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Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne
Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne
di Lorenzo Bove
La data del 25 novembre 1960, che oggi ricorre, andrebbe scolpita nella pietra, non solo per mettere in primo piano l’annoso problema della violenza contro le donne, che affligge ahimè le comunità di tutto il mondo, quanto perché gli uomini prendano coscienza (una volta per tutte) della gravità del fenomeno ancora presente anche fra le civiltà cosiddette evolute, stentando a regredire, come sarebbe invece auspicabile che fosse.
I numeri non definiscono un fenomeno, ma aiutano a interpretarlo. E su questo tema i numeri sono allarmanti. Dall’inizio dell’anno in corso a tutto il 30 settembre 2025 sono stati registrati 224 omicidi in Italia, con 73 vittime donne, di cui 60 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 44 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner.
I dati, aggiornati dal Ministero dell’Interno, mettono in luce quanto il fenomeno della violenza sulle donne sia ampio, diffuso e strutturato. E quanto sia importante educare, sensibilizzare e informare su un tema che riguarda tutti, nessuno escluso. È stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi, uno dei primi a intervenire sulla “Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. E le sue parole sono un monito, oltre che un invito rivolto a tutti.
Il 25 novembre del 1960, nella Repubblica Dominicana furono torturate e uccise tre sorelle, Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal. Eliminate dal regime di Rafael Trujillo per il loro impegno politico. Da allora, “las Mariposas” sono diventate un simbolo di resistenza e libertà. Le Nazioni Unite nel 1999 hanno scelto quel giorno drammatico, come giornata simbolo di resistenza, coraggio e libertà. Un giorno per richiamare l’attenzione su quanto si è fatto, e su quanto c’è ancora da fare. Oggi ricorre il 65esimo anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal: ” la loro scelta di opporsi alla dittatura continua a ispirare intere generazioni, ricordandoci che libertà e protagonismo delle donne sono conquiste collettive da difendere e consolidare ogni giorno”, ha affermato in proposito il Presidente Mattarella.
Per chi volesse approfondire la materia di cui trattasi, riporto ‘integralmente’, qui di seguito, il testo di un interessante articolo pubblicato oggi dall’Istituto per lo studio delle Psicoterapie a firma delle Dott.sse Angela Di Vasto e Cristina Colantuono (Cfr.: https://www.istitutopsicoterapie.com/giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-contro-le-donne-il-trauma-che-resta-e-come-curarlo/).
««Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: il trauma che resta e come curarlo. Oggi, 25 Novembre, è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa ricorrenza è stata istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (con risoluzione n. 54/134 del 17 Dicembre 1999). In molti Paesi, tra cui l’Italia, il colore esibito in questa giornata è il rosso e uno degli oggetti simbolo è un paio di scarpe rosse femminili, a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio. ‘Ci sono persone che non fanno in tempo a rialzarsi da terra dopo una brutta caduta, che si ritrovano di nuovo stese al suolo. È un po’ come se la vita mettesse continuamente alla prova la forza di quell’anima o di quel cuore. Come se non ci fossero altre persone da condannare al male, alle gambe che tremano e a due occhi che conoscono bene il sapore delle lacrime’ (Cristofaro, 2019). La violenza contro le donne è un comportamento sempre più presente nella società moderna, le cui conseguenze non si esauriscono al momento dell’atto violento ma proseguono nel tempo, lasciando segni profondi sulla salute mentale e fisica della vittima. Cosa si intende per violenza di genere? “L’espressione ‘violenza contro le donne’ significa ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata” (ONU, 1993, art. 1).
In base ai dati disponibili si stima che, in tutto il mondo, il 35% delle donne abbia subito violenza (sessuale e non) almeno una volta nella vita e il 38% dei casi sono vittime di femminicidio in cui il colpevole è il partner (Actionaid, 2022).
Di fatto, oltre il 75% delle violenze subìte nasce all’interno del nucleo familiare ad opera del marito, convivente, amante, fidanzato, partner, ex partner o familiari e congiunti. Di questo 75%, solo il 10% denuncia, evidenziando un forte divario tra l’incidenza reale del fenomeno e i casi effettivamente riportati. La violenza contro le donne è un fenomeno trasversale e, in quanto tale, può manifestarsi sotto varie forme: fisica, psicologica, sessuale, economica, sociale e informatica (Demetrainaiuto, 2022; Parlamento Europeo, 2024).Il quesito apparentemente semplice ma intenso è: Perché? Quale impatto? L’impatto della violenza va oltre i danni fisici, causando anche traumi psicologici permanenti. Si parla di Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD), depressione, ansia, sintomi dissociativi e abuso di sostanze. Inoltre, i comportamenti violenti tendono a prolungare il ciclo della violenza stessa perché colpiscono anche le generazioni future, ovvero i figli: infatti, i bambini che assistono a scene di violenza domestica sono a maggior rischio di sviluppare disturbi comportamentali e diventare essi stessi autori o vittime di violenza. La pandemia da COVID-19 ha esacerbato tale condizione, se si considerano le misure di isolamento a cui l’intera umanità è stata esposta (Brink et al., 2021; Campbell, 2002; Kandeğer & Naziroğlu, 2021; LaMotte & Murphy, 2017; Postmus et al., 2012). Un aspetto cruciale da valutare nelle vittime di violenza è la tendenza al suicidio: lo studio condotto da Ahmed e colleghi (2025) ha indagato le motivazioni alla base dei suicidi femminili tra le giovani donne che vivono nella regione del Punjab meridionale, in Pakistan.
I risultati evidenziano, ancora una volta, fallimenti relazionali, violenza, disperazione, torture familiari, abusi, matrimoni forzati e paura dei mariti (Ahmed et al., 2025). Sarebbe, dunque, opportuno domandarsi se la privazione dei diritti delle donne ha condotto ad un malessere perenne e, nei casi più gravi, a suicidio, quanto sarebbe importante conferire potere alle donne e garantire loro piena indipendenza, non solo economica, ma anche della propria persona? Psico-fisiologia del cervello delle vittime di violenza: cosa succede? La maggior parte degli studi presenti nella letteratura scientifica sulla violenza di genere si concentra sugli effetti a breve termine derivanti dal subire violenza, mentre gli effetti a lungo termine sono spesso sottovalutati. Lo studio condotto da Carannante et al. (2025) si è posto l’obiettivo di individuare i vari meccanismi biologici che legano lo stress alle esperienze di violenza e sono stati individuati diversi cambiamenti, tra cui: alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), modifiche della risposta infiammatoria, variazioni epigenetiche, squilibri neurotrasmettitoriali, cambiamenti strutturali cerebrali e stress ossidativo. L’asse HPA è il principale mediatore della risposta allo stress (Welcome & Mastorakis, 2020): può essere alterato dall’esposizione cronica alla violenza. Ciò conduce a disregolazioni della dopamina e della serotonina, nonché ad infiammazione persistente, favorendo lo sviluppo di disturbi legati allo stress (Cohen et al., 2012). Anche il ruolo dell’epigenetica è sempre più oggetto di studio: ricerche recenti hanno evidenziato che la violenza domestica può associarsi a variazioni nella lunghezza dei telomeri del DNA e a modifiche nella metilazione di geni come BDNF, DRD2 e IGF2 (Piccinini et al., 2023). Si evidenziano, inoltre, alterazioni della risposta infiammatoria e immunitaria, con cambiamenti nelle citochine proinfiammatorie (IL-6, TNF- α), antinfiammatorie (IL-10) e nella proteina C-reattiva (PCR) (Humphreys et al., 2012). Infine, altri studi collegano lo stress e il PTSD ad uno squilibrio tra i principali sistemi di neurotrasmissione: quello eccitatorio (glutammato) e quello inibitorio (GABA) (Nagarathna et al., 2019). Violenza di genere e supporto psicologico: comprendere e superare il trauma: La vittima di violenza non può essere ridotta al ruolo di “persona offesa” ma deve essere considerata come un individuo sofferente, il cui equilibrio e la cui storia di vita sono stati profondamente segnati dall’esperienza traumatica. La sofferenza rappresenta, dunque, il filo conduttore che accomuna tutte le vittime di violenza, poiché nasce dall’esperienza traumatica e necessita di essere affrontata. Chi subisce violenza chiede di ricomporre i frammenti e dare senso ai sintomi di oggi alla luce degli eventi di ieri. Al di là delle singole tecniche psicoterapeutiche impiegate, l’obiettivo sarà rinforzare quelle aree dell’identità personale che sono rimaste integre anche durante il trauma, aiutando la vittima a sviluppare una nuova prospettiva che la accompagni nel riconoscimento e nel sollievo delle sue ferite psichiche (Rossi Monti, 2006). Gli elementi principali che devono accompagnare un percorso psicologico sono l’empatia, la relazione terapeutica e il racconto libero della memoria traumatica. La storia individuale che si viene in tal modo a creare rappresenta un “testo” da ascoltare, in cui la vittima possa riappropriarsi della propria identità e promuovere un’autodefinizione di sé (Di Petta, 2009; Rossi Monti, 2003).
Oggi, domani e tutti i giorni a venire Ricorda: non sei sola»».
E, per concludere, questa sera in ‘tv’, su Rai 1, per l’occasione, verrà trasmesso alle ore 21:30 il film ‘C’è ancora domani’ di Paola Cortellesi, ove la regista (nonchè protagonista) dedica il suo film alle storie di donne che hanno vissuto l’immediato dopoguerra e hanno ‘costruito’ il Paese, affrontando a testa alta le fatiche quotidiane e una società che chiude gli occhi di fronte alla violenza domestica, fisica e psicologica.

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