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Feb

2018 Anno del Cibo Italiano

Il cibo occupa una posizione rilevante per l’intera umanità; esso si colloca infatti alla base della vita stessa dell’uomo, il quale per poter svolgere le attività di ogni giorno, ha bisogno di assumere una determinata quantità di calorie, da ingerire in diversi modi.

E’ quindi del tutto evidente che la privazione di alimenti,  spesso collegata alla carestia o ad altre cause, può avere effetti devastanti e diffusi sulla salute umana e sulla mortalità.

Nel mondo, milioni di persone sono sottonutrite  e, ogni giorno, 8 mila bambini muoiono di fame (prima dei 5 anni).  L’aiuto alimentare può soccorrere le comunità che soffrono, a causa della scarsità di risorse alimentari, per migliorare la vita delle persone afflitte dalla fame, nel breve termine, per consentire un successivo recupero e per riavviare, per quanto possibile, la produzione locale.

Per contro, l’aiuto alimentare mal gestito può generare diversi problemi: perché rischia in qualche maniera di interrompere i mercati locali, scoraggiando le produzioni alimentari sul posto. Ragione per cui gli sforzi internazionali di distribuire gli aiuti alimentari ai paesi più bisognosi sono coordinati da un programma mondiale di alimentazione.

Più recentemente, le abitudini dietetiche sono state influenzate dalle preoccupazioni che numerose persone hanno circa gli effetti possibili sulla salute o sull’ambiente degli elementi geneticamente modificati. Ulteriori preoccupazioni causate dall’agricoltura industriale, riguardano la protezione degli animali, la salute umana e l’ambiente in particolare.

Queste preoccupazioni stanno avendo notevole effetto sulle abitudini concernenti l’alimentazione umana contemporanea. Ciò ha condotto all’emersione della preferenza per l’alimento organico, preferibilmente biologico, ed il più possibile di coltivazione/produzione locale (oggi è di moda il c.d. prodotto a Km zero).

Ma organico e biologico è la stessa cosa?

Sicuramente il cibo a marchio controllato dovrebbe rappresentare una buona scelta per limitare i danni.

Il cibo biologico, in Italia, possiede un marchio di garanzia certificato che aiuta il consumatore consapevole a scegliere il prodotto migliore e a sentirsi più tutelato. Un cibo organico invece fa riferimento a tutti i prodotti di origine animale e vegetale ma non è sinonimo di garanzia di prodotto privo di pesticidi o ormoni.

La confusione nasce dalla traduzione del termine “organic” che per gli inglesi ha la valenza del nostro “biologico”. Volendo semplificare: si tende ad accomunare in italiano il termine organico (traduzione immediata dall’inglese) con il suo significato originale che è appunto biologico. Nella lingua italiana non è la stessa cosa e organico non è sinonimo di biologico.

Si definiscono organici quei cibi che non sono lavorati dall’industria, come frutta, verdura, carne, pesce o uova; ma questo non vuol dire che sono biologici. La certificazione biologica, controllata per legge, viene concessa solo a quelle aziende che seguono criteri specifici nell’agricoltura o nell’allevamento.

“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è  stato il Tema al centro della manifestazione di Expo 2015 di Milano, il filo logico che ha attraversato tutti gli eventi organizzati sia all’interno sia all’esterno dello Sito Espositivo. E’ stata quella l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso). Inoltre ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate. Per questo motivo servono scelte politiche consapevoli, stili di vita sostenibili e forse, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, sarà possibile trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse.

E, dopo l’eccezionale successo dell’evento di Milano del 2015, ecco che l’Italia è ritornata ora in campo con una nuova iniziativa davvero interessante: Il 2018 Anno  del Cibo Italiano.

Gli intenti sono lodevoli e così anche  l’impegno profuso dai due ministri del Governo Gentiloni, Maurizio Martina delle Politiche Agricole e Dario Franceschini della Cultura, che hanno unito gli sforzi per promuovere il know out italiano nel particolare settore, molto importante per la nostra economia, tenuto in debito riguardo il fatto che il comparto è stimato in termini di parecchie decine di miliardi di euro.

Si è puntato, come spiega una nota congiunta dei due ministri, sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Ma è anche l’occasione per il sostegno alla candidatura Unesco già avviata per il Prosecco e quella per l’Amatriciana. Allo stesso tempo sono state attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere, con un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari, con alcune iniziative particolari.

Il legame fra cibo, paesaggio, identità, cultura viene sottolineato, “dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi”, come ha spiegato il ministro Martina, che ha dedicato il 2018 al grande chef italiano Gualtiero Marchesi, recentemente scomparso. Mentre il ministro Franceschini ha evidenziato la capacità di  “fare sistema” per “un grande investimento per l’immagine del nostro Paese nel mondo”, iniziando magari dalla corretta informazione, in luoghi inusuali: dal primo gennaio infatti una campagna di comunicazione dei musei statali pone l’attenzione sul rapporto, nei secoli, tra arti e enogastronomia, sottolineandone il ruolo fondamentale nella costruzione del patrimonio culturale italiano. Dunque cibo, arte e paesaggio, cultura e storia, buona tavola ed economia, in un insieme difficile da scomporre nelle sue parti, ma certamente significativo, anche dal punto di vista del bilancio dell’intero Paese: basti pensare che nel 2017 le esportazioni agroalimentari hanno toccato il traguardo dei 40 miliardi di euro.

Dodici mesi, dunque, per sostenere il cibo e l’agroalimentare italiano, che costituiscono delle risorse valide ed estremamente competitive nel mondo intero; un’espressione di orgoglio nazionale per il  nostro specifico settore, che ci consente di tenere alto il buon nome dell’Italia nel mondo.

Da gennaio 2018 il via alle manifestazioni, iniziative, momenti legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica italiana.

E, dulcis in fundo, il 4 agosto una notte bianca dedicata al cibo italiano.

La “Notte bianca del Cibo Italiano”, voluta dal nostro Governo per il 4 agosto, rappresenta un’iniziativa  finalizzata a sensibilizzare le piazze e le attività pubbliche e private, per dimostrare che il cibo italiano è un’esperienza di tradizione, di continuità e di sviluppo, e viene dedicata a Pellegrino Artusi, storico scrittore, gastronomo e critico letterario italiano nato il 4 agosto del 1820 a Forlimpopoli in provincia di Forlì Cesena.

Una buona occasione per riscoprire e valorizzare i cibi della nostra tradizione.

Ma, al di là dell’evento formale e del suo livello di riferimento su scala mondiale, ritengo  – personalmente – che “l’anno  del cibo italiano” debba stimolare un po’, ciascuno di noi, a venir fuori dagli stereotipi della culinaria modaiola e globalizzante, che ha purtroppo invaso anche le nostre tavole, riscoprendo invece i sapori e gli odori della nostra buona e sana cucina tradizionale, sebbene con qualche tocco di quella inevitabile rivisitazione che gli attuali stili di vita, per alcuni versi, ci impongono.

E, questo, anche nel nostro piccolo, senza bisogno di eclatanti manifestazioni di massa, il più delle volte ispirate da esigenze di autoreferenzialità, piuttosto che da logiche di buon senso, riportando sulle nostre tavole cibo sano e genuino italiano e soprattutto locale.

Foto da Internet: http://www.turismo.beniculturali.it/multimedia/2018-anno-del-cibo/

Dati sulla malnutrizione e la fame nel mondo: Rapporto di Save the Children, da “ La Stampa – Società”, Internet: http://www.lastampa.it/2017/10/12/societa/una-fame-da-morire-mila-minori-di-anni-si-spengono-ogni-giorno-per-la-malnutrizione-FQQhjveuS4UA5D5KdEupCP/pagina.html


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