Tag Archives: Trump

25
Gen

Una nuova società feudale

Una nuova società Feudale

di Lorenzo Bove

Durante le letture di stamattina, la mia attenzione si è soffermata sull’ interessante rubrica domenicale “Padiglione Italia” di Aldo Grasso, con un ‘pezzo’ intitolato “Rotta verso una nuova società feudale”, che riporto integralmente:

«Medioevo Prossimo Venturo. ‘Trump ci vuole vassalli’ avverte con preoccupazione il presidente francese Macron. Forse è la stessa aspirazione di Putin e di Xi Jinping. La parola vassallo è così potente da evocare da sola l’immagine di un Medioevo fatto di torrioni, guerrieri in armatura e segrete oscure. Chi erano i vassalli? Erano nobili a cui il sovrano affidava il controllo su ampie porzioni di territorio, detti feudi, in cambio di assoluta fedeltà. Così a scendere, valvassori e valvassini. Il mondo sta virando verso una nuova società feudale? Mentre nel Medioevo le catene di dipendenza erano personali oggi sono sistemiche: si sono trasformate in dazi, in tecnologia, in protezione militare.  Il vassallaggio moderno non ha servitù palesi ma ha costi di uscita proibitivi. Non prevede ordini diretti ma produce dipendenza strutturale. A tratti, però, il sovrano è diventato così arrogante da volere persino annettersi territori non suoi e da permettersi l’umiliazione pubblica nei confronti di chi dissente. Il premier canadese Mark Carney, in un discorso a Davos di grande caratura politica, ha sostenuto con determinazione, che la sottomissione alle grandi potenze non garantisce sicurezza e che la ‘nostalgia non è una strategia’. Altrimenti davvero si torna ’al vecchio ordine’, a un sistema feudale».

E, così, a quanto pare, il parere di Carney fa il paio con quello di Macron.

I tre sovrani, lancia in resta, marciano “forse” – come sostiene Aldo Grasso – uniti dalla medesima aspirazione ovvero verso una nuova società feudale?

Sono tre; e se è vero (?) che tre indizi formano una prova … allora è fatta?

Scherzi a parte, cerchiamo di restare con i piedi per terra.

Ben saldi!

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Medioevo, cavalieri con armature
in combattimento
Foto di repertorio da Internet











17
Gen

2026, che brutto risveglio!

2026, che brutto risveglio!

di Lorenzo Bove

Che brutto risveglio, questo dei primi giorni del nuovo anno, il 2026, in un mondo che sembra non più appartenerci.

Secoli di storia e di cultura volati via nel nulla, come se niente fosse.

Stamattina, spulciando qua e là sui giornali, mi sono soffermato su alcuni articoli molto interessanti.

“Onu e democrazie ‘Le guerre e il diritto’ doppia crisi” di Sabino Cassese sul ‘Corriere della Sera’, di cui riporto uno stralcio:

 “Crisi del diritto internazionale e crisi della democrazia si intrecciano. Questa è la peculiarità della situazione nel mondo. Il presidente americano (Trump) ha dichiarato di poter fare a meno del diritto internazionale e ha ritirato gli Stati Uniti da circa 70 organizzazioni e programmi internazionali; e ha annunciato altri ritiri. Si è impossessato di navi straniere in acque internazionali, facendo ricorso alle forze armate. Ha dichiarato di non volere Russia e Cina come vicini e di voler acquisire la sovranità o il controllo su territori finitimi (Groenlandia, Cuba, Colombia). Ha catturato con la forza militare il capo di uno Stato straniero (Maduro, il presidente del Venezuela), eseguendo la decisione giudiziaria di uno Stato diverso da quello di appartenenza, e congelato le risorse di quello Stato che sono al momento negli Stati Uniti. Si aggiunge l’ ’operazione militare speciale’ del presidente russo (Putin) contro la dirigenza ucraina, accusata di essere ‘nazista’ ….. omissis …

Aggiungo: E così via, come in altri casi, tipo Israele (Benjamin Netanyahu) a Gaza (Palestina) ove i principi di proporzionalità propri della legittima difesa sono stati oltremodo calpestati, con l’avallo del solito Trump, che esalta le gesta del premier israeliano in maniera a dir poco disdicevole. E, senza con questo voler minimizzare o sottovalutare o in qualche modo giustificare l’annoso problema del terrorismo di Hamas.

“Giustizia, potere e la lezione di Minneapolis” di Massimo Giannini” su ‘La Repubblica’, di cui riporto uno stralcio:

“La battaglia di Minneapolis ci sembra lontana. Eppure parla anche di noi. Ci rivela le due facce della crisi post-occidentale. La prima faccia rilancia, drammatizzandolo, il dilemma novecentesco posto da Carl Schmitt: cosa succede a un Paese quando il Sovrano decide sullo ‘stato di eccezione’. La seconda faccia il quesito settecentesco risolto da Montesquieu: che succede a una democrazia quando chi comanda non riconosce più limiti o contrappesi e impedisce che il potere arresti il potere. L’inquietante torsione del diritto esercitata da Trump e la conseguente manomissione delle garanzie giudiziali – negate alle vittime e assicurate ai carnefici – sono la prova più traumatica del danno che si produce quando la politica marcia sulla magistratura, pretendendola debole ed asservita … omississ …

Aggiungo: Orbene, come si inserisce l’Italia in tutto ciò? Siamo (ancora) sicuri della vigenza del tanto decantato ‘stato di diritto’? E del rispetto dei cosiddetti pesi e contrappesi? Oppure stiamo vivendo da anni in un sotteso ‘stato di eccezione’ (periodo del Covid a parte) che vede concentrarsi nelle mani del Governo (potere esecutivo), funzioni proprie del Parlamento (potere legislativo), attraverso un dilagare di decretazioni (d’urgenza?), riducendo la Camera e il Senato a meri passacarte (richiamando ogni volta la maggioranza parlamentare al voto di fiducia) e, non di meno, anche funzioni proprie del potere giudiziario (Magistratura), attraverso meccanismi rocamboleschi (basta farsi una ripassata sulle vicende riguardanti la problematica dei migranti da ‘internare’ in Albania!).

“Il tragico e il ridicolo” da ‘Buongiorno’ di Mattia Feltri (il figlio di Vittorio) su La Stampa, che riporto integralmente:

“Il potere porta con sé una carica ridicola e tanto più è violento più sa essere tragico e ridicolo. L’accanimento degli Stati Uniti contro gli immigrati è già sia tragico sia ridicolo da quando Donald Trump ha abolito lo ius soli, ovvero il diritto di cittadinanza per chi nasce in territorio americano (l’ultima parola sarà della Corte Suprema). E cioè un paese nato con l’immigrazione, popolato con l’immigrazione e che all’immigrazione affidò la sua grandezza – di chiunque fuggisse da una persecuzione, da una guerra, dalla fame, dal suo passato – ora rinnega sé stesso e diventa un paese che affida la sua grandezza alla guerra agli immigrati [Nda: Anche i famigliari di Trump erano immigrati provenienti dalla Germania]. Venite qui, faremo grande l’America – andate via di qui, dobbiamo fare grande l’America. Non sono così sciocco da ignorare che il mondo di oggi è diverso da quello di tre secoli fa, ma un potere serio vedrebbe la tragicità e la ridicolaggine mentre va ad ammanettare gli adolescenti per ripulire il paese dagli abusivi e mentre spara in faccia ad una madre di 37 anni e poi si discolpa chiamandola terrorista. E dunque il potere potrebbe cogliere la tragicità se solo vedesse come è squadernata la sua ridicolaggine. L’Ice, il corpo speciale anti immigrazione, a Minneapolis, ha preso quattro Sioux – quattro nativi, o indiani, come li chiamavamo noi da ragazzi – e li ha trasferiti in un centro per immigrati irregolari. C’è qualcosa di più ridicolo di pronipoti di immigrati che arrestano pronipoti di nativi con l’accusa di immigrazione clandestina? E senza neanche realizzare di essere ridicoli?”.

Aggiungo: Fermate il mondo, voglio scendere!

Foto di repertorio da Internet

t

25
Mar

L’inizio del Terzo Millennio non ci offre nulla di nuovo!

 È vero!

Non si finisce mai di stupirsi.

Pensavamo, dopo l’ultima epidemia dell’inizio del secolo scorso, la cosiddetta Spagnola, che aveva mietuto vittime a più non posso, che mai più ci saremmo fatti prendere alla sprovvista e che con i progressi della scienza e la “tecnologia che avanzava”, saremmo stati in grado di prevenire, per tempo, qualunque situazione di rischio epidemico per l’umanità intera.

E soprattutto dopo che l’uomo aveva messo piede sulla Luna.

Eravamo alla fine del secondo millennio.

Ad un secolo di distanza, all’inizio del terzo millennio, puntualmente, è tutto come prima, alla lettera: il Covid, la recente nuova epidemia, ci ha spiazzati completamente e ancora una volta ha spazzato via tante vite umane, come se nulla fosse.

Dopo le disastrose due ultime Guerre Mondiali, della fine del secondo millennio, avevamo giurato che mai più gli esseri umani sarebbero scaduti a carne da macello per l’avidità e la bramosia di conquiste da parte “degli uni contro gli altri armati”, attraverso occupazioni, deportazioni, genocidi, campi di concentramento et similia.

E l’Onu, la Nato e le tante organizzazioni di pace hanno contribuito a mitigare “i bollenti spiriti” che ogni tanto si accendevano qua e là.

Era prevalsa la ragione sulla forza. O, per lo meno, così sembrava.

Nuove Costituzioni illuminate, Repubbliche parlamentari ed ancora alcune Monarchie, anch’esse comunque costituzionali – parlamentari, sovranità popolari, libere elezioni, bilanciamento dei poteri con pesi e contrappesi, tripartizione dei Poteri della Stato (Legislativo, Esecutivo e Giudiziario).

In altre parole: Democrazia.

La democrazia (dal greco antico: démos, “popolo” e, krátos, “potere”) etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero forma di governo e valori sociali in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, che generalmente è identificato come l’insieme dei cittadini.

Ma l’inizio del terzo millennio sembra aver risvegliato gli uomini (ed è il caso di dirlo: anche le donne!) da una sorta di torpore. E, quindi, piano piano, in sordina, come il fuoco delle braci, che improvvisamente riprende vigore dopo aver covato, silente, sotto la cenere, ecco che i vecchi istinti, mai del tutto sopiti, ricominciano a riprendere vigore.

Alcuni sentori in Turchia con il Presidente Erdogan e, in piena Europa con il Presidente Orban in Ungheria; ma è soprattutto la Russia del Presidente Putin che ha completamente rotto gli argini del rispetto reciproco delle regole del gioco, invadendo territori “sovrani”, sulle tracce di un passato ormai perduto e all’insegna di una pretesa restaurazione del potere “degli Zar di tutte le Russie”, risorti dalle loro vestigia e reincarnati nel nuovo Zar Vladimir Putin. E l’ultima sua invasione, in ordine di tempo, riguarda l’Ucraina, con una guerra che va avanti ormai da oltre tre anni, nel mentre il fuoco della belligeranza continua a divampare anche nella Striscia  di Gaza, tra Israele e Palestina; altra diatriba mai risolta!

E, negli Stati Uniti d’America, ritorna il Presidente Trump, per il suo secondo mandato, intervallato dai quattro anni di presidenza Biden, minacciando occupazioni: Canada, Groenlandia, Messico, Canale di Panama ed altro; dazi dal 25 al 200 per cento; abbandono dei tavoli delle Alleanze, facendo carta straccia dei trattati e delle convenzioni internazionali, con deportazioni in massa dei migranti.

Riguardo ai dazi e alla guerra ai prodotti stranieri (Europa compresa), in economia l’autarchia è l’autosufficienza (o presunta tale) economica di una nazione, raggiunta tramite l’indipendenza assoluta o relativa dell’economia nazionale e la riduzione degli scambi con altri paesi. Una condizione che molto spesso si rivela un vero e proprio boomerang per chi la pratica.

Inoltre, Trump rinnega le leggi federali approvate in Congresso e le stesse sentenze della Corte Suprema circa gli obiettivi di equità fissati dalla Costituzione in alcuni emendamenti. È il trionfo del pregiudizio della superiorità dell’uomo bianco a cui spetta (!) per diritto divino il comando.

Oggi Tramp e Putin mostrano un certo riavvicinamento prendendo spunto dal conflitto in Ucraina, che – secondo il Presidente americano – potrà cessare solo ad opera sua, con il beneplacito di quello russo.

Cosa si sono detti veramente fra di loro, nel privato, non è dato sapere, ma il tutto lascia trasparire che ci sia in ballo la spartizione di beni preziosi (terre rare, gas e altro), oltre all’appetibile ricostruzione dei territori devastati dalla guerra. E, molto più in generale, è in ballo un nuovo equilibrio mondiale, tant’è che anche la Cina comincia a dare i suoi primi segnali di irrequietezza.

Che fra il Presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, vi sia una certa intesa, una sorta di “affinità elettiva”, è innegabile, dal momento che lo dichiarano a chiare lettere i diretti interessati. Ma quali sono le ragioni di questa intesa? Quali fattori la rendono possibile? Dal punto di vista degli studiosi di psicopolitica, riportato dalla stampa internazionale, Trump e Putin sono due figure politiche che, nonostante le differenze culturali e biografiche, mostrano alcune significative somiglianze nel loro approccio alla leadership e alla gestione del potere. Somiglianze che possono spiegare il motivo per cui i due leader hanno spesso trovato un terreno comune nella loro reciprocità, e probabilmente ancora di più lo troveranno in futuro.

Ad esempio, entrambi dimostrano una spiccata tendenza verso un approccio autoritario nella gestione del potere, neutralizzando gli oppositori politici, con un accentramento del potere stesso, sfidando apertamente le istituzioni e i media che criticano il loro operato.

Putin, in particolare, ha consolidato il suo controllo sulla Russia attraverso la centralizzazione del potere.

Entrambi utilizzano i media come strumento di propaganda, per rafforzare la loro immagine e influenzare l’opinione pubblica. Un certo tratto di narcisismo mediatico li accomuna, facendo leva sul nazionalismo e sul populismo per consolidare il loro potere.

Putin ha promosso un forte senso di orgoglio nazionale e ha utilizzato la retorica anti-occidentale per unire il popolo russo sotto la sua leadership; Trump ha adottato a sua volta una retorica populista, promettendo di “rendere l’America grande di nuovo” e di proteggere gli interessi dei cittadini comuni americani contro le élite politiche ed economiche.

E, purtroppo, questi due modi di essere fanno tendenza e molti sono i loro sostenitori, supporter, ammiratori, fanatici, soprattutto tra i personaggi politici che tendenzialmente, in giro per il mondo (Italia compresa), cominciano ad emularli.

L’inizio del Terzo Millennio non ci offre, quindi, nulla di nuovo!

Sembra essere ripiombati nel passato, in un tremendo “déjà vu”, quel fenomeno psichico rientrante nelle forme d’alterazione dei ricordi (paramnesie), che provoca la sensazione di un’esperienza precedentemente vista.

Stiamo attraversando davvero un brutto momento e dobbiamo cercare di tener duro, senza lasciarci prendere dallo sconforto, ma nemmeno da facili entusiasmi, cercando soprattutto di tenere la barra dritta sui valori fondanti della democrazia.

In Europa qualcosa si sta muovendo nel verso giusto, soprattutto ad iniziativa del Presidente francese Emmanuel Macron e del Cancelliere tedesco (in pectore) Friedrich Merz, con l’appoggio (esterno) del Premier inglese Keir Starmer, e l’Italia deve dar voce a quella forza propulsiva che ispirò Spinelli e De Gasperi, tra i padri fondatori, verso la concreta realizzazione di un’Europa unita, basata su ideali condivisi e con un comune “idem sentire”, ove ciascuno degli Stati membri sia disposto a cedere una parte della propria sovranità nazionale per costituirne un’altra più estesa, quella dell’intero popolo europeo, ove ogni cittadino della comunità possa veramente riconoscersi.

La speranza è sempre l’ultima a morire!

Trump e Putin al telefono
Foto di repertorio da Internet

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