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Cosa succede nel mondo, oggi, con Trump nuovo presidente USA?

I giornali e le televisioni ci informano che negli Stati Uniti d’America continuano le manifestazioni di protesta contro i provvedimenti di Trump, che ha sospeso per quattro mesi l’accesso di migranti provenienti da ben sette paesi (islamici), per scongiurare attentati terroristici. Lo stesso Trump sostiene che c’è bisogno di confini forti per arginare l’afflusso inconsiderato di migranti, per prevenire quello che è avvenuto in Europa.

Il Corriere della sera di oggi 30 gennaio 2017 riporta: “USA, 16 Stati si ribellano alle restrizioni ai migranti di Trump. «Incostituzionale». Sedici procuratori generali attaccano il provvedimento. Trump difende la scelta: Non è un bando ai musulmani, i visti saranno rilasciati tra 90 giorni”.

Il particolare momento politico, economico e religioso che il mondo intero sta oggi attraversando, potrebbe forse rappresentare l’apice del peculiare fenomeno in atto e delineare, chissà, l’inizio di un vero e proprio punto di svolta (in senso positivo o negativo che sia) nella tenuta dei fragili e complessi equilibri dei popoli del nostro pianeta. Questo non è dato sapere, ma sta di fatto che le opzioni statunitensi non possono essere considerate una circostanza  del tutto casuale.

Una nuova grande rivoluzione sta muovendo da oriente e da occidente, dal nord e dal sud; una nuova “guerra mondiale” combattuta non con le armi tradizionali ma con i nuovi strumenti di comunicazione individuali di massa, attraverso i quali si mobilitano in un batter d’occhio migliaia ed anche milioni di simpatizzati intorno ad un’idea, un movimento, ecc.

Ed anche gli Stati Uniti d’America, in occasione delle recenti elezioni presidenziali, hanno dato dimostrazione che le competizioni sono oggi dominate soprattutto dai movimenti di opinione promossi attraverso questi moderni sistemi che raggiungono capillarmente ed in tempo reale ogni singolo individuo in possesso di un normalissimo  telefonino cellulare od altro simile marchingegno. E così si sceglie Donald Trump piuttosto che Hillary Clinton, a furia di colpi bassi (in verità inferti da entrambe le parti), senza approfondire minimamente i programmi, ma basandosi semplicemente sulle balle sparate più grosse.

Non molto tempo fa anche la Gran Bretagna si è trovata ad affrontare il problema della Brexit, ove pare che la questione sia sfuggita di mano in quanto sottovalutata, in relazione ai modelli standard di riferimento in materia di referendum, con la conseguente vittoria dei “SI” all’uscita degli inglesi  dall’Europa Unita.

Analoghe considerazioni possiamo fare, nella buona o cattiva sorte,  per il recente referendum confermativo italiano che ha comportato invece la vittoria dei “NO” alle riforme costituzionali.

Il presidente della Turchia ha sventato e sedato un colpo di stato militare mobilitando le masse con i telefonini cellulari; tutti in piazza e nelle strade con i forconi per dare manforte al loro presidente Erdogan, il quale si è sentito poi in dovere di fare piazza pulita di militari, politici, dirigenti, impiegati statali, ecc., cogliendo l’occasione per trasformare la Turchia in Repubblica Presidenziale (salvo esito del referendum popolare che verrà prossimamente indetto).

Anche Putin, il presidente della Russia, gode di un consistente consenso popolare e quindi opera scelte di grande rilievo, sfiorando a volte i limiti imposti dai trattati internazionali.

A breve ci saranno le elezioni politiche in Germania ed in Francia e a quanto pare anche in Italia (al più tardi all’inizio del prossimo anno, a fine legislatura); anche queste ultime subiranno lo stesso fascino?

E, dunque, assistiamo in questi giorni, alle iniziative del nuovo presidente degli Stati Uniti, il quale  rivoluziona, sic et simpliciter, a pochi giorni dal suo insediamento, i rapporti internazionali con gli altri Stati, consolidati nel corso degli anni, inasprendo così le condizioni di pacifica convivenza dei popoli, soprattutto in presenza di focolai di guerra ancora accesi in diverse località del mondo e, rispetto ai quali, proprio i governi che lo hanno preceduto non possono ritenere di  chiamarsi  fuori senza l’assunzione di qualche responsabilità. E, ciò, nonostante il dissenso mostrato da molti statunitensi, che manifestano nelle piazze delle maggiori città (ed anche sotto la Casa Bianca) la loro contrarietà alla politica del loro nuovo presidente; dissenso iniziato già nello scorso mese di novembre dopo l’esito delle elezioni presidenziali e che prosegue tutt’ora.

Un tempo negli Stati Uniti d’America, all’esito del voto, il Presidente eletto era per tutti il proprio presidente, indipendentemente dal voto che si era dato.

Con Donald Trump pare che cominci una nuova era!

Ma si odia Trump perché non si condivide il suo programma o per altri motivi legati soprattutto alla campagna elettorale nel corso della quale i due contendenti se le sono dette di cotte e di crude?

O, forse, ha ragione Francesco Alberoni ne “Il Giornale” di domenica 29 gennaio 2017,  quando dice: “Guai a trasformare la lotta politica in guerra dei sessi – La competizione fra Clinton e Trump è diventata una competizione fra sinistra e destra del mondo”.

Riporto, qui di seguito, il testo dell’articolo di Francesco Alberoni citato:

In ogni Paese infatti vi erano partigiani di Obama e di Hillary e partigiani di Trump e, poiché un po’ dovunque in Occidente la stampa e il mondo dello spettacolo erano orientati a sinistra, la vittoria di Trump è stata vissuta come la vittoria di un nemico della sinistra e di tutto quanto c’era di progressista. Quindi anche della cultura e dell’arte, espressioni di quanto più rozzo, grossolano e incivile c’era nel fondo barbarico dell’America. E poiché i democratici e, più in generale, quelli di sinistra si considerano i campioni della democrazia hanno visto la vittoria di Trump come l’ascesa al potere di un tiranno antidemocratico, di un potenziale despota. Contro di lui si è mobilitata la stampa e tutto il mondo dello spettacolo americano, nessun cantante si è prestato a cantare per Trump e nessun divo di Hollywood è stato presente al suo insediamento. Hillary, inoltre, si è presentata come il campione della riscossa femminista, quella che ne difende il potere e i valori. Gioco facile con Trump, accusato di essere antifemminista perché ha avuto la sfacciataggine di dichiarare che le donne sono inferiori agli uomini. Un insulto che molte donne si sono passate di bocca in bocca, che è stato rilanciato dalla stampa e di cui hanno fatto uno slogan di battaglia. Oggi stampa e televisione americane ci presentano il conflitto politico come una guerra dei sessi: da un lato le donne democratiche che difendono il progresso, dall’altra i maschilisti trumpisti rozzi e brutali. Un conflitto che qualche base sociale ce l’ha negli Stati Uniti, dove esiste una violenta competizione fra femmine e maschi. Ma i politici di sinistra, la stampa a la televisione nostrani sbagliano a credere di poterlo trapiantare in Italia. L’uragano Trump si abbatterà contro la prepotenza della Germania, le velleità della Francia e la burocrazia di Bruxelles, ma non dispiacerà agli italiani, maschi e femmine, che sono sempre stati trattati male da queste arroganti potenze europee”.

Cosa ci riserverà dunque il futuro?

Sicuramente  un cambiamento e un sostanziale riequilibrio dei rapporti di forza tra gli USA e la Russia e conseguentemente un riassetto dell’Europa, che potrà spaziare tra la sua ricompattazione (Stati Uniti d’Europa, con suo Governo centrale, una sua Banca centrale, un Esercito unico, ecc.) e il ritorno ai nazionalismi esacerbati con il suo conseguente e graduale disfacimento.

Trump

Foto di repertorio internet

 


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