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Giu

L’Idrolitina … un tuffo nel passato!

L’Idrolitina … un tuffo nel passato!

di Lorenzo Bove

Un tempo l’acqua frizzante si faceva in casa con una bustina.

Verso la metà del secolo scorso bastava una bustina per trasformare l’acqua del rubinetto in una bevanda effervescente. Era un rito immancabile a pranzo e a cena e, con l’arrivo del frigorifero ce n’era sempre una bottiglia con il tappo a chiusura ermetica al fresco, a disposizione per tutta la giornata, soprattutto d’estate.

Una bevanda retrò, il cui utilizzo era semplice ma occorreva fare attenzione alla modalità di preparazione: dopo avere sciolto la soluzione in un litro d’acqua, occorreva chiudere immediatamente il tappo della bottiglia, altrimenti si rischiava una piccola esplosione di liquido in casa.

L’acqua effervescente creata con questa semplice bustina (un miscuglio di bicarbonato di sodio, acido tartarico e acido malico) era considerata anche un rimedio per la digestione.

L’idrolitina (così veniva chiamata) in casa non mancava mai.

“Dammi un po’ di vino, con l’idrolitina” cantava Battiato, segno di quanto fosse entrata nell’immaginario quotidiano.

Al tempo, l’acqua frizzante era un piccolo lusso[1], l’idrolitina invece costava poco, per una scatola tra le 50 e 100 lire, e così chiunque poteva permettersi di aggiungere un po’ di brio all’acqua di rubinetto.

Per questo bisognava ringraziare l’imprenditore bolognese Cavalier Arturo Gazzoni, che lavorò dapprima come oste e poi si occupò di promozione farmaceutica.


Foto di repertorio da Internet

Sull’iconica scatoletta gialla era stampata una lirica del poeta bolognese Carlo Zangarini: “Diceva l’oste al vino tu mi diventi vecchio, ti voglio maritare all’acqua del mio secchio. Rispose il vino all’oste: fai le pubblicazioni, sposo l’Idrolitina del cavalier Gazzoni”.

Nel giro di pochi anni l’idrolitina diventò un fenomeno popolare: fu richiesta anche da Papa Pio XI, e in seguito dalla Real Casa.

Ed anche Francesco Guccini, nel suo Dizionario delle Cose Perdute, ha inserito la mitica idrolitina, che ancora oggi, ogni tanto fa capolino in qualche supermercato.

Foto di repertorio da Internet

Ma un tempo anche l’aranciata e la limonata si facevano in casa con le bustine.

Le famose bustine di polvere effervescente (come i mitici Polaretti, Svelto o Fruttino) hanno segnato l’infanzia di generazioni, offrendo un modo rapido ed economico per preparare bibite dolci e frizzanti.

Questo sistema è ormai quasi del tutto scomparso in quanto le bustine contenevano principalmente zucchero, acido citrico, aromi artificiali e coloranti, con una percentuale di succo di frutta disidratato davvero minima o assente, mentre oggi c’è maggiore attenzione alla salute e si preferiscono spremute fresche o, al più, bevande con ingredienti più naturali, meno zuccheri aggiunti e senza edulcoranti artificiali. E, dunque, i succhi già pronti e le bibite in lattina o bottiglia, facili da conservare in frigorifero, hanno sostituito la necessità di preparare la bevanda in casa partendo dalla polvere.

Un tuffo nel passato … per non dimenticare!


[1] La prima acqua minerale effervescente naturale a essere commercializzata in Italia (con produzione su scala industriale avviata nel 1893) è la Ferrarelle, la cui fonte nella valle di Riardo (CE) era celebre fin dall’epoca romana.

A livello globale, la prima vera acqua gassata in bottiglia fu creata artificialmente nel 1781 a Ginevra dall’imprenditore Johann Jacob Schweppe, mentre l’effervescenza naturale imbottigliata ha fatto la sua comparsa storica in Europa con marchi termali storici come Selters (Germania) e Perrier (Francia). Da Wikipedia

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