “ispanismi”, creando sovrapposizioni che rendono a volte difficoltosa l’individuazione sicura dell’origine dei diversi termini.
In proposito, molto interessante si è rivelato uno studio che l’Università di Trieste ha effettuato e pubblicato nel 2005, riguardante l’influsso della lingua spagnola sul lessico del dialetto napoletano. Si tratta di “Ispanismi nel dialetto napoletano” di Giovanna Riccio, a cura di Marcello Marinucci.
Si riscontrano, nel testo citato, termini napoletani corrispondenti o molto simili a quelli “tarnuíse” (poggioimperialesi).
Proviamo anche qui a ricercare, con altrettanta pazienza e curiosità, alcune assonanze tra i due dialetti, confrontandone prima i rispettivi significati per poi avventurarci alla scoperta della loro possibile origine.
Abbascio (napoletano)
Abbasce (tarnuése)
“Giù”
In dialetto tarnuése si dice anche “Capabbàsce” per indicare una strada in discesa
Dallo spagnolo abajo
Abbuscà (napoletano)
Abbuscijcà (tarnuése)
“Essere bastonato, buscarle”
Dallo spagnolo buscar
Abbrammata (napoletano)
Sbramàte /tarnuése)
“Affamato”
Dallo spagnolo bramar e anche dal francese bramer
Accaglià (napoletano)
Squaglijà (tarnuése)
“Scomparire, allontanarsi, non farsi più vedere”
In dialetto tarnuése si dice “Jè squaglijàte d’a cerculaziòne” per indicare qualcuno che non si vede più in giro da parecchio tempo
Dallo spagnolo callejear
Accapato (napoletano)
Capàte (tarnuése)
“Scelto, squisito, perfetto”
In dialetto tarnuése si dice, ad esempio, “Càpeme……duije precòchele bbone” per significare “Sceglimi delle pesche buone”
Dallo spagnolo acabar
Acciavattare (napoletano)
Acciavattà/’cciavattà (tarnuése)
“Fare le cose alla meno peggio, lavorare senza cura”
Dallo spagnolo zapata
Addonne (napoletano)
‘Ndó/andó/addó (tarnuése)
“Dove”
In dialetto tarnuése anche “Dind’a ‘ndó stà?” (alla lettera:“Dentro dove sta?”)
Dallo spagnolo donde/adonde
Aggrappà (napoletano)
Mètte i ràppe (tarnuése)
“Congiungere legna, pietre o altro con grappe”.
In dialetto tarnuése le “grappe” venivano chiamate “i ràppe”
Dallo spagnolo grapa
Aguanno (napoletano)
Auànne (tarnuése)
“Quest’anno”
Forse, dallo spagnolo osanna o ogaño/hogaño
Ammarrà (napoletano)
Ammarrà (tarnuése)
“Occupare, opporre, turare, coprire”
Dallo spagnolo amarrar e anche dal francese ammarrer
Ammascà (spagnolo)
Ammascecà (tarnuése)
“Addentare, masticare, assaggiare”
Dallo spagnolo mascar
Ammassà (napoletano)
Ammassà/’mmassà (tarnuése)
“Impastare”
Dallo spagnolo amasar
Ammulà (napoletano)
Ammulà/’mmulà (tarnuése)
“Arrotare, affilare”
In dialetto tarnuése “’Mmulà a fróffece/u curtélle” = “Affilare un paio di forbici/un coltello” ; l’arrotino viene definito “u ‘mmolafròffece”
Dallo spagnolo amolar
Amoerro/amoerre/Amuerro (napoletano)
Moère (tarnuése)
“ Drappo di seta ondato”
Dallo spagnolo muer (dal fr. moire e dall’ingl. mohair)
Aparare/aparamiènto (napoletano)
“Addobbare chiese, edifici pubblici, case private, ornare; addobbo, ornamento”
Apparàte/a ‘ppàrate (tarnuése)
“Particolare addobbo del letto nuziale consistente in una finitura ricamata sopra la quale si posizionano i cuscini che a loro volta vengono coperti con due panneggi con gli stessi ricami”
Dallo spagnolo aparar
Appostare (napoletano)
“Scommettere”
A pòste (tarnuése)
“Somma che si punta al gioco o che si impegna in una scommessa”
In dialetto tarnuése“Ffà a pòste” significa anche “Attendere qualcuno con propositi ostili, cercando di sorprenderlo all’improvviso” [anche qui s’intravvede l’alea della scommessa: “Riuscirà o meno l’interessato nell’intento?”]; si dice inoltre “Mpòste/’mbòste “ per indicare la quantità (lotto) di un prodotto da sottoporre a trasformazione (esempio: olive da trasformare in olio presso un frantoio): anche in questo caso si scorge una sorta di scommessa rispetto alla resa di olio che ne potrà risultare.
Dallo spagnolo apostar
Arrassare/arrassà (napoletano)
Arrassà/’rrassà (tarnuése)
“Allontanare, discostare, scostare; farsi in là”
Dallo spagnolo arrastrar
Arravogliare/arravuglià (napoletano)
Arrauglijà/’rrauglijà (tarnuése)
“Avvolgere, involgere, arrotolare”
Dallo spagnolo arrebujar
Arrecentare/arricentare/arrecentà/recentare (napoletano)
Rescijcarà (tarnuése)
“Risciacquare il bucato; rinnovare l’acqua nel lavare i piatti e i bicchierie”
Dallo spagnolo arrebujar
Arrennamiento (napoletano)
“Appalto di gabelle fatto per azioni; imposta diretta di consumo (restata in vigore a Napoli fino al 1806)”
Rrennemènte/ a rrènne (tarnuése)
“Prestito, cessione di un quantitativo di merce o di beni di consumo contro l’impegno di restituzione di un quantitativo equivalente o maggiore”.
Dallo spagnolo arrendamiento
Arreventare (napoletano)
‘Rreventà/ a ‘rreventà (tarnuése)
“Ridurre a mal termine”
In dialetto tarnuése “Madonna mije come sì ‘rreventàte” ed anche “ Cóme sì rraddútte” = “Madonna mia come sei ridotto”.
Dallo spagnolo reventar
Arrognare/arrugnarse/arrunchiarse (napoletano)
Arrungenàte (tarnuése)
“Contrarsi, restringersi in sé, rimpicciolirsi, raggranchiarsi, rattrappirsi, rannicchiarsi”
Forse, dallo spagnolo arrugar
Arronzare/arrunzà (napoletano)
Arrunzà/’rrunzate (tarnuése)
“Abbozzare, acciabattare, fare le cose in fretta e furia, non rifinire”
Dal dialetto di Maiorca arronsar o dallo spagnolo roncear e dal catalano arronçar
Assentare/assiènto (napoletano)
Segnà (tarnuése)
“Iscrizione, registrazione, scritturazione”
In dialetto tarnuèse “C’è jùte a segnà” = “E’ andato ad iscriversi”.
Dallo spagnolo asiento/asentar
Bàzzeca (napoletano)
Bàzzeche (tarnuése)
“Gioco di bigliardo e di carte simile alla briscola”
Dallo spagnolo báciga e anche dal francese bésigue
Boccia (spagnolo)
Boccije (tarnuése)
“Palla di legno per giocare a bocce”
Forse, dallo spagnolo bocha
Borraccia/vurraccia (napoletano)
Vurràccije (tarnuése)
“Borraccia, fiasca”
Dallo spagnolo borracha
Buttéglia (napoletano)
Buttìglije (tarnuése)
“Bottiglia, boccia di vetro”
Dallo spagnolo botella ma anche dal francese bouteille
Buffettone (napoletano)
Buffettone (tarnuése)
“Ceffone, schiaffo”
Dallo spagnolo bofetòn
Calandrèlla/calandrèlla/calandriello (napoletano)
Calandrèlle (tarnuése)
“Sole ardente, solleone”
Dallo spagnolo calenturilla diminutivo di calentura (febbre)
Capaddozzio (napoletano)
Capatàzze (tarnuése)
“Capintesta, capo, principale”
Dallo spagnolo capataz
Càpere/capè (napoletano)
Capè (tarnuése)
“Entrare, essere contenuto”
In dialetto tarnuése “Ce càpe o ‘nge càpe” = “C’entra o non c’entra”
Dallo spagnolo caber
Capezza (napoletano)
“Capo, testa”
Capèzze (tarnuése)
“Redini, briglie” (che si legano alla testa del cavallo)
Dallo spagnolo cabezza
Capësciòla/capisciòla (napoletano)
Capesciòle (tarnuése)
“Fettuccia, nastro”
Dallo spagnolo capichola
Capozziéllo/capuzzièllo (napoletano)
Capuzzèlle (tarnuése)
“Arrogante, prepotente, testardo”
Dallo spagnolo cabezudo
Chìcchera (napoletano)
Chìchere (tarnuése)
“Piccola tazza per bevande”
Uno scioglilingua tarnuèse recita così:
“Tazze, chichere, chichere e tazze; tazze, chicchere, chichere, chichere e tazze”
Dallo spagnolo messicano xícara
Ciaccà/Sciaccà (napoletano)
Scijaccà (tarnuése)
“Percuotere, colpire, ferire”
Dallo spagnolo achaque
Ciappa/ciappètta (napoletano)
Cciappètte (tarnuése)
“Fermaglio, gancio, fibbia, borchia”
Dallo spagnolo chapa
Ciòffa (napoletano)
“Nastro di seta o stoffa normale cucita in modo da simulare gonfiezza (sbuffi in manica, ecc.)
Ciòffe/‘ngiuffate (tarnuése)
“Di abito femminile con gonfiezze e sbuffi/di persona che indossa un abito con gonfiezze e sbuffi”
Dallo spagnolo chofe
Compremento (napoletano)
Cumplemènde (tarnuése)
“Attenzione, regali, generosità usata in occasione ordinariamente di feste, visite, ospitalità, momenti d’allegria, ecc.”
Dallo spagnolo cumplir
Comprìanno (napoletano)
Combleànne (tarnuèse)
“Compleanno, anniversario”
Dallo spagnolo cumpleaños
Cosere (napoletano)
Còscije (tarnuése)
“Cucire”
Dallo spagnolo cosèr
Crianza (napoletano)
Creanze (tarnuése)
“Educazione,maniere civili, buona educazione”
Dallo spagnolo crianza
Desditta/disdetta (napoletano)
Desdètte/sdètte (tarnuése)
“Disgrazia, infortunio; sfortuna, sventura”
Dallo spagnolo desdicha
Don/donno/donna (napoletano)
Don/donna (tarnuése)
“Titolo onorifico che si premette ai nomi propri di persona”
Dallo spagnolo don e doña
Fanfarone/fanfarone (napoletano)
Fanfarròne (tarnuése)
“Chiacchierone, vanesio, ciarliero, faccendone, millantatore”
Dallo spagnolo fanfarrón
Friso (napoletano)
Frìse (tarnuése)
“Fregio, fregio per abiti, ornamento, laccio, trina”
Dallo spagnolo friso
Frìsole/frìsule/fasùle/ (napoletano)
Fascijùle (tarnuése)
“Denaro, denari, monete”
In dialetto tarnuése “Fascijùle cucìvele” = “Denaro contante”
Dallo spagnolo frìsoles
Fùnneco (napoletano)
“Fondaco, specie di corte abitata tutt’intorno da povera gente, così detta dall’essere già stata ognuna di esse ricetto di esercenti uno stesso mestiere o traffico”
Fùneche (tarnuése)
“Negozio di tessuti”
A Poggio Imperiale c’era “ U fùneche de Pagliapaglie”
Dallo spagnolo fóndago
Giarra (napoletano)
Ggiàrre (tarnuése)
“Giara, brocca”
Dallo spagnolo jarra
Gnògno (napoletano)
Gnògnere (tarnuése)
“Chi fa l’indiano, lo gnorri”
Dallo spagnolo ñoño
Grancascia (napoletano)
‘Rancascije/ ‘rangascije (tarnuése)
“Grancassa, grande tamburo”
In dialetto tarnuése “U ‘rangascijere” corrispondeva al suonatore di grancassa.
Dallo spagnolo gran caja
Guappo (napoletano)
“Bravaccio, smargiasso, camorrista”
Uàppe (tarnuése)
“Smargiasso; ostentare coraggio, eleganza; sfoggiare”
Dallo spagnolo guapo
Incartamènto (napoletano)
‘Ncartaménde (tarnuése)
“Fascicolo, inserto”
Dallo spagnolo encartamiento
Lazzaro (napoletano)
“Plebeo, becero, ragazzo lacero e scostumato, costretto a tutti i mestieri per vivere”
- Lazzarièllo = monello, scostumato, fanciullo della plebe;
- Lazzaróne = uomo rozzo e scostumato.
Lazzaróne (tarnuése)
“Persona dominata da furbesca avidità o da un’indisponente pigrizia”
Dallo spagnolo lázaro
Limpeto (napoletano)
Lìmpete (tarnuése)
“Limpido, pulito”
Dallo spagnolo limpiar
Linto (napoletano)
Lìnde (tarnuése)
“Lindo”
Linde e pinde = “Curato nel vestire, tirato a lucido, in ghingheri”
Dallo spagnolo lindo
Mandiglia/Mantiglia (napoletano)
“Sorta di mantellina, mantellina di seta nera; copertina per avvolgere i bambini in fasce” dallo spagnolo mantilla
O anche “zinale in pelle o tela forte; grembiule” dallo spagnolo mandil
Mandère/Mantère (tarnuése)
“Zinale di tela pesante” per lo più utilizzato dagli artigiani (muratori, calzolai, ecc.) dallo spagnolo mandil
Matta (napoletano)
Màtte (tarnuése)
“Nel gioco delle carte napoletane la “matta” è il sette di denari cui si assegna il numero dei punti che si vuole, da uno a dieci”
Dallo spagnolo mata
Mazzamauriéllo (napoletano)
Scazzamaurèlle (tarnuése)
“Piccolo demonio; spirito folletto, burlone e dispettoso, delle credenze e del folclore popolare”
Dallo spagnolo matamoros
Mazzamórra (napoletano)
Zavórre (tarnuése)
“Tritume, frantumi, sbriciolatura di qualsiasi cosa”
In dialetto tarnuése è usato soprattutto per indicare frantumi di tufo, mattone, ecc.
Dallo spagnolo mazamorra
Mmerrezzare/’mmerrezzà/’mmerrezzuto (napoletano)
‘Mbreggijate (tarnuèse)
“Andare in caldo, imbizzarrito, eccitato”
Forse, dallo spagnolo bizarrear/bizarro
Mpattare/’mpattà (napoletano)
Appattà/ppattà (tarnuése)
“Andar del pari, di pari passo; uscire a buone condizioni, a buoni patti; aggiustare qualche controversia; termine di gioco: ‘pattare, fare patta, chiudere la partita alla pari’ ”
Dallo spagnolo empatar
Mpellecciare/mpellecciatura (napoletano)
‘Mpellecciàture/’mbellecciàture (tarnuése)
“Coprire di legno più gentile i lavori di legno dozzinale; impiallacciatura”
Dallo spagnolo empelechar
Maccaturo (napoletano)
Maccature/maccutrèlle (tarnuése)
“Fazzoletto da naso; fazzoletto in generale”
Dallo spagnolo mocador
Muntone/ammontonare/ammuntunà (napoletano)
Mendóne/ammundenà (tarnuése)
“Mucchio, ponticello, piccola massa di checchessia; ammucchiare”
Dallo spagnolo montón
‘Ncarrare/’ncarrà/’ngarrà (napoletano)
‘Ngarrà (tarnuése) “Andare dritto allo scopo, imbroccare, indovinare, prendere la giusta via in un dubbio o problema”
In dialetto tarnuése “Sgarrà” significa invece l’esatto contrario.
Dallo spagnolo engarrar
‘Ngrifare(se)/’ngrifàrse (napoletano)
‘Ngrefà (tarnuése)
“Impennarsi, erigersi, rizzarsi; alterarsi, stizzirsi”
In dialetto tarnuèse “Ce sonne ngrefàte i carne” = “M’ è venuta la pelle d’oca”.
Dallo spagnolo engrifarse
‘Ntroppecare/’ntruppecà/’ntruppeco (napoletano)
‘Ndruppecà/’ndrùppeche (tarnuése)
“Inciampare, intoppare; inciampo intoppo, pietra d’inciampo”
Dallo spagnolo trompicar
Nturcigliare/’nturciglià (napoletano)
‘Nturcelijà /’ndurcelijà/’ndurcenijà (tarnuése)
“Attoricigliare, torcere”
Dal casigliano antico entorcer
Pacca (napoletano)
Pàcche (tarnuése)
“Natica”
In dialetto tarnuése a volte si dice:“A pàcche de sòrdete” (alla lettera “alla natica di tua sorella”) per fare un complimento alla sorella di un amico, mentre in altre circostanze la medesima
espressione assume un tono (volgare) ed offensivo.
Dallo spagnolo paca, ma forse più propriamente dal longobardo pakka corrispondente al tedesco Becke (coscia [del cavallo]; natica).
Padejare/padià (napoletano)
Pedeijàte/Peteijàte (tarnuése)
“Sopportare, patire, soffrire”
In dialetto tarnuése “Na zampane m’è pedeijàte tutt’a nuttate”= “Una zanzara mi ha tediato per l’intera nottata”.
Dallo spagnolo padecer
Paliare/palià/paliàta/paliatòne (napoletano)
Palià/paliàte/paliatòne (tarnuése)
“Bastonare, percuotere; bastonatura; solenne bastonatura”
Dallo spagnolo apelear, evoluzione dello spagnolo antico padir
Palomma (napoletano)
Pàlomme (tarnuèse)
“Farfalla”
- palùmmo (napoletano)
- palùmme (tarnuése)
“Colombo”
Forse, dallo spagnolo paloma
Papello (napoletano)
Papìlle (tarnuése)
“Decreto, carta, documento”
Dallo spagnolo papel
Paragge (napoletano)
“Vicinanze, dintorni, luoghi vicini”
Paràgge (tarnuése)
“Pari d’età”
Dallo spagnolo paraje
Paraguànto (napoletano)
Parauànte (tarnuése)
“Retribuzione per i servigi ottenuti o per amorevolezza e cortesia; presente, mancia”
Dallo spagnolo para guantes
Nota: In origine serviva per poter acquistare un paio di guanti.
Passiare/passià (napoletano)
Passià (tarnuése)
“Passeggiare; passeggiare lentamente senza meta”
Dallo spagnolo pasear
Pastìglia (napoletano)
Pastìglije (tarnuése)
“ Medicinale in pillole di forma rotonda o ovaloide”
Dallo spagnolo pastilla
Pellècchia (napoletano)
Pellècchije (tarnuése)
“Pelle aggrinzata, flaccida”
Dallo spagnolo pelleja
Percalla (spagnolo)
Percalle (tarnuése)
“Tela di cotone, specie di tela di bambagina pregiata”
Forse, dallo spagnolo percal ma anche dal francese percale
Pistàgna (napoletano)
Pestàgne (tarnuése)
“Collaretto, colletto”
Dallo spagnolo pestaña
Porfìa/proffediare/proffedià (napoletano)
Preffedià (tarnuèse)
“Ostinarsi, contrastare, perfidiare”
Dallo spagnolo porfìa
Priézza (napoletano)
Priézze (tarnuése)
“Viva gioia, allegrezza, contentezza”
Dallo spagnolo prear ma anche dal francese preisier
Primèra/premmera (napoletano)
Premère (tarnuése)
“La primiera nel gioco di carte del tressette”
Dallo spagnolo primiera
Quagliata (napoletano)
Quaglijàte (tarnuése)
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“Latte rappreso”
In dialetto tarnuése (in tono ironico sarcastico) si dice:“Mó l’à pròpije (o pròbbete) quaglijàte”, per significare: “Ora hai proprio concluso l’opera”.
Dallo spagnolo cuajada
Retrètto (napoletano)
“Camerino per bisogni corporali, gabinetto, ritirata”
Retrè (tarnuése)
“Pannelli leggeri che consentono di tenere divisi ambienti diversi “
Dallo spagnolo retrete ma anche dal francese retrait
Salimòja (napoletano)
Salamòrije (tarnuése)
Acqua salata per conservarvi pesci, olive, ecc.”
Dallo spagnolo salmuera
Sbalanzà/sbalanzo (napoletano)
Sbalanzà/sbalànze (tarnuése)
“Lanciare, risospingere violentemente, scrollarsi di dosso; spinta, urto che si prende per reggersi in mancanza di equilibio”
Dallo spagnolo abalanzar
Sbarejare/sbareà (napoletano)
Sbalijà (tarnuése)
“Vaneggiare, delirare, farneticare”
Dallo spagnolo desvariar
Scamozze/scamorza (napoletano)
Scamorze (tarnuése)
“Sorta di caciocavallo fresco a forma di piccola borsa allungata” ed anche “Persona assai sciocca, babbeo”.
Dallo spagnolo escamocho
Scampare/scampà (napoletano)
Scampagnà (tarnuése)
“Cessare di piovere, tornare il sereno”
Dallo spagnolo escampar
Scapéce/ascapéce (napoletano)
Scapéce (tarnuése)
“Modo di condire fritture di zucchine, di pesci ed altri cibi con aglio, aceto ed erbe aromatiche”
Dallo spagnolo escasbeche
Scapezzare (napoletano)
Scapezzà (tarnuése)
“ Piegare la testa, chinare il capo; tagliare il collo”
In dialetto tarnuése “Scapezzà” o anche “Scapezzà de sonne” vuol dire “Cader morto di sonno, cascar dal sonno”.
Forse, dallo spagnolo descabezar
Sciàrra/fà sciàrra (napoletano)
Scijàrre/ffà scijàrre (tarnuése)
“Rissa, briga, contesa; prendere briga, entrare in contrasto, rompere un’amicizia”
Improbabile derivazione dallo spagnolo charrada, più probabile derivazione dall’arabo šarra
Scorriato/scurriàto (napoletano)
Scuriàte (tarnuése)
“Frusta, sferza”
U scuriàte veniva utilizzato per incitare i cavalli a correre più forte, senza frustrarli, ma solamente facendolo “scruccà” (schioccare) nell’aria.
Dallo spagnolo zurriaga
Sòga (napoletano)
Zòche (tarnuése)
“Fune, corda”
Dallo spagnolo soga
Spantare/spantà/spanto (napoletano)
Scijecantà/Scijecantàte/Scijecànte (tarnuése)
“Meravigliare, stupire; meravigliarsi, spaventarsi; sbalordimento, stupore, meraviglia; spavento, orrore”
In dialetto tarnuése “Me sònghe peglijàte ‘nu scijecànte” = “Ho preso uno spavento”
Dallo spagnolo espantar/se
Supressàta (napoletano)
Supprescijàte (tarnuése)
“Salame piccolo, salamino assai compresso”
Dalla spagnolo sobrasada
Tabbàcco (napoletano)
Tabbàkke (tarnuése)
“Tabacco”
Dallo spagnolo tabaco
Tavùto/taùto (napoletano)
Taùte (tarnuése)
“Bara, cassa mortuaria”
Dallo spagnolo ataúd e anche dall’arabo tabut
Terróne/torróne (napoletano)
Terróne (tarnuése)
“Torrone, dolce fatto con mandorle, nocciole, miele, pistacchi e
zucchero”
Dallo spagnolo turrón (altri sostengono che la voce sia un prestito dal francese touron, dal nome della città di Tours in cui nel giorno di S. Martino Turonense si usava mangiare questo dolce).
Tosello (napoletano)
“Baldacchino con sedia regale”
Tusèlle (tarnuése)
“Addobbo di chiese in occasione di particolari festeggiamenti”
Dallo spagnolo dosel
Trezzejare/terzejare/trezzià (napoletano)
“Scoprire, tirare su a poco a poco le carte da gioco”
In dialetto tarnuése a tale significato corrisponde il termine “Prezzechijà”
Trezzià (tarnuése)
“Centrare, colpire nel segno”
Dallo spagnolo terciar
Usemà/uòsemo/ìrsene a uòsemo (napoletano)
Usemà/ùseme/ìrcene a ùseme (tarnuése)
“Fiutare; fiuto, annaspamento, traccheggio; conoscere a fiuto”
Dallo spagnolo osmar
Valànza (napoletano)
Velàngele (tarnuése)
“Bilancia”
- valanzèlla (napoletano)
- velangelèlle (tarnuése)
“Bilancetta, bilancino del farmacista”
Dallo spagnolo balanza
- valanzìno (napoletano)
- mulangìne (tarnuése)
“Terzo cavallo (o asino) aggiunto al tiro a due come rinforzo”; “traversa cui tale cavallo si attacca mediante le tirelle”
Dallo spagnolo balancìn
Vorzillo/vurzillo (napoletano)
Vurzìlle (tarnuése)
“Borsellino, taschino”
Dallo spagnolo bolsillo
Vuózzo (napoletano)
Vòzze (tarnuése)
“Gonfiore, bozzo, bitorzolo”
Dallo spagnolo boza
Zembrillo (napoletano)
Zeperìlle (tarnuése)
“Omiciattolo, ragazzaccio, fanciullo”. In dialetto tarnuése è anche l’equivalente di “scazzamaurèlle”.
Dallo spagnolo hombrecillo
Zito/zita (napoletano)
Zìte (tarnuése)
“Sposo novello, sposa novella”
Dallo spagnolo cito/cita
Zurro (napoletano)
Zurròne (tarnuése)
“Villano, zotico, rozzo”
Dallo spagnolo zurron
Dal libro di Lorenzo Bove
“Ddummànne a l’acquarúle se l’acqu’è fréscijche” - Detti, motti, proverbi e modi di dire Tarnuíse
Edizioni del Poggio, 2008
E’ noto che il francese è la lingua che nel corso dei secoli ha maggiormente influito sull’italiano.
Anche a Napoli, così come in tutto il Mezzogiorno, la presenza dei francesi si è alternata con quella di altri popoli dominatori, per cui si è avuto un afflusso di “francesismi” che si sono amalgamati con quelli di altre lingue (soprattutto lo spagnolo), creando sovrapposizioni che rendono a volte difficoltosa l’individuazione sicura dell’origine del termine.
Interessante, al riguardo, si è rivelata nella ricerca uno studio effettuato e pubblicato nel 2005 dall’Università degli Studi di Trieste. Si tratta di “Francesismi nel dialetto napoletano” di Alessia Mignone, a cura di Marcello Marinucci.
Si riscontrano, nel testo citato, termini napoletani corrispondenti o molto simili a quelli “tarnuíse”.
Proviamo a ricercare quindi, con un po’ di pazienza e con un pizzico di curiosità, le assonanze tra i due dialetti, confrontandone prima i rispettivi significati per poi avventurarci alla scoperta della loro possibile origine.
Accattare (napoletano)
Accattà (tarnuése)
“Comprare, acquistare”
- Accatt’e binne (napoletano)
- ‘Ccatt’e vènne (tarnuése)
“Compra e vende, bottegaio”
Una derivazione dal normanno acatar
Adacciare (napoletano)
‘Ddaccià (tarnuése)
“Tagliuzzare la carne, ridurre la carne a pezzi”.
Adattamento del francese antico hachier
Allum(m)are (napoletano)
“Accendere una luce, il fuoco, una candela e simili”
U lumìne (tarnuése)
“Fiammifero per accendere il fuoco, una candela e simili”
Dal francese antico a(l)lumer
Ammarrà(re) (napoletano)
Ammarrà (tarnuése)
“Socchiudere, accostare o chiudere del tutto porte, finestre, ecc.”
Dal francese amarrer
Ammuccià (napoletano)
Ammuccià (tarnuése)
“Tacere, essere costretto a fare silenzio, subire un’offesa senza protestare; nascondere”
Dal francese antico soi mucier (francese se musser)
Argentière (napoletano)
“Chi lavora o vende oggetti d’argento, inargentatore di oggetti”
‘A ‘rgendière (tarnuése)
“Credenza contenente cristalleria, posateria ed altro”
Dal francese argentier
Arrangià (napoletano)
‘Rrangià (tarnuése)
“Accomodare, aggiustare alla meno peggio, rabberciare, cercare di trarre il miglior partito da una circostanza o da un affare; cercare alla meglio di uscire da un malanno o da una situazione scomoda”
Dal francese arranger
Assisa (napoletano)
“Calmiere, prezzo imposto dal magistrato comunale ai commestibili di uso comune”. Il detto “mettere l’assisa a le cetrole” significa “ valutare male, giudicare senza competenze”
Scèse (tarnuése)
“Mmètte a scèse ‘u pèsce” (svegliarsi prestissimo); il detto dialettale tarnuèse deriverebbe dalla tassa (francese: accise) applicata il mattino presto al pesce appena pescato.
Dal francese accise “tassa, tributo indiretto a carico del
produttore, che grava sulla produzione di determinati beni”
Bombò (napoletano)
Bombò (tarnuése)
“Dolce di zucchero, caramella”
Dal francese bon bon
Brilocco (napoletano)
Berlòcche (tarnuése)
“Ciondolo per ornamento sul petto o al collo”
Dal francese breloque
Buatta (napoletano)
Buatte (tarnuése)
“Scatola”
Dal francese boîte
Buchè (napoletano)
Buchè (tarnuése)
“Fascio di fiori”
Dal francese bouquet
Bùccolo (napoletano)
Bòcchele (tarnuése)
“Ciocca di capelli arricciati, boccolo, ricciolo”
Dal francese boucle
Buffè (napoletano)
Buffè (tarnuése)
“Credenza, mobile per riporvi bicchieri, tazze”
Dal francese buffet
Cemmenèra (napoletano)
Cemmenère (tarnuése)
“Camino, fumaiolo di un’abitazione”
Dal francese cheminée
Ciammuòrio (napoletano)
Ciamòrije (tarnuése)
“Forte raffreddore dell’uomo”
Dal francese chamoire
Ciaràvolo (napoletano)
Ciaràvele (tarnuése)
“Ciarlatano, imbroglione od anche incantatore di serpenti”
Dal francese antico charaut
Cola (napoletano)
Cole (tarnuése)
“Gazza”
Dal francese colas
Commò (napoletano)
Chemò (tarnuése)
“Cassettone”
Dal francese commode
Cótra/e (napoletano)
Cùtre (tarnuése)
“Coltre, coperta”
Dal francese antico coltre
Cricco (napoletano)
Crìcche (tarnuése)
“Martinetto, binda, arnese che serve a sollevare pesi”
- ‘ncriccà/rse (napoletano)
- ‘ngreccà/rce (tarnuése)
“rizzare/arsi,sollevare/arsi; agghindare/arsi;abbellire/arsi, adornare/arsi”
Dal francese cric
Dammaggio (napoletano)
Dammaije (tarnuése)
“Danno”
Dal francese antico damage
Gajóla/ca (napoletano)
Caijòle (tarnuése)
“Gabbia, trappola per uccelli; prigione”
Dal francese antico aiole
Giacchètta (napoletano)
Giacchètte (tarnuése)
“Giacca (da uomo e, nei tailleurs, da donna)”
Dal francese jaquette
Guarzòne (napoletano)
Uarzòne/Varzòne (tarnuése)
“Dipendente di un bottegaio, fattorino, commesso, garzone”
Dal francese antico garçon
Guatto (napoletano)
Uatte (tarnuése)
“Ovatta”
Dal francese ouate
Jettecìa/iettecìa (napoletano)
“Tisi, cattiva salute”
Jettecà (tarnuése)
“febbre convulsiva, spaventarsi”
Dal francese hectisie poi passato a èthisie: da éthique
Lampa (napoletano)
Lampe/lambe anche Lampine/Lambine (tarnuése)
“Lampada, lume acceso in cimitero o in casa dinnanzi a immagini di santi o di defunti”
Dal francese lampe
Lettèra (napoletano)
Lettère (tarnuése)
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