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Benvenuti in PagineDiPoggio.com
Poggio Imperiale, la Porta della Puglia e del Gargano.

Un poggio, un'altura,
un dolce declivio.
Un luogo privilegiato di osservazione
sul passato, presente e futuro.
Sul mondo intero.
(l.b.)
6
Set

Contadini e Braccianti nel Gargano dei Briganti

Una bella serata di fine estate per assistere a Poggio Imperiale alla presentazione del libro “Contadini e Braccianti nel Gargano dei Briganti” di Michele Eugenio Di Carlo, Edizioni del Poggio.

La stimolante manifestazione culturale, patrocinata dal Comune di Poggio Imperiale, Edizioni del Poggio, Avis Comunale e Centro Studi Territoriale – Simposio Culturale, si è svolta sabato 5 settembre 2015, alle ore 19,00, presso la Sala Teatro (ex palestra) di via Oberdan.

Dopo i saluti di rito del Sindaco Dott. Alfonso D’Aloiso e dell’Editore Dott. Giuseppe Tozzi, ha preso la parola la Prof.ssa Antonietta Zangardi, scrittrice e ricercatrice storica, che ha sviluppato una chiara, coinvolgente ed esaustiva relazione, inquadrando il fenomeno del c.d. brigantaggio nel contesto storico di riferimento, oltre che geografico, soffermandosi in particolare sui fatti, circostanze e personaggi dell’area del Gargano e della Capitanata, Poggio Imperiale compreso. Una vera e propria guerra civile che comportò la “militarizzazione” del territorio da parte dei Piemontesi per sconfiggere le “bande dei briganti”, tra cui quella capeggiata da Angelo Maria Del Sambro, di San Marco in Lamis, detto “Lu Zambre”, che viene tradito e quindi catturato e fucilato davanti a tutto il popolo e tante altre, tra le quali quella guidata dal terranovese Leonardo D’Aloia, ucciso il 7 novembre 1862 in agro di Poggio Imperiale.

Sono seguiti poi gli interessanti interventi del giornalista e scrittore (viestano) Saverio Cioce della Gazzetta di Modena, che ha peraltro curato anche la postfazione del libro, e dello scrittore e storico Giuseppe Osvaldo Lucera, direttore della collana “Controstoria” delle Edizioni del Poggio.

E, in conclusione, la puntuale relazione dell’autore del libro Prof. Michele Eugenio Di Carlo, il quale ha illustrato con dovizia di particolari i passaggi, gli indizi e le percezioni che lo hanno indotto ad intraprendere le non facili ricerche intorno ad una tematica molto delicata, che i libri di storia e la politica hanno forse volutamente inteso ignorare. Uno spaccato storico che parte dalla caduta del Regno delle Due Sicilie fino ad approdare ai fatti accaduti a Vieste il 27 e 28 luglio 1861, in un quadro di avvenimenti a dir poco tragici e costellati di morti ammazzati, soprusi e violenza.

L’evento è stato altresì allietato da canzoni e versi del Sud, che hanno intervallato i diversi interventi dei relatori, rendendo così la serata davvero gradevole, sotto l’aspetto artistico e culturale. Ha cantato Stefania Cristino, accompagnata da Primiano Schiavone e Gino Maselli, mentre i versi sono stati declamati da Rossella Gravina, Titta Romano e Nicla Simeone del Simposio Culturale del Centro Studi Territoriale di Poggio Imperiale.

Un’autentica lezione di “storia patria” che ha interessato il Meridione d’Italia ovvero il Regno delle Due Sicilie, compreso naturalmente il nostro territorio del Gargano e della Capitanata in particolare. Una storia vista, questa volta, dalla parte dei “vinti”, quella classe sociale meno abbiente rappresentata proprio dai contadini e braccianti che più di tutti gli altri hanno subito le conseguenze peggiori, fino alla sopraffazione, e fatti poi passare per delinquenti … e “briganti”.

Persone leali e fedeli ai loro ideali, che lottavano unicamente per contrastare angherie ed abusi perpetrati non solo da una potenza straniera che aveva arbitrariamente occupato il loro territorio, ma anche e soprattutto da una classe dominante locale, i cosiddetti “galantuomini”, capace di cambiare casacca ad ogni pie’ sospinto pur di mantenere inalterati i loro privilegi.

In altri tempi ed in altre circostanze, gli uomini che ebbero il coraggio di ribellarsi non furono definiti briganti, ma vennero invece acclamati come eroi della patria, partigiani ed altro ancora.

Un libro, questo di Michele Eugenio Di Carlo, che restituisce alla storia quel minimo di verità su tanti misfatti e mistificazioni sui quali si è voluto stendere un velo pietoso, impedendo così alle future generazioni di conoscere la verità su quello che è veramente accaduto all’epoca dell’Unità d’Italia, soprattutto nell’Italia Meridionale.

Ma tutto questo, senza alcun fine rivendicativo; traspare infatti dagli scritti del Di Carlo solo l’esigenza di rendere pubblici e divulgare fatti, testimonianze, ricerche e verità sui quali si è taciuto per tanti anni … un secolo e mezzo!

Un lavoro che va ad aggiungere un ulteriore tassello alla storia del nostro passato e delle nostre radici, e che meriterebbe di essere opportunamente divulgato a livello scolastico, per offrire ai giovani l’opportunità di sapere che esiste anche un’altra storia … quella che non ci è stata mai raccontata veramente.


8
Ago

Solenne Pontificale dedicato a San Placido Martire, a Poggio Imperiale, nell’Anno Placidiano

Nel tardo pomeriggio di mercoledi 5 Agosto 2015 ha avuto luogo a Poggio Imperiale  la straordinaria e splendida manifestazione di  avvio dei festeggiamenti in onore  di San Placido Martire, nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno Placidiano ( 515 – 2015 ), ricorrendo proprio quest’anno  i 1500 anni della nascita del Santo Patrono della nostra cittadina.

I simulacri di San Placido Martire e di San Michele Arcangelo (compatrono di Poggio Imperiale) sono stati trasportati, dalle loro rispettive nicchie della Chiesa Matrice di San Placido Martire, nell’antistante Piazza Principe Imperiale tra una folla osannante di fedeli in preghiera, che hanno partecipato poi alla recita del Santo Rosario e dei Vespri, alla quale è seguita  la solenne celebrazione eucaristica all’aperto, officiata dal parroco Don Luca De Rosa.

Anno Placidiano 1

Durante l’omelia, Don Luca si è detto davvero emozionato e profondamente toccato dall’eccezionale evento, che resterà nella storia come uno degli avvenimenti più importanti della Parrocchia di San Placido Martire di Poggio Imperiale, della quale egli è parroco da 12 anni, invitando nel contempo i numerosi fedeli intervenuti alla manifestazione  ad affidarsi senza alcun timore all’intercessione del Santo Patrono, imitandone la vita nei comportamenti quotidiani.

Il Solenne Pontificale dedicato a San Placido Martire ha raggiunto infine il suo livello più alto con l’intronizzazione dei  due simulacri in Chiesa, accompagnata dai canti sacri e dal suono della banda musicale di San Paolo Civitate che ha fatto da sfondo a tutta la cerimonia, continuando poi con il suo repertorio, in serata, con una interessante esibizione in piazza.

Le statue dei due Santi sono state collocate  nei due “troni” di drappi allestiti per l’occorrenza ai lati dell’altare maggiore della Chiesa e vi resteranno lì esposte alla venerazione dei fedeli per due mesi, fino al 5 Ottobre 2015 prossimo, ricorrenza della Festa Patronale di San Placido Martire, che quest’anno verrà vissuta con particolare intensità.

Anno Placidiano 2

I ringraziamenti di rito del parroco alle autorità civili e militari presenti e a quanti hanno collaborato per la buona riuscita della manifestazione.

Ma, già nei giorni precedenti all’evento, si respirava in Chiesa un’atmosfera di grandi preparativi.

Dalla pagina facebook del Comitato Festa Patronale San Placido di Poggio Imperiale del 04/08/2015 (https://www.facebook.com/pages/Comitato-festa-patronale-San-Placido-Poggio-Imperiale/286590268197872):

“È emozionante vedere quasi tutta la comunità impegnata nella realizzazione dell’addobbo della chiesa madre, chi dedicandosi completamente, anima e corpo, lavorando in chiesa da mattina a notte inoltrata, chi anche solo per un ora, ma non importa, perché tutti, in questi giorni si sentono partecipi, tutti cercano di dare una mano, chi in un modo chi in un altro. Questo forse è uno dei miracoli più belli di San Placido. Una comunità che si stringe intorno ai suoi patroni, che ritrova il suo senso di fraternità, di comunità, gesto antico ma che si ripete ogni anno, per mantenere vive le nostre tradizioni. Dimentichiamo tutti i vecchi rancori e uniamoci fraternamente intorno a San Placido e San Michele, in questo anno speciale. Ci vediamo tutti domani alle 18.45 in piazza Imperiale per l’uscita dei santi e la solenne celebrazione eucaristica in piazza e per ammirare lo spettacolare addobbo nella chiesa. Non mancate!!!”

Ma anche e soprattutto a Messina, in Sicilia, la figura di San Placido Martire sta vivendo il suo momento di massimo splendore, essendo colà conservate le sue reliquie presso la Chiesa di San Giovanni di Malta. Sin dal 20 Marzo 2015 si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’Anno Placidiano, i cui dettagli sono stati illustrati da Mons. Angelo Oteri, Rettore della medesima Chiesa di San Giovanni di Malta e dal Dott. Marco Grassi portavoce del Comitato Anno Placidiano. Nell’ambito della programmazione prevista,  sabato 18 Luglio 2015 hanno avuto inizio i diversi appuntamenti speciali nella piccola ma antica Chiesa di San Giovanni di Malta, che si sono conclusi lo scorso 4 Agosto con il trasferimento  dell’Urna Reliquiaria di San Placido nella Basilica Cattedrale di Messina per la sua esposizione straordinaria, che si protrarrà per un intero anno, fino al 4 Agosto del 2016; un Anno Gubilare per far riscoprire e onorare il grande monaco benedettino, tra i primi discepoli di San Benedetto, in occasione del 1500° anniversario della sua nascita.

Nell’Urna Reliquiaria, celati da una statua in cera del Martire, sono custoditi i suoi resti ossei.

Placido nacque a Roma nel 515, dalla nobile ed antica famiglia degli Anicii, da Tertullo e dalla messinese Faustina. Primo di quattro fratelli, fu introdotto in tenera età, insieme a Mauro, nel cenobio di Subiaco ove  Benedetto da Norcia aveva iniziato la sua opera monastica. La tradizione vuole che Placido, ormai formato ed ordinato Abate, fosse inviato a Messina a fondare il primo monastero benedettino di Sicilia. In riva allo Stretto, subirà il martirio il 5 Ottobre del 541 insieme alla sorella Flavia, ai fratelli Eutichio e Vittorino e a circa trenta monaci, che, insieme con lui, abitavano il monastero di San Giovanni, alla foce del torrente Boccetta. Il culto a San Placido e Compagni Martiri ebbe un suo rinnovato fervore con il ritrovamento a Messina delle loro reliquie, il 4 Agosto 1588, in occasione di lavori di restauro intrapresi dall’Ordine di Malta alla Chiesa di San Giovanni di Malta, ove ancora oggi si conservano. La sentita devozione al Martire, autorizzata da apposita Bolla di Sisto V, fu costantemente sostenuta e difesa per secoli dal Sovrano Militare Ordine di Malta, dal Senato di Messina e dall’Arciconfraternita di San Placido (Cfr. http://www.messinaweb.eu/homepage/).

San Placido Martire è il patrono di Poggio Imperiale e il nostro concittadino Prof. Alfonso Chiaromonte, studioso – unitamente ad altri insigni concittadini – della storia, delle origini e delle tradizioni del nostro territorio, ha dedicato al Santo il suo libro “San Placido Martire patrono di Poggio Imperiale” – Edizioni del Poggio, 2008; un’opera molto interessante che mette in luce aspetti della vita, del martirio e del culto del Santo, venerato non solo a Poggio Imperiale ma anche in Sicilia, a Messina, a Biancavilla (Catania) e a Castel di Lucio (Messina) , oltre che a Montecarotto, nelle Marche, tra Senigallia e Jesi, e a San Benedetto Belbo in provincia di Cuneo, un borgo delle Langhe, in Piemonte.

Copertina libro SPlacido di A Chiaromonte

Ma, evidentemente, statue, effigi e simulacri del Santo sono presenti in tante altre Chiese sia in Italia che in giro per il mondo.

Ne ho scoperta una,  nell’interno del Santuario di Vicoforte, in provincia di Cuneo, e non escludo che proprio la vicinanza dell’insediamento benedettino di San Benedetto Belbo abbia potuto influenzare la scelta di realizzare a suo tempo, nell’ambito del Santuario, fra le tante belle cappelle, anche una dedicata a San Benedetto, nell’interno della quale è presente una statua di San Placido Martire.

Il collegamento con San Benedetto sicuramente è dovuto al fatto che Placido venne da fanciullo affidato dal padre proprio a questi, perché fosse istruito nelle varie discipline e soprattutto perché fosse guidato nella via delle virtù e della perfezione cristiana, alla stessa stregua dell’altro martire Mauro, che salvò peraltro Placido dall’annegamento in un fiume (o lago) mentre attingeva l’acqua per Benedetto.

Quindi i martiri Placido e Mauro sono raffigurati insieme nella cappella di San Benedetto, il loro maestro (Cfr. “San Placido Martire anche nel Santuario di Vicoforte nel cuneese”, nel mio Sito/Blog www.paginedipoggio.com).

Alfonso Chiaromonte approfondisce e ci riferisce, nel suo libro, aspetti noti ma anche meno conosciuti, se non addirittura controversi,  riguardo all’ individuazione della figura di San Placido.

Egli riporta, ad esempio, « qualche accenno alla storia che sta incuriosendo gli studiosi di questo secolo. Essi, infatti, parlano di San Placido non come di uno, ma di due personaggi, fusi da un monaco benedettino, Pietro Diacono, agiografo del XII secolo.

Pietro Diacono, bibliotecario e archivista del monastero di Montecassino, fu lo storico del XII secolo dei benedettini, e scrisse, tra le altre cose, la vita e il martirio di san Placido e compagni. Attribuì quella tradizione alla Chiesa greca, che avrebbe creato un testo greco del martire monastico Placido, la cui fonte immediata fu un suo compagno, Gordiano. Questi lo aveva accompagnato in Sicilia, e, durante l’assalto dei pirati al monastero, fuggito dalla persecuzione, fu raccolto, come racconta, da mercanti napoletani, che lo portarono a Costantinopoli. La base del suo racconto è costituita da Atti greci di martiri. In quel tempo non si poteva pretendere il rigore metodologico di uno storico del duemila ed è proprio per questo motivo che si sono creati, come vedremo nel testo, dei dubbi sull’autenticità dei suoi scritti agiografici.

Secondo la ricerca storica e le più attendibili ricostruzioni storiografiche, San Placido sarebbe non uno, ma due personaggi storici. Lo riferisce il prof. Angelo Sindoni, ordinario di storia moderna all’università di Messina : “È sicuramente attestato un Placido discepolo diretto di S. Benedetto forse a partire dal 522. Abbastanza presto, nella tradizione benedettina, questo Placido fu venerato tra i confessori (e non tra i martiri), assieme all’altro discepolo San Mauro, come hanno dimostrato anche gli studi del prof. Réginald Grégoire” .

Per dare, invece, più significato alla vita e al martirio di San Placido, gli studiosi parlano di un altro Placido, martirizzato nell’isola probabilmente durante la persecuzione di Diocleziano (303-313 d.C.) e venerato il 5 ottobre, che comparve nell’antico martirologio siciliano.

Con il passar degli anni, a partire dall’ambiente cassinese, e, secondo la ricostruzione fatta da Pietro Diacono, i due personaggi vennero unificati in uno solo. Fu da questa unificazione che oggi si venera San Placido M., monaco benedettino.

Al di là di ogni dissertazione storica, poco importa se San Placido è il famoso discepolo di San Benedetto o un Santo martire siciliano. Noi sicuramente, come i siciliani, tifiamo per San Placido martire, perché da sempre abbiamo venerato il Santo martire. Quello che conta è che abbiamo come Patrono un Santo che deve essere il nostro punto di riferimento, la nostra guida, il nostro sostegno e conforto »  (Cfr  “Prefazione” di Alfonso Chiaromonte, opera citata).

La Chiesa Matrice di Poggio Imperiale è dedicata a San Placido in omaggio al Principe Placido Imperiale fondatore del paese.

E fu lo stesso Principe Placido Imperiale, persona molto influente alla Corte di Napoli, a commissionare e donare, nella seconda metà del settecento, una tela rappresentante San Placido, per testimoniare la sua devozione al Santo e trasmettere il culto ai suoi coloni.

L’opera venne commissionata personalmente a Francesco De Mura che già lavorava all’Annunziatella a Napoli. La tela, di inestimabile valore, è stata recentemente restaurata e raffigura San Placido in ginocchio che prega la Madonna con Gesù Bambino in braccio mentre, dal basso, un putto gli offre un ostensorio.

Nella Chiesa Matrice di Poggio Imperiale vi è dunque una delle più belle tele di arte barocca della Capitanata di notevole importanza artistica ed economica (Cfr.  “A proposito di San Placido Martire”, nel mio Sito/Blog www.paginedipoggio.com).

Un affresco raffigurante San Placido Martire, è presente anche a Milano.

In una delle cappelle laterali, dette “Cappelle con paesaggi”, dislocate lungo i muri perimetrali della Chiesa claustrale (o Aule delle Monache) in San Maurizio al Monastero Maggiore – la stupenda Chiesa ubicata nel centralissimo Corso Magenta di Milano – è possibile ammirare, tra l’altro, anche degli affreschi riportanti l’effige di San Placido Martire.

Sulla parte sinistra della lunetta della Cappella è presente San Mauro con San Placido inginocchiato e su quella destra San Benedetto.

L’affresco viene attribuito ad un “pittore lombardo” del II decennio del XVI secolo.

Placido fu, con Mauro, il più docile discepolo del grande San Benedetto, il quale li ebbe entrambi cari come figli.

Dei due, Placido era forse il più giovane: poco più che un fanciullo, quando venne posto sotto la paterna guida dell’Abate San Benedetto. Per questo, San Placido viene considerato quale patrono dei novizi, cioè dei giovani che si preparano alla professione religiosa nei monasteri benedettini.

A Placido, oltre che a Mauro, è attribuito un celebre episodio miracoloso narrato da San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi. Mentre Benedetto era nella sua cella, un giorno, il giovane Placido si recò ad attingere acqua nel lago. Perse l’equilibrio e cadde nella corrente, che subito lo trascinò lontano dalla riva.

L’Abate, nella cella, conobbe per rivelazione l’accaduto. Chiamò Mauro e gli disse di correre in soccorso del confratello. Ricevuta la benedizione, Mauro si affrettò ad obbedire: valicò la riva, e seguitò a correre sull’acqua, fino a raggiungere Placido. Afferratolo, lo riportò a riva, e soltanto giungendo sulla terra asciutta, voltosi indietro, si accorse di aver camminato sull’acqua, come San Pietro sul lago di Tiberiade.

L’episodio ebbe un seguito ancor più commovente, perché San Benedetto attribuì il prodigio al merito dell’obbedienza di Mauro, mentre il discepolo lo attribuiva ai meriti dell’Abate. Il giudizio venne rimesso a Placido, il quale disse: ” Quando venivo tratto dall’acqua, vedevo sopra il mio capo il mantello dell’Abate, e mi pareva che fosse proprio lui a riportarmi a riva ” (Cfr.” San Placido Martire anche in San Maurizio al Monastero Maggiore di Milano”, nel mio Sito/Blog www.paginedipoggio.com).

Per concludere, riporto – qui di seguito – un mio vecchio articolo risalente al 13 ottobre 2008 e pubblicato sul mio Sito/Blog www.paginedipoggio.com dal titolo: “Un’atmosfera d’altri tempi!”, nel quale  racconto le mie sensazioni in occasione della Festa Patronale di San Placido Martire del 2008, alla quale ho partecipato, dopo tanti anni, con mia moglie.

«In un magnifico scenario di luci scintillanti e di fuochi d’artificio, nelle giornate di domenica 5 e lunedi 6 ottobre [2008] si sono svolti a Poggio Imperiale i festeggiamenti del Santo Patrono San Placido Martire.

Grande la partecipazione popolare alle funzioni religiose, che hanno raggiunto il loro apice con la celebrazione della messa solenne celebrata dal Parroco Don Luca De Rosa alle ore 10,30 di domenica nella Chiesa Matrice, che porta il nome del Santo Patrono e per l’occasione addobbata a festa, alla quale è poi seguita la processione dei simulacri di San Placido Martire e di San Michele Arcangelo per le vie del paese, accompagnata dalla Banda musicale e dalle autorità civili, militari e religiose, tra canti sacri e preghiere, in un incalzare di fuochi di artificio in onore dei due Santi lungo tutto il percorso, nei vari rioni del paese, con le coperte più belle esposte ai balconi delle case, fra nastri bianchi e rossi ed icone del santo Patrono.

Un’atmosfera davvero magica tra il fumo dei mortaretti e l’odore acre dei fuochi, fino al ritorno dei Santi in Chiesa dopo circa tre ore di processione.

In serata, Concerto Bandistico “Città di Manfredonia” in piazza Imperiale con brani di opera lirica brillantemente interpretati da cantanti di musica classica sotto le luci delle luminarie e della “Cassa Armonica” appositamente allestita.

La serata di lunedi è stata invece dedicata alla musica leggera con un Concerto dei, sempre bravi, “Nuovi Angeli”.

I festeggiamenti si sono conclusi con un entusiasmante spettacolo di fuochi pirotecnici all’interno dello Stadio comunale.

Sensazioni?

Davvero un’atmosfera d’altri tempi! Una dimostrazione di forte attaccamento alle radici e alle tradizioni della propria terra.

Ma quello che più colpisce e che, per certi versi, lascia ben sperare per il futuro, è la folta presenza di giovani e di giovani coppie con relativi bambini.

In un’epoca di diffuso relativismo in cui ci si lascia portare qua e là da qualsiasi vento, vivere la propria cultura significa riscoprire la tradizione che trasmette valori su cui costruire la propria identità.

E, nel mondo moderno, ne abbiamo veramente bisogno!»


31
Lug

Piero Tony, un magistrato contro la gogna giudiziaria!

In questo periodo sono in vacanza a Poggio Imperiale, il mio paese di origine,  dove solitamente trascorro l’estate.

Lo status di pensionato mi permette ora di avere a disposizione molto più tempo libero  rispetto a prima e, quindi,  posso fare tutto con più calma e maggiore serenità.

Il mese di luglio si è rivelato particolarmente caldo, con punte che hanno sfiorato i 40° e tassi di umidità molto elevati; ma, per fortuna, il mare non è lontano e si può così trascorrere parte della giornata in spiaggia.

La lettura  resta sempre uno dei miei hobby preferiti e, nei giorni scorsi, fra i diversi libri  ne ho letto uno, il cui titolo mi aveva incuriosito: “Io non posso tacere” – Un magistrato contro la gogna giudiziaria – Confessioni di un giudice di sinistra.

A scriverlo, con il direttore del giornale Il Foglio, Claudio Cerasa, è stato l’ex procuratore capo di Prato, Piero Tony, il quale racconta la sua carriera da magistrato,  sollevando il velo sulle dinamiche di alcuni magistrati e sul loro modo di gestire la giustizia.

Parla di una situazione che vede oggi “una magistratura corporativa e politicizzata, vistosamente legata ai centri di potere, che non urla per protestare contro un sistema che l’ha resa inutile, ma anzi continua a opporsi in modo sistematico a qualsiasi progetto di riforma dell’esistente”.

Condizione, questa, che – secondo l’autore – ha portato la giustizia “a ritenere di avere una singolare missione socioequitativa realizzabile non con la difesa dei più deboli, ma con l’attacco ai più forti. È come se a un tratto, in mancanza di alternative di governo, una parte della magistratura avesse scelto di perseguire attraverso la via giudiziaria l’applicazione del socialismo reale”.

Dalla ‘quarta di copertina’:

“Supplenza politica, processo mediatico, protagonismo: i mali della giustizia italiana raccontati dall’interno. Piero Tony, già sostituto procuratore generale di Firenze, presidente del tribunale per i minorenni della Toscana e da ultimo procuratore capo di Prato, ha scelto di andare in pensione con due anni di anticipo per essere libero di protestare contro un fenomeno tutto italiano, quello dei magistrati che spesso hanno trasformato gli strumenti di indagine in armi puntate contro i cittadini, usandole poi per combattere battaglie politiche. Il suo è un racconto sconcertante, ancor piú venendo da un giudice «certificato e autocertificato di sinistra», poiché rivela l’esistenza di un virus capace di minare la giustizia del nostro Paese. Un virus che però può – e deve – essere combattuto”.

Un libro interessante e ricco di particolari che offre al lettore uno spaccato della vita giudiziaria e politica dell’Italia, attraverso le fasi più critiche del nostro recente passato, partendo dal Terrorismo, Mafia, Tangentopoli, per arrivare ai giorni nostri, caratterizzati dai processi mediatici e da fenomeni che vedono la magistratura vittima della politica e la politica vittima della magistratura.

Francamente, c’era da aspettarsi che il libro di Piero Tony sollevasse critiche e forse anche accese polemiche da più parti, con conseguenti dibattiti nelle sedi opportune; ma – a quanto pare – niente di tutto questo sembra essere avvenuto, all’infuori di  qualche sporadico articolo  apparso qua e là, su alcuni giornali.

Evidentemente gli  (arcinoti) argomenti, sebbene  questa volta messi in luce direttamente da un addetto ai lavori, non interessano proprio nessuno.

In verità, da parte della Giunta distrettuale Toscana dell’Associazione nazionale magistrati, ci sarebbe stata una ”secca nota”, contro Piero Tony, del seguente tenore: “L’ex procuratore ci delegittima” (Cfr. il sito internet http://www.firenzepost.it/2015/06/12/toscana-lanm-contro-piero-tony-lex-procuratore-ci-delegittima/).

Ecco alcuni stralci della nota citata, dalla quale emergerebbe che la predetta Giunta “sente il dovere di esprimere profondo dissenso per le affermazioni contenute nel libro scritto dall’ex collega Piero Tony, dal titolo ‘Io non posso tacere’, laddove l’autore, che per molti anni ha esercitato l’attività di magistrato in Toscana, ricoprendo anche il ruolo di presidente del tribunale per i minorenni di Firenze e di procuratore della Repubblica di Prato, ha ritenuto, solo dopo essere andato in pensione, di pubblicare un testo dalla valenza oggettivamente delegittimante dell’intero Ordine Giudiziario, in quanto intessuto di giudizi del tutto infondati”. “Non è del resto accettabile – prosegue il testo – che chi ha ricoperto importanti incarichi direttivi attenda di andare in pensione per esprimere pubblicamente i propri asseriti convincimenti critici sulla categoria professionale di appartenenza, quando invece, coerentemente ai propri dichiarati convincimenti, l’ex collega Tony avrebbe potuto e dovuto tradurre in denunce e iniziative formali le distorsioni di cui lamenta soltanto ex post la diffusa esistenza”. “Non è del pari accettabile – continua l’Anm Toscana, polemizzando con il magistrato – che si pretenda di riscrivere la storia di processi definiti con sentenze passate in giudicato con interpretazioni soggettive, radicalmente smentite dalle emergenze processuali, oppure di processi non conclusi nelle aule per morte dell’imputato, oppure ancora, vagheggiare indimostrate dietrologie con riferimento all’istituto dell’applicazione extradistrettuale di magistrati, che, come è noto, costituisce un meccanismo ordinamentale assolutamente consueto, applicato abitualmente per garantire la funzionalità del processo”. “A tutela, quindi, dei colleghi, inquirenti e giudicanti, che ogni giorno, senza essere in alcun modo condizionati da clamore mediatico o da altre motivazioni, compiono responsabilmente il proprio dovere – si legge ancora nel comunicato – la Giunta ribadisce che la realtà dei fatti non è quella descritta nel libro di Piero Tony, ma è il portato del quotidiano impegno e sacrificio dei magistrati, e sottolinea al contempo il dovere di denunciare eventuali e singole patologie quando si è nell’esercizio delle funzioni giudiziarie, in specie se direttive, e non quando si è nella comoda posizione di potere dire tutto, senza assumere alcuna responsabilità”. La Giunta dell’Anm Toscana sottolinea infine che “imprescindibili doveri deontologici ed etici del magistrato sono la sobrietà, la riservatezza, il rifiuto di ogni vanità ed autocompiacimento nonché il rispetto per le sentenze, specie quando trattasi di pronunciamenti passati in giudicato, e la perdurante coscienza dell’imprescindibile ruolo che la magistratura svolge nel Paese”.

La risposta di Piero Tony alla nota dell’Associazione nazionale magistrati, sembra essere stata anticipata nella ‘terza di copertina’ del suo libro:

“Sarebbe bello, sarebbe un sogno dire che è solo un problema di riforme, di risorse, di scelte del governo, di leggi fatte e di leggi non fatte. C’è anche quello, sí, ma il problema è nostro, prima di tutto, e fino a quando non capiremo che c’è tanto che non va, e che quel tanto riguarda non solo l’esterno, bensí anche l’interno della magistratura, la sua anima e la sua cultura, rimarremo inerti ad assistere a un grave e progressivo deterioramento di credibilità e autorevolezza, due condizioni necessarie per l’accettazione di qualsiasi giudizio. E allora no,   francamente non posso tacere”.

Piero Tony

Un magistrato contro

la gogna giudiziaria

“Io non posso tacere”

Confessioni di un giudice di sinistra

Piero Tony

A cura di Claudio Cerasa

Einaudi Editore

 

 


20
Giu

L’album di Milano, una mostra di Emilio Giannelli

Si è conclusa a Milano, nei giorni scorsi, una interessante e quanto mai originale mostra, organizzata da “La Rinascente”, che festeggia quest’anno i 150 anni dalla sua fondazione da parte dei fratelli Bocconi. Un progetto di Giangiacomo Schiavi e del «Corriere della Sera», in collaborazione con la Banca Popolare di Milano.

Si tratta di 150 vignette,  disegnate dal geniale artista Giannelli e pubblicate nel tempo sul Corriere della Sera, che rievocano altrettanti  personaggi che hanno fatto la storia di Milano del recente passato.

L’album con i centocinquanta personaggi visti da Giannelli, sono rimasti esposti dal 4 al 16 di giugno, al Techno Souq, installazione artistica realizzata dallo Studio Cibicworkshop in via Santa Radegonda, alla destra dei  grandi magazzini de “La Rinascente”, per ospitare iniziative di diverso genere nel corso di EXPO 2015.

Giannelli2

E qui, grazie a schermi interattivi, il pubblico ha avuto l’opportunità di poter sfogliare le pagine dell’album, con le 150 figure disegnate da Emilio Giannelli, dei personaggi che hanno reso Milano città dinamica e d’avanguardia celebre nel mondo. A sette di loro (F. Bocconi, S. Borletti, O. Missoni, B. Munari , M. Melato, G. Ponti e A. Castiglioni) sono stati dedicati anche degli approfondimenti video.

Ho avuto occasione di visitare la mostra, con mia moglie, la mattina del 10 giugno e mi sento di poter esprimere un giudizio estremamente positivo, non solo per l’originalità dell’iniziativa, ma per tutto un insieme di fattori, che hanno reso l’evento davvero unico, a cominciare dalla location presso il Techno Souq, all’aperto, sotto La Rinascente, a fianco del Duomo di Milano.

E, poi, la bravura e l’ingegno di Giannelli, le cui vignette sul Corriere della Sera possono definirsi ad ogni effetto una vera e propria istituzione per i lettori, in quanto consentono, a colpo d’occhio, di comprendere ogni mattina lo stato dell’arte e la situazione politico economica italiana e del mondo.

Non un semplice album in versione cartacea, dunque, ma figure di personaggi che si sfogliano  in touch screen: dodici schermi touch per scorrere le immagini di Giannelli e far  rivivere la Milano di altri tempi, che correva prepotentemente verso l’Europa con i grandi nomi che hanno fatto la sua storia, dal Risorgimento in poi. Sono i pionieri, protagonisti ed artefici di una città che ha partecipato a pieno titolo allo sviluppo dell’intero continente europeo. Già moderna allora, Milano, grazie alla forza unica e straordinaria di quegli uomini che l’hanno accompagnata, spinta, nutrita intrecciando spirito scientifico, solidarietà e vocazione imprenditoriale.

Per 150 personaggi fissati su carta dalla matita di Emilio Giannelli, ce ne sarebbero forse almeno altrettanti ancora da disegnare, ma limitiamoci per il momento a scorrere soltanto qualcuno degli approfondimenti proposti dalla mostra. E scegliamo… a caso … Ferdinando Bocconi, ospite d’onore della mostra.

“Ferdinando Bocconi, simbolo della Milano che univa in prodigiosa sintesi cultura, pragmatismo e crescita economica. L’imprenditore, che nel 1902 fondò l’Università commerciale intitolata a suo figlio Luigi, cominciò con il commercio ambulante in stoffe, poi aprì una piccola bottega proprio lì, in via Santa Radegonda. Cinque anni dopo si trasferì verso Porta Nuova, per ingrandirsi. Nel 1877 acquistò l’Hotel Confortable, trasformandolo in un grande magazzino per la vendita di ogni genere di tessuti per l’abbigliamento e per l’arredo, come ne esistevano a Londra e a Parigi. La Milano che guardava all’Europa, eccola qua. Il manifatturiero aveva un posto di primo piano nella storia industriale del Paese. Grandi fabbriche, borghesia illuminata: Milano era crocevia delle nuove professioni. Si ritorna indietro, agli anni in cui Giuseppe Mengoni progettò la Galleria Vittorio Emanuele e la Bpm trovò la sua sede in piazza Meda. Erano tempi incredibili. Nel 1871 esposizione universale ai giardini di via Palestro, nel 1906 la prima «in grande». A Milano si chiedeva di fare leva sulle sue radici profonde per essere una città dal passo svelto e aperto, sempre più moderna. Le si chiedeva cioè di rassicurare con la sua storia, ma anche di produrre discontinuità, innovazione, progresso continuo. È quello che fecero gli industriali. Come Senatore Borletti, disegnato da Giannelli con i suoi importanti moustaches che sembravano sorridere e la mano solidamente appoggiata sul tavolo. Nel 1917 rilevò l’attività dei Bocconi e ricostruì, dopo un terribile incendio, un nuovo edificio, battezzandolo La Rinascente, da un’idea di Gabriele d’Annunzio. Il dna di Milano è questo. Sta lì, in quei nomi grandi della sua borghesia. Che sono il passato, ma anche un’ipotesi di futuro.


18
Mag

Il 27 maggio prossimo, a Poggio Imperiale, una Conferenza sulla Grande Guerra

 

 

 

 

Su invito via e-mai dell’amica Antonietta Zangardi, riporto anche sul mio Sito/Blog l’informazione concernente una interessante conferenza che si terrà  a Poggio Imperiale nei prossimi giorni, sul tema della Grande Guerra, nella ricorrenza del suo Centenario; un’occasione importante da non perdere, in quanto verranno ricordati anche i caduti della nostra terra.

Conferenza

Centenario della Grande Guerra

(dal maggio radioso alla guerra in trincea)

 Mercoledi 27 maggio 2015 ore 19:00

presso la Sala Multifunzionale (ex palestra)

in via Oberdan a Poggio Imperiale

 Saluti

Dott. Alfonso D’Aloiso Sindaco di Poggio Imperiale

Relatori

Antonietta Zangardi, Peppino Tozzi, Gravina Rossella,

Izzo Giuseppe, Romano Titta, Di Summa Giusy,

Cristino Stefania, Simeone Nicla, D’Aloiso Maria Pia,

Chirò Deborah, Di Fronzo Rossana

(Centro Studi Territoriale Simposio Culturale Poggio Imperiale)

Interverrano su

Generali, Fanti-contadini, Donne, Poeti e Intellettuali

Protagonisti del Primo Conflitto Mondiale

Omaggio ai caduti di Poggio Imperiale

Conferenza Centenario Grande Guerra


15
Mag

A Roma … “Dopo il Diluvio” … una interessante mostra di David LaChapelle

Dopo il Diluvio!

Una mostra che offre l’opportunità di scoprire ed apprezzare uno stile artistico particolare, che travalica sicuramente gli schemi tradizionali di approccio delle immagini nel contesto scenico, senza tuttavia oltrepassare mai i limiti della decenza e del buon gusto.

E, questo, anche nella rivisitazione in chiave più prossima ai nostri giorni, di eventi biblici e di passi del Vangelo.

Seppure abbastanza realistico e a volte anche un po’ duro nelle sue rappresentazioni, David LaChapelle non pare nutrire nei suoi  (capo)lavori finalità dissacratorie, nè tantomeno  irriverenti.

Traspare invece la finalità sociale del messaggio che egli intende trasmettere.

Ho visitato la mostra lo scorso mercoledi 6 maggio 2015 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, insieme con mia moglie, e  devo dire che ne è valsa veramente la pena.

Abbiamo “subìto” un vero “shock emotivo”, proprio quello che l’artista intende provocare nel pubblico che accorre numeroso per ammirare le sue opere esposte nei musei più importanti di tutto il mondo.

La mostra di Roma ha avuto inizio il 30 aprile scorso e si protrarrà fino a tutto il 13 settembre prossimo.

LaChapelle2

Dalla Brochure della mostra “David LaChapelle. Dopo il Diluvio”, curatore Gianni Mercurio, coproduzione Azienda Speciale Palaexpo, Madeinart, David LaChapelle Studio:

“Al Palazzo delle Esposizioni torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Sono infatti esposte circa 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e  molte di grande formato.

Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Fino ad allora LaChapelle ha preferito che le sue foto viaggiassero sulle pagine di riviste di moda e di cataloghi senza testi.

L’obiettivo non è mai stato fermarsi alla mera illustrazione, ma raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile – è questo il suo modo di essere un artista pop – e portare la lettura dell’opera sul piano dello shock emotivo.

LaChapelle ha spinto la sua estetica fino al limite, ma nel 2006 è uscito di scena, voltando le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico: “Avevo detto quello che volevo dire”.

La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge” [Il Diluvio], che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina [Il Diluvio Universale], LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.

Dopo The Deluge, la produzione del fotografo americano si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie Car Crash, Negative Currencies, Hearth Laughs in Flowers, Gas Stations, Land Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.

Per permettere al pubblico di conoscere le “origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a The Deluge, è esposta anche una selezione di opere che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.

Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay, Paris; the Brooklyn Museum, New York; the Museum of Contemporary Art, Taipei; the Tel Aviv Museum of Art; the Los Angeles County Museum of Art (LACMA); The National Portrait Gallery, London; and the Fotographfiska Museet, Stockholm, Sweden. The National Portrait Gallery in Washington, DC.

L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati che attraverso i back stage dei suoi set fotografici, ci illustrano il complesso processo di realizzazione e produzione dei suoi lavori”

LaChapelle3

Biografia [http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/biografia-david-lachapelle-dopo-il-diluvio]:

“David LaChapelle è famoso a livello internazionale per il suo eccezionale talento nel combinare un’originale estetica iperrealistica con profondi messaggi sociali. La sua carriera fotografica è iniziata negli anni Ottanta quando LaChapelle cominciò a esporre le sue opere d’arte nelle gallerie di New York. Dopo aver frequentato la North Carolina School of Arts, si trasferì a New York dove si iscrisse alla Art Students League e alla School of Visual Arts. Grazie a mostre in galleria come 303 Gallery, Trabia McAffee e altre, il suo lavoro attirò l’attenzione di Andy Warhol, che gli offrì il suo primo incarico fotografico professionale. Le sue fotografie di personaggi famosi su “Interview” furono accolte positivamente e ben presto LaChapelle si ritrovò a fotografare per svariate testate di prestigio e a creare alcune delle campagne pubblicitarie più memorabili della sua generazione. Dopo essersi affermato nel campo della fotografia contemporanea, LaChapelle ha ampliato il suo lavoro a comprendere la regia di video musicali, eventi teatrali dal vivo e documentari. Ha all’attivo la regia di video musicali per artisti come Christina Aguilera, Moby, Jennifer Lopez, Amy Winehouse, Britney Spears e No Doubt. Il suo lavoro per il palcoscenico comprende The Red Piano di Elton John, lo spettacolare show del Caesars Palace che ha ideato e diretto nel 2004. Il crescente interesse per il cinema lo ha portato a realizzare il cortometraggio documentaristico Krumped, premiato al Sundance, da cui ha sviluppato il film RIZE, acquistato per la distribuzione in tutto il mondo da Lion’s Gate Films. La pellicola è uscita nelle sale degli USA e di 17 paesi diversi nell’estate del 2005 con enorme entusiasmo della critica, ed è stata scelta per aprire il Tribeca Film Festival 2005 a New York. Negli ultimi anni LaChapelle è tornato alle origini, esponendo le sue opere in alcune delle gallerie e dei musei più prestigiosi al mondo. Hanno accolto il suo lavoro gallerie come la Paul Kasmin Gallery di New York, la Jablonka Galerie di Berlino, la Robilant + Voena Gallery di Londra e la Maruani & Noirhomme in Belgio e istituzioni come il Museo de Arte Contemporáneo in Perù, il Palazzo delle Esposizioni di Roma e Palazzo Reale a Milano, il Barbican di Londra e la Helmut Newton Foundation a Berlino”.

Ed ancora:

Dal Catalogo della mostra di Roma, Palazzo delle Esposizioni, David LaChapelle, “Dopo il Diluvio/After the Delughe”, a cura di Gianni Mercurio, in collaborazione con Ida Parlavecchio:

 “Surreale, barocco e al tempo stesso pop, lo statunitense David LaChapelle è uno dei più noti fotografi contemporanei. Dagli anni Novanta la sua creatività teatrale, fantastica, irridente incrocia i linguaggi della pubblicità e della moda, con i suoi eccessi, con l’esibizione plateale del corpo ma anche con i suoi risvolti amari nascosti dietro le luci colorate dell’apparenza. Una grande mostra romana (curata da Gianni Mercurio) propone ora la sua produzione più recente, sul tema del “Diluvio” e del “Dopo-Diluvio”:  una riflessione matura e filosofica in cui tutto sembra perdere senso in un mondo in disfacimento. Questo volume presenta una spettacolare rassegna delle opere in mostra, corredata da un saggio critico del curatore”.

Foto di Lorenzo Bove


17
Apr

La “Divina Misericordia” … un bel dipinto anche per Sesto San Giovanni

Lo scorso sabato 11 aprile 2015, alla vigilia della festa della “Divina Misericordia”, nel corso della celebrazione della messa vespertina “pre-festiva” presso la Parrocchia di Santo Stefano di Sesto San Giovanni, è stato inaugurato un dipinto raffigurante  l’immagine del “Gesù Misericordioso”.

Si tratta di una straordinaria opera realizzata con la tecnica pittorica dell’olio su tela dal pittore e scultore sestese di adozione Alessandro Dinardo.

Nel corso della celebrazione eucaristica, il Prevosto Don Giovanni  Brigatti ha scoperto il maestoso dipinto, collocato su di un cavalletto a lato dell’altare maggiore, sollevando il telo che lo avvolgeva.

Mentre, al termine della Santa Messa, l’Architetto sestese Pier Giorgio Meregalli ha illustrato ai parrocchiani presenti l’iter della realizzazione dell’opera, il profilo dell’artista e la storia riguardante la festa della “Divina Misericordia”, che ricorre la domenica successiva a quella di Pasqua.

Un caloroso applauso  ha salutato infine l’autore del dipinto, presente in chiesa.

Dalla relazione dell’Arch. Meregalli:

“Su invito di Don Giovanni, un nostro concittadino, nonché parrocchiano Maestro pittore e scultore, lascia una testimonianza di fede alla nostra Parrocchia producendo, con tecnica pittorica olio su tela, una straordinaria immagine del Gesù Misericordioso, che stiamo ammirando sull’altare maggiore.

Per la storia in modo sintetico:

Dopo l’apparizione di Gesù avvenuta nella sua cella del convento di Plock il 22 febbraio 1931, Suor Faustina Kowalska, religiosa polacca appartenente alla Congregazione della Beata Vergine della Misericordia, richiede al pittore Eugenio Kazimieroski di dipingere la prima immagine della Divina Misericordia che oggi si trova nel Santuario di Vilnius in Lituania.

Nel 1943 il pittore Adolfo Hila si rivolge alla Congregazione perché desidera dipingere l’immagine come ex voto di ringraziamento a nome di tutta la sua famiglia salvata dalla seconda guerra mondiale.

L’immagine viene ora custodita nel grandioso santuario-basilica nella zona periferica di Cracovia, costruito per ospitare circa 5000 persone, e che è meta di pellegrinaggio da tutto il mondo; l’immagine si trova sopra le reliquie di Santa Faustina nella cappella centrale.

Il Papa San Giovanni Paolo Secondo, nel 1980 scrisse l’Enciclica ‘Dives in Misericordia’ interamente dedicata alla devozione appresa dall’umile Suora polacca, ed è stato Lui che l’ha proclamata Santa il 30 Aprile 2000. Visitò due volte il Santuario nel 1997 e nel 2002 e, quattro anni più tardi, pregava lì anche Papa Benedetto Sedicesimo inaugurando il monumento dedicato allo stesso San Giovanni Paolo Secondo.

Il nostro parrocchiano Alessandro Dinardo è nato a Mileto in Calabria  65 anni orsono; si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera e diventa pittore e scultore.

Sue opere: le porte in bronzo, il busto di San Gregorio VII e di San Giovanni Paolo Secondo nella Chiesa di Mileto; esegue dipinti della Madonna di Fatima per Portogallo, Austria, India, Russia e per la Nunziatura del Marocco e dipinti vari con Soggetti Religiosi in varie Chiese d’Italia.

Scrive Alessandro Dinardo:

La nostalgia della sacra bellezza di Gesù e Maria, nel corso dei secoli cristiani, ha spinto gli uomini con animo d’artista, nell’umiltà dei colori, a mettere sulla tela e su legno le loro immagini e a estrarre dal duro marmo figure parlanti al cuore e ispiranti fede nel Dio dell’amore.

L’immagine sacra è un bagliore, una eco, un annuncio del Divino.

Indica una realtà celeste, una presenza viva, desiderata, aiuta gli uomini a crescere nella Fede, nella Speranza e nella Carità, perché possano contemplare Colui che lo spirito d’amore glieli fa chiamare amici.

Oggi contempliamo l’icona di Gesù Misericordioso secondo le indicazioni di Santa Faustina Kowalska.

In visione Gesù le si rivelò: sul Suo volto l’espressione dell’Amore Crocifisso e Risorto. La mano destra benedice e assolve, la sinistra all’altezza del cuore, solleva un lembo della tunica, ne fuoriescono due raggi, uno di luce rossa e l’altro di luce bianca: simboli del sangue e dell’acqua scaturiti dal Suo costato trafitto. Gesù disse a Faustina: Dipingi un’immagine seguendo ciò che vedi e scrivici sotto ‘Gesù confido in Te’ e chiese che la domenica successiva alla domenica di Pasqua fosse la festa della Sua Misericordia’; la Chiesa universale l’ha ascoltata e indetta [proprio nella domenica successiva alla Pasqua, già denominata ‘In Albis’].

L’immagine esposta in Basilica [di Santo Stefano di Sesto San Giovanni] oggi vuole ricordare tutto ciò”.

“E io aggiungo – sottolinea l’Arch. Meregalli – come tutti sappiamo: Papa Francesco è un grande invocatore e testimone, ed è di pochi giorni fa l’annuncio dell’Anno Santo della Misericordia”.

Conclude così l’Arch. Meregalli:

L’autore ha scelto di non fare la copia dell’immagine originaria, ma, volutamente la sua opera la ricorda e ne arricchisce l’effetto emozionale.

Il dipinto potrebbe essere collocato nella nostra Chiesa di Santa Maria Assunta [in via Cavour a Sesto San Giovanni], dopo aver conseguito le prescritte autorizzazioni da parte della Curia Arcivescovile e della Soprintendenza dei Beni Culturali”.

Ancora qualche informazione sull’autore del dipinto, tratta dal Sito internet “In Sapientia Virtus – 278° anno di fondazione – Accademia Milesia, Mileto (VV), alla pagina  http://web.tiscali.it/milesia/la_nuova_mileto.htm:

 “Oltre alla Chiesa Cattedrale [di Mileto], anche le altre sono state ristrutturate: la SS. Trinità dell’antica Badia, la chiesetta di S. Antonio e la chiesa dell’Assunta, per opera del parroco Don Bruno Cannatelli; la chiesetta di San Michele e quella della Cattolica per opera delle omonime congreghe; quelle di S. Maria degli Angeli e dell’Addolorata in Paravati [una frazione di Mileto] per opera del parroco Don Pasquale Barone; quella di San Rocco in S. Giovanni per opera del parroco Don Roberto Carnovale; in modo particolare è da segnalare l’inaugurazione, l’8 agosto 1995, della nuova porta in bronzo della SS. Trinità raffigurante scene della rivelazione della Trinità, grazie alla generosità e all’impegno dell’artista miletese Alessandro Di Nardo, il quale ha anche voluto posizionare sulla piazza della Cattolica i busti raffiguaranti i papi Gregorio VII e Giovanni Paolo II, rispettivamente primo e attuale papa, vigente la diocesi di Mileto”.

Il pittore e scultore Alessandro Dinardo è meridionale di origine, come molti di noi che da tanti anni vivono nel Nord Italia, dove hanno saputo realizzarsi professionalmente, mantenendo nel contempo saldi i rapporti con il proprio territorio di provenienza, la sua storia e le sue tradizioni.

Foto di Lorenzo Bove

Gesu Misericordioso


26
Mar

Primato di longevità a Poggio Imperiale!

Lo scorso venerdi 20 marzo 2015 la signora Maria Giuseppa Robucci di Poggio Imperiale ha compiuto la veneranda età di 112 anni.

Si, proprio così, centododici anni!

La signora Maria Giuseppa, è al momento la donna più longeva (e quindi la Decana) della Regione Puglia e la terza supercentenaria di tutta l’Italia. In verità sarebbe la quarta, se si considera una signora di 113 anni residente a Roma, ma di origine statunitense.

Queste le prime quattro persone più longeve attualmente viventi e residenti in Italia:

  1. Emma Morano, 115 anni, nata il 29.11.1899 a Civiasco (VC), Piemonte e residente a Verbania, Piemonte;
  2. Marie Josephine Gaudette, 113 anni, nata il 25.03.1902 negli U.S.A., New Hampshire, Manchester e residente a Roma, Lazio;
  3. Giuseppina Projetto, 112 anni, nata il 30.05.1902 alla Maddalena (Ot), Sardegna e residente a Montelupo Fiorentino (FI) Toscana;
  4. Maria Giuseppa Robucci, 112 anni, nata a Poggio Imperiale (FG), Puglia e residente ad   Apricena (FG), Puglia.

Come si può vedere, nelle prime posizioni compaiono solo donne e, per rinvenire il primo soggetto di sesso maschile, occorre scorrere la lista fino al 23° posto, dove troviamo il signor Salvatore Caruso di 109 anni, nato il 02.11.1905 a Molochio (RC), Calabria e colà residente.

Le informazioni  sopra riportate sono consultabili sul Sito internet “Supercentenari  d’Italia”, che riporta l’elenco delle persone viventi più longeve in Italia. La lista raccoglie i nominativi di ultracentenari residenti in Italia di età minima di 107 anni, con l’attestazione del loro stato in vita: http://www.supercentenariditalia.it/persone-viventi-piu-longeve-in-italia

La circostanza che una nostra compaesana tarnuese (poggioimperialese) abbia raggiunto un così elevato livello di longevità, ci inorgoglisce e ci riempie di una gioia immensa.

L’amministrazione comunale di Poggio Imperiale e l’intera cittadinanza, con il dovuto calore ed affetto, hanno reso omaggio alla supercentenaria nostrana, con una superba cerimonia in suo onore, iniziata nella Sala Consiliare, ove la festeggiata è stata insignita dell’onorificenza di Sindaco Onorario, con la formale consegna della fascia tricolore e di una pergamena che ricorda l’attribuzione dell’onorificenza, da parte dell’Amministrazione Comunale, al  primo Sindaco Donna di Poggio Imperiale nonchè  Sindaco (Onorario) più anziano d’Italia.

E’ seguita poi una partecipata Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa Matrice di San Placido Martire, accompagnata dall’esecuzione di canti liturgici del Coro parrocchiale, al termine della quale si è passati al taglio della torta presso i locali della scuola elementare ed infine ai fuochi d’artificio.

Anch’io ho conosciuto, come tanti altri tarnuise (poggioimperialesi) come me, la signora Maria Giuseppa e, dai miei ricordi di quasi settantenne, riaffiorano i tempi in cui suo marito Nicola Nargiso, gestiva con i figli il proprio bar in piazza Imperiale, nei locali attualmente occupati dalla Banca Popolare di Milano. Un gelato, una tazzina di caffè, un bicchiere di birra (peroncino, canadese o tre quarti, queste erano le forme delle bottiglie di birra in commercio all’epoca), una partitina a carte o al biliardo (stecca o boccette) … e le canzoni del “juke-box” … l’introduzione della monetina (50 Lire per una canzone e 100 per tre) … la selezione del disco … e via con la musica. Erano gli anni sessanta!

Un anno fa l’intervento al femore, ma si tratta solo di un lontano ricordo; “Ha la pelle e il cuore di una settantenne”, dicono di lei  i medici che l’hanno avuta in cura.

E, con altrettanta buona memoria, la nonnina svela il segreto della sua longevità: “Sono tranquilla, mangio tutta roba semplice e genuina, come il pane, l’olio e il pomodoro”, concetti resi al meglio dal proverbio locale: “Tarranòve, pane e pemmedòre e arija bbòne”, letteralmente tradotto: “Poggio Imperiale, pane e pomodoro e aria buona”; un invito a essere positivi e senza affanni.

Nonna Peppa 112 anni


22
Mar

Centro Studi Territoriale, Simposio culturale, Poggio Imperiale

Poggio Imperiale vive, cresce ed è in buona salute!

Segno tangibile di tutto questo, è la recente nascita del “Centro Studi Territoriale, Simposio culturale”, animato da giovani poggioimperialesi, che ha già al suo attivo una serie di iniziative culturali e un potenziale programma di sviluppo di tutto rilievo.

Nei prossimi giorni, una interessante conferenza stimolerà il dibattito intorno alle origini del nostro amato paesello, ma sarà anche l’occasione per divulgare ulteriormente la conoscenza dei primordi, albori, provenienze e linguaggio di Tarranove e dei tarnuise, alla luce degli studi e degli approfondimenti condotti egregiamente da alcuni nostri appassionati concittadini.

L’evento avrà luogo presso la Sala Teatro (ex palestra) via Oberdan a Poggio Imperiale alle ore 18,30 di giovedi 26 marzo 2015

 Conferenza

“Chi eravamo. Gli albori della nostra storia”

 Interventi

 Antonietta Zangardi, Peppino Tozzi, Stefania Cristino, Mara Romano, Deborah Chirò,

Rossana di Fronzo, Maria Pia D’Aloiso del Centro Studi Territoriale

 Conduce la serata: Nicla Simeone

 Relatori

Titta Romano

“Attività lavorative e maestranze”

 Giusy Di Summa e Giuseppe Izzo

“Intervista al Principe Placido Imperiale”

Rossella Gravina

“Cronologia della storia di Poggio Imperiale”

 Omaggio a Poggio Imperiale

 Saluti

 Dott. Alfonso D’Aloiso – Sindaco di Poggio Imperiale

L’omaggio a Poggio Imperiale consisterà nella declamazione dei versi delle poesie dedicate da alcuni poeti a Poggio Imperiale.

La manifestazione è patrocinata dal Comune di Poggio Imperiale, dall’Associazione Avis di Poggio Imperiale e dalle Edizioni del Poggio di Poggio Imperiale.

Simposio culturale Centro Studi Territoriale pOGGIO iMPERIALE


7
Feb

Frida Kahlo e Diego Rivera: una coppia, due mondi diversi!

Dopo il successo della mostra dello scorso anno presso le Scuderie del Quirinale di Roma, le opere di Frida Kahlo hanno continuato  ad entusiasmare i visitatori presso il Palazzo Ducale di Genova, in una prospettiva ancora più avvincente.

Infatti, nel mentre a Roma le opere della geniale artista sono state presentate nel contesto delle avanguardie internazionali del suo tempo, la mostra di Palazzo Ducale, curata dall’autrice del catalogo ragionato, Helga Prignitz-Poda, con la collaborazione di Christina Kahlo (pronipote di Frida) e Juan Coronel Rivera (nipote di Diego), si è spinta nel racconto dei legami segreti che unirono Frida Kahlo e Diego Rivera, due artisti così profondamente differenti.

Lo scorso 27 gennaio, scegliendo un periodo tranquillo, senza calca e confusione e quindi ideale per apprezzare con tutta calma la bellezza e l’originalità delle opere esposte, anche io e mia moglie non abbiamo voluto perdere l’occasione di visitare questa importante ed esclusiva mostra di Genova.

Frida Kahlo e Diego Rivera si videro per la prima volta nel 1922 sotto i ponteggi della Scuola Nazionale Preparatoria; lui era il pittore più famoso del Messico rivoluzionario, chiamato a dipingere un murales nell’anfiteatro dell’istituto, mentre lei era una ragazzina irriverente.

Sette anni dopo, Frida Kahlo e Diego Rivera erano moglie e marito, e fu l’inizio di un amore lungo e tormentato, costellato di tradimenti e colpi di scena (anche di pistola), ma destinato ad entrare nella leggenda.

La mostra di Palazzo Ducale racconta il legame arte-vita di questa coppia messicana: l’opera di Frida Kahlo, da sola, sembra essere incompleta senza la spalla che Diego Rivera offre alla sua fragilità.

Quella che veniva definita “l’unione di un elefante con una colomba”, superò le consuetudini di un legame sentimentale: Frida e Diego portarono nel loro rapporto e nella loro espressione dell’arte le personalissime esperienze di vita.

La mostra esplora questi temi sulla base di ben 120 opere di Frida Kahlo e Diego Rivera.

Di Frida sono stati esposti dipinti (ed in particolare i suoi autoritratti) su olio, su masonite, su alluminio come “Diego in my mind”, “Self-portrait wearing”, “Velvet Dress”, “Diego and I”, e ancora il “Self Portrait in a sun flore”, che dipinge pochi giorni prima di morire, ma anche disegni ed il suo corsetto di gesso sul quale Frida dipinge la sua rossa falce e martello comunista.

Di Diego sono stati presentati in larga parte dipinti su olio (in particolare i grandi ritratti nei quali eccelleva, come “Portrait Dama Oaxaqueña”, “Portrait of Natasha Gelman”, “Calla lilly vendors”), ma anche il taccuino del “Viaggio in Italia”, mai esposto prima, il ritratto di Frida nuda ed uno dei grandi murales (naturalmente ricostruito).

Frida 2

Diego dipingeva le grandi emozioni storiche interpretando la rivoluzione nelle arti visive e mostrando l’uomo al potere, sempre circondato da un pubblico. Nei dipinti di Rivera, l’uomo ha la capacità di dare una forma positiva alla sua vita, per il bene dell’umanità, optando per la via dell’edonismo egoistico.

Frida, invece, quando cominciò a dipingere, lo fece per rifugiarsi in un mondo di fantasia, trasportando problemi e sentimenti in quadri di piccole dimensioni. La sua continua lotta con il dolore e con la solitudine trova espressione adeguata in una sorta di “realismo magico”, sviluppando un linguaggio artistico personale rispetto a quello degli artisti che ebbe modo di conoscere nei viaggi negli Stati Uniti e in Europa. La sua rivoluzione consiste nel rendere pubblico il privato.

Rivera nasce nel 1886 a Guanajuato, in un momento in cui la cultura messicana si basava ancora profondamente sui modelli europei. Era un “bambino prodigio” che eccelleva nel disegno, venne in Europa con una borsa di studio nel 1907, ed ebbe modo di studiare le opere della scuola spagnola (Velazquez, El Greco, Goya). Più tardi, a Parigi, si concentrò sulla pittura francese (Cezanne, Signac e Seurat, il puntinismo). Tra il 1913 e il 1914, si focalizzò sul cubismo. Durante questi anni, artisti come Modigliani, Picasso, Braque e Gris esercitarono su di lui una forte influenza. Era come una spugna in grado di assorbire tutto e di dipingere magistralmente alla maniera cubista. Tornato in Messico, Rivera iniziò a progettare la sua opera presso la Scuola Nazionale Preparatoria, in cui Frida Kahlo fu allieva. Il murales di Rivera “La Creazione” è ritenuto il preludio al Rinascimento della pittura murale messicana dove è evidente come il suo viaggio in Italia avesse dato i suoi frutti: le grandi figure eseguite in pose classiche furono realizzate secondo i principi di un classicismo figurativo, al quale Rivera aveva cercato di aggiungere elementi nazionalistici. Il taccuino del “Viaggio in Italia” di Rivera rappresenta una parte importante della mostra, non essendo oltretutto mai stato esposto prima.

 

Il destino di Frida Kahlo prese un corso molto diverso. Magdalena Carmen Frida Kahlo Calderón nasce nel 1907 presso la Casa Azul de Coyoacán, un sobborgo di città del Messico. Nel 1925, all’età di 19 anni, già duramente messa alla prova dalla poliomelite, è vittima di un incidente stradale terribile, la collisione tra un autobus e un tram, in cui un corrimano in ferro penetra nel suo fianco e la costringe a una lunga degenza, trenta interventi chirurgici, e a grandi sofferenze. Costretta a rinunciare al suo piano originario di diventare medico e ad abbandonare gli studi si dedica alla pittura. Mostrò i suoi dipinti a Diego una mattina del 1927 mentre era impegnato a dipingere gli affreschi sulle pareti del Ministero dell’Educazione. Diego Rivera ritrasse Frida per la prima volta in uno dei suoi grandi murali al Ministero dell’Educazione, accanto a Tina Modotti (la fotografa italiana amica comune), mentre distribuiva armi. Quando nel 1929 si sposarono, Frida aveva 22 anni, e non aveva ancora terminato gli studi, Diego aveva 43 anni ed era già un artista ampiamente riconosciuto e famoso, con tre matrimoni alle spalle e tre figli. Sei mesi dopo Diego aveva una relazione con la sorella di Frida, ma lei per vendetta faceva altrettanto con Leon Trotskyi, scappato dall’URSS e che lei stessa ospitava nella Casa Azul.

Per tutta la vita ebbero entrambi decine di amanti, anche in comune (come ad esempio la predetta Tina Modotti), ma non furono mai capaci di lasciarsi.

Nel 1930, Diego Rivera arrivò a San Francisco per la prima volta con la sua giovane sposa. Dipinse al San Francisco Stock Exchange e cominciò poi a dipingere un altro murales al Detroit Institute of Arts. Verso la fine del 1931 il famosissimo museo “MoMa” di New York gli dedicò una grande mostra personale.

Ma c’è davvero dell’incredibile nel pensare che, nel frattempo, le opere di Frida diventarono così straordinariamente indipendenti, così enigmaticamente belle che i visitatori che andavano a trovare Diego Rivera, rimanevano ancor più affascinati dalle opere di Frida. André Breton, il primo ad organizzare una mostra delle sue opere a Parigi, descrisse la sorpresa nel trovare, a casa di Diego, questi dipinti della moglie, e pieno di ammirazione dichiarò: “L’arte di Frida Kahlo è un nastro attorno a una bomba”.

 Frida 3

Diego riuscì a dare voce ai problemi e ai bisogni contemporanei rimanendo nella memoria collettiva del paese e, finché i fatti che egli rappresentava erano in linea con i compiti della società, rimase il più importante dei due.

Attraverso le sue visioni provenienti dal mito, Frida parla, invece, ai sentimenti universali dell’uomo: la compassione, l’empatia, il desiderio di amore. Nella sua solitudine, lei è più vicina all’uomo moderno di quanto lo sia Diego. Il risultato è che Frida Kahlo rimane icona oggi come allora, non solo in Messico, ma in tutto il mondo.

 

Mostra  di Frida Kahlo e Diego Rivera, dal 20 settembre 2014 al 8 febbraio 2015

Genova –  Palazzo Ducale – Appartamento del Doge

Alcune delle informazioni e delle notizie riportate nel presente articolo sono tratte da pubblicazioni, testi, recensioni e materiale divulgativo disponibile nel contesto della mostra

Foto: Lorenzo Bove

 


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