Il Sito/Blog www.paginedipoggio.com compie il suo secondo anno di vita!
Gli argomenti finora trattati sono quelli ripartiti nelle seguenti “sezioni”:
Curiosità (3)
Ddummànne a l’acquarùle se l’acqu’è fréscijche (9)
Divagazioni (10)
Eventi (19)
Fatti & Misfatti (1)
Ricorrenze (4)
Storia (7)
Viaggi (12)
Work in progress (1)
Questa la classifica degli articoli più “cliccati”:
Lo “sciroppo d’acero” canadese (pubblicato in Viaggi, linkato 1658 volte)
YAD VASHEM IL MUSEO DELL’OLOCAUSTO DI GERUSALEMME: la didascalia contestata. (pubblicato in Viaggi, linkato 1277 volte)
A Milano “folgorati” dalla “Conversione di Saulo” del Caravaggio. (pubblicato in Eventi, linkato 968 volte)
MASADA, la fortezza erodiana: il mistero del suicidio collettivo (pubblicato in Viaggi, linkato 813 volte)
La stella di Betlemme (pubblicato in Viaggi, linkato 748 volte)
L’ORO DELL’ANIMA - Antiche “Icone Russe” esposte per la prima volta in Italia e in Europa (pubblicato in Eventi, linkato 650 volte)
Liquori di agrumi del Gargano: il “LIMOLIVO” e il “LIMONCELLO”. (pubblicato in Divagazioni, linkato 641 volte)
Ma cosa sta succedendo a “Torre Fortore - Lesina Marina“ e a “Torre Mileto” ? (pubblicato in Divagazioni, linkato 627 volte)
QUMRAN: IL MISTERO DEI ROTOLI DEL MAR MORTO (pubblicato in Viaggi, linkato 611 volte)
Perché a Milano il Carnevale…continua anche dopo il martedi grasso? (pubblicato in Eventi, linkato 537 volte)
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Con una punta di “1658 linkate" ... ci si può ritenere davvero soddisfatti!
Un grazie di cuore a tutti i lettori.
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Il giorno 16 di luglio di ogni anno viene festeggiata a Poggio Imperiale la ricorrenza della festività della Beata Vergine del Carmelo, detta anche Madonna del Carmine.
Una devozione che risale al “tempo dei tempi” e che trova le sue radici nel culto della Madonna “protettrice dei muratori”, ma che coinvolge da sempre l’intera popolazione.
I festeggiamenti si svolgono in forma solenne con la celebrazione della Santa Messa seguita da una processione per le vie del paese con la statua della Madonna portata a spalle da squadre di “muratori” che, a turno, si danno il cambio.
Numerosi i fuochi di artificio che accompagnano la processione lungo tutto il percorso.
In serata, il consueto intrattenimento musicale in piazza e puntualmente a mezzanotte lo spettacolo di fuochi pirotecnici all’interno del campo sportivo comunale.
Le processioni
<< L’usanza di uscire per le strade portando in processione le icone e le statue di Maria e dei Santi scaturisce dal sentimento religioso popolare, che vuole esternare la propria devozione verso i “celesti patroni” e mettere sotto la loro protezione il paese, il quartiere o l’intera città. Mentre una mentalità razionalista ritiene le processione come “residuo di usi barbarici”, il “Direttorio su pietà popolare e liturgia”, pubblicato nel 2002 dalla Congregazione per il culto divino, la considera “espressione culturale di carattere universale e di molteplice valenza religiosa e sociale”. Riempite di contenuti cristiani, le processioni sono entrate fin dall’antichità nella liturgia. Per esempio, nel VII secolo il Papa Sergio I stabili per le quattro feste della Candelora, dell’Annunciazione, dell’Assunta e della Natività una processione notturna dal Foro Romano a Santa Maria Maggiore, dove si celebrava l’Eucaristia. Altre processioni sono entrate nel ciclo liturgico annuale, tra le più importanti quelle della Domenica delle Palme e del Corpus Domini. Mentre le processioni liturgiche sono in se stesse orientate all’incontro sacramentale con Cristo, quelle popolari in onore di Maria e dei Santi sono a rischio di apparire “mero spettacolo o parata puramente folkloristica”. Perciò il Direttorio invita a rendere la processione un’autentica “manifestazione di fede”: un segno della condizione pellegrinante della Chiesa, un percorso verso la mensa eucaristica, un “cammino compiuto insieme” nella preghiera e nella solidarietà >>. [Stefano De Flores, Mariologo, La Domenica, Periodico religioso n. 3 – 2010 Edizioni Periodici San Paolo s.r.l.].
Il Monte del Carmelo
<< In Terra Santa, nello stato di Israele, nello scenario ridente e poetico della Galilea, in un piccolo promontorio sopra il Mare mediterraneo, si eleva il Monte Carmelo, rifugio di molti virtuosi Santi che, nell’Antico Testamento, si ritiravano in quel luogo solitario per pregare per la venuta del Divino Salvatore. Ma nessuno di loro, tuttavia, impregnò di tante virtù quelle rocce benedette quanto Sant’Elia. Quando il profeta delle zelo ardente si ritirò lassù, verso il IX secolo prima dell’Incarnazione del Figlio di Dio, erano tre anni che un’implacabile siccità chiudeva i cieli della Palestina, castigando l’infedeltà degli ebrei verso Dio. Mentre pregava con fervore, chiedendo che il castigo fosse alleviato per i meriti di Quel Redentore che sarebbe dovuto venire, Elia mandò un servo sulla vetta del monte, ordinandogli: “Vai e guarda del lato del mare”. Ma il servo non vide niente. E, scendendo, disse: “Non c’è nulla”. Fiducioso, il profeta gli fece fare sette volte l’infruttuosa scalata. Alla fine il servo ritornò, dicendo: “Ecco, una nuvoletta come una mano d’uomo, sale dal mare”. Difatti, la nube era tanto piccola e diafana che sembrava destinata a scomparire al primo soffio dell’infuocato vento del deserto. Ma a poco a poco crebbe, si allargò nel cielo fino a coprire tutto l’orizzonte e precipitò sulla terra sotto forma di abbondante acqua. La piccola nuvola era una “figura dell'umile Maria”, i cui meriti e virtù avrebbero superato quelli di tutto il genere umano, attraendo il perdono e la Redenzione per i peccatori. Il Profeta Elia aveva scorto nella sua contemplazione il ruolo di mediatrice della Madre del Messia atteso. Fu, per così dire, il suo primo devoto. Una bella tradizione ci dice che, sull'esempio di Sant'Elia, vi furono sempre sul Monte Carmelo eremiti che lassù vissero e pregarono, recuperando e trasmet¬tendo ad altri lo spirito “eliatico”. E quel luogo santificato da uomini contemplativi richiamava altri contemplativi. Verso il secolo IV, quando cominciarono ad apparire i primi monaci solitari dell'Oriente, le pendici rocciose del Monte Carmelo accolsero una cappella, nello stile delle comunità bizantine, le cui tracce si vedono ancor oggi. Più tardi, verso il secolo XII, un gruppo di nuove vocazioni, questa volta venute dall'Occidente unita¬mente alle Crociate, aggiunse nuovo fervore all'antico movimento. Subito venne edificata una piccola chiesa dove la comunità si dedicava alla vita di preghiera, sempre animata dallo spirito di Elia. La piccola "nuvoletta" cresceva sempre di più. La crescita del numero dei fratelli della Madonna del Monte Carmelo rendeva necessaria un'organizzazione più perfezionata. Nel 1225 una delegazione dell'Ordine si diresse a Roma per richiedere alla Santa Sede l'approvazione di Una Regola, effettivamente concessa dal Papa Onofrio III nel 1226. Con l'invasione dei “luoghi santi” da parte dei musulmani, il superiore del Monte Carmelo diede il permesso ai religiosi di trasferirsi in occidente dove fondarono nuove comunità. In Europa i frati del Carmelo cominciarono ad andare vagando come membri di un Ordine quasi sconosciuto, malvisto e sull'orlo della scomparsa. La famiglia religiosa di Elia sembrava un tronco secco e vecchio, destinato in poco tempo al disfacimento. Era il momento atteso della Madonna per far rifiorire, sull'alto della verga disseccata, un fiore: San Simone Stock. Questo inglese di riconosciute virtù, pur eletto all'incarico di Generale dell'Ordine, non esercitava un'effettiva autorità sopra i suoi fratelli, poichè il Carmelo non possedeva ancora una struttura giuridica coesa e uniforme, capace di conservare uno spirito, promuoverlo e trasmetterlo alla posterità. La virtù compensava, però, la mancanza di autorità. Pregando la Madonna con molto fervore, San Simone La implorò che non permettesse la scomparsa dell'Ordine Carmelitano. In questa desolante situazio¬ne, la Santissima Vergine apparve al suo buon servitore (nel 1251) e gli consegnò lo “Scapolare”, perchè fosse usato sopra le vesti. In quell'epoca i servi usavano una tunica come abito civile. Sopra di essa indossavano una tunica più piccola, che indicava, per il colore e per le caratteristi¬che peculiari, l'identità del suo padrone. Lo Scapolare del Carmelo era simile a questa piccola tunica. La Madonna consegnava, quindi, a San Simone Stock una livrea propria dei suoi servi, affinchè fosse usata da tutti i carmelitani, e prometteva: "Ricevi, figlio dilettissimo, lo Scapolare del tuo Ordine, segno della mia fraterna amicizia, privilegio per te e per tutti i carmelitani >>.
Lo “Scapolare” della Madonna del Carmelo
<< Nelle apparizioni della Madonna a Fatima, nel 1917, sono state confermate le due principali devozioni mariane che hanno resistito alla prova del tempo: quella del Rosario e quella dello Scapolare. Donate agli uomini durante il Medioevo, queste devozioni concedono privilegi inestimabili in relazione alla perseveranza, alla salvezza dell'anima e alla conversione del mondo. Esse furono sempre importanti e attuali, ma con le rivelazioni di Fatima sono diventate ancor più necessarie e urgenti. Alla conclusione delle apparizioni, il giorno 13 ottobre, mentre avveniva il grande miracolo del Sole, visto da più di cinquantamila persone, la Madre di Dio si mostrò ai tre pastorelli nelle vesti della Madonna del Monte Carmelo, presentando nelle loro mani, lo Scapolare. E' certo che, avve¬nendo in concomitanza con il fenomeno più alto fra tutti quelli accaduti nella “Cova da Iria”, la presentazione dello Scapolare durante quest'apparizione finale non fu un dettaglio senza importanza. Si può affermare che i privilegi inestimabili legati allo Scapolare sono parte integrante del Messaggio che ci ha lasciato la Madre di Dio a Fatima, unitamente al Rosario ed alla devozione al Cuore Immacolato di Maria. Infatti, i riferimenti all'Inferno e al Purgatorio, la necessità della penitenza e l'intercessione di Nostra Signora contenuti nel Messaggio sono in assoluta consonanza con le promesse collegate allo Scapolare >>.
Nota
Le informazioni sono frutto di ricerche eseguite su vari Siti Internet italiani e stranieri che trattano più dettagliatamente la materia di cui trattasi.
A 107 anni la “nonna di Poggio Imperiale” mette a dimora uno degli alberi piantati in suo onore.
Sabato scorso 20 marzo 2010, si è conclusa a Poggio Imperiale la seconda fase dell’originale evento denominato "Buon Vento”, iniziato nel mese di dicembre del passato 2009.
La prima fase della manifestazione, battezzata “Natale con Alberi Vivi”, si è svolta in prossimità delle festività natalizie, allorchè l’Amministrazione Comunale consegnò a tutti gli esercizi commerciali del paese cinquanta alberi (del tipo Cedro Deodara, Cedro Atlantica, Tuya e Abete), che vennero riccamente addobbati a cura dei titolari dei medesimi esercizi.
La seconda fase, battezzata “Piantiamo Alberi” si è tenuta invece sabato 20 Marzo, giorno della "Festa dell'Albero", ed è stata caratterizzata dalla messa a dimora degli stessi cinquanta alberi, da parte degli alunni delle scuole elementari e medie di Poggio Imperiale.
Il “Buon Vento” è un progetto promosso dall'Assessorato alle Politiche Giovanili e alla Cultura, ed "adottato" e finanziato dall'International Power, la multinazionale inglese che ha realizzato e gestisce il “Parco Eolico” di Poggio Imperiale1.
Il Parco Eolico o Wind Farm (fattoria del vento); il “Buon Vento” che con la sua forza consente di produrre energia elettrica “pulita”.
Numerosa la presenza di giovani e giovanissimi con i loro genitori alla manifestazione, che si è svolta presso la Scuola Media, dove sono state lette poesie dedicate agli alberi scritte dagli alunni.
Presente anche il Comandante della Stazione del Corpo Forestale di Sannicandro Garganico, il parroco Don Luca De Rosa, il sindaco Dott. Rocco Lentinio con tutta l'amministrazione comunale, le associazioni operanti sul territorio, Caritas, Avis, Associazione Carabinieri in congedo, Libertas, ecc.
Nell’occasione, é stata festeggiata anche la "Nonna di Poggio Imperiale", Maria Giuseppa Robucci, nata il 20 marzo 1903, arrivata alla Scuola Media a bordo di una fiammante Alfa Romeo Spider decappottabile rossa, ed accolta , tra applausi e fuochi pirotecnici, dalle ragazze pon pon, dagli sbandieratori e dal coro degli alunni che hanno intonato un coinvolgente "Tanti auguri … a te".

Durante la manifestazione la festeggiata ha ricevuto, a sorpresa, la visita dell’altro Nonno di Poggio Imperiale”, Giuseppe Nista, che il giorno 8 del prossimo mese di aprile compirà ben 101 anni.
L'incontro fra i due concittadini ultracentenari ha rappresentato un momento di forte commozione che ha toccato il cuore di tutti i presenti.

Ma la vera sorpresa l'ha fatta proprio Nonna Maria Giuseppa, quando ha voluto usare da sola il badile per coprire con la terra uno degli alberi piantati in suo onore.

Poi il classico taglio della torta, dopo lo spegnimento di 107 candeline, e il gradito omaggio floreale di ben 107 rose offerto dall'Amministrazione Comunale.
Sette anni fa, allo scoccare dei 100 anni, Nonna Maria Giuseppe fu festeggiata con la presenza in paese di inviati della trasmissione televisiva "La vita in diretta" di Rai 1.
I cinquanta alberi sono stati piantumati nelle aree pubbliche del paese, fra le quali la Scuola Media; alcuni altri verranno messi a dimora prossimamente nella piazzetta in via Di Vittorio, dove sarà eretto un monumento in memoria delle tre vittime poggioimperialesi dei lager nazisti: Verzino, Braccia e Zangardi.
Un albero … quante riflessioni!
1 Il Parco Eolico di Poggio Imperiale è stato ufficialmente inaugurato il 27 giugno 2009. L'impianto è costituito da 15 aerogeneratori Vestas V80 da 2 MW ciascuno. Un parco eolico o wind farm (fattoria del vento) è un insieme di aerogeneratori (torri o pale eoliche) localizzati in un territorio delimitato e interconnessi tra loro che producono energia elettrica sfruttando la forza del vento. La generazione di energia elettrica varia in funzione del vento e della capacità generativa degli aerogeneratori. In un parco eolico le singole turbine sono interconnesse tra loro con una linea di collegamento a medio voltaggio (generalmente 34,5 kV) e con un sistema di comunicazione (per il cosiddetto remote monitoring). La energia a medio voltaggio viene poi convertita in alto voltaggio tramite un trasformatore in una sottostazione ed immessa nella rete elettrica.
Le tonde zucche arancioni e i primi freddi autunnali annunciano la prossima festa di “Halloween” che da qualche tempo sta prendendo piede anche nel nostro paese.
Una zucca di Hallowen
Negli Stati Uniti d’America è in uso mettere in giardino, la sera del 31 ottobre, sulla finestra o davanti alla porta di ingresso, grandi zucche arancioni svuotate della polpa in cui sono intagliati occhi accigliati, nasi satanici e bocche senza denti nel cui interno vengono infilate grosse candele accese.
La luce delle candele, penetrando dalle cavita’, crea effetti singolari e sinistri e questa sorta di “teschi” che originariamente avrebbero dovuto allontanare le occulte presenze, oggi acquistano un valore di “festoso” invito.
“Halloween” diventa quasi una gara tra chi possiede piu’ zucche e tra chi riesce a creare le facce piu’ originali, terribili e spiritose.
I giovani, travestiti da fantasmi, scheletri e streghe, si riuniscono in gruppi girando di casa in casa mimando il ritorno dei defunti e ripetendo “Trick or Treat”, che significa “Inganno o Offerta”; “Scherzo o Dolce”.
Pure da noi è ormai un classico, tra bambini, ragazzi e giovani, ripetere il motto: “Scherzetto o Dolcetto?”, “omologandosi” di fatto ai loro coetanei statunitensi.
E, questo, pare che si registri non solo in Italia, ma via via in ogni parte del mondo!
Le nuove usanze vanno così a sostituire le vecchie e consuete tradizioni che, in ogni paese, caratterizzavano un tempo la “festività dei morti”.
Nella tradizione “foggiana”, ad esempio, il “grano” faceva parte delle celebrazioni rituali “dei morti”.
Si usava mangiarlo in novembre in suffragio dei morti e rappresentava uno dei cibi rituali che scandivano il tempo della festa e del lavoro nella civiltà contadina.
E tale tradizione continua ancora oggi.
Una ciotola di "grano dei morti"
Il grano viene cotto ed amalgamato al mosto cotto, arricchito con chicchi di melograno e cioccolato fondente spezzettato, e quindi servito in ciotole individuali per essere gustato a fine pasto come dolce al cucchiaio, in abbinamento a un vino da dessert.
La tradizione del “grano dei morti” è presente, oltre che in Puglia, anche in altre regioni meridionali come la Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
E sono tante le varietà degli ingredienti che in ogni località vengono aggiunti al grano cotto; si va dalla cannella alle noci o mandorle sgusciate, zucchero, cedro candito, uva passa ed altro.
E' una specialità che si tramanda da generazioni nel “foggiano” per la ricorrenza dei morti.
Ingredienti per la preparazione del "grano dei morti" nel foggiano
Nell’area salentina questo dolce è detto “colva” o “coliba”, termine preso in prestito dal bizantino “kolba” che, a sua volta, deriva dal greco “koliva”; in altre parti della Puglia e’ conosciuto col termine dialettale di “cicc cuott”.
Nell'antica Grecia gli ingredienti di questo particolare dolce, grano e melograno combinati insieme, erano offerti a Demetra, dea dell'agricoltura e alla figlia Kore che, rapita da Fiutone, nell'Ade aveva assaporato i chicchi rossi.
Ancora oggi, in qualche parte della Grecia, fino a quaranta giorni dopo un decesso, si consuma grano cotto sulla tomba del defunto.
A partire dal neolitico, in area egea, il culto dei morti appare in tutta evidenza collegato con i riti stagionali della fertilità, e del ciclo del grano in particolare, nei quali il rifiorire della vita in primavera era messo in relazione con la resurrezione dalla tomba.
La dimensione magico-religiosa che accompagnava il lavoro agricolo era parte di un più complesso universo mitico-rituale.
Con le feste della “mietitura” si conclude il ciclo della spiga. Un ciclo che ha avuto inizio 7/8 mesi prima, al momento della semina, quando i chicchi sono stati introdotti nel seno della terra e affidati alle sue forze sotterranee.
La spiga, dal momento in cui si è alzata e irrobustita sullo stelo (aprile-maggio), si è tratta fuori dall’influenza delle potenze sotterranee. Anche esse però vanno ringraziate per quanto hanno fatto.
Se infatti la Commemorazione dei defunti apre il mese di novembre e la semina, i riti della rinascita primaverile, del periodo marzo-aprile, sono le ultime feste dei morti. In esse si saluta la vita nuova mentre si esprime gratitudine alle entità che hanno sostenuto il processo generativo.
Questo passaggio è nel Cristianesimo riassunto ed esplicitato dalla stessa vicenda del Cristo.
Il Risorto, non a caso, reca in mano un mazzo di spighe: egli è il Signore delle spighe.
La Settimana Santa è pertanto il luogo e il tempo del ritorno e del passaggio; è l'ultima festa della Terra e dei Morti.
La semina è dunque indissolubilmente correlata al culto delle divinità sotterranee e dei morti.
La coltivazione del grano risale a 5000 anni fa e sin dall’antichità ha rappresentato un alimento principale, semplice e nutriente.
Il grano è un cereale che si distingue in “grano duro” a frattura vitrea idoneo per la trasformazione in semola e pasta e “grano tenero” a frattura farinosa per la farina, per farne pane e dolci.
Tra prodotti tipici pugliesi più famosi figura il pane di Altamura, l'unico pane in Italia in grado di fregiarsi del marchio DOP.
Dal grano duro coltivato in Puglia non si produce solo pane, ma anche pasta fresca, come le orecchiette, il cui formato si erge a simbolo della Regione nel mondo intero.
Una finestra aperta sugli eventi, itinerari, viaggi e su quant’altro avrei avuto voglia e tempo di soffermare la mia osservazione, da quel cucuzzolo “virtuale” che è Poggio Imperiale…
Un luogo privilegiato di osservazione
sul passato, presente e futuro.
Sul mondo intero
(l.b.)
Un anno proficuo e denso di impegno, con una presenza continua di articoli che hanno spaziato, com’era nelle migliori intenzioni, …“sul passato, presente e futuro; sul mondo intero”.
32 articoli pubblicati a tutto il 12 agosto 2009 e corredati per lo più di puntuale documentazione fotografica, con una media di circa 3 articoli al mese, ripartiti nelle seguenti Sezioni:
- Ddummànne a l’acquarùle se l’acqu’è fréscijche (8);
- Divagazioni (2);
- Eventi (9);
- Storia (4);
- Viaggi (8);
- Work in progress (1)
L’impegno per il futuro è quello di continuare su questa strada…cercando di mantenere vivo l’interesse sugli argomenti che andrò via via a trattare.
CLASSIFICA ARTICOLI MAGGIORMENTE “CLICCATI” (oltre 300 volte)
- YAD VASHEM IL MUSEO DELL’OLOCAUSTO DI GERUSALEMME: la didascalia contestata. Linkato 658 volte; - A Milano “folgorati” dalla “Conversione di Saulo” del Caravaggio. Linkato 558 volte;
- QUMRAN: IL MISTERO DEI ROTOLI DEL MAR MORTO. Linkato 378 volte
-MASADA, la fortezza erodiana: il mistero del suicidio collettivo. Linkato 344 volte;
- Ma vi è anche una via Francigena del Sud? Linkato 342 volte;
- A proposito di San Placido Martire. Linkato 312 volte;
- La stella di Batlemme. Linkato 305 volte.
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