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Le cave di pietra
Le cave di pietra
di Lorenzo Bove
La pietra cosiddetta “di Apricena” è una pietra calcarea estratta in Puglia alle pendici del Gargano, nel territorio compreso tra Apricena, Lesina e Poggio Imperiale.
“I materiali fanno parte delle formazioni Calcari di San Nicandro [N.d.A.: San Nicandro Garganico] del Giurassico superiore-Cretacico inferiore, e Calcareniti di Apricena del Miocene. Solitamente la pietra di Apricena e Poggio Imperiale è stratificata in banchi di spessore variabile tra i 30 e i 500 cm, con inclinazione verso sud dai 5° ai 20°. I banchi sono solitamente separati tra di loro da un leggero strato di argilla depostosi in bassi fondali marini” (…) La zona di estrazione della pietra di Apricena e Poggio Imperiale costituisce il primo polo estrattivo del meridione italiano ed il secondo bacino nazionale dopo quello di Carrara. La produzione della pietra di Apricena, infatti, copre il 90% della produzione regionale ed il 20% di quella nazionale” [1].
Una delle più recenti cave, in ordine di attivazione, sorge in prossimità della vecchia stazione ferroviaria di Poggio Imperiale, da tempo dismessa a seguito del raddoppio della linea e della variante del tracciato, ed è quella della “Gargano Marmi” S.r.l. di Gianfranco Petronzi e figli di Poggio Imperiale.
| “GARGANO MARMI”Srl Via Giuseppe di Vittorio, 10 71010 Poggio Imperiale (Foggia) |
Si occupa della estrazione di blocchi di pietra, che possono suddividersi nelle seguenti due tipologie:
- blocchi squadrati: che hanno caratteristiche dimensionali varie ma con forma parallelepipeda regolare; materiale disponibile: serpeggiante Silvabella II, inoltre serpeggiante H 28, H 200, H 90 e altri;
- blocchi informi: che sono prodotti con caratteristiche dimensionali e geometriche irregolari.

di Poggio Imperiale
Foto by Lorenzo Bove

Foto by Alfonso Petronzi

Foto by Alfonso Petronzi

presso le cave della ‘Gargano Marmi’ Srl
Foto di repertorio da facebook ‘ sei di poggio imperiale se’

La pietra di Apricena, insieme a quella di Poggio Imperiale, oltre ad essere impiegata come materiale da costruzione in Italia, viene esportata anche all’estero, principalmente in Germania, Giappone e Cina; negli scorsi anni è stata utilizzata in grande quantità anche nella realizzazione della nuova Chiesa di San Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Anche a Poggio Imperiale ha trovato recente impiego nel restyling del suo corso principale. In particolare, nel 2010, si è provveduto alla completa ripavimentazione dei marciapiedi del Corso Vittorio Veneto, conosciuto come “il viale”, utilizzando la pietra proveniente dalle cave del suddetto bacino. Nella nuova pavimentazione sono presenti otto ovali in pietra, abbracciati da blocchi di marmo che costituiscono delle panchine ad uso pubblico e, ogni ovale, è realizzato con una varietà diversa di pietra locale, riportante le indicazioni riguardanti la loro tipologia e poesie di artisti locali.
“Le cave di estrazione intercettano un considerevole numero di fessure carsiche. Nella terra rossa contenuta nella maggior parte delle fessure è dispersa una grande quantità di ossa di organismi, oggi estinti che vissero sul Gargano tra il Miocene ed il Pliocene. Le associazioni faunistiche sono composte in prevalenza da mammiferi ed uccelli, in minor misura da anfibi e rettili”[2].
Ed è proprio in una di queste cave di pietra, quella di Pirro Nord per la precisione, che sono stati rinvenuti reperti preistorici risalenti ad un milione e cinquecentomila anni fa. Si tratta di ossa appartenenti a grossi mammiferi estinti, come la tigre dai denti a sciabola, il bisonte, il mammuth e l’elefante, oltre a manufatti litici in selce, tra cui alcune schegge probabilmente utilizzate per il trattamento delle carcasse animali, che consentono di testimoniare come l’uomo si fosse già diffuso in Europa in un intervallo temporale fra 1,3 e 1,7 milioni di anni fa e come egli fosse già in possesso di un comportamento tecnologico complesso, finalizzato essenzialmente alla produzione di schegge per il trattamento delle carcasse animali e la lavorazione del legno.
Nel corso dei millenni, l’area è stata poi interessata dalle dominazioni dei Greci e dei Romani, dei Goti e dei Longobardi, dei Bizantini e dei Normanni, degli Spagnoli e dei Francesi. Di Lesina, nello specifico, si sa che l’origine del suo nome risale all’epoca romana, quando il comune veniva denominato “Alexina”.
Si presume che molti ruderi dell’antica Alexina siano oggi sommersi nel lago di Lesina e, probabilmente, in passato, l’area cittadina doveva giungere fino all’isolotto di san Clemente.
Nel Medioevo il territorio di Lesina faceva invece parte del Ducato di Benevento, possedimento dei Longobardi, rappresentando la più importante delle sue 34 contee.
Con il passare dei secoli, Lesina ha subito periodi di decadenza, principalmente a causa dell’innalzamento del livello del mare, terremoti e maremoti.
“Apricena, conosciuta anche come Precìna, ha una storia ricca di leggende e documenti storici, La sua origine è legata a Federico II di Svevia, che decise di far intavolare un banchetto a base di carne di cinghiale in quel luogo. Questa leggenda è stata confermata da un’epigrafe lapidea risalente al XIII secolo. Inoltre, ci sono indizi che Apricena possa risalire al VII-VIII secolo a.C., con origini che potrebbero derivare da Uriate o da un insediamento romano denominato Collatia. La città ha anche un importante storia feudale e culturale, con la presenza di Saraceni e una lunga storia di resistenza contro le pretese dei baroni vicini”[3].
E, nella profondità di alcune delle cave di questo esteso bacino marmifero, da tempo dismesse ed opportunamente messe in sicurezza, in uno scenario naturale di esclusiva originalità e bellezza, ogni anno durante il periodo estivo si svolge lo straordinario evento “Suoni in cava”, che ha raggiunto elevati livelli di notorietà e risonanza nazionale ed internazionale.
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Foto di repertorio da Internet
[1] Pietra di Apricena – Wikipedia
[2] Cfr. Le paleofaune delle Cave di Apricena e di Poggio Imperiale – Ente parco nazionale del Gargano