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La grande Kermesse di primavera del 2026
La grande Kermesse di primavera del 2026
di Lorenzo Bove
Ad un mese esatto dalla grande kermesse del 22 e 23 marzo prossimo venturo che misurerà, nella prossima primavera, il livello di competizione politica alla quale gli italiani verranno chiamati, qualche riflessione nel merito si ritiene opportuno farla.
È proprio così’, per lo meno dal mio punto di vista, lo scontro è solo ed esclusivamente di natura politica; e non si spiega diversamente!
La nostra Carta Costituzionale (il nostro Vangelo, la nostra Bibbia), viene – ancora una volta – messa in discussione in alcuni dei suoi punti nevralgici, la Giustizia, e le riforme preannunciate dall’attuale Governo non hanno raccolto il necessario consenso parlamentare (in termini di quorum) previsto dalla Costituzione stessa, ragione per cui occorre interpellare al riguardo gli elettori attraverso un apposito Referendum.
Le divergenze politiche che sono emerse nel corso dei lavori parlamentari tra la maggioranza di governo e l’opposizione hanno indotto il Governo a porre, di volta in volta, nei quattro passaggi di rito, il cosiddetto “voto di fiducia” (che in politichese significa: uno per tutti e tutti per uno, altrimenti tutti a casa!), vanificando, di fatto, lo spirito della “condivisione” (anche in seno alla stessa maggioranza) che deve invece caratterizzare delicati interventi di siffatta natura.
E questo, al di là delle valutazioni di merito, ha favorito ed alimentato a dismisura il livello di scontro tra le due posizioni contrapposte, trasformando peraltro – come spesso accade – una giusta o semplicemente discutibile causa in una vera e propria competizione politica.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sentito addirittura il bisogno di scendere in campo per svelenire gli animi.
Personalmente ritengo che in materia di riforme costituzionali sia sempre opportuno seguire la via di un’apposita Commissione Bicamerale aperta anche ad esperti di alto livello, emulando quanto fatto ai tempi dall’Assemblea Costituente, che ebbe in Italia un ruolo cruciale nella stesura
della Costituzione della Repubblica Italiana, approvata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948.
Leggo in questi giorni che la Magistratura avrebbe prevaricato la Politica (di governo), e che tutto ciò non va bene, per la semplice ragione – si sostiene – che quest’ultima deterrebbe una sorta di mandato popolare conferitole con la vittoria elettorale, dimenticando (o ignorando) che in democrazia (come del resto anche in Italia) vige la tripartizione dei Poteri dello Stato: Legislativo (Parlamento) che fa le leggi, Esecutivo (Governo) che “esegue” ovvero amministra, e Giudiziario (Magistratura) che giudica la correttezza dei comportamenti in relazione al dettato legislativo.
E la dice lunga questa leggenda metropolitana, facendo sorgere il dubbio che … nel combinato disposto … della campagna referendaria in corso, prevalga la malcelata voglia di fare l’esatto contrario, ovvero sottoporre al Potere Esecutivo (Governo) quello Giudiziario (Magistratura), come avviene in tutti gli Stati autoritari che conosciamo.
Tuttavia, negli ultimi tempi, anche Stati democratici, non sospetti, si stanno allenando a farlo (gli Stati Uniti di Trump ci dicono qualcosa?).
Ma sorvoliamo pure su tutti questi pregiudizi, magari privi di fondamento, e auspichiamo che la Politica (in generale) si sforzi di tenere la barra dritta, cercando per quanto possibile di mantenere saldi i principi di Montesquieu, in particolare la sua teoria della separazione dei poteri, fondamentale per una politica moderna e democratica; non solo in termini di semplice facciata, ma nella concretezza dei fatti.
“Dal dire al fare c’è di mezzo il mare” – recita un vecchio andante – volendo significare che c’è un enorme divario tra le cose che si dicono e le cose che poi si fanno.
Forse, ancor prima di pensare di riformare la nostra Carta Costituzionale, sarebbe bene approfondirne tutti gli aspetti in essa contenuti, e cercare di metterli in pratica con lo stesso spirito dei nostri padri costituenti.
Abbiamo comunque già maturato esperienze al riguardo (la modifica del Titolo V riguardante le autonomie territoriali ci serva da monito!) e ci stiamo ancora leccando le ferite, cercando di rimediarvi in qualche modo, registrando puntualmente rilievi di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale.
La grande Kermesse di primavera prossima ventura è alle porte!

Foto di repertorio da Internet