17
Gen

2026, che brutto risveglio!

2026, che brutto risveglio!

di Lorenzo Bove

Che brutto risveglio, questo dei primi giorni del nuovo anno, il 2026, in un mondo che sembra non più appartenerci.

Secoli di storia e di cultura volati via nel nulla, come se niente fosse.

Stamattina, spulciando qua e là sui giornali, mi sono soffermato su alcuni articoli molto interessanti.

“Onu e democrazie ‘Le guerre e il diritto’ doppia crisi” di Sabino Cassese sul ‘Corriere della Sera’, di cui riporto uno stralcio:

 “Crisi del diritto internazionale e crisi della democrazia si intrecciano. Questa è la peculiarità della situazione nel mondo. Il presidente americano (Trump) ha dichiarato di poter fare a meno del diritto internazionale e ha ritirato gli Stati Uniti da circa 70 organizzazioni e programmi internazionali; e ha annunciato altri ritiri. Si è impossessato di navi straniere in acque internazionali, facendo ricorso alle forze armate. Ha dichiarato di non volere Russia e Cina come vicini e di voler acquisire la sovranità o il controllo su territori finitimi (Groenlandia, Cuba, Colombia). Ha catturato con la forza militare il capo di uno Stato straniero (Maduro, il presidente del Venezuela), eseguendo la decisione giudiziaria di uno Stato diverso da quello di appartenenza, e congelato le risorse di quello Stato che sono al momento negli Stati Uniti. Si aggiunge l’ ’operazione militare speciale’ del presidente russo (Putin) contro la dirigenza ucraina, accusata di essere ‘nazista’ ….. omissis …

Aggiungo: E così via, come in altri casi, tipo Israele (Benjamin Netanyahu) a Gaza (Palestina) ove i principi di proporzionalità propri della legittima difesa sono stati oltremodo calpestati, con l’avallo del solito Trump, che esalta le gesta del premier israeliano in maniera a dir poco disdicevole. E, senza con questo voler minimizzare o sottovalutare o in qualche modo giustificare l’annoso problema del terrorismo di Hamas.

“Giustizia, potere e la lezione di Minneapolis” di Massimo Giannini” su ‘La Repubblica’, di cui riporto uno stralcio:

“La battaglia di Minneapolis ci sembra lontana. Eppure parla anche di noi. Ci rivela le due facce della crisi post-occidentale. La prima faccia rilancia, drammatizzandolo, il dilemma novecentesco posto da Carl Schmitt: cosa succede a un Paese quando il Sovrano decide sullo ‘stato di eccezione’. La seconda faccia il quesito settecentesco risolto da Montesquieu: che succede a una democrazia quando chi comanda non riconosce più limiti o contrappesi e impedisce che il potere arresti il potere. L’inquietante torsione del diritto esercitata da Trump e la conseguente manomissione delle garanzie giudiziali – negate alle vittime e assicurate ai carnefici – sono la prova più traumatica del danno che si produce quando la politica marcia sulla magistratura, pretendendola debole ed asservita … omississ …

Aggiungo: Orbene, come si inserisce l’Italia in tutto ciò? Siamo (ancora) sicuri della vigenza del tanto decantato ‘stato di diritto’? E del rispetto dei cosiddetti pesi e contrappesi? Oppure stiamo vivendo da anni in un sotteso ‘stato di eccezione’ (periodo del Covid a parte) che vede concentrarsi nelle mani del Governo (potere esecutivo), funzioni proprie del Parlamento (potere legislativo), attraverso un dilagare di decretazioni (d’urgenza?), riducendo la Camera e il Senato a meri passacarte (richiamando ogni volta la maggioranza parlamentare al voto di fiducia) e, non di meno, anche funzioni proprie del potere giudiziario (Magistratura), attraverso meccanismi rocamboleschi (basta farsi una ripassata sulle vicende riguardanti la problematica dei migranti da ‘internare’ in Albania!).

“Il tragico e il ridicolo” da ‘Buongiorno’ di Mattia Feltri (il figlio di Vittorio) su La Stampa, che riporto integralmente:

“Il potere porta con sé una carica ridicola e tanto più è violento più sa essere tragico e ridicolo. L’accanimento degli Stati Uniti contro gli immigrati è già sia tragico sia ridicolo da quando Donald Trump ha abolito lo ius soli, ovvero il diritto di cittadinanza per chi nasce in territorio americano (l’ultima parola sarà della Corte Suprema). E cioè un paese nato con l’immigrazione, popolato con l’immigrazione e che all’immigrazione affidò la sua grandezza – di chiunque fuggisse da una persecuzione, da una guerra, dalla fame, dal suo passato – ora rinnega sé stesso e diventa un paese che affida la sua grandezza alla guerra agli immigrati [Nda: Anche i famigliari di Trump erano immigrati provenienti dalla Germania]. Venite qui, faremo grande l’America – andate via di qui, dobbiamo fare grande l’America. Non sono così sciocco da ignorare che il mondo di oggi è diverso da quello di tre secoli fa, ma un potere serio vedrebbe la tragicità e la ridicolaggine mentre va ad ammanettare gli adolescenti per ripulire il paese dagli abusivi e mentre spara in faccia ad una madre di 37 anni e poi si discolpa chiamandola terrorista. E dunque il potere potrebbe cogliere la tragicità se solo vedesse come è squadernata la sua ridicolaggine. L’Ice, il corpo speciale anti immigrazione, a Minneapolis, ha preso quattro Sioux – quattro nativi, o indiani, come li chiamavamo noi da ragazzi – e li ha trasferiti in un centro per immigrati irregolari. C’è qualcosa di più ridicolo di pronipoti di immigrati che arrestano pronipoti di nativi con l’accusa di immigrazione clandestina? E senza neanche realizzare di essere ridicoli?”.

Aggiungo: Fermate il mondo, voglio scendere!

Foto di repertorio da Internet

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