"FF.SS." - Cioè: "... che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?"
di Lorenzo Bove
Lo scorso sabato 12 settembre 2026, su Rai Movie - canale 24, ho avuto il piacere di rivedere, dopo 40 anni, un vecchio film di Renzo Arbore del 1983, dal titolo:
"FF.SS." - Cioè: "... che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?"

Roberto Benigni nei panni dello “Sceicco Beige”
con Renzo Arbore nei panni del grande regista Federico Fellini
Un film divertentissimo, ironico e un tantino anche “insolente” (com’è nello stile dello showman foggiano Renzo Arbore, riferito alle sue note trasmissioni televisive ed altro), nel quale il pezzo forte è rappresentato da una canzone napoletana intitolata “SUD”, il cui testo è del medesimo Lorenzo Giovanni (detto Renzo) Arbore (Foggia, 1937) e Luciano De Crescenzo (Napoli, 1928 – Roma, 2019), la musica di Claudio Mattone (Santa Maria a Vico, Caserta, 1943), con la spettacolare interpretazione di Pietra Montecorvino - al secolo Barbara D’Alessandro, peraltro moglie di Eugenio Battiato - (Napoli, 1962).
In un’intervista concessa a Gaia Bay Rossi nel 2019 (Renzo Arbore e il suo sud prediletto di Gaia Bay Rossi – Numero 15 – Dicembre 2019 – Myrrha (si apre in una nuova scheda)), Arbore in proposito sostiene che “Queste canzoni parlano d’amore, perché l’amore perbacco è quello lì, meraviglioso, che poi ha mille e mille sentieri. Perché io stesso mi meraviglio, ascoltando le canzoni napoletane antiche, ma non solo le più famose, di come sono andati a scovare certi tic di innamorati, certi momenti, certi vizi. Io ho fatto un film che si chiama ‘Che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene’, anche questa è un’intuizione bellissima. Lui lo sta lasciando e lei si lamenta e dice: “Perché mi hai portato in questo posto magico, meraviglioso, degli innamorati, se non mi vuoi più bene”. Ecco, nelle canzoni napoletane ci sono mille di queste idee, anzi di più. Questa è la bellezza di queste canzoni del Sud che adesso sto tentando di far apprezzare dall’Unesco, sperando di farle riconoscere come Patrimonio dell’Umanità”.
Testo (napoletano)
Sud
Sud nuie simme r'o Sud,
Sud
Sud nuie simme r'o Sud,
nuie simme curt' e nire,
nuie simme buone pe' cantà
e faticamm' a faticà
Sud
Sud venimme r'o Sud
e camminamme a pede
ratece o tiempo r'arrivà
picchè venimme r'o Sud
O' sole
o' mare
o' cielo blu
o' mandolino e o' putipù[1]
e pummarola p'o ragù
a pizza, a muzzarella
o' core e mamma
e a tarantella
e maccaruni pe' magnà
nu file e voce pè cantà
è o ver o nun è o ver
ma facitece o piacere
picchè venimme r'o Sud
Traduzione (italiano)
Sud
Sud noi siamo del Sud
Sud
Sud noi siamo del Sud
noi siamo bassi e neri
noi siamo bravi a cantare
e facciamo fatica a lavorare
Sud
Sud veniamo dal Sud
e camminiamo a piedi
dateci il tempo di arrivare
perchè veniamo dal Sud
Il sole
il mare
il cielo blu
il mandolino e il putipù
i pomodori per il ragù
la pizza, la mozzarella
il cuore della mamma
e la tarantella
e i maccheroni da mangiare
un filo di voce per cantare
è vero o non è vero
ma fateci il piacere
perchè noi veniamo dal Sud
Tradizioni e Radici
“Le tradizioni sono come le radici di un albero: sono essenziali per la stabilità e la crescita. Come un albero, le tradizioni affondano le loro radici nel passato, fornendo un legame con la storia e la cultura. Se le radici sono deboli, l'albero può cadere; così, le tradizioni forti sono fondamentali per la continuità e la crescita di una comunità. È importante preservare e rinnovare queste radici per garantire un futuro sostenibile e significativo” (Cfr. Wikipedia)
Renzo Arbore
Arbore si racconta, anche in un libro che offre una rilettura critica dell’uomo e dell’artista e viaggia attraverso il cambiamento della società italiana dal 1970 a oggi. Se è vero che Arbore ha raccontato e rappresentato diverse culture, è anche vero che è rimasto molto legato alle proprie radici di uomo del Sud e quindi si può definire un personaggio trasversale, che ha unito generazioni diverse.

Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto
di Renzo Arbore (si apre in una nuova scheda) (Autore), Andrea Scarpa (si apre in una nuova scheda) (Intervistatore)
“Mettetevi comodi è il racconto sul filo della memoria di una vita straordinaria. Renzo Arbore compone per la prima volta in queste pagine il suo personalissimo autoritratto, in un lungo viaggio scandito dalle domande di Andrea Scarpa, che incrocia pubblico e privato, tra avventure e sogni, viaggi e incontri, amicizie e amori. Con tanti episodi mai raccontati prima. Un’immersione nel mondo di un artista unico, che negli anni ha saputo rivoluzionare la radio e la tv come nessun altro. Che ha scoperto e lanciato più di cento talenti, da Roberto Benigni a Lucio Battisti, Nino Frassica… Che ha conosciuto e frequentato quasi tutti i protagonisti della cultura italiana e dello spettacolo degli ultimi sessant’anni, da Luciano De Crescenzo a Federico Fellini, Gigi Proietti, Monica Vitti, Vittorio Gassman, Paolo Villaggio... E poi il cinema, con due film di culto come “Il Pap’occhio” e “FF.SS.” Cioè, “… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”, e la straordinaria impresa musicale dell’Orchestra Italiana, viaggio nella grande tradizione della canzone napoletana che per trent’anni l’ha portato a tenere la cifra record di milleseicento concerti in giro per il mondo. Una vita quasi non gli basta, ripercorrerla lasciandosi incantare dalle tante storie irresistibili diventa anche un modo per raccontare l’Italia e come è cambiata” (Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto : Arbore, Renzo, Scarpa, Andrea: Amazon.it: Libri (si apre in una nuova scheda)
Il film
"FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?" è un film de1 1983 (si apre in una nuova scheda) diretto e interpretato dallo stesso Renzo Arbore (si apre in una nuova scheda) che (nella finzione) … dopo il successo del suo ultimo lavoro cinematografico Il pap'occhio (si apre in una nuova scheda), è a caccia di idee fresche per un nuovo film. E, nel mentre girovaga in auto senza meta per le strade di Roma (si apre in una nuova scheda) ne discute con Luciano De Crescenzo (si apre in una nuova scheda), il quale, accortosi della scarsa vena dell'amico, si lascia andare a una previsione: solo un miracolo di San Gennaro (si apre in una nuova scheda) potrebbe regalare la giusta ispirazione ai due. Così discutendo, i due si ritrovano a sostare in prossimità di un semaforo. Proprio qui, una folata di vento fa cadere in strada una gran mole di fogli, raccolti i quali, Arbore e De Crescenzo restano stupefatti: si tratta della sceneggiatura di una pellicola inedita di Federico Fellini (si apre in una nuova scheda) intitolata F.F.S.S., ovvero Federico Fellini Sud Story. Compreso di trovarsi proprio sotto alla finestra del grande cineasta, i due prendono il copione e fuggono.
Pare che Federico Fellini non abbia gradito alcune delle scene, alquanto “irriverenti” riferite alla sua persona, girate con una sua controfigura (in particolare quella che lo vede fuori dal gabinetto di casa, occupato dalla moglie Giulietta Masina, nel mentre egli la implora di aprire la porta perché ‘gli scappa di andare in bagno’.
Cominciano così le riprese di F.F.S.S., con un Arbore nella doppia veste di regista e attore: lo showman interpreta il ruolo di Onliù Caporetto, uno sgrammaticato impresario campano, il quale tenta di portare al successo la giovane Lucia Canaria. La ragazza, che a Napoli (si apre in una nuova scheda) lavora come sorvegliante di bagni pubblici, è dotata di uno straordinario talento canoro, ma è anche affetta da uno strano morbo, la napoletanite: l'eccessiva esposizione a profumi, visioni o suoni che le ricordino le sue origini, da autentica partenopea è soggetta a mancamenti improvvisi. La ragazza sogna di calcare palcoscenici importanti, ma il massimo che Onliù possa offrirle è qualche ospitata alla sgangherata televisione locale (si apre in una nuova scheda) Tele Ottaviano.
È proprio negli studi di questa emittente che Onliù e Lucia incontrano lo Sceicco Beige (interpretato da Roberto Benigni), rivelazione musicale del momento e inventore del cosiddetto arabian sound. Lo Sceicco, seccato dalle velate richieste di raccomandazione di Onliù, suggerisce molto seccamente a Lucia di cambiare manager e cercare fortuna in città dove maggiori sono le opportunità di inserirsi nella ‘scena musicale’.
Lucia, però, non ha intenzione di separarsi da Onliù, perciò i due intraprendono uno sconclusionato peregrinare per l'Italia (si apre in una nuova scheda).
Dapprima approdano a Milano (si apre in una nuova scheda), dove cercano di sfondare nel mondo della pubblicità (si apre in una nuova scheda); dopo un iniziale entusiasmo, Lucia ripiega sul suo vecchio lavoro, quello di custode di bagni pubblici. Dopodiché, i due si trasferiscono a Roma, ma il risultato non è dissimile; qui, tentano l'accesso in Rai (si apre in una nuova scheda) dietro raccomandazione [“A frà … che te serve?”], ma paradossalmente Lucia finisce in carcere (per il banale furto di una mela in casa dell’on. Giulio Andreotti - interpretato da una sua controfigura - dov’era finita come domestica).
E qui, in carcere, le appare lo spirito di Sophia Loren - magistralmente interpretato da Isabella Biagini - che le racconta la sua storia e, in analogia, le raccomanda di approfittare delle chance che le si sarebbero presentate [Anche qui Arbore prende un po’ in giro la Loren che, in effetti, nel 1982 scontò in carcere una pena per evasione fiscale … con un trattamento di tutto riguardo!].
Una volta ricongiuntisi, Onliù e la sua assistita incontrano nuovamente lo Sceicco Beige e, spinti dalla voglia di rivalsa e dalla loro intraprendenza, si accodano a lui per partecipare al Festival di Sanremo (si apre in una nuova scheda). Il cantante è deciso a scioccare il pubblico, perciò coinvolge Lucia in un'autentica interpretazione da sceneggiata (si apre in una nuova scheda) che scombussola la scaletta della kermesse canora (Benigni/Sceicco Beige canta una canzone provocatoria per l’epoca, dal titolo “Il pillolo”, e al termine dell’esibizione entra in scena Pietra Montecorvino/Lucia Canaria che, fingendosi in stato interessante, gli spara al petto un (finto) colpo di pistola, urlandogli a gran voce: “E sta criature comm’a chiamamme … Pillolo?”.
Nello scompiglio generale, Lucia (dietro suggerimento dello spirito di Sophia Loren, che le è riapparsa all’improvviso rammentandole di approfittare delle chance/opportunità), riesce a prendere in mano il microfono e cantare la canzone “Sud”, nel mentre il palcoscenico viene letteralmente inondato da una folla di personaggi (attori, cantanti, artisti, ecc.) noti e meno noti che in un tripudio di voci le offrono il loro accompagnamento vocale, partecipando e condividendol’agognato successo, accolto dallo scrosciante e lungo applauso del pubblico sanremese presente in sala.
Per la cronaca, va ricordato che qualche anno dopo, nel 1986, Renzo Arbore si esibì per davvero al Festival di Sanremo con un brano musicale - denso di doppi sensi - di genere swing dal titolo “Il clarinetto”, musicato da Cludio Mattone, che si classificò al secondo posto e che riscosse molto successo.
Tornando invece al film, tutto farebbe pensare al classico lieto fine, ma la sceneggiatura sottratta a Federico Fellini risultava incompleta al riguardo; sicché Arbore e De Crescenzo tornano sotto casa del maestro per implorare un'idea per il finale. E l'idea che Fellini suggerisce, lanciando da una finestra socchiusa un elementare aeroplanino di carta con la scritta è "il classico girotondo", che Arbore, De Crescenzo e Montecorvino improvvisano in strada, al suono incalzante della stupenda colonna sonora di Nino Rota del film ‘Fellini otto e mezzo’.
Un omaggio al grande Federico Fellini che assume nel contesto anche il tono di velata ed implicita richiesta di “benevolenza” postuma per quel po’ di irriverenza riservata in alcune scene al “maestro”. Del resto la ‘satira’ non ammette ‘sconti’; l’essenziale è saperla fare bene!
Il film è ricco di apparizioni di personaggi famosi; oltre ai già citati Arbore, De Crescenzo, Benigni, Isabella Biagini, ci sono anche: Pippo Baudo (si apre in una nuova scheda), Gianni Boncompagni (si apre in una nuova scheda), Raffaella Carrà (si apre in una nuova scheda), Alfredo Cerruti (si apre in una nuova scheda), Maurizio Costanzo (si apre in una nuova scheda), Riccardo Pazzaglia (si apre in una nuova scheda), Lory Del Santo (si apre in una nuova scheda), Nando Martellini (si apre in una nuova scheda), Andrea Giordana (si apre in una nuova scheda), Sandra Milo (si apre in una nuova scheda), Domenico Modugno (si apre in una nuova scheda), Christian (si apre in una nuova scheda), Gianni Morandi (si apre in una nuova scheda), Bobby Solo (si apre in una nuova scheda), Massimo Troisi (si apre in una nuova scheda), Claudio Villa (si apre in una nuova scheda), Gianni Ravera (si apre in una nuova scheda), Martufello (si apre in una nuova scheda), Mario Marenco (si apre in una nuova scheda), Nino Frassica (si apre in una nuova scheda), Sergio Japino (si apre in una nuova scheda), Gigi Proietti (si apre in una nuova scheda). Inoltre sono presenti il pittore siciliano Renato Guttuso (si apre in una nuova scheda) nel ruolo di un madonnaro (si apre in una nuova scheda) e Severino Gazzelloni (si apre in una nuova scheda) nel ruolo di un mendicante che suona il flauto.
Durante il film si vedono chiari riferimenti ai politici italiani del tempo; tra i più riconoscibili vi sono Bettino Craxi (si apre in una nuova scheda), Giulio Andreotti (si apre in una nuova scheda), Enrico Berlinguer (si apre in una nuova scheda) e Ciriaco De Mita (si apre in una nuova scheda), quest'ultimo tra l'altro originario di Nusco (si apre in una nuova scheda), in provincia di Avellino (si apre in una nuova scheda), lo stesso paese di Onliù Caporetto.
Quanta genialità!
Oggigiorno, forse solo Checco Zalone può, a mio modesto avviso, considerarsi in scia con il nostro brillante Renzo Arbore, senza nulla togliere al fantasioso Rosario Fiorello.
Note
[1] Il putipù, è uno strumento musicale membranofono a frizione usato nella musica popolare di gran parte dell'Italia meridionale, con diverse denominazioni territoriali: Zughi-zughi o Cupi-cupi in Calabria (si apre in una nuova scheda), Cupa cupa in Puglia (si apre in una nuova scheda), Caccavella in Campania (si apre in una nuova scheda), Cupo Cupo o Cupe Cupe in Basilicata (si apre in una nuova scheda), Bufù in Molise (si apre in una nuova scheda), Vattacicirchie (si apre in una nuova scheda) o Battafoch' in Abruzzo (si apre in una nuova scheda), Zucutufù o Cutecù in Ciociaria (si apre in una nuova scheda) e Zighedebù nel Gargano (si apre in una nuova scheda). Nella città di Gaeta (si apre in una nuova scheda) viene chiamato "Urzo" e utilizzato per suonare nel tradizionale "sciuscio Gaetano" il 31 Dicembre ( Cfr. Putipù - Wikipedia (si apre in una nuova scheda))

Il putipù
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