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28
Apr

A Roma una mostra su Steno, uno dei padri della commedia all’italiana!

Martedi 11 aprile 2017 è stata inaugurata a Roma, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, la mostra «Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora», che si protrarrà fino a tutto il 4 giugno p.v.

L’evento, organizzato in occasione del centenario della nascita di Stefano Vanzina , in arte “Steno”, nato il 9 gennaio 2017, rappresenta un percorso fatto di fotografie, cimeli, carteggi, testimonianze dei tanti attori con i quali ha lavorato: da Totò ad Aldo Fabrizi, da Alberto Sordi a Vittorio De Sica, dalla coppia Tognazzi-Vianello a quella Franchi-Ingrassia, da Renato Pozzetto a Diego Abatantuono, da Mariangela Melato a Monica Vitti, da Enrico Montesano a Gigi Proietti, tra i protagonisti dell’indimenticabile film cult “Febbre da Cavallo”.

Lo scorso 19 aprile, io e mia moglie abbiamo avuto l’opportunità di  visitare l’originale e interessante rassegna in corso nella Capitale, non solo per amore di cultura ma anche per rivivere momenti della nostra infanzia e prima giovinezza, trascorsa a Poggio Imperiale, quando il “cinema” svolgeva, insieme alla radio, un ruolo importante di svago e forse anche di formazione-informazione. E, in tutta sincerità, le nostre aspettative non sono andate deluse; al contrario: è stato un vero tuffo nel passato denso di ricordi e di emozioni.

L’esposizione è impostata sulla base del “Diario futile”, una vera e propria opera pop in cui l’influente e prolifico regista incollava ritagli di giornale, vignette, appunti e foto dei collaboratori, e analizza la filmografia del regista, contestualizzandone il periodo storico, sociale e culturale in cui ha operato.

Sono presenti continui parallelismi con il cinema degli esordi (il cinema comico) e la nascita della “commedia all’italiana”, attraverso riviste umoristiche, come “Marc’Aurelio”, attori, sceneggiatori e registi che hanno fatto la storia del cinema italiano.

Nei “ricordi di celluloide” di Steno emergono alcuni “siparietti” molto simpatici; di questi ne ho annotato uno in particolare che voglio qui riportare. Si tratta di un episodio che si è verificato nel corso della lavorazione dell’immemorabile film “I due marescialli” con Totò e Vittorio De Sica del 1962, mentre veniva girata la famosissima scena della “carta bianca”, che vedeva Totò (finto maresciallo) in un’accesa discussione con un ufficiale tedesco delle SS. Ricorda Stefano Vanzina che … “Totò doveva rispondere: Ha carta bianca? E allora ci si pulisca il …! Si rifiutava di dire quella parola, faticai a convincerlo, finché con fatica la disse”.

Regista tra i più eclettici del panorama italiano, insieme a Monicelli, Risi e Comencini, Stefano Vanzina è da annoverare tra i padri della cosiddetta “commedia all’italiana”.

Attraverso materiale inedito di famiglia, grazie ai figli Enrico e Carlo Vanzina, con la collaborazione degli archivi Studio EL Cinecittà, Latitudine, la mostra ricostruisce la storia professionale e privata di uno dei più grandi registi italiani: dall’infanzia fino all’ultima opera cinematografica.

Steno, nome d’arte di Stefano Vanzina, nato a Roma il 19 gennaio 1917 e morto a Roma il 13 marzo 1988, è stato regista e sceneggiatore del cinema italiano, ricordato soprattutto per la sua professionalità e per l’ampia e poliedrica carriera cinematografica.

Figlio di Alberto Vanzina, giornalista del Corriere della Sera, emigrato in Argentina in gioventù e di Giulia Boggio, a tre anni rimase orfano del padre con la famiglia che versava in gravi difficoltà economiche. Completò gli studi liceali e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza non terminando gli studi universitari (in una bacheca è esposto, tra le altre cose, anche il suo libretto universitario).

Diplomatosi scenografo all’Accademia di Belle Arti, entrò, verso la metà degli anni trenta, al Centro Sperimentale di Cinematografia e iniziò a disegnare caricature, vignette e articoli umoristici adottando lo pseudonimo di “Steno”, che utilizzerà anche al cinema tranne in due occasioni nelle quali si firmò col suo vero nome, dapprima alla  Tribuna Illustrata, quindi entrando nella redazione del celebre giornale umoristico Marc’Aurelio, vera fucina di nomi in seguito importanti come Marcello Marchesi e Federico Fellini, dove rimase per cinque anni, scrivendo nel medesimo tempo anche copioni radiofonici e testi per il teatro di avanspettacolo.

Da lì le porte del cinema si aprirono grazie a Mario Monicelli, che lo volle come sceneggiatore e spesso come aiuto regista in molti suoi film, scrivendo copioni anche per Simonelli, Bragaglia, Freda e Borghesio, oltre ad apparire come attore in due film. Nel 1949, con “Al diavolo la celebrità” fece il suo esordio alla regia dirigendo otto film in collaborazione con  Mario Monicelli, già suo fedele compagno di sceneggiature sin dall’immediato dopoguerra. A partire dal 1952, con “Totò a colori”, firmò da solo le sue pellicole.

Nei trenta anni seguenti diresse un grande numero di film che ottennero spesso strepitosi successi con tutti gli attori cari al grande pubblico, tra i quali quelli più grandi, Totò e Alberto Sordi, ma anche Aldo Fabrizi, Renato Rascel, le coppie Tognazzi – Vianello e Franchi – Ingrassia, Jonny Dorelli, Bud Spenser, Lando Buzzanca, Gigi Proietti, Enrico Montesano, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio e Diego Abbatantuono e tanti altri; nonché attrici celebri del calibro di Marisa Allasio, Silva Koscina, Edwige Fenech, Ornella Muti ed  altre ancora.

Sposato con Maria Teresa Nati, ebbe da lei due figli entrati con successo nel mondo del cinema: i fratelli Vanzina, Enrico come sceneggiatore, Carlo come regista e produttore.

Nel 2008, vent’anni dopo la sua scomparsa, venne presentato alla Festa del Cinema di Roma il documentario a lui dedicato “Steno, genio gentile”.

È sepolto nel Cimitero Flaminio di Roma.

 

Foto di Lorenzo Bove

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