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30
Mar

Mi si nota più se vengo stando in disparte o se non vengo?

Lorenzo Bove

Mi si nota più se vengo stando in disparte o se non vengo?

Questa è una celebre battuta tratta dal film “Ecce bombo” (1978) di Nanni Moretti. Il personaggio di Michele si pone questo dilemma esistenziale, riflettendo sull’ansia di apparire e sulle relazioni sociali: il dubbio è se sia più notato partecipando a una festa stando in disparte o non presentandosi affatto. 

In chiave più attuale (48 anni dopo … quai mezzo secolo) i presidenti del consiglio dei ministri italiani preferiscono andare in televisione da Fedez, anziché “riferire” formalmente in Parlamento o “sottoporsi” alle domande dei giornalisti nelle conferenze stampa.

Giorgia Meloni è stata ospite del “Pulp Podcast” condotto da Fedez e Mr. Marra, nella puntata del 19 marzo 2026. L’intervista ha affrontato temi politici come la riforma della giustizia (in vista del Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026), la politica estera e l’intelligence, sottolineando il crescente ruolo dei podcast nell’informazione.

Al riguardo, Mr. Marra ha precisato che l’invito era esteso a tutti i leader politici.

Si riporta, qui di seguito, qualche commento tratto da Engage – News, notizie e opinioni su pubblicità e marketing:

«Meloni da Fedez e Marra: il PodCast già oltre un milione di visualizzazioni, numeri importanti per la puntata con la Premier: un’operazione win win tra politica e creator economy, nonostante le critiche sul tono dell’intervista.

Foto di repertorio
da Internet

La partecipazione di Giorgia Meloni a Pulp Podcast, il format condotto da Fedez e Davide Marra, porta a casa numeri importanti.

Secondo i dati diffusi da Reputation Manager, la puntata ha superato 1 milione di visualizzazioni in sole 20 ore, con 63 mila reazioni e oltre 13 mila commenti. Un risultato che è anche figlio del dibattito acceso fin dall’annuncio dell’intervista: la scelta della premier – poco incline a conferenze stampa e interviste tradizionali – di partecipare a un podcast dal linguaggio informale, condotto da Fedez e Marra, ha infatti attirato subito grande attenzione.  I numeri di Reputation Manager lo confermano: tra il 17 e il 20 marzo si registrano circa 19 mila contenuti online dedicati al podcast, pari al 12% delle conversazioni complessive su Meloni nello stesso periodo.

Al di là dei numeri, molti osservatori concordano su un punto: l’operazione è stata sostanzialmente win win. Da un lato Meloni ha avuto l’opportunità di parlare alla vigilia del Referendum sulla Giustizia a un pubblico più giovane, e meno esposto ai media tradizionali. Dall’altro, Pulp Podcast rafforza ulteriormente il proprio posizionamento, guadagnando visibilità e legittimazione anche nel circuito dei media più istituzionali. A dire il vero, il format ha ospitato negli ultimi mesi, diversi protagonisti della politica italiana: Antonio Tajani (338 mila visualizzazioni per la puntata), Fratoianni-Calenda (440 mila), Antonio Di Pietro (367 mila).  Guardando alle performance, la puntata con Meloni stacca nettamente le precedenti, ma per ora rimane dietro all’intervista a Roberto Vannacci, che nel tempo ha raggiunto 1,9 milioni.

Se la reach è indiscutibile, il sentiment racconta una storia diversa. Prima della messa in onda, i commenti positivi erano al 6,3% contro il 28,9% di negativi; dopo la pubblicazione i positivi scendono al 5,1% mentre i negativi salgono al 29,3% Le critiche si concentrano soprattutto sul tono dell’intervista, giudicata da alcuni poco incisiva: si contesta la mancanza di un autentico coinvolgimento da parte dei conduttori, il predominio del monologo della premier e l’assenza di domande scomode.

Dopo la puntata il profilo social di Giorgia Meloni che ha registrato un incremento maggiore è Instagram, dove la premier in una notte ha guadagnato 7,4mila nuovi follower.

I dati ci raccontano che l’operazione di comunicazione è pienamente riuscita in termini di hype generato, raggiunto già due giorni prima della messa in onda, commenta Andrea Barchiesi, CEO di Reputation Manager. Nel merito dei contenuti e dello stile dell’intervista il fatto che chi contesta avanzi le stesse critiche che si muovono alla Premier anche in altre occasioni ci dice una cosa molto importante che vale in generale sulla comunicazione, anche per il mondo delle aziende: quando si cambia mezzo di comunicazione non si può replicare lo stesso schema che si utilizza su altri mezzi profondamente diversi. È necessario studiare un nuovo registro e un nuovo linguaggio per parlare realmente al nuovo target».

Ebbene, il Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo si è poi concluso con il risultato del 54% per i NO e 46% per i SI, con uno scarto di oltre due milioni di voti a favore del NO alla riforma della Giustizia; una vera dèbacle per il Governo e per la Presidente del Consiglio, che si era spesa in prima persona per la predetta riforma, anche ricorrendo … a Fedez!

E, soprattutto i giovani, contrariamente alle aspettative, pur avendo incrementato la loro presenza ai seggi, hanno votato prevalentemente NO alla cosiddetta riforma “Nordio/Meloni”.

La sconfitta ha comportato qualche traballamento di poltrone nei Palazzi Alti e si presume che l’ultimo scorcio di legislatura (le nuove elezioni sono previste nell’autunno del prossimo anno 2027) non sarà facile, non solo per un inevitabile irrigidimento delle opposizioni, ma anche per alcune crepe che si sono aperte all’interno delle stesse forze di maggioranza che sostengono il Governo Meloni e che, mettendo in luce le proprie latenti “riserve mentali” hanno espresso la loro contrarietà nel segreto dell’urna referendaria, votando NO in percentuali non trascurabili.

E, qui, il dubbio amletico dell’essere o non essere: tirare a campare e farsi rosolare sulla graticola pian piano fino alle nuove elezioni del prossimo anno, oppure rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con l’intendimento di andare ad elezioni anticipate, per poter beneficiare del buon livello di consenso attualmente ancora percepibile nell’elettorato di centro destra?Posto, naturalmente, che il Presidente Mattarella ritenga sussistenti valide motivazioni per lo scioglimento anticipato delle Camere, anziché salvaguardare i principi costituzionali riguardanti la durata quinquennale della Legislatura, conferendo un nuovo incarico ad altro soggetto designato, senza escludere il rinvio della medesima Giorgia Meloni in Parlamento per una verifica della fiducia su di un “nuovo governo” (riveduto e corretto) Meloni bis o Meloni 2, che dir si voglia. Si vocifera già di Zaia (ex Presidente della Regione Veneto) come ministro in quota Lega Nord (fautore del buon risultato dei SI registrato nella sua Regione).

Tuttavia bisogna fare i conti anche con altre quisquilie, che tali proprio non sono nella valutazione da parte di singoli parlamentari (di entrambi gli schieramenti) o di interi partiti (di maggioranza).

Infatti, in caso di scioglimento anticipato delle Camere, il Governo Meloni vedrebbe interrotto il suo percorso verso il primato di longevità (attualmente al terzo posto!) ed alcuni dei parlamentari non raggiungerebbero i limiti temporali per il conseguimento dei benefici pensionistici previsti (fissati in 4 anni, 6 mesi e un giorno).

Del resto, il tirare a campare non gioverebbe sicuramente all’Italia e a tutti noi cittadini in generale, soprattutto in questo tragico momento di scompiglio che il mondo intero sta attraversando, con diversi focolai di guerra accesi qua e là, in un processo di evidente trasformazione culturale e valoriale nei rapporti fra popoli, anche (o soprattutto) di ordine economico (petrolio & affini in Medioriente … ci dicono già qualcosa).

Chissà!

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