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Dic

Tra poco … il duemilaventuno!

Tra poche ore l’anno duemilaventi ci lascerà definitivamente e il nuovo anno, il duemilaventuno, farà capolino … affacciandosi  sul nostro Mondo puntualmente allo scoccare della mezzanotte, nel silenzio più assoluto, in pieno coprifuoco e senza i tradizionali fuochi d’artificio che solitamente accolgono il nuovo anno.

Immaginiamo lo stupore del poverino che, preso da repentino sbigottimento indugia ad assumere l’incarico, cercando di rincorrere il suo predecessore per avere delucidazioni in merito allo stato dell’arte sul Pianeta Terra, senza peraltro riuscire nell’intento poiché il vecchio marpione del duemilaventi è volato via veloce come un fulmine  sotto la spinta furiosa degli anatemi e delle maledizioni della stragrande maggioranza dei terrestri, che lo scorso anno di questi tempi lo avevano già accolto malvolentieri per via della sua triste nomea di anno bisesto, anno funesto.

E decide così di tornare indietro e di avventurarsi comunque nell’impresa di mantener fede ai suoi impegni di anno novello, provando a fare una prima ricognizione dall’alto – a volo d’uccello – per cercare di scoprire da solo cosa mai possa essere successo all’intera umanità assopita e rinchiusa nelle loro abitazioni anziché festeggiare il suo arrivo.

E nel buio della notte i suoi occhi si rischiarano con il riflesso delle luci delle tante città e piazze illuminate, che mettono in risalto la bellezza e la magnificenza delle numerose opere che l’uomo ha saputo nei secoli realizzare con la propria bravura, abilità, perizia e destrezza.

L’anno novello rimane letteralmente sbalordito ed incantato da tutto ciò e non vede l’ora di poter incontrare  qualcuno dei terrestri per poter esternare la sua ammirazione e il suo apprezzamento al riguardo, con il proposito e stringere con essi un patto di pacifica convivenza civile, in buona salute garantita per tutti e per tutto l’anno che sta per iniziare (potendo egli impegnarsi solamente per l’anno di propria competenza).

Ma il fragoroso scoppio di un petardo fatto esplodere nei giardini sotto casa … mi ha fatto sobbalzare dalla poltrona sulla quale mi ero assopito e ritornare alla realtà: stanotte i botti di fine anno e i fuochi d’artificio ci saranno certamente come tutti gli anni; a maggior ragione per esorcizzare la tragedia provocata all’umanità dalla pandemia causata dal coronavirus Covid 19.

Un anno sta per finire, mentre un altro si affaccia all’orizzonte; è dunque tempo di bilanci, di riflessioni, di buoni propositi, di progetti e considerazioni.

Sicuramente l’anno che si appresta alla fine è stato un anno difficile, di sofferenza e di privazioni; un anno che ha lasciato e lascerà in noi ferite profonde e ce lo ricorderemo come l’anno del distanziamento sociale, delle mascherine, degli abbracci mancati, delle serrande abbassate, un anno che ci ha costretti, in molti casi, a dire addio a persone care, che ci ha stravolto la vita, che ci ha fatto cambiare abitudini al fine di tentare di contrastare il diffondersi di un nefasto virus che ancora ci perseguita.

Per il nuovo anno,  non ci resta che nutrire speranze:

  • la speranza che esso ci riporti gradualmente alla normalità (e, in proposito, confidiamo molto nei vaccini che da qualche giorno sono in via di somministrazione), a quella normalità che prima ci appariva scontata, ovvia e verso cui invece ora aspiriamo come a un dono prezioso;
  • la speranza che questo nostro Paese, l’Italia e il mondo intero, trovino la forza per non soccombere alla crisi economica e il coraggio per rimboccarsi le maniche e ricostruire quello che è stato compromesso;
  • la speranza che ogni essere umano facendo tesoro di quanto ha dovuto subire, guardi con occhi nuovi il suo prossimo, riuscendo finalmente a comprendere che ognuno di noi non è altro che il riflesso degli altri e della società che in noi si riflette.



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