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Benvenuti in PagineDiPoggio.com
Poggio Imperiale, la Porta della Puglia e del Gargano.

Un poggio, un'altura,
un dolce declivio.
Un luogo privilegiato di osservazione
sul passato, presente e futuro.
Sul mondo intero.
(l.b.)
18
Mag

Il 27 maggio prossimo, a Poggio Imperiale, una Conferenza sulla Grande Guerra

 

 

 

 

Su invito via e-mai dell’amica Antonietta Zangardi, riporto anche sul mio Sito/Blog l’informazione concernente una interessante conferenza che si terrà  a Poggio Imperiale nei prossimi giorni, sul tema della Grande Guerra, nella ricorrenza del suo Centenario; un’occasione importante da non perdere, in quanto verranno ricordati anche i caduti della nostra terra.

Conferenza

Centenario della Grande Guerra

(dal maggio radioso alla guerra in trincea)

 Mercoledi 27 maggio 2015 ore 19:00

presso la Sala Multifunzionale (ex palestra)

in via Oberdan a Poggio Imperiale

 Saluti

Dott. Alfonso D’Aloiso Sindaco di Poggio Imperiale

Relatori

Antonietta Zangardi, Peppino Tozzi, Gravina Rossella,

Izzo Giuseppe, Romano Titta, Di Summa Giusy,

Cristino Stefania, Simeone Nicla, D’Aloiso Maria Pia,

Chirò Deborah, Di Fronzo Rossana

(Centro Studi Territoriale Simposio Culturale Poggio Imperiale)

Interverrano su

Generali, Fanti-contadini, Donne, Poeti e Intellettuali

Protagonisti del Primo Conflitto Mondiale

Omaggio ai caduti di Poggio Imperiale

Conferenza Centenario Grande Guerra


15
Mag

A Roma … “Dopo il Diluvio” … una interessante mostra di David LaChapelle

Dopo il Diluvio!

Una mostra che offre l’opportunità di scoprire ed apprezzare uno stile artistico particolare, che travalica sicuramente gli schemi tradizionali di approccio delle immagini nel contesto scenico, senza tuttavia oltrepassare mai i limiti della decenza e del buon gusto.

E, questo, anche nella rivisitazione in chiave più prossima ai nostri giorni, di eventi biblici e di passi del Vangelo.

Seppure abbastanza realistico e a volte anche un po’ duro nelle sue rappresentazioni, David LaChapelle non pare nutrire nei suoi  (capo)lavori finalità dissacratorie, nè tantomeno  irriverenti.

Traspare invece la finalità sociale del messaggio che egli intende trasmettere.

Ho visitato la mostra lo scorso mercoledi 6 maggio 2015 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, insieme con mia moglie, e  devo dire che ne è valsa veramente la pena.

Abbiamo “subìto” un vero “shock emotivo”, proprio quello che l’artista intende provocare nel pubblico che accorre numeroso per ammirare le sue opere esposte nei musei più importanti di tutto il mondo.

La mostra di Roma ha avuto inizio il 30 aprile scorso e si protrarrà fino a tutto il 13 settembre prossimo.

LaChapelle2

Dalla Brochure della mostra “David LaChapelle. Dopo il Diluvio”, curatore Gianni Mercurio, coproduzione Azienda Speciale Palaexpo, Madeinart, David LaChapelle Studio:

“Al Palazzo delle Esposizioni torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Sono infatti esposte circa 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e  molte di grande formato.

Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Fino ad allora LaChapelle ha preferito che le sue foto viaggiassero sulle pagine di riviste di moda e di cataloghi senza testi.

L’obiettivo non è mai stato fermarsi alla mera illustrazione, ma raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile – è questo il suo modo di essere un artista pop – e portare la lettura dell’opera sul piano dello shock emotivo.

LaChapelle ha spinto la sua estetica fino al limite, ma nel 2006 è uscito di scena, voltando le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico: “Avevo detto quello che volevo dire”.

La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge” [Il Diluvio], che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina [Il Diluvio Universale], LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.

Dopo The Deluge, la produzione del fotografo americano si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie Car Crash, Negative Currencies, Hearth Laughs in Flowers, Gas Stations, Land Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.

Per permettere al pubblico di conoscere le “origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a The Deluge, è esposta anche una selezione di opere che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.

Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay, Paris; the Brooklyn Museum, New York; the Museum of Contemporary Art, Taipei; the Tel Aviv Museum of Art; the Los Angeles County Museum of Art (LACMA); The National Portrait Gallery, London; and the Fotographfiska Museet, Stockholm, Sweden. The National Portrait Gallery in Washington, DC.

L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati che attraverso i back stage dei suoi set fotografici, ci illustrano il complesso processo di realizzazione e produzione dei suoi lavori”

LaChapelle3

Biografia [http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/biografia-david-lachapelle-dopo-il-diluvio]:

“David LaChapelle è famoso a livello internazionale per il suo eccezionale talento nel combinare un’originale estetica iperrealistica con profondi messaggi sociali. La sua carriera fotografica è iniziata negli anni Ottanta quando LaChapelle cominciò a esporre le sue opere d’arte nelle gallerie di New York. Dopo aver frequentato la North Carolina School of Arts, si trasferì a New York dove si iscrisse alla Art Students League e alla School of Visual Arts. Grazie a mostre in galleria come 303 Gallery, Trabia McAffee e altre, il suo lavoro attirò l’attenzione di Andy Warhol, che gli offrì il suo primo incarico fotografico professionale. Le sue fotografie di personaggi famosi su “Interview” furono accolte positivamente e ben presto LaChapelle si ritrovò a fotografare per svariate testate di prestigio e a creare alcune delle campagne pubblicitarie più memorabili della sua generazione. Dopo essersi affermato nel campo della fotografia contemporanea, LaChapelle ha ampliato il suo lavoro a comprendere la regia di video musicali, eventi teatrali dal vivo e documentari. Ha all’attivo la regia di video musicali per artisti come Christina Aguilera, Moby, Jennifer Lopez, Amy Winehouse, Britney Spears e No Doubt. Il suo lavoro per il palcoscenico comprende The Red Piano di Elton John, lo spettacolare show del Caesars Palace che ha ideato e diretto nel 2004. Il crescente interesse per il cinema lo ha portato a realizzare il cortometraggio documentaristico Krumped, premiato al Sundance, da cui ha sviluppato il film RIZE, acquistato per la distribuzione in tutto il mondo da Lion’s Gate Films. La pellicola è uscita nelle sale degli USA e di 17 paesi diversi nell’estate del 2005 con enorme entusiasmo della critica, ed è stata scelta per aprire il Tribeca Film Festival 2005 a New York. Negli ultimi anni LaChapelle è tornato alle origini, esponendo le sue opere in alcune delle gallerie e dei musei più prestigiosi al mondo. Hanno accolto il suo lavoro gallerie come la Paul Kasmin Gallery di New York, la Jablonka Galerie di Berlino, la Robilant + Voena Gallery di Londra e la Maruani & Noirhomme in Belgio e istituzioni come il Museo de Arte Contemporáneo in Perù, il Palazzo delle Esposizioni di Roma e Palazzo Reale a Milano, il Barbican di Londra e la Helmut Newton Foundation a Berlino”.

Ed ancora:

Dal Catalogo della mostra di Roma, Palazzo delle Esposizioni, David LaChapelle, “Dopo il Diluvio/After the Delughe”, a cura di Gianni Mercurio, in collaborazione con Ida Parlavecchio:

 “Surreale, barocco e al tempo stesso pop, lo statunitense David LaChapelle è uno dei più noti fotografi contemporanei. Dagli anni Novanta la sua creatività teatrale, fantastica, irridente incrocia i linguaggi della pubblicità e della moda, con i suoi eccessi, con l’esibizione plateale del corpo ma anche con i suoi risvolti amari nascosti dietro le luci colorate dell’apparenza. Una grande mostra romana (curata da Gianni Mercurio) propone ora la sua produzione più recente, sul tema del “Diluvio” e del “Dopo-Diluvio”:  una riflessione matura e filosofica in cui tutto sembra perdere senso in un mondo in disfacimento. Questo volume presenta una spettacolare rassegna delle opere in mostra, corredata da un saggio critico del curatore”.

Foto di Lorenzo Bove


17
Apr

La “Divina Misericordia” … un bel dipinto anche per Sesto San Giovanni

Lo scorso sabato 11 aprile 2015, alla vigilia della festa della “Divina Misericordia”, nel corso della celebrazione della messa vespertina “pre-festiva” presso la Parrocchia di Santo Stefano di Sesto San Giovanni, è stato inaugurato un dipinto raffigurante  l’immagine del “Gesù Misericordioso”.

Si tratta di una straordinaria opera realizzata con la tecnica pittorica dell’olio su tela dal pittore e scultore sestese di adozione Alessandro Dinardo.

Nel corso della celebrazione eucaristica, il Prevosto Don Giovanni  Brigatti ha scoperto il maestoso dipinto, collocato su di un cavalletto a lato dell’altare maggiore, sollevando il telo che lo avvolgeva.

Mentre, al termine della Santa Messa, l’Architetto sestese Pier Giorgio Meregalli ha illustrato ai parrocchiani presenti l’iter della realizzazione dell’opera, il profilo dell’artista e la storia riguardante la festa della “Divina Misericordia”, che ricorre la domenica successiva a quella di Pasqua.

Un caloroso applauso  ha salutato infine l’autore del dipinto, presente in chiesa.

Dalla relazione dell’Arch. Meregalli:

“Su invito di Don Giovanni, un nostro concittadino, nonché parrocchiano Maestro pittore e scultore, lascia una testimonianza di fede alla nostra Parrocchia producendo, con tecnica pittorica olio su tela, una straordinaria immagine del Gesù Misericordioso, che stiamo ammirando sull’altare maggiore.

Per la storia in modo sintetico:

Dopo l’apparizione di Gesù avvenuta nella sua cella del convento di Plock il 22 febbraio 1931, Suor Faustina Kowalska, religiosa polacca appartenente alla Congregazione della Beata Vergine della Misericordia, richiede al pittore Eugenio Kazimieroski di dipingere la prima immagine della Divina Misericordia che oggi si trova nel Santuario di Vilnius in Lituania.

Nel 1943 il pittore Adolfo Hila si rivolge alla Congregazione perché desidera dipingere l’immagine come ex voto di ringraziamento a nome di tutta la sua famiglia salvata dalla seconda guerra mondiale.

L’immagine viene ora custodita nel grandioso santuario-basilica nella zona periferica di Cracovia, costruito per ospitare circa 5000 persone, e che è meta di pellegrinaggio da tutto il mondo; l’immagine si trova sopra le reliquie di Santa Faustina nella cappella centrale.

Il Papa San Giovanni Paolo Secondo, nel 1980 scrisse l’Enciclica ‘Dives in Misericordia’ interamente dedicata alla devozione appresa dall’umile Suora polacca, ed è stato Lui che l’ha proclamata Santa il 30 Aprile 2000. Visitò due volte il Santuario nel 1997 e nel 2002 e, quattro anni più tardi, pregava lì anche Papa Benedetto Sedicesimo inaugurando il monumento dedicato allo stesso San Giovanni Paolo Secondo.

Il nostro parrocchiano Alessandro Dinardo è nato a Mileto in Calabria  65 anni orsono; si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera e diventa pittore e scultore.

Sue opere: le porte in bronzo, il busto di San Gregorio VII e di San Giovanni Paolo Secondo nella Chiesa di Mileto; esegue dipinti della Madonna di Fatima per Portogallo, Austria, India, Russia e per la Nunziatura del Marocco e dipinti vari con Soggetti Religiosi in varie Chiese d’Italia.

Scrive Alessandro Dinardo:

La nostalgia della sacra bellezza di Gesù e Maria, nel corso dei secoli cristiani, ha spinto gli uomini con animo d’artista, nell’umiltà dei colori, a mettere sulla tela e su legno le loro immagini e a estrarre dal duro marmo figure parlanti al cuore e ispiranti fede nel Dio dell’amore.

L’immagine sacra è un bagliore, una eco, un annuncio del Divino.

Indica una realtà celeste, una presenza viva, desiderata, aiuta gli uomini a crescere nella Fede, nella Speranza e nella Carità, perché possano contemplare Colui che lo spirito d’amore glieli fa chiamare amici.

Oggi contempliamo l’icona di Gesù Misericordioso secondo le indicazioni di Santa Faustina Kowalska.

In visione Gesù le si rivelò: sul Suo volto l’espressione dell’Amore Crocifisso e Risorto. La mano destra benedice e assolve, la sinistra all’altezza del cuore, solleva un lembo della tunica, ne fuoriescono due raggi, uno di luce rossa e l’altro di luce bianca: simboli del sangue e dell’acqua scaturiti dal Suo costato trafitto. Gesù disse a Faustina: Dipingi un’immagine seguendo ciò che vedi e scrivici sotto ‘Gesù confido in Te’ e chiese che la domenica successiva alla domenica di Pasqua fosse la festa della Sua Misericordia’; la Chiesa universale l’ha ascoltata e indetta [proprio nella domenica successiva alla Pasqua, già denominata ‘In Albis’].

L’immagine esposta in Basilica [di Santo Stefano di Sesto San Giovanni] oggi vuole ricordare tutto ciò”.

“E io aggiungo – sottolinea l’Arch. Meregalli – come tutti sappiamo: Papa Francesco è un grande invocatore e testimone, ed è di pochi giorni fa l’annuncio dell’Anno Santo della Misericordia”.

Conclude così l’Arch. Meregalli:

L’autore ha scelto di non fare la copia dell’immagine originaria, ma, volutamente la sua opera la ricorda e ne arricchisce l’effetto emozionale.

Il dipinto potrebbe essere collocato nella nostra Chiesa di Santa Maria Assunta [in via Cavour a Sesto San Giovanni], dopo aver conseguito le prescritte autorizzazioni da parte della Curia Arcivescovile e della Soprintendenza dei Beni Culturali”.

Ancora qualche informazione sull’autore del dipinto, tratta dal Sito internet “In Sapientia Virtus – 278° anno di fondazione – Accademia Milesia, Mileto (VV), alla pagina  http://web.tiscali.it/milesia/la_nuova_mileto.htm:

 “Oltre alla Chiesa Cattedrale [di Mileto], anche le altre sono state ristrutturate: la SS. Trinità dell’antica Badia, la chiesetta di S. Antonio e la chiesa dell’Assunta, per opera del parroco Don Bruno Cannatelli; la chiesetta di San Michele e quella della Cattolica per opera delle omonime congreghe; quelle di S. Maria degli Angeli e dell’Addolorata in Paravati [una frazione di Mileto] per opera del parroco Don Pasquale Barone; quella di San Rocco in S. Giovanni per opera del parroco Don Roberto Carnovale; in modo particolare è da segnalare l’inaugurazione, l’8 agosto 1995, della nuova porta in bronzo della SS. Trinità raffigurante scene della rivelazione della Trinità, grazie alla generosità e all’impegno dell’artista miletese Alessandro Di Nardo, il quale ha anche voluto posizionare sulla piazza della Cattolica i busti raffiguaranti i papi Gregorio VII e Giovanni Paolo II, rispettivamente primo e attuale papa, vigente la diocesi di Mileto”.

Il pittore e scultore Alessandro Dinardo è meridionale di origine, come molti di noi che da tanti anni vivono nel Nord Italia, dove hanno saputo realizzarsi professionalmente, mantenendo nel contempo saldi i rapporti con il proprio territorio di provenienza, la sua storia e le sue tradizioni.

Foto di Lorenzo Bove

Gesu Misericordioso


26
Mar

Primato di longevità a Poggio Imperiale!

Lo scorso venerdi 20 marzo 2015 la signora Maria Giuseppa Robucci di Poggio Imperiale ha compiuto la veneranda età di 112 anni.

Si, proprio così, centododici anni!

La signora Maria Giuseppa, è al momento la donna più longeva (e quindi la Decana) della Regione Puglia e la terza supercentenaria di tutta l’Italia. In verità sarebbe la quarta, se si considera una signora di 113 anni residente a Roma, ma di origine statunitense.

Queste le prime quattro persone più longeve attualmente viventi e residenti in Italia:

  1. Emma Morano, 115 anni, nata il 29.11.1899 a Civiasco (VC), Piemonte e residente a Verbania, Piemonte;
  2. Marie Josephine Gaudette, 113 anni, nata il 25.03.1902 negli U.S.A., New Hampshire, Manchester e residente a Roma, Lazio;
  3. Giuseppina Projetto, 112 anni, nata il 30.05.1902 alla Maddalena (Ot), Sardegna e residente a Montelupo Fiorentino (FI) Toscana;
  4. Maria Giuseppa Robucci, 112 anni, nata a Poggio Imperiale (FG), Puglia e residente ad   Apricena (FG), Puglia.

Come si può vedere, nelle prime posizioni compaiono solo donne e, per rinvenire il primo soggetto di sesso maschile, occorre scorrere la lista fino al 23° posto, dove troviamo il signor Salvatore Caruso di 109 anni, nato il 02.11.1905 a Molochio (RC), Calabria e colà residente.

Le informazioni  sopra riportate sono consultabili sul Sito internet “Supercentenari  d’Italia”, che riporta l’elenco delle persone viventi più longeve in Italia. La lista raccoglie i nominativi di ultracentenari residenti in Italia di età minima di 107 anni, con l’attestazione del loro stato in vita: http://www.supercentenariditalia.it/persone-viventi-piu-longeve-in-italia

La circostanza che una nostra compaesana tarnuese (poggioimperialese) abbia raggiunto un così elevato livello di longevità, ci inorgoglisce e ci riempie di una gioia immensa.

L’amministrazione comunale di Poggio Imperiale e l’intera cittadinanza, con il dovuto calore ed affetto, hanno reso omaggio alla supercentenaria nostrana, con una superba cerimonia in suo onore, iniziata nella Sala Consiliare, ove la festeggiata è stata insignita dell’onorificenza di Sindaco Onorario, con la formale consegna della fascia tricolore e di una pergamena che ricorda l’attribuzione dell’onorificenza, da parte dell’Amministrazione Comunale, al  primo Sindaco Donna di Poggio Imperiale nonchè  Sindaco (Onorario) più anziano d’Italia.

E’ seguita poi una partecipata Celebrazione Eucaristica presso la Chiesa Matrice di San Placido Martire, accompagnata dall’esecuzione di canti liturgici del Coro parrocchiale, al termine della quale si è passati al taglio della torta presso i locali della scuola elementare ed infine ai fuochi d’artificio.

Anch’io ho conosciuto, come tanti altri tarnuise (poggioimperialesi) come me, la signora Maria Giuseppa e, dai miei ricordi di quasi settantenne, riaffiorano i tempi in cui suo marito Nicola Nargiso, gestiva con i figli il proprio bar in piazza Imperiale, nei locali attualmente occupati dalla Banca Popolare di Milano. Un gelato, una tazzina di caffè, un bicchiere di birra (peroncino, canadese o tre quarti, queste erano le forme delle bottiglie di birra in commercio all’epoca), una partitina a carte o al biliardo (stecca o boccette) … e le canzoni del “juke-box” … l’introduzione della monetina (50 Lire per una canzone e 100 per tre) … la selezione del disco … e via con la musica. Erano gli anni sessanta!

Un anno fa l’intervento al femore, ma si tratta solo di un lontano ricordo; “Ha la pelle e il cuore di una settantenne”, dicono di lei  i medici che l’hanno avuta in cura.

E, con altrettanta buona memoria, la nonnina svela il segreto della sua longevità: “Sono tranquilla, mangio tutta roba semplice e genuina, come il pane, l’olio e il pomodoro”, concetti resi al meglio dal proverbio locale: “Tarranòve, pane e pemmedòre e arija bbòne”, letteralmente tradotto: “Poggio Imperiale, pane e pomodoro e aria buona”; un invito a essere positivi e senza affanni.

Nonna Peppa 112 anni


22
Mar

Centro Studi Territoriale, Simposio culturale, Poggio Imperiale

Poggio Imperiale vive, cresce ed è in buona salute!

Segno tangibile di tutto questo, è la recente nascita del “Centro Studi Territoriale, Simposio culturale”, animato da giovani poggioimperialesi, che ha già al suo attivo una serie di iniziative culturali e un potenziale programma di sviluppo di tutto rilievo.

Nei prossimi giorni, una interessante conferenza stimolerà il dibattito intorno alle origini del nostro amato paesello, ma sarà anche l’occasione per divulgare ulteriormente la conoscenza dei primordi, albori, provenienze e linguaggio di Tarranove e dei tarnuise, alla luce degli studi e degli approfondimenti condotti egregiamente da alcuni nostri appassionati concittadini.

L’evento avrà luogo presso la Sala Teatro (ex palestra) via Oberdan a Poggio Imperiale alle ore 18,30 di giovedi 26 marzo 2015

 Conferenza

“Chi eravamo. Gli albori della nostra storia”

 Interventi

 Antonietta Zangardi, Peppino Tozzi, Stefania Cristino, Mara Romano, Deborah Chirò,

Rossana di Fronzo, Maria Pia D’Aloiso del Centro Studi Territoriale

 Conduce la serata: Nicla Simeone

 Relatori

Titta Romano

“Attività lavorative e maestranze”

 Giusy Di Summa e Giuseppe Izzo

“Intervista al Principe Placido Imperiale”

Rossella Gravina

“Cronologia della storia di Poggio Imperiale”

 Omaggio a Poggio Imperiale

 Saluti

 Dott. Alfonso D’Aloiso – Sindaco di Poggio Imperiale

L’omaggio a Poggio Imperiale consisterà nella declamazione dei versi delle poesie dedicate da alcuni poeti a Poggio Imperiale.

La manifestazione è patrocinata dal Comune di Poggio Imperiale, dall’Associazione Avis di Poggio Imperiale e dalle Edizioni del Poggio di Poggio Imperiale.

Simposio culturale Centro Studi Territoriale pOGGIO iMPERIALE


7
Feb

Frida Kahlo e Diego Rivera: una coppia, due mondi diversi!

Dopo il successo della mostra dello scorso anno presso le Scuderie del Quirinale di Roma, le opere di Frida Kahlo hanno continuato  ad entusiasmare i visitatori presso il Palazzo Ducale di Genova, in una prospettiva ancora più avvincente.

Infatti, nel mentre a Roma le opere della geniale artista sono state presentate nel contesto delle avanguardie internazionali del suo tempo, la mostra di Palazzo Ducale, curata dall’autrice del catalogo ragionato, Helga Prignitz-Poda, con la collaborazione di Christina Kahlo (pronipote di Frida) e Juan Coronel Rivera (nipote di Diego), si è spinta nel racconto dei legami segreti che unirono Frida Kahlo e Diego Rivera, due artisti così profondamente differenti.

Lo scorso 27 gennaio, scegliendo un periodo tranquillo, senza calca e confusione e quindi ideale per apprezzare con tutta calma la bellezza e l’originalità delle opere esposte, anche io e mia moglie non abbiamo voluto perdere l’occasione di visitare questa importante ed esclusiva mostra di Genova.

Frida Kahlo e Diego Rivera si videro per la prima volta nel 1922 sotto i ponteggi della Scuola Nazionale Preparatoria; lui era il pittore più famoso del Messico rivoluzionario, chiamato a dipingere un murales nell’anfiteatro dell’istituto, mentre lei era una ragazzina irriverente.

Sette anni dopo, Frida Kahlo e Diego Rivera erano moglie e marito, e fu l’inizio di un amore lungo e tormentato, costellato di tradimenti e colpi di scena (anche di pistola), ma destinato ad entrare nella leggenda.

La mostra di Palazzo Ducale racconta il legame arte-vita di questa coppia messicana: l’opera di Frida Kahlo, da sola, sembra essere incompleta senza la spalla che Diego Rivera offre alla sua fragilità.

Quella che veniva definita “l’unione di un elefante con una colomba”, superò le consuetudini di un legame sentimentale: Frida e Diego portarono nel loro rapporto e nella loro espressione dell’arte le personalissime esperienze di vita.

La mostra esplora questi temi sulla base di ben 120 opere di Frida Kahlo e Diego Rivera.

Di Frida sono stati esposti dipinti (ed in particolare i suoi autoritratti) su olio, su masonite, su alluminio come “Diego in my mind”, “Self-portrait wearing”, “Velvet Dress”, “Diego and I”, e ancora il “Self Portrait in a sun flore”, che dipinge pochi giorni prima di morire, ma anche disegni ed il suo corsetto di gesso sul quale Frida dipinge la sua rossa falce e martello comunista.

Di Diego sono stati presentati in larga parte dipinti su olio (in particolare i grandi ritratti nei quali eccelleva, come “Portrait Dama Oaxaqueña”, “Portrait of Natasha Gelman”, “Calla lilly vendors”), ma anche il taccuino del “Viaggio in Italia”, mai esposto prima, il ritratto di Frida nuda ed uno dei grandi murales (naturalmente ricostruito).

Frida 2

Diego dipingeva le grandi emozioni storiche interpretando la rivoluzione nelle arti visive e mostrando l’uomo al potere, sempre circondato da un pubblico. Nei dipinti di Rivera, l’uomo ha la capacità di dare una forma positiva alla sua vita, per il bene dell’umanità, optando per la via dell’edonismo egoistico.

Frida, invece, quando cominciò a dipingere, lo fece per rifugiarsi in un mondo di fantasia, trasportando problemi e sentimenti in quadri di piccole dimensioni. La sua continua lotta con il dolore e con la solitudine trova espressione adeguata in una sorta di “realismo magico”, sviluppando un linguaggio artistico personale rispetto a quello degli artisti che ebbe modo di conoscere nei viaggi negli Stati Uniti e in Europa. La sua rivoluzione consiste nel rendere pubblico il privato.

Rivera nasce nel 1886 a Guanajuato, in un momento in cui la cultura messicana si basava ancora profondamente sui modelli europei. Era un “bambino prodigio” che eccelleva nel disegno, venne in Europa con una borsa di studio nel 1907, ed ebbe modo di studiare le opere della scuola spagnola (Velazquez, El Greco, Goya). Più tardi, a Parigi, si concentrò sulla pittura francese (Cezanne, Signac e Seurat, il puntinismo). Tra il 1913 e il 1914, si focalizzò sul cubismo. Durante questi anni, artisti come Modigliani, Picasso, Braque e Gris esercitarono su di lui una forte influenza. Era come una spugna in grado di assorbire tutto e di dipingere magistralmente alla maniera cubista. Tornato in Messico, Rivera iniziò a progettare la sua opera presso la Scuola Nazionale Preparatoria, in cui Frida Kahlo fu allieva. Il murales di Rivera “La Creazione” è ritenuto il preludio al Rinascimento della pittura murale messicana dove è evidente come il suo viaggio in Italia avesse dato i suoi frutti: le grandi figure eseguite in pose classiche furono realizzate secondo i principi di un classicismo figurativo, al quale Rivera aveva cercato di aggiungere elementi nazionalistici. Il taccuino del “Viaggio in Italia” di Rivera rappresenta una parte importante della mostra, non essendo oltretutto mai stato esposto prima.

 

Il destino di Frida Kahlo prese un corso molto diverso. Magdalena Carmen Frida Kahlo Calderón nasce nel 1907 presso la Casa Azul de Coyoacán, un sobborgo di città del Messico. Nel 1925, all’età di 19 anni, già duramente messa alla prova dalla poliomelite, è vittima di un incidente stradale terribile, la collisione tra un autobus e un tram, in cui un corrimano in ferro penetra nel suo fianco e la costringe a una lunga degenza, trenta interventi chirurgici, e a grandi sofferenze. Costretta a rinunciare al suo piano originario di diventare medico e ad abbandonare gli studi si dedica alla pittura. Mostrò i suoi dipinti a Diego una mattina del 1927 mentre era impegnato a dipingere gli affreschi sulle pareti del Ministero dell’Educazione. Diego Rivera ritrasse Frida per la prima volta in uno dei suoi grandi murali al Ministero dell’Educazione, accanto a Tina Modotti (la fotografa italiana amica comune), mentre distribuiva armi. Quando nel 1929 si sposarono, Frida aveva 22 anni, e non aveva ancora terminato gli studi, Diego aveva 43 anni ed era già un artista ampiamente riconosciuto e famoso, con tre matrimoni alle spalle e tre figli. Sei mesi dopo Diego aveva una relazione con la sorella di Frida, ma lei per vendetta faceva altrettanto con Leon Trotskyi, scappato dall’URSS e che lei stessa ospitava nella Casa Azul.

Per tutta la vita ebbero entrambi decine di amanti, anche in comune (come ad esempio la predetta Tina Modotti), ma non furono mai capaci di lasciarsi.

Nel 1930, Diego Rivera arrivò a San Francisco per la prima volta con la sua giovane sposa. Dipinse al San Francisco Stock Exchange e cominciò poi a dipingere un altro murales al Detroit Institute of Arts. Verso la fine del 1931 il famosissimo museo “MoMa” di New York gli dedicò una grande mostra personale.

Ma c’è davvero dell’incredibile nel pensare che, nel frattempo, le opere di Frida diventarono così straordinariamente indipendenti, così enigmaticamente belle che i visitatori che andavano a trovare Diego Rivera, rimanevano ancor più affascinati dalle opere di Frida. André Breton, il primo ad organizzare una mostra delle sue opere a Parigi, descrisse la sorpresa nel trovare, a casa di Diego, questi dipinti della moglie, e pieno di ammirazione dichiarò: “L’arte di Frida Kahlo è un nastro attorno a una bomba”.

 Frida 3

Diego riuscì a dare voce ai problemi e ai bisogni contemporanei rimanendo nella memoria collettiva del paese e, finché i fatti che egli rappresentava erano in linea con i compiti della società, rimase il più importante dei due.

Attraverso le sue visioni provenienti dal mito, Frida parla, invece, ai sentimenti universali dell’uomo: la compassione, l’empatia, il desiderio di amore. Nella sua solitudine, lei è più vicina all’uomo moderno di quanto lo sia Diego. Il risultato è che Frida Kahlo rimane icona oggi come allora, non solo in Messico, ma in tutto il mondo.

 

Mostra  di Frida Kahlo e Diego Rivera, dal 20 settembre 2014 al 8 febbraio 2015

Genova –  Palazzo Ducale – Appartamento del Doge

Alcune delle informazioni e delle notizie riportate nel presente articolo sono tratte da pubblicazioni, testi, recensioni e materiale divulgativo disponibile nel contesto della mostra

Foto: Lorenzo Bove

 


2
Feb

Ma che buone le patatine fritte!

Nei giorni scorsi sul Corriere della sera è apparso un interessante articolo riguardante le patatine fritte, sulla base di un’inchiesta promossa dalla Mc Donald’s, nell’ambito di un’operazione trasparenza.

I dati emersi sono davvero terrificanti, sia in termini di ingredienti sia con riferimento al processo di preparazione del “gustoso” alimento così amato da grandi e piccini!

Riporto, qui di seguito, il testo integrale del trafiletto:

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Corriere della sera (http://www.corriere.it/scienze/15_gennaio_22/patatine)

Milano, 22 gennaio 2015 – 11:04

Svelato il segreto delle patatine di McDonald’s: gli ingredienti sono 14

Un reportage tv, realizzato in collaborazione con la catena di fast food, mostra la produzione di uno dei cibi più venduti al mondo: dalla raccolta al nostro piatto

di Be.Mon.

Oli, conservanti, aromatizzanti

La video inchiesta è nata da un’«operazione trasparenza» lanciata dalla stessa McDonald’s (che infatti pubblica il video su Youtube) per sfatare le leggende metropolitane che girano attorno alla qualità del cibo da loro venduto. Così Grant Imahara si è recato con una troupe in uno stabilimento della catena di fast food in Idaho per seguire la preparazione delle patatine che poi arrivano nei vari negozi statunitensi. Ha così raccontato che le patatine – dopo essere state raccolte, pulite, tagliate e scottate – sono «sparate» in una macchina che le rende tutte uguali dando loro la classica forma a «bastoncino». A questo punto vengono spruzzate con una miscela di oli vegetali vari (colza, soia, soia idrogenata) e aromatizzanti: sapore di manzo (non sono vegetariane), grano idrolizzato (contengono tecnicamente glutine), latte idrolizzato, acido citrico e polidimetilsilossano (Pmds), una sostanza (della «famiglia» del silicone) che serve per proteggere le patatine dalle alte temperature. Nel composto è presente anche il terz-butil-idrochinone (Tbhq) – un composto chimico che serve per conservare le patatine – e il destrosio (uno zucchero) che viene aggiunto per assicurarsi che le patatine mantengano il loro colore dorato. Infine vengono salate.

Nel piatto

A questo punto le patatine sono sottoposte a un congelamento rapido e quindi impacchettate per poi essere spedite nei vari fast food. Qui, prima di arrivare nel piatto, vengono fritte una seconda volta. La porzione tipo ha 51 calorie, 6 grammi di proteine, 24 grammi di grassi, 67 di carboidrati e 290 milligrammi di sodio”””””””””””””””.

Questo è quanto, io mi limito solamente ad augurare a tutti … buon appetito!

 

Foto di repertorio

(https://www.google.it/search?q=foto+patatine+fritte&biw)


12
Gen

A Parigi, la marcia contro il terrorismo!

“Je suis Charly”, il mondo in piazza nella capitale francese per commemorare una “matita spezzata”.

Una marcia che resterà nella storia e che ci auguriamo segni davvero il punto di svolta nell’annoso problema del terrorismo, di qualunque matrice, che affligge l’intera umanità.

Oltre un milione di persone, e non solo parigini e francesi, ma gente arrivata da ogni parte del mondo,  si sono concentrate nel pomeriggio di domenica 11 gennaio 2015 in Place de la Republique a Parigi, al cui centro campeggia l’imponente monumento della “Marianne”, simbolo della Repubblica francese, per partecipare ad una marcia pacifica, fino a Place de la Nation, fra tante bandiere al vento e numerosi cartelli con la scritta “Je suis Charly”.

Ma la parte di maggiore “impatto storico” della marcia  è stata senz’altro quella che ha mostrato i leader mondiali camminare tutti insieme uniti a braccetto l’uno all’altro. Con il Presidente francese Francois Hollande, il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il Premier inglese David Cameron, il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, ma anche il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e i più alti rappresentanti dell’Ue. Accanto anche il Presidente dell’Anp Abu Mazen, non troppo distante dal Premier israeliano Benjamin Netanyahu; il Re e la Regina di Giordania, il Presidente della Turchia, esponenti della Russia e degli Stati Uniti d’America e tanti ancora, per un totale di una cinquantina tra Capi di Stato e di Governo.

Il motivo di tale straordinaria mobilitazione è da farsi risalire all’ennesima strage, a quanto pare  imputabile a terrorismo di matrice islamica, che ha colpito Parigi lo scorso mercoledi 7 gennaio 2015 presso la sede del giornale satirico francese “Charlie Hebdo”, con l’uccisione di dodici persone tra cui il direttore del giornale e tre vignettisti tra i più virtuosi del mondo. Un colpo mortale inferto alla libertà di stampa, di opinione e di parola: il “Charlie Hebdo” era solito pubblicare vignette satiriche riguardanti anche Maometto, il Corano, ecc., per la qualcosa era stato in passato già oggetto di un attentato incendiario. Il “commando” ha fatto irruzione nella sala ove si stava svolgendo il comitato di redazione e ha sparato all’impazzata numerose raffiche di kalashnikov, senza alcuna pietà.

Anche due poliziotti sono stati ammazzati a sangue freddo, e un filmato che ha fatto il giro del mondo rivela la crudeltà  dei carnefici.

E, in quelle stesse ore, un altro terrorista (sedicente aderente all’organizzazione dello Stato islamico e, pare, in compagnia della sua compagna ora ricercata) attaccava una pattuglia di forze dell’ordine, ammazzando una poliziotta. Durante la fuga si asserragliava poi in un supermercato ebraico “kosher” (specializzato alla vendita esclusiva di prodotti conformi alle regole religiose che governano la nutrizione degli Ebrei), prendendo in ostaggio alcuni clienti, quattro dei quali venivano più tardi barbaramente uccisi. Tutte ebree queste ultime vittime: altri quattro inconsapevoli caduti, innocentemente, mentre erano al supermercato a fare la spesa.

Nel corso della manifestazione, il Presidente francese ha affermato: “Parigi oggi è capitale del mondo”,  con la consapevolezza che mai si era verificata una mobilitazione di tale portata e soprattutto a così alti livelli di responsabilità.

E, dunque, a Parigi il mondo in marcia contro il terrore, con i Capi di Stato e di Governo in prima fila!

Mazzi di fiori, matite (per ricordare i vignettisti ammazzati), cartelli con la scritta ”Je suis Charlie” e bandiere col tricolore francese (ma anche di altre nazionalità); Place de la Republique si è velocemente riempita, fino all’inverosimile, mettendo a dura prova i servizi per la protezione delle alte personalità e della sicurezza generale.

Diverse vie e boulevard adiacenti sono stati chiusi, transennati e presidiati da gruppi di poliziotti e gendarmi, anche in tenuta anti sommossa. La circolazione delle auto è stata interrotta in un raggio molto ampio intorno al percorso della marcia. Oltre tremila gli agenti delle forze dell’ordine impiegati, mentre circa novantamila quelli che hanno partecipato nei giorni precedenti alle operazioni per la cattura dei terroristi, conclusesi con la morte degli stessi nel corso dei conflitti a fuoco conseguenti ai blitz delle “teste di cuoio” francesi.

A Parigi, prima della marcia, i Ministri dell’Interno e della Giustizia Ue e Usa si sono riuniti  per mettere a punto nuove misure di lotta al terrorismo. Il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, ha escluso che verranno fatti passi indietro rispetto al patto di Schengen (libera circolazione in territorio europeo), definito una “grande conquista”, assicurando comunque che in Italia sono stati intensificati  i servizi di prevenzione presso tutti gli obiettivi sensibili.

Le Torri gemelle di New York,  la stazione ferroviaria  Atocha di Madrid, il Metro di Londra, la Maratona di Boston, ora il giornale parigino “Charlie Hebdo”.

Dalla Germania arriva un allarme per un attentato incendiario al giornale “Hamburger Morgenpost”; non è confermata la matrice del terrorismo islamico, ma ci sono due arresti e risulta che nei giorni scorsi il giornale aveva pubblicato alcune delle vignette satiriche su Maometto di “Charlie Hebdo”.

Il mondo occidentale vive giorni di angoscia e si respira un’aria di paura al solo pensiero di fare le normali cose di tutti i giorni, come prendere una metropolitana, un aereo o andare semplicemente al supermercato.

Anche Roma, in particolare il Vaticano, si dice che sia nel mirino (la Santa Sede e lo stesso Papa Francesco sono da tempo un possibile obiettivo dei terroristi), ma anche il Ghetto ebraico: l’allarme è giunto in queste ore dagli Usa.

E Milano non è da meno, soprattutto in vista della prossima esposizione universale Expo 2015.

Forse ha ragione proprio Papa Francesco quando parla di una “Terza Guerra Mondiale” (a pezzi) attualmente in corso; una guerra diversa da quelle classiche che la storia ci riporta, ma che produce altrettanti morti e feriti.

La grande manifestazione di Parigi, per dimostrare unità a favore della libertà di espressione dopo gli attacchi terroristici dei giorni scorsi è sicuramente un buon inizio.

Il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato a Parigi, ha sostenuto che “i nostri valori sono più forti delle loro minacce e la paura non ci fermerà”.

Domenica scorsa è stata scritta in Europa una pagina coraggiosa: ora sappiamo cos’è veramente l’Europa.

Ma, attenzione, non fermiamoci qui!

FRANCE-ATTACKS-CHARLIE-HEBDO-DEMO

 

Foto di repertorio: siti internet


22
Dic

Natale è alle porte!

Natale è alle porte.

E, per non banalizzare l’evento, interpretandolo solamente come mero incontro conviviale e di puro scambio di regali, il nostro pensiero  non può non soffermarsi, per un attimo almeno, alla peculiarità del corso degli eventi che l’attuale momento storico, l’inizio del XXI secolo, il 3° Millennio, ci sta riservando.

Infatti, oggi più che mai, appaiono in crisi i principi fondamentali del vivere civile, con riguardo in particolare alla politica e al governo delle nazioni;  al rispetto della vita umana e comunque della persona in genere; ai rapporti interpersonali e familiari; alla pacifica convivenza  tra i popoli e al conseguente assoluto abominio delle guerre; all’amministrazione della giustizia (sia quella preventiva, sia quella repressiva); all’economia e alla stabilità dei mercati finanziari; al lavoro e all’occupazione soprattutto giovanile; al futuro delle nuove generazioni e alla garanzia di una vecchiaia dignitosa; alla tutela della salute e alla salvaguardia dell’ambiente; al rigore nell’amministrare la cosa pubblica e i beni appartenenti alla collettività (intesi, questi ultimi, non solo come patrimonio immobiliare, artistico, monumentale od altro, ma  con riferimento anche al denaro pubblico e ai relativi finanziamenti, oggetto soventemente di illeciti; alla guerra di religioni (riesumando antichi odi e vecchi schemi che vede i c.d. fedeli contrapposti ai c.d. infedeli, magari stavolta a parti invertite); ecc.

A quanto pare, questa è l’opinione più diffusa, che maggiormente circola in ogni campo, a livello planetario.

E tutto ciò sembra paragonabile ad un mare in tempesta ove le navi che lo solcano sono in balìa delle onde e, forse, anche senza valenti nocchieri al loro timone.

Ma, più propriamente, potremmo fantasticare immaginando velieri corsari con  anonimi capitani al loro timone.

Però, anche la ciurma appare impazzita e non ubbidisce più ai comandi, apprestandosi all’ammutinamento, con grave rischio di provocare il naufragio.

Il Natale è alle porte.

La festa per eccellenza, la festa di tutte le feste, la festa che unisce, la festa che riunisce.

E, allora, cosa dire se non augurare a tutto il mondo pace e serenità, con l’auspicio che ognuno di noi, come per incanto, possa essere rapito e  librarsi così con la propria mente in un processo di ubiquità, in una dimensione idilliaca, ove poter accarezzare col solo pensiero le immagini più belle delle cose e degli avvenimenti della vita di tutti i tempi, e rilassarsi allo scorrere delle visioni delle azioni positive e delle grandi cose di cui l’umanità è stata capace (e lo è ancora tutt’oggi), astraendosi in questo modo, per un momento, dagli assilli quotidiani, dovuti nondimeno alla grave crisi di portata colossale che l’Italia, l’Europa ed il mondo intero stanno affrontando, come non mai.

D’improvviso i flutti si fermeranno ed il mare rinnoverà le sue tinte più smaglianti, di azzurro, turchese, blu, verde e celeste, lasciando esterrefatti quelli che lo osservano, e le acque torneranno quiete e saranno accarezzate da una dolce brezza; la condizione ideale per quella tranquilla navigazione, la sola, che consente di raggiungere senza timore le mete più ambite … scoprendo (chissà) che si sta navigando con navi sicure e con valenti capitani al timone.

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!


8
Dic

La “Madonna Esterhazy” di Raffaello esposta a Milano

Un incontro speciale con la bellezza.

Il consueto appuntamento di fine anno a Palazzo Marino, per ammirare il prezioso “gioiello dell’arte mondiale” scelto per l’occasione, ha avuto il suo esordio lo scorso mercoledi 3 dicembre 2014.

E’ divenuto ormai una vera e propria tradizione meneghina,  e tanti sono i visitatori che ogni anno, in questo periodo, si mettono pazientemente in fila davanti all’ingresso principale del Palazzo Comunale di Milano, per potervi accedere, affrontando anche qualche disagio in relazione alle condizioni climatiche avverse, che caratterizzano solitamente il periodo invernale in Lombardia.

Ma tutto questo passa in second’ordine, quando si è  poi al cospetto dell’opera d’arte, all’interno della Sala Alessi, ove ci si sente pienamente appagati dalla visione del capolavoro esposto.

Quest’anno, ancora una volta come nel 2013, l’artista prescelto è stato Raffaello, del quale è stata esposta la “Madonna Esterhazy”, un dipinto ad olio arrivato da Budapest, e più precisamente dallo Szépm Vészeti Múzeum (Museo delle Belle Arti).

L’opera, eseguita nel 1508, quando Raffaello aveva 25 anni, nel periodo del suo passaggio da Firenze a Roma, venne donata da Papa Clemente XI agli Asburgo, approdando infine fra le  proprietà del casato ungherese degli Esterhazy.

Lo scorso anno, di Raffaello Sanzio venne invece esposta a Palazzo Marino la “Madonna di Foligno”, che toccò il record delle 240.000 presenze, in un mese, tra visitatori milanesi e turisti.

La “Madonna Esterházy” è stata accolta in Sala Alessi da altri due dipinti milanesi, simili per soggetto ed epoca: la “Vergine del Borghetto”, senza dubbio la migliore copia antica della Vergine delle rocce di Leonardo rimasta a Milano, concessa dall’Istituto delle Suore Orsoline e attribuita a Francesco Melzi; e la “Madonna della rosa” di Giovanni Antonio Boltraffio, prestito del Museo Poldi Pezzoli di Milano. Ciò consente di poter osservare le evidenti affinità nelle espressioni dei volti e nelle pose dei personaggi, ma anche le profonde differenze nella concezione del paesaggio e delle luci, mettendo direttamente a confronto l’interpretazione di Raffaello e quella dei seguaci milanesi di Leonardo.

Ma, indubbiamente, la protagonista assoluta è la Madonna col Bambino e San Giovannino, ribattezzata in seguito Esterhàzy dal nome degli ultimi proprietari; un dipinto che segna il passaggio anagrafico e biografico di Raffaello, dall’apprendistato fiorentino alla maturità romana. La tavola non è del tutto compiuta, mancando di alcuni ritocchi propri dell’ultima stesura.

La “Madonna Esterházy” si affaccia nella storia e nella cronaca all’inizio del XVIII secolo, quando viene donata da Papa Albani (Clemente XI) a Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbuttel, futura moglie dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo. Elisabetta Cristina era la madre dell’imperatrice Maria Teresa, che a sua volta donò la tavola di Raffaello al conte Wenzel Anton von Kaunitz, figura di spicco nella politica imperiale. Alla morte di Kaunitz (1794) il dipinto passò agli Esterházy e da qui al Museo delle Belle Arti di Budapest.

Considerando che non si è in possesso di informazioni più antiche, rispetto alla donazione di Papa Clemente XI agli Asburgo, e che non si conosce né uno specifico committente nè una precisa destinazione, gli esperti in materia presumono che Raffaello abbia sempre tenuta l’opera con sé, forse come la memoria tangibile della scelta fondamentale della sua carriera: un’opera intima, dunque, quasi segreta.

Ma, qualche azzardo mi sia consentito:  Il Papa Clemente XI, al secolo  Giovanni Francesco Albani, nato ad  Urbino il 23 luglio 1649  e morto a Roma il 19 marzo 1721, era compaesano di Raffaello Sanzio, pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento, anch’egli nato ad Urbino il 28 marzo o 6 aprile 1483  e morto a Roma il 6 aprile 1520. Non escludiamo, quindi, che tra i due – sebbene a qualche secolo di distanza – ci fosse una sorta di affinità affettiva, intesa come identificazione interiore nell’ispirazione artistica e che, vivendo proprio ad Urbino, il futuro Papa possa essere stato influenzato dalle opere del suo illustre concittadino, fino ad ottenere il privilegio di accedere, magari, a documentazioni inedite ed opere incompiute appartenute all’artista, fino a conseguire il possesso dell’opera.  Oppure, molto più semplicemente, che il “quadretto” sia stato donato al Papa dagli eredi di Raffaello, proprio perché egli era di origine urbinate.

Ciò nondimeno, la mostra è anche l’occasione per ricordare le vicende drammatiche, ma anche il “lieto fine”, del furto avvenuto presso il Museo di Budapest nel 1983, considerato il più clamoroso furto d’arte dai musei del XX secolo. Approfittando dei lavori di restauro della sede museale, un gruppo di malviventi italiani, su commissione di una magnate greco, trafugò sei opere d’arte italiana, fra cui appunto la “Madonna Esterházy”. I capolavori furono successivamente ritrovati dai Carabinieri del nucleo recupero di opere d’arte italiano in un convento dismesso in Grecia, e i ladri identificati e arrestati.

Dopo questo episodio, la tavola di Raffaello è stata sottoposta a indagini accurate e delicatamente restaurata.

L’esposizione è curata da Stefano Zuffi, grande esperto di arte rinascimentale, mentre l’evento – posto sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e promosso dal Comune di Milano, Intesa Sanpaolo e la Rinascente – è stato realizzato da Palazzo Reale di Milano e dal Museo delle Belle Arti di Budapest, in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala ed organizzato con la partecipazione di Arthemisia Group.

Ed anche quest’anno ad accompagnare l’esposizione vi è un importante apparato divulgativo e didattico che – in qualità di assidui visitatori – io e mia moglie abbiamo avuto modo di apprezzare ancora una volta.

L’appuntamento natalizio con la grande arte a Palazzo Marino, nelle precedenti occasioni ha ospitato celeberrimi capolavori, come “La conversione di Saulo” di Caravaggio, il “San Giovanni Battista “di Leonardo Da Vinci, la “Donna allo Specchio” di Tiziano, il dittico “San Giuseppe falegname e L’adorazione dei magi” di Georges de la Tour e infine “Amore e Psiche” di Antonio Canova.

La grande mostra si protrarrà fino all’11 gennaio 2015.

 

Foto di repertorio


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