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Giu

Il governo del cambiamento!

Ieri sera, dopo aver incassato anche il voto di fiducia della Camera dei Deputati  a seguito di quello del Senato del giorno precedente, il primo Governo della XVIII Legislatura è così formalmente partito.

E’ partito comunque, nonostante e – al tempo stesso – grazie al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha dimostrato nella circostanza doti di grande statista ed interprete ineccepibile della nostra Carta Costituzionale, di cui è e resta il supremo garante. Grazie Presidente!

Era stato pesantemente attaccato e accusato dai populisti, che hanno paventato addirittura la sua messa in stato di accusa (la pena prevista è l’ergastolo!), quando aveva semplicemente esercitato le sue prerogative nella formazione del nuovo Governo, nell’esclusivo interesse della Nazione e del Popolo Italiano.

Sui social è stata scatenata una campagna denigratoria, fino a toccare questioni delicate riguardanti la sfera esclusiva dei sentimenti del Presidente e della sua famiglia (rievocando l’uccisione del fratello Piersanti per mano della mafia ed augurandogli medesima fine). Vergogna!

Il Governo è partito, dunque, nonostante tutto questo, proprio grazie a Sergio Mattarella che con pazienza ha saputo ben esercitare il suo Ruolo, contemperando tutti i fattori in campo e garantendo i valori connessi alla sovranità popolare nel pieno rispetto della Costituzione.

Ma, a quanto pare, la compagine governativa ha ritenuto di voler partire in maniera fragorosa; veloce con un fulmine (a ciel sereno!), senza si e senza ma. Solitamente i botti finali sono caratteristici dei grandi eventi condotti a buon fine per sugellare con i fuochi d’artificio la vittoria conquistata. Manca solo la coppa e poi siamo a posto.

La “presunzione di colpevolezza” anziché di “innocenza” invocata dal nuovo Presidente del Consiglio (un lapsus?) in occasione del voto di fiducia alla Camera, associata ad altri slogan del tipo: “ognuno ha il suo conflitto di interessi”, “ebbene, siamo populisti”, “restiamo nella NATO ma siamo anche con la Russia”, “restiamo nell’eurozona  ma non disdegnamo anche di uscirne”. E, ancora: “sarò l’avvocato di tutti gli italiani” , ma per difenderci da chi? … dal nuovo Governo, dal nuovo “potere” , un tempo definito “casta”, che si è insediato?

Narrazioni che non pare depongano a favore di chi intende governare il Paese. E nessun cenno agli attacchi frontali a Mattarella o all’omicidio dell’immigrato (regolare) del Mali in Calabria, salvo correggere il tiro in corso di replica, a seguito delle contestazioni partite dagli scranni delle minoranze parlamentari.

E le ulteriori trovate del nuovo Ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio: “E’ finita la pacchia, i migranti devono prepararsi la valigia ed essere rispediti a casa”, “Dai Centri per i rimpatri non deve uscire nessuno, non devono andare in giro a combinare guai” (i nuovi Lager?); e quelle del neo Ministro per la Famiglia contro ogni forma di riconoscimento delle unioni diverse da quelle tradizionali (sveglia … c’è una Legge dello Stato in vigore!).

E dal neo Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico (anch’esso Vice Presidente del Consiglio) e dai neo Ministri della Giustizia  e delle Infrastrutture e Trasporti … giustizialismo esasperato, inasprimento delle pene, eliminazione della prescrizione, legittima difesa estesa a tutti i casi legati alla semplice violazione di domicilio, agenti infiltrati sotto copertura, estensione delle intercettazioni, azzeramento degli investimenti TAV, TAP, Pedemontana, tagli delle pensioni oltre i 5.000 euro (pare che quest’ultimo intervento consenta un recupero di poco più di 100 milioni di euro), ecc.

La Flat tax, il reddito di cittadinanza, il superamento della Legge Fornero e del Job Act, comporterebbero un costo di oltre 100 miliardi di euro, della cui copertura finanziaria nessuno ha mai fatto cenno, né nel c.d. “contratto di governo”, né nella relazione programmatica del Presidente del Consiglio in Parlamento.

Comincia, peraltro, ad emergere già qualche paradosso: circolano ad esempio alcune simulazioni di casi in cui al pensionato d’oro verrebbe, da una parte, decurtato l’assegno di pensione di 360 euro al mese e, dall’altra, contestualmente corrisposto un aumento mensile di 1.500 euro per effetto della Flat tax.

E le grandi riforme annunciate cominciamo già a perdere forza, trasformandosi in ipotesi di piccoli ritocchi di facciata agli istituti esistenti, con pretesti di rinvii od altro.

E’ questo il governo del cambiamento?

La campagna elettorale è finita, l’accaparramento delle poltrone nei Palazzi della politica, delle Amministrazioni dello Stato e degli Enti pubblici è in grande fermento in queste ore.

Buon lavoro!

Foto di repertorio da Internet

 


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