25
Feb

Coronavirus, mezzogiorno di fuoco … l’assalto alla diligenza …

Coprifuoco … scene post apocalittiche … Milano, una città deserta e spettrale!

Questo è lo spettacolo e il clima che si respiravano nella mattinata di ieri lunedi 24 febbraio 2020 a Milano e nell’hinterland milanese.

Supermercati vuoti, strade desolate, metropolitane e mezzi pubblici senza passeggeri, scuole di ogni ordine e grado e uffici pubblici chiusi, tante saracinesche di esercizi commerciali abbassate, disinfettanti (Amuchina) e mascherine protettive irreperibili. Un silenzio assordante frutto di una pandemia più forte del virus: la paura collettiva, forse alimentata per lo più dai media.

Si aveva quasi l’impressione che il giorno prima fosse avvenuto qualcosa di catastrofico, tragico, sconvolgente, lasciando così la popolazione, attonita, sbigottita, smarrita; quella stessa popolazione  che, sebbene invitata dalle autorità a rimanere in casa, aveva per tutta la giornata di domenica affollato i supermercati, svuotando gli scaffali dei generi di prima necessità, con carrelli della spesa trasbordanti di pasta, carne, acqua, latte, biscotti, ecc.

Musei, cinema e teatri chiusi; sospese le partite di calcio e le manifestazioni di qualunque natura, comprese quelle relative alla ricorrenza del Carnevale, così come le celebrazioni delle Messe in Duomo e in tutte le chiese della Diocesi di Milano.

Chiusura dei bar tassativamente entro le ore 18,30 di ogni giorno, con la previsione di drastiche sanzioni per i contravventori.

Mentre azioni di sciacallaggio e truffe a danno soprattutto di persone anziane vengono segnalate.

E tutto questo a causa dell’improvvisa esplosione anche in Italia di alcuni casi di coronavirus, l’epidemia che sta falcidiando da un po’ di tempo la Cina.

Nonostante la mobilitazione mondiale al riguardo, con sospensione di voli, controlli capillari negli aeroporti, stazioni ferroviarie, porti fluviali e marittimi, messa in quarantena di soggetti a rischio o che comunque potrebbero con essi aver avuto contatti, in Lombardia, in particolare nel territorio della “bassa padana”, e nel Veneto sono stati accertati casi positivi, alcuni dei quali hanno cagionato la morte  delle persone colpite.

Massiccia è stata la mobilitazione a tutti i livelli, sia sotto il profilo medico specialistico ospedaliero e sia per quanto attiene all’aspetto politico istituzione, con  il coinvolgimento di tutte le forze in campo; condizione questa che lascia ben sperare riguardo alla capacità di arginare adeguatamente il fenomeno, evitando quegli spiacevoli ed eccessivi allarmismi, che generano solo panico tra la popolazione.

E alcuni media in questi giorni non hanno perso l’occasione per soffiare sul fuoco, amplificando notizie che contribuiscono a creare isteria collettiva, ma tralasciando o sfumando semplicemente fonti di informazioni scientifiche e dati di fatto oggettivi, così da trasformare quasi in reality show una situazione delicata, se non tragica, in una gara a chi meglio riesce a spettacolizzarla (a Roma direbbero: fare solo caciara).

Ma, in questi frangenti,  l’apocalisse non c’è stata e non ci sarà (almeno spero); questo è quanto ci stanno dicendo virologi e istituzioni; depotenziamo dunque la narrazione dei dettagli più tragici dell’epidemia e confidiamo unicamente nella scienza e nell’efficienza dei nostri specialisti che con notevole impegno stanno dando prova di spiccate doti di capacità professionale.

E già oggi si respira un’altra aria, la gente ha ricominciato ad uscire, sebbene in tanti armati di mascherina protettiva,  e i supermercati sono stati già tutti riforniti.

Una bufera in un bicchier d’acqua?

Me lo auguro di cuore!


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